
Recensione a Stato, psiche, società. La scuola di Francoforte di fronte al fascismo, di Claudio Corradetti, Firenze University Press
La causa principale di affermazione del fascismo viene individuata in una crisi di tipo ideologico più che economico, ovvero nella crisi del liberalismo e del socialismo. Il fascismo proponeva, infatti, una soluzione alla crisi dell’individualismo borghese, ideologia che aveva guidato lo sviluppo dell’economia liberale. Lo scarto che intercorreva fra la promessa di un’uguaglianza generale e la situazione economica dei lavoratori sfruttati era ormai diventato evidente e incolmabile, e per questo il fascismo si presentò come una forma di sindacalismo rivoluzionario intriso, però, di nazionalismo radicale.
Non a caso, le radici del percorso di affermazione del fascismo sono rintracciate nella democrazia di Weimar. Segnata da una profonda instabilità politica, la repubblica di Weimar si costituì su un terreno fragile. Un fattore individuato dai francofortesi che, oltre a quello politico, contribuì all’ascesa del nazismo fu l’investimento nello sviluppo tecnologico della Germania: l’arretratezza tecnologica venne, infatti, identificata come una delle cause della sconfitta nella Prima guerra mondiale e lo sviluppo della tecnica su cui si decise di investire contribuì alla diffusione della razionalità strumentale. Questa fu terreno fertile per l’attecchimento dell’ideologia nazionalsocialista: abituandoli a utilizzare la loro ragione unicamente per calcolare i mezzi più adatti a raggiungere fini predisposti da qualcosa di esterno a loro, la razionalità strumentale rese gli uomini privi di pensiero critico e incapaci di autodeterminarsi. Benjamin, Horkheimer e Adorno intuirono che l’uso reazionario della tecnologia avrebbe condotto al rigetto della tradizione illuminista



