
Non bisogna mai, quando parliamo di qualcuno che ci sta a cuore, trascurare le cosiddette apparenze in nome di chissà quali verità nascoste all’interno. Siamo esseri umani, mica armadi. All’interno abbiamo solo la dannata macchina: organi ciechi e deperibili a mollo nel sangue, ostaggi del tempo. Tutto ciò che invece è vero e significativo cerca la sua strada nel visibile, affiora in superficie: così che una taglia di reggiseno, la maniera di coprire uno sbadiglio con la mano, il profumo di un deodorante, la durezza della barba, dicono di più su una persona di mille parole astratte valide per chiunque altro.
Emanuele Trevi, Mia nonna e il Conte, Solferino