Le figurine di Radiospazio. Il personaggio

“Alle donne piacciono solo gli stronzi.”
Questo Zaky lo ripeteva sempre. Ne era convinto. E lui, tutti lo possono confermare, con le donne era proprio uno stronzo.
Recitava, impersonava caratteri differenti. Si faceva dolce e gentile, se annusava nell’aria che ce n’era bisogno. O rigido, freddo, distaccato, ingenuo pure, sapeva farlo, e aggressivo, che sapeva esserlo.
Il problema, con questa Marion, era che non trovava il personaggio. Non gli veniva proprio. Si era inceppato. Per la prima volta alla domanda “Chi dovrei essere?” non arrivava risposta. Questa venticinquenne marsigliese si spostava tra i tavoli in un modo che lo metteva gnudo. Quando le si parava davanti si sentiva improvvisamente solo. I personaggi che da sempre gli avevano affollato il corpo sparivano tutti. Era solo come un cane. Muto come un cane. Goffo come un cane. Un cane del quale, soprattutto, non conosceva la razza.

Gipi, Zaky e gli altri, La nave di Teseo

Il video della domenica. WES ANDERSON, HOTEL CHEVALIER

hotel chevalierhttps://www.youtube.com/watch?v=fjBAafy6cJo

La luce è giallo senape con riflessi oro antico, così come si addice a un albergo di alto livello ma il colore è carico, invadente, come lo è sempre il lusso quando pretende di essere anche di buon gusto. Per fortuna, sul finale si apre una finestra e irrompe il celeste di un giorno ancora bambino che avvolge una Parigi immobile nei pochi minuti di sonno prima del risveglio. Respiriamo, e con noi respirano anche i due attori di questa storia d’amore dai contorni incerti. C’è un uomo solo, asseragliato in una suite dell’hotel Chevalier, forse è fuggito da quella donna che gli telefona e che di lì a poco si ritaglia nel vano della porta. È una riconciliazione, il finale di un inseguimento, una resa dei conti?
Il video ha il fascino dei racconti sospesi (quando sono tagliati al punto giusto) e si avvale di due interpreti davvero notevoli come Jason Schwartzman e Natalie Portman, di una colonna sonora struggente (“Where Do You Go To”, di Peter Sarstedt) e di un ottimo direttore della fotografia ingiustamente non ricordato. 

P.S. Le didascalie in italiano lasciano a desiderare ma in rete non abbiamo trovato una versione migliore. La dicitura dei titoli di testa “Part 2” inganna: il video è compiutamente risolto.

Le figurine di Radiospazio. Il romanzo e gli spettri

Quello che mi piace della letteratura è il fatto di muovermi all’interno di schemi sconosciuti, senza sapere cosa cerco, cosa troverò; alla fine, a volte, alla fine, forse, appaiono dei soggetti, nati dalle derive casuali del mio subconscio e dall’esplorazione dei luoghi della finzione. Ma non ho deciso niente, seguito niente, costruito niente. Per scrivere un romanzo, c’è una sola condizione che accetto di definire, una sola: per scrivere un romanzo, devo essere capace di evocare gli spettri – quale altra definizione, migliore di questa, per fare gli scrittori bisogna saper evocare gli spettri.

Raphaël Meltz, 24 volte la verità, Preistorica

Il video della domenica. Il diavolo veste Prada. L’offensiva del ceruleo. 1’40”

https://www.youtube.com/watch?v=3lu_2xIaDng

Buon Ferragosto

https://www.facebook.com/leonardo.crepaldi.90/videos/994899245450264/