Le figurine di Radiospazio. Cuori sensibili

Quando riaprii gli occhi, vidi una donna seduta vicina alla lampada. Era talmente platinata che la sua testa pareva una fruttiera d’argento.
«Come si sente?»
Anche la voce era dolce e bella.
«Magnificamente. A parte la mascella mezzo staccata.»
«Cosa s’aspettava, signor Carmady, orchidee?»
«Così conosce il mio nome?»
«Dormiva sodo, e hanno avuto tutto il tempo per frugarle le tasche. Hanno fatto tutto, tranne che imbalsamarla.»
Potevo muovermi desso, ma non molto: avevo i polsi dietro la schiena ammanettati.
«Non so, lei mi piace, signor Carmady. Anche se ha una faccia che pare una pizza.»
«Pazienza. Che ora è?»
«Le dieci e diciassette, ha un appuntamento?
«Dove sono i ragazzi? A scavarmi la fossa?»
«Non starei in pensiero per loro. Torneranno.»
«Non ne dubito.»
«Spero che non le facciano del male. Odio il sangue.»

Le figurine di Radiospazio. Cose di famiglia

Ne ho viste di cose. Stavo andando da mia madre per fermarmi da lei qualche notte, ma proprio quando sono spuntato dalla scala l’ho vista sul divano che baciava un tizio. Era estate, la porta era aperta e il televisore a colori acceso.
Mia madre ha sessantacinque anni e si sente sola. S’è iscritta a un club di cuori solitari. Però, anche così, conoscendo la situazione, è stata dura. Sono rimasto lì in cima alle scale, aggrappato alla ringhiera, a guardare quel tizio che l’attirava sempre più a fondo in quel bacio. Lei rispondeva e la televisione era accesa dall’altra parte della stanza Era domenica, verso le cinque del pomeriggio. La gente degli altri appartamenti del palazzo era giù un piscina Ho ridisceso le scale e sono tornato in macchina.  
Da quel pomeriggio ne sono successe tante altre di cose e, in generale, si sono messe un po’ meglio . Ma in quei giorni, quando mia madre se la faceva con uomini che aveva appena incontrato, io ero disoccupato, bevevo ed ero fuori di testa. Anche i miei ragazzi erano fuori di testa, mia moglie era fuori di testa e aveva una «storia» con un ingegnere aerospaziale disoccupato che aveva conosciuto a una riunione degli Alcolisti Anonimi.

Le figurine di Radiospazio. Sull’avere cose in testa

Stepan Arkad’ic non sceglieva né le tendenze né le opinioni, ma queste stesse tendenze e opinioni giungevano a lui da sole, proprio allo stesso modo come non lui sceglieva la foggia del cappello o del soprabito, ma adottava quella che era di moda. E per lui, che viveva nella società più in vista, avere delle opinioni, oltre al bisogno di una certa attività di pensiero che normalmente si sviluppa negli anni della maturità, era così indispensabile come avere un cappello.

Le figurine di Radiospazio. Interferenze musicali

Da una tenda del campeggio, non lontano da casa, venne fuori la serie delle canzoni spagnole. Questi cantanti improvvisati mi procurano un diletto inatteso e di un’incomparabile intensità. Ogni canzone mi fa rivivere con acutezza sentimentale e visiva le estati della mia adolescenza quando anch’io mi davo al campeggio e cantavo con gli amici. Davvero, questi modesti escursionisti mi hanno procurato dei momenti meravigliosi. Se fossi onnipotente, ordinerei per loro un castigo di due o cinque colpi di bastone! Perché loro non sono come ero io. Io li so stupidi, sportivi e buoni. Alla loro età, io portavo Nietzsche sotto la tenda e già rodevo il mio cervello e quello degli altri.

Le figurine di Radiospazio. Logiche processuali

Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d’oro, senza vetri, che era costretto a portare continuamente, a motivo di una flussione d’occhi, che lo tormentava da parecchi anni. Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l’iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima parte al racconto: s’intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello. A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi. Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro: – Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.