Le figurine di Radiospazio. Novità sui morti

Un uomo è convinto di essere morto. Dice ai familiari: «Sono morto» e i familiari lo mandano da uno specialista. Subito tra medico e paziente incomincia un’accanita discussione. Il medico fa appello ai sentimenti dell’uomo verso la vita, verso la famiglia. Poi prova a farlo ragionare, dimostrandogli l’intrinseca contraddizione di una frase come »Sono morto»: i morti non sono in grado di dire che sono morti, perché è appunto in questo che consiste l’essere morti. Alla fine il medico ricorre all’evidenza dei sensi. Domanda all’uomo: «I morti sanguinano?». «Certo che no» risponde l’uomo, spazientito dall’ottusa dabbenaggine della mente del medico. «Lo sanno tutti che i morti non sanguinano». Al che il medico gli punge un dito. Ne esce una goccia di sangue. «Ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto» esclama l’uomo. «I morti sanguinano, eccome».

Le figurine di Radiospazio. Le canzonette, i giorni

Mentre le donne gridano mettendoci al mondo, c’è sempre qualche altra voce al di là della parete o nel vicolo o presso il letto che se non canta dice, bisbiglia una canzonetta. Quale fu la mia? Forse sono il nipote di canzonette napoletane candide o bizzarre, come quella in cui le donne domandavano al venditore ambulante di spille e di sicurezza: «Quante me ne dai per un tornese?»… Oppure di quelle canzonette narrative, drammatiche: le canzonette-fiume che raccontano tutta una vita. Formidabili atti d’accusa all’amicizia, all’amore, alla fortuna… Per non parlare poi del repertorio dei “posteggiatori”… A proposito, io nel mio funerale ci voglio proprio una musica di “posteggiatori”: mi seguano, come mi hanno preceduto, le canzonette. Quando sarò calato lentamente nella buca, esplodano le note furiose, rampanti, di “Funiculì funiculà”.

Le figurine di Radiospazio. Il bambino

Quando all’adulto venne mostrato il bambino attraverso la vetrata divisoria, non vide un neonato ma un uomo fatto (solo in fotografia aveva il solito viso da lattante). Gli piacque subito che fosse una bambina; in caso contrario la gioia sarebbe stata comunque la stessa. Dietro alla vetrata gli venne messa davanti non una «figlia», o magari un «discendente», ma un bambino. Di per sé il fatto «bambino», senz’altri attributi, emanava serenità e si trasfuse come qualcosa di furtivo nell’adulto al di qua della vetrata, unendo quei due, una volta per sempre, in una sorta di cospirazione. Non era solo responsabilità quel che l’uomo sentì vedendo il bambino, ma anche voglia di proteggere, e fierezza: la sensazione di star ben piantati per terra e di essere diventati d’un tratto forti.

Le figurine di Radiospazio. Letterati in bordello

Una milanese pallida, carina, con i capelli corti, neri, ricci e cocciuti pettinati all’indietro, mi bacia. La seguo. Camera piccolissima, letto grande, coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta, tutta sporca di piedi eroici.
—Come ti chiami?
—Maria.
—Di che parte d’Italia?
—Sono Milanese.
—Anch’io.
—Vieni sarai contento.
E mi abbraccia col   tin tin   glin glin  di troppi braccialetti. Quando ritorno in sala un mio amico dice a Maria che sono Marinetti. Maria pianta il nuovo cliente viene da me, mi dà un bacio e dice:
—Se avessi saputo che tu eri il celebre futurista ti avrei dato dei baci più raffinati.
—Perché?
—Perché ho letto tutti i tuoi libri. Ero abbonata anche a Lacerba.

Le figurine di Radiospazio. Rivelazioni

Il capo della polizia che aveva veduto un poliziotto picchiare un furfante si mostrò molto indignato e avvertì il subalterno che non avrebbe mai più dovuto agire a quel modo, se non voleva rimetterci il posto. «Non siate troppo severo con me,» disse il poliziotto sorridendo; «lo picchiavo con un bastone pieno di crusca. » «Eppure, » continuò il capo della polizia, «si tratta di cosa sgradevole; anche se non gli avete fatto male.» «Ma,» disse il poliziotto, «era un furfante di stoppa. »
Per esprimere la propria soddisfazione con una pacca sulla schiena, il capo della polizia allungò la mano destra con tale violenza che si ruppe la pelle dell’ascella e una quantità di segatura scese dalla ferita. Era falso anche il capo della polizia.