
Da quel giorno in poi l’ispirazione di Nancy fece legge in casa. Quando essa entrava in una stanza tutti tacevano per non turbare le sue idee. Anche la colazione e il pranzo dovevano aspettare finché Nancy non assicurasse tutti che aveva finito di pensare. Quando Nancy aggrottava le ciglia, e si passava con un piccolo gesto rapido che le era famigliare una mano sulla fronte, Edith in punta de’ piedi andava a chiudere porte e finestre, perché nessuno venisse a disturbare la piccola poetessa, o a far prendere il volo a una sola farfalla della sua fantasia. Valeria in estatica ammirazione si aggirava pianamente all’intorno, per lo più seguita da Nino. E Fräulein Müller, seduta in biblioteca, leggeva ad alta voce dei lunghi brani di Dante allo zio Giacomo, non curandosi che egli dormisse o no; lo faceva, come essa stessa scriveva nel suo giornale «a) per esercitarmi nell’italiano – b) perché aleggi sempre in casa lo Spirito della Poesia.» Soltanto il nonno che non capiva perché ci fosse tanto silenzio e tanta irregolarità nei pasti, vagava lugubremente per la casa, e si era messo in mente che qualcuno era morto. Lo si vedeva girare nei corridoi, aprire le porte e guardare nelle stanze per vedere chi fosse. E faceva venire i brividi freddi alla signora Avory, domandandole ogni tanto all’improvviso: – Chi c’è di morto in questa casa?
Annie Vivanti, I divoratori , Sellerio