
In qualche punto dell’universo esiste un pianeta dove tutti nasceranno una seconda volta. Allo stesso tempo, saranno pienamente coscienti della vita passata sulla Terra, di tutte le esperienze che vi avevano acquisito. Ed esiste forse ancora un altro pianeta dove nasceremo tutti una terza volta con le esperienze di entrambe le vite precedenti. E forse esistono ancora altri ed altri pianeti dove l’umanità nascerà sempre di un grado (di una vita) più matura. È questo l’eterno ritorno nella versione di Tomáš. Noi qui sulla Terra (sul pianeta numero uno, sul pianeta dell’inesperienza) naturalmente non possiamo che farci un’idea quanto mai vaga di ciò che accadrebbe all’uomo sugli altri pianeti. Sarebbe più saggio? E comunque la maturità è raggiungibile dall’uomo? Egli la può raggiungere con la ripetizione? Soltanto nella prospettiva di questa utopia sarebbe possibile usare a pieno diritto i concetti di pessimismo e di ottimismo: l’ottimista è colui che crede che la storia dell’umanità sarà meno insanguinata sul pianeta numero cinque. Il pessimista è colui che non lo crede.
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi