Andrea Moro, La bottigliezza e la bicchierità (frammento)

Sono seduto alla mia scrivania: di fronte a me, un bicchiere pieno di acqua con due cubetti di ghiaccio e un libro. Seduta dall’altra parte c’è una bambina: Federica, mia nipote. Ha appena imparato a leggere; è molto curiosa, come suo fratello Marco, più piccolo di lei. Sta aspettando una mia risposta in silenzio.
Giochiamo spesso insieme: certe volte ci divertiamo a fare i cuochi matti.
Si devono inventare a parole ricette schifose con ingredienti buoni, come il frullato di caffè e acciughe, oppure si fanno esperimenti semplici con oggetti comuni.
Ieri le ho fatto vedere la parte concessa di un cucchiaino, dopo aver mescolato il mio tè, e le ho chiesto di specchiarsi. Poi ho fatto ruotare tra le dita il cucchiaino tenendolo stretto a metà del manico e si è ritrovata di fronte la parte concava: ha spalancato gli occhi. Si è vista capovolta e pensava che io avessi usato un trucco. Si è fatta dare il cucchiaino e per un po’ non ha parlato, osservandolo.
Mi ha appena chiesto di cosa sono fatti l’acqua e il ghiaccio.
Le ho detto che sono fatti della stessa cosa: è sempre acqua ma una è molto fredda, e quando l’acqua si raffredda davvero tanto diventa dura e si può anche farle prendere la forma che si vuole, basta che venga messa dentro uno stampo vuoto quando non è ancora così fredda oppure che la si modelli con gli stessi attrezzi che uno scultore utilizzerebbe per il marmo.
Sembra convinta. Poi mi ha chiesto se anche il vetro è come il ghiaccio visto che gli assomiglia così tanto. Le ho risposto di no, ma l’ho convinta di meno. Mi ha detto che magari se si scalda tanto il vetro diventa come l’acqua. Sarei tentato di darle ragione ma non posso proprio dirle che sono fatti della stessa cosa: mentirei. Cerco allora di parlarle d’altro.
Mi chiede se tutte le cose diverse sono fatte di cose diverse: se la scrivania è fatta di scrivania, le nuvole di nuvole.
Mi ha incastrato.
Non sono l’unico a esser stato messo all’angolo da questa domanda: anzi, proprio questa domanda tormenta tantissime persone da quando si ha qualche testimonianza di questi tipi di tormenti.
C’è qualcosa che ci disturba a pensare che ogni oggetto sia fatto di cose totalmente differenti dagli altri: la bottiglia, il bicchiere, il ghiaccio, il tavolo, la stanza stessa con tutti gli altri oggetti che contiene.
Non è tanto per via del fatto che i tipi di cose ci paiono infiniti in fondo ci sono tanti campi della natura dove le cose si presentano come fossero in numero infinito (le stelle, per esempio) ma per il fatto che chiaramente ci sono cose diverse fatte però della stessa stoffa, come u n tavolo e una sedia o u n bicchiere e una bottiglia, e non sapremmo decidere chi dei due è fatto dell’altro, se viene prima la bottigliezza o la bicchierità.

Andrea Moro, Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri. L’universo spiegato con l’alfabeto, La nave di Teseo

 

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