
Un giorno volli attraversare una palude che, a prima vista, non mi era sembrata tanto larga quanto mi apparve quando fui a metà del balzo. Immediatamente, girandomi librato nell’aria, riportai il cavallo al punto di partenza per prendere una maggior rincorsa. Ma anche questa volta lo slancio non fu sufficiente, calcolai male la distanza e mi ritrovai sprofondato nel fango fino al collo a poca distanza dalla riva opposta. Sarei miseramente affogato se l’enorme forza delle mie braccia non mi avesse consentito di afferrarmi per il codino e di tirare su non solo me stesso ma anche il cavallo, salvandoci entrambi da una misera fine.
Rudolpf Erich Raspe, Le avventure del barone di Münchhausen
[Questo libro, spesso considerato un cumulo di facezie buone al massimo per i bambini, non va sottovalutato. Il noto psicologo Paul Watzlawick ha visto in questo episodietto la metafora filosofica dell’autopoiesi, ovvero della capacità dell’uomo di trovare in se stesso la forza di cambiare la propria prospettiva e salvarsi, senza aiuti esterni. Naturalmente sta al lettore decidere, su Watzlawick e su Münchhausen. N.d.R]