L’Angelo della Morte (frammento)

In un antico libro sapienziale viene detto: meglio sarebbe che non fosse mai nato chi vuole sapere tutto ciò che è e sarà sotto la terra e al di là de1 cielo. Al che io rispondo che in quello stesso libro è detto che l’Angelo della Morte, che scende verso l’uomo per separarne l’anima dal corpo, è tutto coperto d’occhi. E perché? A che fine l’angelo che tutto vede nel cielo e nulla ha da scrutare sulla terra, ha bisogno di tanti occhi? Ed eccomi a pensare che essi non siano per lui. Avviene che l’Angelo della Morte, nell’apparire all’uomo per portarsene via l’anima, si accorga di essere sopraggiunto troppo presto; che il termine dell’uomo, perché si distacchi dalla terra, non è ancora scaduto. L’angelo sfiora la sua anima, non gli si mostra neppure; ma, prima di dipartirsene, gli lascia furtivamente altri due occhi degli innumerevoli di cui è coperto. E allora l’uomo comincia a vedere, all’improvviso, oltre ciò che vedono gli altri uomini e vede egli stesso con i suoi vecchi occhi, cose del tutto nuove. E le vede nella loro novità, non già alla stregua degli uomini, ma come possono vederle gli abitanti di «altri mondi», sicché non gli appaiono più «necessarie», ma «libere», ossia esse sono e non sono nello stesso tempo; appaiono quando scompaiono e scompaiono quando appaiono. Ciò che scorgono i vecchi occhi naturali, gli «occhi di tutti», contraddice pienamente la visione degli occhi lasciati dall’angelo. Ora, poiché tutti gli altri organi sensori e anche la ragione sono strettamente connessi con la nostra visione ordinaria e, del pari, ad essa si ricollega l’«esperienza» dell’uomo, individuale e collettiva, le nuove visioni assumono un carattere apparente di anormalità, di gratuità insensata e immaginaria, e sembrano essere il prodotto di fantasmi o le allucinazioni di una mente in disordine. Un passo ancora, e sarà la follia: non la follia poetica, ispirata, di cui trattano i manuali di filosofia e di estetica, tante volte descritta e giustificata sotto i nomi di Eros, Mania, Estasi, bensì la pura e semplice pazzia da cella di manicomio. Allora inizia la lotta fra le due visioni — quella naturale e quella innaturale — la cui soluzione rimane in apparenza problematica e misteriosa come i suoi esordi…

Lev Šestov, Sulla bilancia di Giobbe, Adelphi

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