Galleria. La passeggiatina

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È vero che un padrone non ce lo si può scegliere, ma Toby non riusciva a capire perché la sua padrona avesse scelto proprio lui. Era sicuramente una brava donna un po’ malinconica, che passava molte ore al telefono con le amiche, ma sollecita e anche affettuosa, anzi fin troppo; tutto il giorno gli stava addosso, e quando guardava la televisione (non poche ore al giorno) pretendeva di tenerselo sulle ginocchia come si fa con i gatti. Il vero supplizio erano le uscite, sempre troppo brevi; non appena si trovava finalmente sulla strada, Toby sentiva che qualcosa si accendeva in lui, i muscoli si tendevano, pronti a scattare, aspettando un segnale, forse lo sparo di uno starter che lo facesse partire alla massima velocità, e questo desiderio che non si realizzava mai si traduceva in un rombo possente che la padrona scambiava per un ruggito: “Che ti prende, Toby? Non sei contento che facciamo la nostra passeggiatina?” La passeggiatina era una estenuante via crucis che prevedeva innumerevoli fermate con le amiche della padrona. Ne aveva una ogni cento metri: la droghiera, la parrucchiera, la sarta… Ogni sosta durava almeno un quarto d’ora. Toby doveva mettercela tutta per non partire, ma giorno dopo giorno i freni finirono per logorarsi, e un pomeriggio cedettero. La padrona gridò disperata, ma lui non poteva udirla perché in pochi metri aveva già raggiunto i cinquanta chilometri orari. Gli pareva che tutte le strade del mondo gli si aprissero davanti mentre superava i motorini e se la batteva alla pari con le utilitarie. Un giorno sarebbe tornato perché era un cane riconoscente di indole affettuosa, ma non prima di aver completato i mille chilometri necessari al rodaggio.

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Sciocchezze d’autore. Flaubert, Dizionario delle idee correnti (1881). Dalla lettera A

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Académie Française
Denigrarla, ma tentare di farne parte se ci si riesce.

Achille
Aggiungere “piè veloce”, fa credere che si sia letto Omero.

Agricoltura
Una delle mammelle dello Stato. (Lo Stato è di genere maschile, ma non ha importanza). Bisognerebbe incoraggiarla. Mancano braccia.

Ambizione
Sempre preceduta da folle quando non è nobile.

Artisti
Tutti giullari. Sottolineare il loro disinteresse (antiquato).
Guadagnano somme folli ma le gettano dalla finestra. (antiquato)
Sono spesso invitati a cenare in villa. Una donna artista non può essere che una puttana.

Attrici.
La rovina dei figli di famiglia. Sono spaventosamente lascive, praticano le orge, divorano milioni, finiscono all’ospedale. Mi correggo: alcune sono brave madri di famiglia.

Come entrare dentro il libro (“L’arte di guardare l’arte”)

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“A guardarla da fuori si rimane impressionati. Perché niente di più appropriato sembra essere stato pensato per una biblioteca, se non il fatto di averla costruita a forma di libro. L’elegante parallelepipedo sta nel centro di Karabuk, parte settentrionale dell’Anatolia, quasi sul Mar Nero. ”
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Intervallo. Georges Brassens, Marinette

Marinette

Quando corsi a cantare la mia canzoncina a Marinette
la bella, la traditrice era andata all’opera.
Con la mia canzoncina avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia canzoncina avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi a portare il mio vaso di mostarda a Marinette
la bella, la traditrice aveva già finito di pranzare.
Col mio vasetto avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
col mio vasetto avevo l’aria di un coglione.
Quando offrii in regalo una bicicletta a Marinette
la bella, la traditrice aveva comprato un’auto.
Con la mia biciclettina avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia biciclettina avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi emozionato all’appuntamento con Marinette
la bella diceva: “Ti adoro” a un tipo poco piacevole che l’abbracciava.
Col mio mazzo di fiori avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
col mio mazzo di fiori avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi a bruciare il cervellino di Marinette
la bella era già morta a causa di un brutto raffreddore.
Col la mia rivoltella avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia rivoltella avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi triste al funerale di Marinette
la bella, la traditrice era già resuscitata.
Con la mia coroncina avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia coroncina avevo l’aria di un coglione.

Carlo Bordini, Difesa berlinese (Le parole e le cose)

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“Sono nato nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale e della catastrofe dell’Italia. Mio padre era un generale dell’aeronautica con simpatie e nostalgie fasciste. Mi ha terrorizzato e l’ho sempre odiato in silenzio. Per questa ragione ho sempre inconsciamente identificato con mio padre tutto ciò che sapesse anche lontanamente di autorità, e quindi anche tutte le istituzioni. Quando sono stato costretto ad adattarmi ad esse, l’ho fatto con una freddezza piena di disprezzo.”
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Il video della domenica. Il videoclip di Cattelan e Ferrari per Anthony Roth Costanzo. 5′

volli salvarti

https://www.artribune.com/television/2018/10/video-maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari-anthony-roth-costanzo/

La missione del cantante lirico americano Anthony Roth è quella di riportare in auge l’Opera. Per farlo, collabora con esponenti di punta della moda, dell’arte e della danza contemporanea. Ecco il videoclip che hanno girato per lui Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari.

Rodelinda, un cupo dramma longobardo musicato da Georg Friedrich Händel, viene rielaborato in chiave postmoderna, con qualche reminiscenza del cinema sperimentale degli anni Sessanta

Ecco il testo del breve frammento eseguito:
Vivi tiranno! Io t’ho scampato/ Svenami, ingrato, sfoga il furor. /Volli salvarti sol per mostrarti /ch’ho di mia sorte più grande cor. /Vivi tiranno…etc.

Galleria. Nel bosco (dopo la censura)

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Quando la fotografa Clara Obermeier aveva chiesto notizie sul Faunal holz, gli abitanti del paese le avevano risposto che doveva assolutamente visitarlo perché era un bosco fatato. «Sì, va bene», aveva tagliato corto la fotografa, che era una positivista inossidabile e a quell’epoca s’interessava solo di micologia, «Ma a parte gli incantamenti, ci sono funghi?» Gli abitanti rimasero in silenzio, attoniti: chi si avventurava nel Faunal holz, l’ultima cosa che aveva in mente erano gli ovuli e i porcini. Clara aveva concluso che erano scemi e decise comunque che la mattina dopo avrebbe fatto una breve puntata nel bosco prima di prendere il pullman. Di funghi non ne trovò nemmeno uno, ma la sua vita cambiò radicalmente, infatti non ripartì mai più.

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Galleria. Nel bosco

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Quando la fotografa Clara Obermeier aveva chiesto notizie sul Faunal holz, gli abitanti del paese le avevano risposto che doveva assolutamente visitarlo perché era un bosco fatato. «Sì, va bene», aveva tagliato corto la fotografa, che era una positivista inossidabile e a quell’epoca s’interessava solo di micologia, «Ma a parte gli incantamenti, ci sono funghi?» Gli abitanti rimasero in silenzio, attoniti: chi si avventurava nel Faunal holz, l’ultima cosa che aveva in mente erano gli ovuli e i porcini. Clara aveva concluso che erano scemi e decise comunque che la mattina dopo avrebbe fatto una breve puntata nel bosco prima di prendere il pullman. Di funghi non ne trovò nemmeno uno, ma la sua vita cambiò radicalmente, infatti non ripartì mai più.

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Quando Cocteau disse a Picasso: “A Roma c’è il papa, ma a Napoli c’è Dio” (L’arte di guardare l’arte)

Schermata 2018-10-02 alle 10.13.54“100 anni fa il viaggio di Picasso in Italia in compagnia di Jean Cocteau sullo sfondo della Grande Guerra. Le ritrosie del padre del cubismo a spostarsi da Roma a Napoli furono vinte da una lettera del grande artista francese.”

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“Caro Presidente”. Il videoappello per i diritti degli attori

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https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/caro-presidente-il-videoappello-per-i-diritti-degli-attori/315752/316383

Un messaggio nella bottiglia. Forse troppo civile per avere qualche probabilità di essere ascoltato.

Il video della domenica. Luna Gualano, Go home – A casa loro

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https://www.facebook.com/gohomethemovie/videos/1243821459100692/UzpfSTExMTE2ODk4MzIyNjk1NTA6MTYzOTk1MDE5Mjc3Njg0Mg/

Galleria. La metro

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Tante volte aveva fantasticato su un addio così: lei che correva sconvolta nelle gallerie della metro, un treno che dopo qualche attimo gliela portava via per sempre e lui che sprofondava in un vuoto irreparabile. «Non è un vuoto, quello viene dopo, ma non sempre», gli aveva spiegato un amico esperto di addii, «sul momento è il morso di una belva invisibile che ti azzanna improvvisamente qui, fra lo stomaco e il cuore». Lui aveva provato a immaginare e subito si era ritratto, spaventato. Ma la curiosità per quella tragedia sentimentale a lui sconosciuta si era fatta col tempo sempre più forte; lo assaliva, specialmente, quando sua moglie parlava con qualcuno del loro matrimonio: «Pensa, in vent’anni mai un diverbio, una parola di troppo. Naturalmente abbiamo attraversato qualche momento difficile, ma lo abbiamo sempre affrontato serenamente e il rapporto ne è uscito rafforzato. E sai perché? Non abbiamo segreti uno per l’altro.»
Lui, invece, il suo segreto l’aveva: la nostalgia per quell’addio (con relativo morso doloroso) che non avrebbe mai conosciuto. Ogni tanto, la moglie notava un’ombra malinconica sul viso di lui, e subito gli andava accanto (perché era una donna molto vigile, come si può immaginare) per chiedergli dolcemente: «A cosa pensi?». «Alla metro», rispondeva lui. «Meno male», diceva lei «Avevo paura che pensassi a un’altra donna», e si metteva a ridere forte, perché era una donna allegra e positiva, oltre che vigile.

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Giorgio Fontana, Rapsodia sull’abbandono (“Doppiozero”)

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“Tanto l’innamoramento e l’amore sembrano codificati secondo narrazioni precise (dal flirt al matrimonio), quanto la fine di tali sentimenti ci appare ancora del tutto soverchiante. Il risultato: ci si lascia male. Ci si lascia, anzi, sempre più male: perché non avendo a disposizione che accordi rozzi o tecniche imprecise, e con un sovrappiù di precarietà e varietà di legami così tipico della nostra epoca, il risultato è un oceano di dolore e incomprensione. La risposta al riguardo è la consueta, l’equivalente di un’alzata di spalle: quantomeno, così c’è una rottura netta. Si soffre molto, ma alla lunga ci si fa meno male.”

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