Galleria. I due talamoni

Erano lì da più di duecento anni e credevano di aver visto di tutto, compreso un delitto piuttosto famoso del quale, ai primi del Novecento, avevano parlato anche i giornali. Negli ultimi vent’anni l’appartamento era rimasto disabitato per complicate questioni ereditarie, e nei precedenti quaranta era stato occupato dalla famiglia Dedominicis, che si riproduceva e moriva con una compostezza esemplare – in ambedue i casi avevano sempre cura di tirare bene le tende. Il ramo femminile della famiglia era sempre stato il più esuberante, e a volte capitava che le Dedomincis figlie portassero qualche ragazzo nel talamo coniugale anziché in camera loro, così, per il gusto di dissacrare, ma erano incontri furtivi, frettolosi, con un occhio all’orologio e l’altro, imbarazzato, al ritratto dei genitori collocato sul trumeau di fronte al letto. Verso queste ragazzate i due telamoni mostravano una certa indulgenza: «Non ci si può far niente, è la modernità» – e si compiacevano, sentendosi al passo coi tempi.
Una notte, il silenzio ventennale fu squarciato da una musica assordante e da una voce che gridava parole incomprensibili: “Cut my life into pieces/ This is my lastresort/ Suffocation” mentre una coppia di ragazze si spogliavano, lì alla finestra, davanti al mondo, preparandosi a entrare nel grande letto severo e quasi immacolato. I telamoni sgomentarono, ma nessuno dei due voleva passare per retrogrado. Infine, quello di destra chiese: «Anche questa è modernità? Oppure siamo oltre?»«Non saprei dire», rispose quello di sinistra, «Studiamo il fenomeno.»

Le più belle copertine di riviste del 2018 (Il Post)

È uscita la selezione delle migliori copertine di giornali e riviste dell’anno curata dal sito Coverjunkie. Come sempre ce ne sono moltissime del New York Times Magazine, di Time e Vogue, mentre di italiane ce ne sono due: quella di Rolling Stone con la bandiera LGBT, e una del mensile di lifestyle maschile Icon. Rispetto agli anni passati la raccolta è un po’ meno sperimentale e propone riviste che probabilmente già conoscete, perlomeno se siete un po’ appassionati. Sfogliarla è comunque interessante…

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I post più graditi dell’anno

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/12/il-timoniere-gentile-addio-a-gianluigi-pizzetti/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/10/15/la-paura-vien-di-notte-dino-buzzati-la-goccia/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/12/17/chiaroscuri-900-iii-il-poeta-dentro-e-fuori-corrado-govoni/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2015/03/10/tutti-gli-anni-nel-giro-di-un-valzer-katherine-mansfield-il-suo-primo-ballo/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/11/la-commozione-della-commozione/

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 4. FANTANATALE

https://soundcloud.com/alberto-gozzi-890487993/fantanatale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Come saranno i nostri Natali fra qualche secolo? Ce lo raccontano i grandi autori della fantascienza e del fantastico, da Aasimov a Clarke a Buzzati e altri: una proiezione nel futuro che ci riporta, con un vertiginoso viaggio circolare, all’irrealtà del nostro presente.

Ascolta anche:
Fuga dal Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17459
Gli ingredienti del Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17485
Natale all’italiana:

https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17492

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 2 GLI INGREDIENTI DEL NATALE

https://soundcloud.com/faustroll-1/gli-ingredienti-del-natale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Il presepe, la poesia che il bimbo recita in piedi sulla sedia, i buoni sentimenti che per un giorno fanno sentire migliori sono gli ingredienti di una festa vissuta da molti come una rappresentazione giunta alla trecentesima replica,con gli attori che recitano stancamente le battute e i costumi logorati da una troppo lunga tournée. Eppure questa rappresentazione deve andare in scena,ineluttabile, ogni anno; per non subirla come una condanna o come un pedaggio che si versa controvoglia alla Tradizione, si può ricorrere a un’altra finzione più sfaccettata e gioiosa, quella della letteratura. Le invenzioni degli autori convenuti sul nostro palcoscenico disegnano sette scorci di sette Natali che ci permettono di rileggere questa festa con le lenti dell’intelligenza e del cuore.

Ascolta anche: Fuga dal Natale:
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Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 1. JOHN GRISHAM, FUGA DAL NATALE

https://soundcloud.com/faustroll-1/grisham-fuga-dal-natale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Con Fuga dal Natale John Grisham si è concesso un divertimento che lo porta lontano, per una volta, dal giallo giudiziario e dal monumentale impegno del best seller. A cercarlo bene, qualche elemento di suspense si ritrova anche nella storia di questa coppia di coniugi di mezza età che progettano di ribellarsi ai riti (e alle inutili spese) del Natale: riusciranno i nostri ribelli improvvisati a resistere alle pressioni della loro piccola comunità alla quale appaiono improvvisamente come eversori delle tradizioni e dell’ordine costituito? Il plot è semplice, ma questo è il suo bello, perché l’autore gioca con la “variazione sul tema” come lo chef malizioso reinventa i piatti della tradizione aggiungendovi sapori inediti e imprevedibili. Nell’avventurarsi su un terreno così diverso da quello dei suoi più noti romanzi, Grisham procede con un passo agile e leggero che ricorda un genere ormai classico della cultura americana, la commedia alla Neil Simon; la riscrittura scenica, modellata sul radioteatro, ha assecondato la vocazione comica del testo originale, intervenendo, occorre dirlo, con una certa libertà. Confidiamo che l’autore, sicuramente un uomo di spirito, non se ne dispiacerebbe

Il video del mercoledì. A teatro nello scannatoio

https://www.lettera43.it/it/video/rissa-scuola-gela-natale-video/35055/

Quello che è andato in scena in contrada Albani Roccella (Gela) è forse l’embrione di un teatro del nuovo millennio. La rissa che ha coinvolto due madri (e i rispettivi familiari) che si contendevano il posto migliore per riprendere col cellulare il video dello spettacolino rappresenta un mutamento – non si sa quanto definitivo – della fruizione dell’evento teatrale. Anzitutto, la vanificazione dell’evento stesso: non è importante ciò che si va a vedere, ma la sua registrazione, cioè il suo possesso –  poco importa che una registrazione video sia una poltiglia di immagini indecifrabili, ciò che conta è che sia frutto mio, del mio ingegno e del mio strumento; spesso ingegno e strumento vengono vissuti come fortemente interdipendenti, o addirittura come coincidenti: un Apple iPhone xs (256 GB, € 1.359,00) non può che essere una bellissima regia, visto il prezzo. Un altro mutamento sostanziale riguarda il pubblico. La vecchia pratica del teatro rendeva gli habitué un po’ complici, quasi membri di un circolo senza tessera, legati da una consuetudine striata di noia e quasi di affetto; le avanguardie del pubblico del nuovo millennio entrano in teatro dopo aver fatto il quotidiano pieno di aggressività sui social, e dagli insulti scritti passa alle mani per contendersi la ripresa di un video che proprio sui social dovrebbe trovare la sua consacrazione. Il cerchio si chiude.  Il Nuovo sposta il baricentro dal palcoscenico alla platea, trasformata in Arena del Popolo; per ora sono soltanto graffi e schiaffi, ma come tutte le civiltà anche quella teatrale necessita di tempo per decantarsi. Le società calcistiche hanno qualche motivo di preoccupazione; come tutte le dee, anche la Violenza è capricciosa e, se s’invaghisce del teatro, una Fedra recitata davanti a una platea/scannatoio, potrebbe diventare più appetibile di una partita Juventus/Inter. Attendiamo curiosi.

Matteo Nucci, Nei luoghi di Aristotele. Dove è nato il senso critico (Minima et Moralia)

“Passeggiare è la parola d’ordine. Peripatein dicevano gli antichi. E fu qui, nel 335 a.C. che Aristotele cominciò a spingere i suoi studenti a rendere quel gesto uno stato d’animo capace di diventare simbolo. Cosa accadeva passeggiando attorno al ginnasio di Apollo Licio potremmo dirlo in una parola.
Nella grande scuola che Aristotele qui fondò, chiamata Liceo da Apollo e soprannominata Peripato per via delle lezioni itineranti, fu istituzionalizzato per la prima volta un sistema di studi capace di esaltare ciò che segna la storia del pensiero europeo: il senso critico.”

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Galleria. Crostacei a colazione

Li aspettava. Non vedeva l’ora che si avvicinassero. Lo avrebbero fatto, di questo era certa. Avevano incominciato a ridacchiare non appena era entrata, poi quando aveva ordinato un plateau di crostacei si erano spostati al tavolo di fronte e non le avevano staccato gli occhi di dosso dandosi di gomito e facendo gesti sempre più espliciti. Anche lei li fissava, e questo li eccitava ancor di più. Si ripromise di non esagerare, questa volta. Peccato, perché quei due la ispiravano proprio; avrebbe voluto provare su di loro il Colpo del Drago allo sterno che aveva eseguito solamente in palestra, ma dopo il casino scoppiato qualche giorno prima alla Piña Colada era meglio stare sul leggero evitando di fratturarli troppo. Era la prima volta che si trovava da quelle parti e non sapeva ancora niente dei giudici del Nevada.

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Liborio Conca, Questione di virgole: viaggio attraverso la letteratura (Minima et Moralia)

Nel libro citi diversi scrittori, a partire da quel Dante in apertura. Se ti faccio tre nomi, riusciresti a descrivere la punteggiatura di ciascuno di loro, il loro modo di usarla, l’importanza che riveste nelle loro opere? Ti direi: Cesare Pavese, Carlo Emilio Gadda, Pier Vittorio Tondelli.

Se posso cominciare con una locuzione definitoria per ciascuno direi: Pavese, orologiaio luminoso; Gadda, funambolo cerebrale; Tondelli, pragmatico sincopato. Ho scelto poi due esempi che, mi pare, contengono, in miniatura, il loro universo interpuntivo.

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Guida pratica alle parolacce dell’antica Roma (L’inkiesta)

Anche i latini imprecavano, smoccolavano, lanciavano invettive e cedevano al turpiloquio. Senza i pochi graffiti che si sono conservati avremmo conosciuto solo quelle più letterarie. E ci saremmo persi un mondo linguistico colorito e vivace, di strada ma espressivo

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Maria Dolores Pesce, L’ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci

https://www.youtube.com/watch?v=gxmlLDpHkUw&t=252s

Io credo che la parabola di “Ultimo tango a Parigi”,  forse l’opera più famosa e anche più bella del regista parmense scomparso oggi a Roma, sia stata segnata come un’ombra da un equivoco: quello che si trattava di liberazione sessuale, la stessa che riempiva le strade del ’68 facendosi o credendo di farsi veicolo di ogni singola personale liberazione all’interno della liberazione collettiva che si andava immaginando.
In realtà Bertolucci utilizzò termini e stigma di quella contemporaneità come sintassi per una esplorazione profonda nell’umanità dell’uomo e della donna che nella diversità e nell’esercizio nuovo della sessualità attingevano spazi e luoghi della loro anima prima sommersi, spazi che avevano a che fare con la loro essenzialità e naturalezza anche oltre il genere e la sessualità.
Bernardo Bertolucci nasce e si forma in una temperie culturale vivace e multiforme segnata dal padre Attilio, poeta di grande rilievo, e sviluppata a partire dal profondo rapporto con Pier Paolo Pasolini. Così è come se il film, che è al centro della sua parabola creativa, si costruisse tra letteratura e cinema attorno a suggestioni profonde e sotto traccia, dagli influssi di un opaco esistenzialismo ai suggerimenti e alle citazioni della nouvelle vague, senza dimenticare una dimensione di conflitto di classe mai esplicitato in tutto il film fino alla sua tragica conclusione (Jeanne uccide Paul con la pistola di ordinanza del padre militare dopo che lui le aveva rivelato la sua vita e condizione).
È un film su una possibilità che si andava sperimentando, quella di poter separare sesso e sentimento, non tra generi ma dentro ciascun genere, una possibilità che accendeva fantasie e speranze ma che, come il film anticipa, poteva nascondere la vertigine della perdita dell’identità e insieme la sua angosciosa impossibilità.
L’equivoco che sembrava aver condannato il film forse lo ha salvato per nostra fortuna, mantenendo acceso un faro anche nell’oscurità della censura.

Stefano Jossa, La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana (Le parole e le cose)

«Le chiedo se sarebbe disponibile a supportare la miacandidatura per una borsa di studio». La frase suona come una richiesta disostegno in ambito accademico, piuttosto formale e cortese: nessunosospetterebbe che fino a un secolo fa avrebbe significato una richiesta disostegno fisico, come se il richiedente volesse che lo si aiutasse a non cadereoppure gli si tenesse la mano. In fondo, un’altra metafora del sostegno a unconcorso è «dare una spinta» (o «spintarella», ovvero «dare un calcio» o«calcione»), come se l’attività intellettuale non potesse essere espletatasenza un preliminare intervento fisico. «Supportare», infatti, voleva dire«reggere, mantenere, sostenere». E’ solo dalla metà del secolo scorso, per uncalco dall’inglese to support, che supportare ha cominciato asignificare «sostenere moralmente, aiutare, appoggiare»: a partire, sembra, daun titolo su una rivista americana durante la prima campagna elettoraleitaliana dopo il Fascismo, negli anni Quaranta del Novecento, «Sopportiamo De Gasperi»(nel senso, ovviamente, di «supportiamo»).

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Galleria. Lo scoglio

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Lei lo vedeva così: pensieroso, svagato, ma capace di certe uscite ingegnose che la coglievano di sorpresa. Doveva essere un uomo gentile, altrimenti non avrebbe guardato con tanto trasporto quello stormo di uccelli; ne ebbe la conferma quando si accorse che riservava  la stessa sensibilità anche alle piccole quotidianità, una birra, un bizzarro mulinello di foglie secche, una persiana malandata ma espressiva e a tutte le cose semplici che scaldano il cuore.  Le vennero in mente, per contrasto, certi pretesi intellettuali, solo in apparenza disponibili, ma sordi, e contorti. Lui no, lui la avvolgeva con pensieri assidui e sempre misurati. Il suo perseverare così lieve le divenne col tempo necessario, poi nacque in lei il desiderio di avvicinarlo, di vedere il suo viso. Una mattina si stupì di aver avviato un dialogo, e in così poco tempo, con un uomo di cui conosceva solo la nuca e la schiena. Molte volte si chiese se sarebbe stata così ardimentosa da salire su un piccolo legno per remare fino a lui; il tratto di mare, non più lungo di una cinquantina di metri, le sembrava un oceano. Per il momento non si rispose e scelse di assaporare i piaceri dell’indecisione. Nel frattempo si sarebbe informata se da quelle parti noleggiavano barche.

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