Galleria. Lo scoppio

Lo scoppio era stato forte. («Un éclat.», se lo ripeteva in francese per sdrammatizzare).  Dopo tanti anni di assidua amicizia. Solo un’amicizia? Evitò di addentrarsi nei corridoi troppo tortuosi della ricostruzione dei fatti. Un’assidua amicizia. Punto. Ipocondriaco com’era, temette qualche lesione. L’udito funzionava come prima, eppure un’incrinatura doveva esserci, la percepiva anche se non sapeva dove localizzarla. Si sottopose a numerosi di esami, tutti negativi. Accrebbe la sua sfiducia nei medici, e anche in se stesso.

Sully Prudhomme, Il vaso infranto

Il vaso dove muore questa verbena
da un semplice tocco di ventaglio è stato incrinato;
il tocco deve averlo sfiorato appena,
non v’è stato alcun rumore.

Ma la leggera incrinatura
mordendo il cristallo ogni giorno
con un segno invisibile e deciso
ne ha fatto lentamente il giro.

La sua acqua fresca se n’è uscita goccia a goccia,
il succo dei fiori si è consumato.
Nessuno ora ha dubbi,
non toccatelo, è rotto.

Spesso, così, anche la mano che si ama,
sfiorando il cuore, lo incrina;
poi, il cuore si spezza da solo
il fiore del suo amore muore.

Sempre intatto agli occhi del mondo
sente piangere e aumentare sommessamente
la sua ferita sottile e profonda:
non toccatelo, è spezzato.

Sully Proudhomme, Il vaso infranto, Traduzione anonima

Lingua italiana, allarme dei docenti: all’università errori da terza elementare

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Il Quarto stato: dove si trova e cosa rappresenta (“Art Post”)

Il Quarto Stato è il risultato di un lungo percorso compiuto da Giuseppe Pellizza da Volpedo, che per la prima volta nella storia dell’arte italiana rappresenta l’ascesa del movimento operaio nella vita sociale del Paese e lo fa come se fosse inevitabile.

Leggi tutto l’articolo:  https://www.theartpostblog.com/il-quarto-stato-dove-si-trova-e-cosa-rappresenta/

Il video della domenica. In ricordo di Albert Finney, Tom Jones, di Tony Richardson (1963) “La seduzione è servita”

Grande attore di teatro inglese (Royal Academy of Dramatic Arts), si rivela al pubblico italiano nel 1963 in una straordinaria versione cinematografica di Tom Jones, di Fielding, con la regia di Tony Richardson e la sceneggiatura di John Osborne (quando si dice: fare le cose per bene). Il film è un capolavoro assoluto, forse la più bella riscrittura cinematografica di un classico della narrativa. Finney, che ha ventisette anni ma ne dimostra meno, interpreta perfettamente il trovatello Tom, che imprudentemente si innamora di una fanciulla di alto rango. Cacciato dal ricco signore che lo ha allevato, Tom inizia un percorso di crescita e di formazione che sfocerà nel lieto fine. La sequenza che proponiamo, tratta dalla prima parte del film. Nelle sue peregrinazioni, Tom si è imbattuto in Molly, una gaudente ninfa boschereccia (l’attrice Diane Cilento, prima moglie di Sean Connery). Dopo l’incontro fortuito nelle campagne, i due finiscono in una osteria, dove danno vita a una sequenza muta memorabile sul rapporto fra cibo e seduzione.

Dopo San Valentino. Antonio Delfini, Era meglio venire da te

Era meglio venire da te
prender due schiaffi
e non parlarne più

Era meglio venire da te
dirti ogni cosa
e non parlarne più

Era meglio venire da te
portarti via per sempre
e non parlarne più

Invece che stare a cincischiare
s’è meglio il monte
o s’è meglio il mare

Invece che stare a dire
s’è meglio amare
o s’è meglio morire

Era meglio andare
a dormire

Invece che stare a pensare
se t’avrei potuto amare

perché non mi pugnalasti nella schiena?

Antonio Delfini, Era meglio venire da te

Daniele Balicco, Quando uno stato muore. (Alfabeta 2)

“Forse la lunghissima transizione italiana è arrivata al suo compimento. In silenzio, e quasi di nascosto, il 15 febbraio 2019 potrebbe diventare una data storica. La data in cui uno Stato, l’Italia, muore.”

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Galleria. I due figlioli

Quanto lavoro, per farli, quei figlioli! Non i due atti riproduttivi, che erano stati il meno, anche perché se n’era occupata prevalentemente sua moglie. Pensava a tutto il lavoro successivo. Le scuole che non finivano mai – e ogni anno volevano essere nuovi libri, quasi sempre inutili. Le malattie, che i medici ingigantivano solo per gonfiare le parcelle; non perdevano occasione per insistere su quanto fossero gracilini, anemici e chissà cos’altro; sua moglie, naturalmente, abboccava e il farmacista rincarava la dose aggiungendo alle prescrizioni nuovi intrugli costosi. Stanco di tutti gli straordinari che gli toccava di fare, il padre tentava di riportare la moglie alla ragione: «Io da ragazzo non ho mai preso niente e sono venuto su bene, mi pare. Tu non te ne intendi di genetica, i ragazzi sono come me, tali e quali.» «Eh, magari…», sospirava la moglie.

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Ermanno Cavazzoni, Biografie bucherellate (Le parole e le cose)

“È istruttivo leggere le biografie che accompagnano il libro di un autore, specie gli autori di fama, e specialmente le biografie in forma di cronologia. Lì l’autore sembra sempre una specie di maniaco, che passa il tempo solo a scrivere libri (nel caso di un cosiddetto scrittore), frequenta scrittori o editori, partecipa a convegni sulla scrittura, insegna scrittura o letteratura, dibatte di libri, incontra occasionalmente una o più scrittrici, scambia con loro lettere sulla scrittura, che saranno preziose per capire i suoi scritti… ma come? io dico, ottant’anni tutti così? mai che si dica che in quel periodo aveva in testa il trasloco e non pensava che al trasloco, e si angosciava per il trasloco; o che in quel periodo faceva le parole crociate perché non gli veniva in mente altro, e notate che questi fatti minori magari hanno più peso sulle scritture di un convegno di critici o di un’assemblea d’avanguardia. È che sono tutte cose perdute, allora si preferisce l’intertestualità, come se la sua scrittura si alimentasse solo dei libri altrui, e imparasse la vita dai libri.”

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Luigi Azzariti-Fumaroli, Anselm Kiefer, l’interdizione dell’arte (alfabeta2)

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Anselm Kiefer, Walhalla

“Le opere d’arte, per evitare di essere fagocitate dalla reificazione e dalla mercificazione insite nell’economia museale come nel grande collezionismo privato, dovrebbero «mimare la propria morte per evitarla»: un espediente che Kiefer accentua, affermando la necessità che ogni opera si stagli in uno splendido isolamento, incapace di trasmettere qualsiasi principio estetico o valore etico. La sola funzione ch’esse dovrebbero adempiere sarebbe quella di porsi come un’utopia negativa: un’utopia che abbia rinunciato a porsi come un positivo. L’arte – nota Kiefer sul margine di un disegno di Victor Hugo – «appartiene alle cose irrappresentabili, che tuttavia possiedono una presenza»; ed è grazie a questa irresolubile contraddizione ch’essa, nel tempo attuale, riesce a riscattarsi dal puro mimetismo e al tempo stesso a fungere da negazione della realtà presente.”

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Galleria. La soirée

Nel sogno, era finito su un palcoscenico, anche se non ricordava più come. Forse stava seguendo una ragazza che non aveva mai visto prima. Non sapeva perché la seguiva, visto che non gli piaceva, anzi non era proprio il suo tipo, era una di quelle ragazze che parlano troppo forte, ridono troppo spesso e sono troppo vestite – con troppa ricercatezza, intendeva, perché in realtà era molto discinta, ma come una che avesse passato un paio d’ore davanti allo specchio per spogliarsi al punto giusto. La ragazza si voltava spesso come per verificare di essere seguita, cosa che lo indispettiva e lo induceva ad aumentare il passo per raggiungerla: voleva semplicemente dirle che era una cretina se pensava che lui abboccasse a quel giochetto. Poi la ragazza era sparita dietro una quinta e lui si era ritrovato in scena davanti a un pubblico folto e attento. Troppo attento, e solo in quel momento si era accorto di essere completamente nudo.
Molti anni dopo quel sogno, questa sera lui sale su un palcoscenico che potrebbe essere quello del sogno. È una serata di beneficenza, probabilmente, di quelle in cui succede un po’ di tutto:  neo-diplomate che cantano “Casta diva”, arpiste disoccupate che eseguono tutte sole la Toccata e fuga in re minore di Bach, comici che imitano Proietti che imita Petrolini e attori che dicono poesie. Probabilmente anche lui è un attore, dal momento che è lì. Ne deduce che dovrebbe dire una poesia, ma in questo momento non ha la minima idea di quale. Corre nei magazzini della memoria ma trova solamente quattro versi di Ada Negri: “Sui campi e su le strade/ Silenzïosa e lieve,/ Volteggiando, la neve/ Cade.” Niente altro. Il pubblico lo fissa con curiosità crescente, alcuni con malcelata ilarità, come quella volta che era nudo. Riconosce la ragazza del sogno, è la seconda in basso a destra nella foto. Questa sera è vestita.

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Le figurine di Radiospazio. Maledizione di peccatrice

ATTRICE –  Prima ch’io muoia – fiamme, crudeli fiamme!
ricevete la mia maledizione. Che il tuo letto
di nozze ti torturi il cuore, ti bruci il sangue,
te lo faccia bollire per desiderio di pronta vendetta.
– Povero cuore mio,
la fiamma è intollerabile! – Possa tu vivere
per esser padre di bastardi, che il ventre tuo generi
mostri, e possiate morire insieme, tra i peccati,
odiati, scherniti, maledetti! Oh… oh…
ATTORE  – Visse mai creatura più nefanda?

Il triste destino delle opere d’arte di Lehman Brothers (“Cultora”)

È passata da poco la mezzanotte a New York, il calendario segna la data del 15 settembre 2008; all’interno di una lussuosa stanza d’affari di un grattacielo di vetro e acciaio della Grande Mela, sono riuniti alcuni tra i più importanti personaggi della finanza americana, altri sono collegati in conference call. Quella notte il tempo sembra fare brutti scherzi: un attimo appare veloce e inesorabile, un altro lento e moderato.L’aria che si respira non è delle migliori, le voci si accavallano e si rincorrono, i pensieri sembrano sfuggire ad ogni logica e le carte sui tavoli sembrano rigurgitare solo numeri col segno negativo. Ore 01:45 ad un tratto il tempo si ferma…

Leggi il resto dell’articolo http://www.cultora.it/triste-destino-delle-opere-darte-lehman-brothers/