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Chi non ha mai stampato venti copie del suo romanzo per spedirle ad altrettanti editori? Qualcuno ci sarà, ma se fate un’indagine fra amici e conoscenti ne scoprirete un certo numero e forse vi ricorderete improvvisamente che fra i tanti ci siete anche voi. (Molto tempo fa, si capisce, quando eravate giovani inconsapevoli e ancora non conoscevate la crudeltà del mercato editoriale). Poi, l’editoria digitale ha “allargato la base democratica” (si dice così, vero?) e ogni autore ha potuto autopubblicarsi. Ma quel rifiuto (“La sua opera, pur non priva d’interesse, non rientra nei nostri piani editoriali”) brucia ancora, come lo schiaffo che l’adulto somministra al bimbo innocente, colpevole di aver manifestato il suo istinto artistico istoriando il divano di velluto con l’inchiostro di china. Periodicamente, per lenire quel bruciore non sopito, si pubblicano articoli che raccontano come tanti grandi scrittori agli esordi siano stati bocciati dagli editori. Sul momento il farmaco funziona ma contiene il veleno del paralogismo: “I manoscritti dei grandi scrittori sono stati bocciati/io sono stato bocciato/ io sono un grande scrittore”. Per chi avesse bisogno di ricorrere a questa non innocua medicina, un interessante articolo su “Il Post”:
LE LETTERE DI RIFIUTO A 11 GRANDI SCRITTORI
http://www.ilpost.it/2014/06/11/lettere-rifiuto-grandi-scrittori/
E’ la terza volta che riprendiamo questo divertimento sul Natale, visto che il pubblico mostra di gradire una commedia nella quale prima del lieto lieto fine si sviluppano incidenti a catena. Siamo a Phoenix, in Arizona, una città di mentalità piuttosto ristretta – diciamo che non è la Parigi degli anni Venti; qui, i coniugi Krank, di mezza età e per la prima volta soli, senza l’unica figlia ormai emancipata, decidono di sottrarsi ai noiosi e costosi riti natalizi concedendosi una vacanza in crociera. La reazione del loro quartiere è tanto imprevedibile quanto aggressiva: niente tacchino? Niente albero? Niente brindisi di mezzanotte? Saranno mica diventati buddisti, i Krank, o addirittura eversori dell’ordine e delle tradizioni? Il resto lo vedranno gli spettatori che avranno voglia di venire al Garage Vian il 9 sera. Per molti amici del blog che vivono a Torino e dintorni può essere una buona occasione di vederci in scena.
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http://www.spreaker.com/user/7367339/flaiano-piccolo-frasario-essenziale
dallo spettacolo Certo, certissimo, anzi probabile (giugno 2012), Galleria Allegretti, Torino
Roberto Accornero, Arianna Abbruzzese, Alice Bertocchi, Francesco Gargiulo, Marco Intraia, Anna Montalenti, Eleni Molos, Alessandro Slvatore, Annalisa Usai
regia di Alberto Gozzi
scelta da Claudia Conte
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ALIDA ALTEMBURG. HAYDN IN DARK
https://www.youtube.com/watch?v=h70fCfIakQ4
Morbido e feroce, Gombrowicz a rai radio 3
nella messa in scena di RadiospazioTeatro
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/11/26/morbido-e-feroce-gombrowicz-a-rai-radio-3-nella-messa-in-scena-di-radiospazioteatro/
6 flash da un mondo leggermente parallelo
AMY HEMPEL, LITANIA
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/11/25/6-flash-da-un-mondo-leggermente-parallelo-amy-hempel-litania/
DINO BUZZATI, LA FINE DEL MONDO. Audio/Radiospazio
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/11/07/dino-buzzati-la-fine-del-mondo-audioradiospazio-durata-530
http://www.ubu.com/film/borowczyk_scherzo.html
Il video di questa domenica, bisogna dirlo subito, è di gusto forte. Qualche amico di blog ci aveva fatto notare che i recuperi saranno anche preziosi, ma le tenebre liquide nelle quali si muoveva il corto di Piero Bargellini della scorsa settimana (Nelda, del 1969) erano un po’ troppo magmatiche e, per così dire, poco domenicali. Così oggi abbiamo deciso, per contrappeso, di passare al colore. E di colore, in questo Scherzo Infernal di Walerian Borowczyk, ce n’è molto: secchiate di rosso che si contrappongono a un cielo anemico, disegnato a matita, nel quale galleggiano il buon Dio e Puréa, una vergine piuttosto insipida, destinata secondo la tradizione libertina a diventar preda di un branco di diavolacci tonti, rissosi e assatanati (beh…!). E va già bene che qui Borowczyk, un autore scandaloso che negli anni ’70 firmò pellicole al confine con la pornografia (Racconti immorali, La Bestia, Interno di un convento), si cimenta col cinema di animazione, per di più disegnato con un tratto grosso e bambinesco*. La vacanza giova tutti, in questo caso anche al pornografo, che una volta tanto decide di non prendersi troppo sul serio e di non proporsi come l’erede di Sade e di Restif de la Bretonne ma si abbandona liberamente a una diavoleria cruda, parodistica, qua e là di un farsesco paesano.
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Oggi, una breve nota che riguarda Radiospazio Teatro (la compagnia, intendo) che domani, 27 novembre va in onda su rai radio 3, alle 23, nella rassegna “Tutto esaurito” con un radiodramma tratto da un racconto di Witold Gombrowicz, intitolato Sulla scala di servizio. Questa registrazione ha alle spalle una storia avventurosa e curiosa, ma non è questa l’occasione per raccontarla; è opportuno, piuttosto, ricordare un autore morbidamente provocatorio, costituzionalmente antiaccademico, crudamente paradossale (“Sono nemico del comunismo solo perché sto dalla parte del proletariato”). L’opera, narrativa e teatrale, di Gombrowicz, morto nel 1969, non è troppo conosciuta in Italia; negli anni Settanta si sono rappresentate alcune sue commedie e nella scorsa stagione Luca Ronconi ha portato sulla scena il suo romanzo Pornografia.
Il frammento che vi proponiamo, tratto da Ferdydurke, forse il suo capolavoro, testimonia la forza e il sarcasmo che Gombrowcz riserva alle istituzioni fasulle, anche a quelle non codificate come l’establishment letterario.
Mio Dio, non mi vergogno di confessarlo, ho tanta voglia di sfuggire alla vostra Arte quanto a voi stessi, signori! Perché non voglio sopportarvi, voi e la vostra arte, le vostre concezioni e i vostri atteggiamenti estetici, e tutti i vostri cenacoli!
Sulla terra, infatti, signori, ci sono degli ambienti più o meno infamanti, vergognosi, umilianti; e la stupidità non è spartita con equità. Così, per esempio, il mondo dei barbieri mi sembra più esposto all’idiozia che il mondo dei ciabattini. Ma quanto accade negli ambienti artistici del globo batte tutti i record dell’idiozia e dell’infamia – a tal punto che un uomo di normale costituzione, equilibrato, non può non sudare di vergogna di fronte a quelle orge infantili e presuntuose. Oh! i canti sublimi che nessuno ascolta! Oh! i conciliaboli tra iniziati e il delirio frenetico nei concerti, e quelle iniziazioni intime, l’esaltazione, le discussioni e i volti stessi di quella gente quando declamano o ascoltano, celebrando nelle cappelle private il santo mistero del Bello!
Witold Gombrowicz, Ferdidurke, Einaudi, traduzione di Sergio Miniussi
Fin dal debutto, negli anni Ottanta, la Hempel è stata definita un’interprete magistrale del racconto breve. Questa Litania è una short story di poche righe scandita in sei brevissime sequenze. Potrebbe diventare uno straordinario corto se un cineasta riuscisse a riprodurre quella leggera distorsione del reale che l’occhio e la scrittura asciutta di Amy Hempel sanno costruire sulla pagina.
Qui succede tutto quello che si può immaginare. E anche quello che non si può immaginare.
Un ragazzino in triciclo a pedali supera una madre col suo figliolo. «Perché tu non sai andare in triciclo?» dice la madre al figlio. «Quel ragazzo ha meno anni di te! Perché non riesci neanche a entrare ad Harvard?»
Sotto un lampione un uomo e una donna stanno parlando. L’uomo dice di essere sicuro che la donna gli sparerà ma di non poterci fare nulla, se non chiedersi quale calibro ha scelto.
Donne che vivono sole col timore degli intrusi chiamano il commissariato per avere consigli. «Tenga i pomelli della porta ben lucidi» raccomanda un agente. «Così, se qualcuno entra in casa sua, troveremo delle impronte nitide».
Una bella donna, un volto noto, esce accompagnata da un night club. Una ragazza del sud, in visita turistica, dice, «Scusi signora, ma lei non è un’amica di mia madre, giù a Sumner?» «Io sono Elizabeth Taylor» dice la donna «e va a farti fottere.»
Un uomo stramazza sul marciapiede in preda a quello che sembra un attacco epilettico. Una signora ben vestita si getta con tutto il suo peso contro un segnale di divieto di sosta. Quando riesce a piegarlo fino a terra, ne spinge a forza l’angolo con la scritta “Rimozione forzata” nella bocca contratta dell’uomo. «Così» dice «non si morderà la lingua.»
Questo è il genere di cose che succedono da queste parti. Sono cose che, dopo un po’, sommandosi, raggiungono un peso che logora le persone. Io mi sto logorando.
Amy Hempel, Litania , da “Alle porte del regno animale”, Serra e Riva,
traduzione Ennio Valentino