Galleria. Notturnino

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All’inizio ne aveva sorriso, poi, quando era diventata un’abitudine, la cosa aveva incominciato a infastidirla. Già il suo lavoro, H 24, non era dei più vari: l’unico diversivo era guardare il passeggio oppure, nei giorni fortunati, una di quelle  manifestazioni con i cassonetti bruciati e le cariche della polizia, ma il più delle volte i gestori sprangavano tutto prima che iniziasse la festa, così lei poteva seguire soltanto l’audio della kermesse da dietro la serranda.
Lui era di una puntualità esasperante: subito dopo le 23, arrivava col suo passo strascicato, si piazzava a mezzo metro di fronte e sprofondava in una contemplazione catalettica: innocente, e proprio per questo stucchevole. Francamente erano più interessanti i maniaci, anche se non brillavano per fantasia. E dire che i primi tempi si era fatta un po’ prendere da quello che lei chiamava “il gioco del miracolo”. Prima di sottoporsi alla plastificazione, aveva studiato, e fra i ricordi di scuola c’era un libretto di Anatole France che le aveva fatto leggere la professoressa di francese, Le jongleur de Notre Dame, un racconto edificante nel quale un povero artista da strada offriva alla Vergine i suoi modesti lazzi, rampognato dai frati bigotti. Questo ricordo, che la riportava alla sua vita di prima, suscitava in lei un furore sordo e impotente, nonché una profonda avversione per i derelitti dagli occhi troppo espressivi; erano gli ultimi, fastidiosi residui dell’umana che era stata, ma le avevano garantito che col tempo sarebbero stati riassorbiti anch’essi dalla plastica.

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Margot Galante Garrone, PIETÀ L’È MORTA (canzone partigiana di Nuto Revelli)

Lassù sulle montagne bandiera nera:
è morto un partigiano nel far la guerra
è morto un partigiano nel far la guerra
un altro italiano va sotto terra.

Laggiù sotto terra trova un alpino,
caduto nella Russia con il Cervino.
Ma prima di morire ha ancor pregato:
che Dio maledica quell’alleato!

Che Dio maledica chi ci ha tradito
lasciandoci sul Don e poi è fuggito.

Tedeschi traditori, l’alpino è morto
ma un altro combattente oggi è risorto.
Combatte il partigiano la sua battaglia:
Tedeschi e fascisti, fuori d’Italia!
Tedeschi e fascisti, fuori d’Italia!

Gridiamo a tutta forza: Pietà l’è morta!
Gridiamo a tutta forza: Pietà l’è morta!

Daniele Lo Vetere, Una società civilissima e balcanizzata. Sul politicamente corretto a partire da un libro recente (Le parole e le cose)

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Il p. c. (politicamente corretto) è «una forma di comunicazione e di categorizzazione»:[ii] è un regime linguistico e sociale relativamente indipendente dall’orientamento politico, che è solitamente di sinistra in Europa e liberal negli Usa; possono infatti adottare uno stile comunicativo p. c. anche i conservatori. Il p. c. è infatti una forma o una struttura, non un contenuto ideologico. Friedman ne identifica i tratti essenziali: 1) è connesso al narcisismo (ma inteso in senso antropologico e strutturale, più che psicologico), a una «cultura della vergogna», a una generale condizione di crisi d’identità individuale e collettiva; 2) è connesso a un uso del linguaggio «associativo e classificatorio»; 3) ha una natura intrinsecamente paradossale, perché proietta sul “nemico” la stessa logica che pretende di combattere.

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Il travaso

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Come alcuni lettori sanno, questo blog è nato piuttosto casualmente come strumento mediatico di una compagnia teatrale (donde il suo nome) per poi svilupparsi in piena autonomia (la compagnia, nel frattempo se n’è andata per proprio conto). Ora, la vita di un blog può riservare delle sorprese, soprattutto a chi, come me, non ha particolari competenze in questa materia. La prima sorpresa si verificò subito alla nascita di Radiospazio, quando mi accorsi che i lettori erano sparsi per il mondo come manciate di sale distribuite del tutto casualmente, dalla Tanzania all’Ucraina, dalla Bolivia al Giappone. Ma questo era lo stupore del neofita, e ben presto mi abituai a vedere nei prospetti quotidiani una lista di bandierine colorate e mutevoli che mi segnalavano questo o quel lettore sparso per il mondo; di recente, una sorpresa di maggior rilievo: i lettori degli Stati Uniti si sono fatti sempre più numerosi, tanto da sopravanzare, a volte, i lettori italiani. Sull’identità di questi nuovi frequentatori non posso fare che delle ipotesi: sono connazionali all’estero?, cultori della lingua italiana? e perché solo da qualche mese seguono Radiospazio con crescente interesse? Non credo che ci saranno risposte a questi interrogativi, perché i lettori del blog scrivono molto raramente. Non ci resta che salutare con una curiosità pari alla simpatia i nuovi importanti lettori nordamericani.

 

 

 

 

Umberto Eco, Giocare al Fascismo

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Si può giocare al fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia. Succede alla nozione di “fascismo” quel che, secondo Wittgenstein, accade alla nozione di “gioco”. Un gioco può essere o non essere competitivo, può interessare una o più persone, può richiedere qualche particolare abilità o nessuna, può mettere in palio del danaro, o no. I giochi sono una serie di attività diverse che mostrano solo una qualche “somiglianza di famiglia”.
  1           2          3         4
abc      bcd      cde      def
Supponiamo che esista una serie di gruppi politici. Il gruppo 1 è caratterizzato dagli aspetti abc, il gruppo 2 da quelli bcd, e così via. 2 è simile a 1 in quanto hanno due aspetti in comune. 3 è simile a 2 e 4 è simile a 3 per la stessa ragione. Si noti che 3 è anche simile a 1 (hanno in comune l’aspetto c). Il caso più curioso è dato da 4, ovviamente simile a 3 e a 2, ma senza nessuna caratteristica in comune con 1. Tuttavia, a ragione della ininterrotta serie di decrescenti similarità tra 1 e 4, rimane, per una sorta di transitività illusoria, un’aria di famiglia tra 4 e 1. Il termine “fascismo” si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al fascismo l’imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il fascismo balcanico. Aggiungete al fascismo italiano un anticapitalismo radicale (che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culto della mitologia celtica e il misticismo del Graal (completamente estraneo al fascismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola. A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’“ Ur-Fascismo”, o il “fascismo eterno”. Tali caratteristiche non possono venire irreggimentate in un sistema; molte si contraddicono reciprocamente, e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista.

Umberto Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo

Fredric Jameson, Raymond Chandler, L’indagine della totalità (Le parole e le cose)

 

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“Parecchio tempo fa, quando scrivevo per le riviste pulp, misi in un racconto una riga tipo: «Scese dalla macchina e si avviò lungo il marciapiede inondato dal sole finché l’ombra del tendone sopra l’ingresso gli tagliò il viso col tocco dell’acqua gelida». La tagliarono, quando pubblicarono il racconto. I loro lettori non apprezzavano questo genere di cose – rallentava l’azione.
Ho tentato di dimostrare il contrario. La mia teoria era che i lettori semplicemente pensavano che interessasse loro solamente l’azione e che in realtà, anche se non se ne rendevano conto, la cosa che interessava loro, e che interessava anche me, era la creazione di emozioni mediante dialoghi e descrizioni”

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Galleria. La ragazza con l’impermeabile

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Appena arrivato a casa, l’aveva subito raccontato alla moglie che, così a caldo, prima gli aveva dato del porco, poi del demente, poi del porco demente.
– E dove sarebbe successo?
– Al parco. Eravamo in due, seduti su una panchina, io e uno che leggeva il giornale…
– Ah, c’è anche un testimone! Mi piacerebbe sentire come la racconta quel tizio.
– Lui non ha visto niente. Era tutto preso dal suo giornale. Doveva essere un manager…
– Già, lo sanno tutti: i manager non sono interessati alle ragazze che si denudano nei parchi.
– Che ne so?…
– Insomma, questa strafiga avrebbe fatto il suo spettacolino solo per te. Devi averla proprio eccitata.
– Credo proprio di sì, altrimenti come lo spieghi?
Invece di rispondere, la moglie gli aveva indirizzato un’occhiata di commiserazione ma priva di tenerezza. Questo a lui era dispiaciuto.

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QUOTIDIANA. Un debutto

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Il malessere si manifesta solo in certi casi, non a ogni debutto. Insorge un’ora prima che si alzi il sipario, mentre gli attori sono nei camerini e il regista passeggia inutilmente sulla scena ricapitolando: le prove tutto sommato non sono andate male, il copione tutto sommato funziona, la produzione tutto sommato non è stata più avara di altre volte. Quando il direttore di scena fa il giro annunciando la mezz’ora, il regista ha finalmente capito perché lo spettacolo non potrà funzionare: è sghembo: non c’entra questo o quel passaggio, il ritmo di una scena, un cambio di luce; niente di tutto questo, lo spettacolo è abbastanza simile al disegno mentale originario ma nello stesso tempo non gli assomiglia per niente, come certe creature nelle foto di famiglia, delle quali si dice: “Tutto suo padre, tutto sua madre”, invece non è vero, si sa benissimo che quella presunta somiglianza è solo una piccola piaggeria.
Mentre i primi spettatori entrano in sala, il regista pensa che gli spettacoli hanno vita breve, al massimo entro una settimana (a dir tanto) quello che sta per iniziare sarà sepolto sotto uno strato della solita cipria grigia. Nessuno lo rimpiangerà, non lui, non il pubblico e tanto meno i committenti. Va a sedersi in una delle ultime file della platea: non è una serata peggiore di tante altre, praticamente è già finita.

 

Nunzio La Fauci, Il lettore, coscienza dell’autore (“Doppiozero”)

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“Un libro o, più generalmente, un testo non è un oggetto inerte. È sempre un processo, un’operazione. Vi gioca un ruolo l’autore. Fuori dell’aspetto funzionale, dell’autore, può accadere si sappia poco o nulla: casi celebri, in proposito. Comunque sia, l’autore resta la funzione più esposta dell’operazione testuale, la saliente. “

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L’Aquila, 6 aprile 2009/ 6 aprile 2018

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Dopo il terremoto del 2009, sono tornato all’Aquila tutti gli anni. L’immagine della città di prima si sovrapponeva a quella che il sisma aveva brutalmente rimodellato. Quel gioco di dissolvenze e assolvenze fra il passato prossimo e il presente sviluppava una dinamica cruda ma vitale. Il pensiero che, per cause di forza maggiore, quest’anno potrei non andare, immerge L’Aquila in quel moto ondoso oscillante fra il passato e il passato remoto che è tipico della memoria e che col tempo rischia di far evaporare cose e persone.

CURKILLTHEBLOG – IN FRANCIA I GIARDINI PENSILI PIÙ GRANDI AL MONDO (blog di Barbara Picci)

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“Avete presente i giardini pensili di Babilonia? Sì, parlo di quei meravigliosi (e leggendari) giardini volanti che si narra fossero situati nell’antica città di Babilonia. Ebbene, da questa idea scaturisce il progetto L’Arbre aux Hérons (L’albero degli aironi) ideato dai francesi Les Machines de L’ile. Questo fantastico progetto, infatti, ha l’obiettivo di ricreare i giardini pensili più grandi al mondo dopo quelli, appunto, di Babilonia. Per farlo, è stato utilizzato un grande albero di 114 piedi per oltre 160 piedi di diametro.”
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https://barbarapicci.com/2018/03/29/larbre-aux-herons/

Annamaria Testa, Un gioco narrativo (“NU.Nuovo e Utile”)

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“Giocare questo gioco narrativo è facile: guardate la foto per un po’, passando dai dettagli all’insieme, e poi ancora ai dettagli. Scegliete uno o più personaggi tra gli otto rappresentati. E poi fatevi delle domande.”

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NB https://nuovoeutile.it/un-gioco-narrativo/

 

Mauro Portello, La solitudine non esiste (“Doppiozero”)

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“C’è chi pare vivere in un continuum di serenità complessiva, in uno stato di appagamento globale. Persone che vivono come in un microclima ideale staccato dalla realtà che li circonda. Lì c’è il denaro che aiuta parecchio, ma le atmosfere interiori, si sa, hanno bisogno anche di molto altro. Ci vuole un’energia speciale per dimenticarsi del resto del mondo, cioè della vita altrui.”

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http://www.doppiozero.com/materiali/la-solitudine-non-esiste

La giornata mondiale del teatro

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Nei primi decenni del secolo scorso, si raccontava a Bologna una storia di fonte anonima che, come spesso accade, si era inverata col passare di bocca in bocca.
Racconta la storia che il conte F.B., di illustre casato e di pessime abitudini, era solito picchiare la serva per ogni minima mancanza. L’appartamento del nobiluomo si trovava al primo piano e si affacciava su una piccola piazza del centro storico. Una mattina di giugno, il conte si era abbandonato alle sue abituali intemperanze sulla sfortunata sottoposta, i cui lamenti giungevano all’esterno dalle finestre aperte richiamando l’attenzione di un piccolo capannello di popolo aveva incominciato a brontolare in crescendo contro i soprusi del ricchi. Sentendo quell’embrione di tumulto, il conte uscì sul balcone e si rivolse affabilmente al manipolo dei vocianti: «Non fateci caso, signori, è tutta una finzione!»
Richiuse la finestra e tornò a dedicarsi alla serva.