Luca Billi, Non dobbiamo avere paura del mostro (Nuova Atlantide)

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“Un gruppo di ex dipendenti di Google e Facebook hanno creato un’associazione, chiamata Center for humane tecnology, che ha l’obiettivo di organizzare delle campagne educative per l’uso responsabile delle nuove tecnologie e di denunciare i rischi che queste comportano, specialmente per i più giovani. Si tratta di qualcosa che conoscono assai bene, perché sono gli stessi che hanno realizzato quegli strumenti da cui ora ci mettono in guardia. E che, per inciso, stanno usando anche adesso per questo fine che è senz’altro lodevole.”

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https://www.nuovatlantide.org/non-dobbiamo-paura-del-mostro/

 

Luca De Gennaro. Massimo Cirri, Sette tesi sulla magia della radio (L’Indice)

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https://www.lindiceonline.com/osservatorio/cultura-e-societa/massimo-cirri-sette-tesi-sulla-magia-della-radio/

“Massimo Cirri racconta con amore la bellezza della radio con storie che arrivano da epoche ed esperienze diverse: Bertolt Brecht negli anni trenta preconizza la radio come mezzo “social” che potrebbe non solo trasmettere ma anche dare voce a chi ascolta, Franklin Delano Roosevelt è il primo presidente degli Stati Uniti a rivolgersi settimanalmente agli americani via radio, ogni sabato, chiamandoli “amici miei” e inventando di fatto il format della “radio del caminetto” nello stesso anno, il 1933, in cui Hitler trasforma Radio Berlino in un veicolo di propaganda nazista”

Milo De Angelis, Cosa è la poesia (Doppiozero)

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“Non si scrive ciò che sai ma cominci a saperlo scrivendo. Non si scrive ciò che si ricorda ma si comincia a camminare nella memoria attraverso i sentieri della parola, che ci conducono in luoghi inattesi e insperati.”
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http://www.doppiozero.com/materiali/cosa-e-la-poesia

Il video della domenica. STEVE CUTTS, HAPPINES

Esercitazione sul tema della civiltà di massa che deforma, stritola, uccide. Niente di nuovo, ma i topolini e i panorami urbani pastellati fanno da malizioso contrappunto alle sequenze da incubo che dilatano il nostro quotidiano (complice anche l’uso gastronomico della Carmen di Bizet e del Mattino di Grieg).

Nunzio La Fauci, “Stucchevole” e “melenso” (“Doppiozero”)

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“Tra le parole che oggi non ricorrono tanto quanto dovrebbero o che non ricorrono abbastanza dove forse dovrebbero, ci sono gli aggettivi “stucchevole” e “melenso”. Il secondo specificamente in quel suo valore, venuto alla luce, a quanto pare, ora è poco più di un secolo, che lo avvicina, senza renderlo identico, a “lezioso”, “sdolcinato”, “caramelloso”, “svenevole”.”

leggi il resto dell’articolo: http://www.doppiozero.com/rubriche/46/201712/stucchevole-e-melensohttp://www.doppiozero.com/rubriche/46/201712/stucchevole-e-melenso

Giulio Mozzi, Fantasmi e fughe, un libro di storie (prezioso omaggio dell’autore)

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Per scaricare il libro:
https://raccontareilpaesaggio.files.wordpress.com/2018/03/giuliomozzi_fantasmiefughe.pdf

“Uno scrittore viaggia a piedi per mezza Italia, nell’estate più calda del secolo. Incontra persone, osserva luoghi, sta giorni interi senza parlare con nessuno, vive piccole avventure di inospitalità. Poi torna a casa e racconta la piattezza dell’Emilia, l’orrore della circonvallazione di Bologna, l’interminabilità della costa marchigiana. E, curiosamente, dal racconto di questo viaggio nascono racconti di altri viaggi, sempre a piedi, attraverso città, paesi, stanze, bar, uffici pubblici, corridoi di treno.”

Continua a leggere l’articolo
https://raccontareilpaesaggio.com/2018/03/13/fantasmi-e-fughe-ecco-il-libro-in-omaggio/

 

 

 

 

Laurie Penny, Il mondo vuole delle donne trasparenti (Internazionale)

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Una questione politica
Sono furiosa per la tranquillità con la quale la società sembra guardare alle ragazze che puniscono e trascurano i loro stessi corpi, anche e soprattutto in nome dell’ossessione per la salute.

Sono arrabbiata per tutto il tempo e tutta l’energia che le ultime e intelligentissime generazioni sembrano ancora sprecare per odiarsi e danneggiare i loro corpi, come facevamo noi solamente in maniera leggermente più efficiente. Non sono arrabbiata con loro. Lo sono con il resto di noi perché non ci prendiamo più cura di loro. E più di tutto sono furiosa per la maniera in cui tutto questo è diventato normale.”

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https://www.internazionale.it/opinione/laurie-penny/2018/03/11/donne-trasparenti

 

Raccontare l’arte: “Magritte, le thérapeute” (ROA)

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Mi dicevano che vivevo d’espedienti, che ero un fannullone.
Io che di notte camminavo per sentieri di ciottoli e terra, con il mio bastone che mi sorreggeva durante le folate di vento d’inverno…………
Leggi il resto dell’articolo: https://rivistaonlinedavanguardia.com/2018/03/11/11932/#more-11932

 

Il video della domenica. GIORGIO MORANDI, Non vi è nulla di più astratto e surreale del reale. 4′

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https://www.youtube.com/watch?v=JPwqVWdB0l8

“È vero, ho fatto più nature morte che paesaggi, ma i paesaggi li amavo di più. Ma bisognava viaggiare, e soffermarsi in un posto e nell’altro, e ritornarvi per completare il lavoro.

Se c’era in Italia un giovane pittore che seguiva con passione i nuovi sviluppi dell’arte francese, quello ero io. Nei primi vent’anni di questo secolo, pochissimi italiani erano interessati quanto ero io all’opera di Monet, Cézanne e Seurat.

Il più bel paesaggio del mondo lo so io qual è. È andando su verso Grizzana. A un certo punto c’è una curva, e lì, quando si esce dalla curva, c’è il più bel paesaggio del mondo.

Sappiamo che tutto quanto riusciamo a vedere nel mondo oggettivo come esseri umani, in realtà non esiste così come lo vediamo e lo percepiamo. Per me non vi è nulla di astratto. Peraltro ritengo che non vi sia nulla di più surreale e di più astratto del reale.”

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In questi giorni il nostro blog ha pubblicato il suo post numero mille: molti, anche se riferiti a quasi cinque anni di attività. Probabilmente troppi, ma poche cose tendono a permanere come le piccole manie che si ripetono giorno dopo giorno. Com’è naturale, un certo numero di frequentatori ha cambiato indirizzo, proprio come succede con i bar: li si frequenta tutti i giorni per un anno, poi improvvisamente si sente il desiderio di cambiare, per amore di novità, oppure perché una mattina il caffè ci è sembrato meno buono del solito; ogni tanto qualche antico frequentatore si riaffaccia, come per dire: “Ah, siete sempre lì?”. Nel frattempo altri sono subentrati. Anche loro cambieranno bar quando si accorgeranno che facciamo il caffè più o meno allo stesso modo: dipende dai giorni e da chissà quante altre cose.

 

GALLERIA. Il bacio rubato

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Si sarebbero poi sposati, molti anni più tardi, dopo essersi persi di vista per un bel po’. Tramite una comune amica, lei aveva sempre seguito le vicende di lui: che era emigrato in Germania; che si era fatto la moglie del suo datore di lavoro (piena di soldi, teneva le redini dell’impresa); che lei gli aveva messo in piedi una bella attività di import export; che poi si erano lasciati quando lui aveva conosciuto una pornostar d’origine italiana molto nota in Germania; che lui era diventato impresario e aveva ingaggiato una dozzina di ragazze con le quali andava in giro; che la pornostar si era incazzata di brutto perché lui si dava da fare con tutte e dodici e l’aveva piantato dopo averlo riempito di botte (perché, contrariamente a quanto lui pensava, le pornostar non sono di larghe vedute nella vita privata); che era tornato in Italia facendo il bodyguard di una cantante con la quale aveva avuto una storia tumultuosa finita anche sui giornali; che la manager della cantante lo aveva tolto dai guai perché era sempre stata innamorata di lui, così come la madre della cantante stessa; che fra le tre donne era scoppiata una rissa furibonda in una discoteca per il possesso di lui; che lui ne aveva avuto abbastanza ed era tornato al paese per cercare un po’ di tranquillità. 
Così, ventisette anni dopo quel bacio contro il muro che lui le aveva rubato, si erano sposati. Uscendo dalla chiesa, lei ripercorse rapidamente all’esistenza da talpa che aveva condotto fino a quel momento: l’impiego, rare uscire con qualche collega – tutti sul punto di divorziare – storie di pizza e birra con epiloghi frettolosi. Poco altro, già dimenticato o da dimenticare. Temeva di essere inadeguata quell’esuberante che aveva appena sposato, ma aveva la camminata di chi ha vinto il primo premio a una lotteria. Improvvisamente vedeva le amiche come quelle torpide trote che i ristoratori ingrassano negli stagni per prelevarle con la reticella all’ora del pranzo. Gettando il bouquet alle invitate (un gesto puramente rituale, perché erano tutte sposate), rabbrividì d’orgoglio e fu percorsa da un presentimento di piacere che di lì a poco si sarebbe rivelato del tutto immotivato.

Visita le altre stanze della Galleria
https://radiospazioteatro.wordpress.com/category/galleria/

La Striscia. ALBERTO ARBASINO

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Michelangelo Antonioni 

Il “caso Antonioni” è un prodotto della Stagione dell’Alienazione, spiacevole tema che com’è noto ha portato male a tanti che l’hanno toccato o sfiorato. E’ quindi imbarazzante occuparsene, ormai, tanto più volendone parlar male, perché il regista è uomo assai permaloso: subito si fa vivo per protestare se non condivide i giudizi espressi; non li tollera se non dall’entusiasmo in su; prende come stroncature totali qualsiasi giudizio “misto”; non raccoglie le intenzioni ironiche perché non le vede, però al contrario esige che vengano raccolte talune intenzioni ironiche sue, che nessuno riesce a vedere tranne lui. Come se non bastasse pretende poi (e non di rado le ottiene) due o più recensioni a ciascuna delle sue opere, la seconda sempre molto migliore della prima, e contrassegnata dall’abbandono d’ogni rigore critico. Quindi, tutto difficile, tanto più che occorre difendersi dal tono vagamente ricattatorio dei corifei: il tono del “chi non capisce, è stupido”, “chi non applaude, è un ignorante”, “se non gli piace, peggio per lui”, “chi dice una parola contro, da oggi in poi è squalificato”, che forse involontariamente si è venuto creando intorno ai suoi film. 

Alberto Arbasino, “Ritratti italiani”, Adelphi

Franz Schubert “Alla musica” 3′

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https://www.youtube.com/watch?v=hsjRg1XatAE

Arte meravigliosa, in quante ore grigie, 
Quando il vortice selvaggio della vita mi opprime,
hai infiammato il mio cuore di caldo amore,
mi hai trasportato verso un mondo migliore,
trasportato verso un mondo migliore.

Spesso un sospiro uscente dalla tua arpa,
un tuo dolce, divino accordo,

Mi ha schiuso il cielo dei tempi migliori.
Arte meravigliosa te ne sono grato,
Arte meravigliosa, ti ringrazio.

Mi ha schiuso il cielo dei tempi migliori.
Arte meravigliosa te ne sono grato,
Arte meravigliosa, ti ringrazio.

Letti oggi, i versi di questo lied – del 1817 – possono sembrare enfatici, sovrabbondanti e pomposi. Schubert li ricavò da un poema di Franz Von Schober, e forse non sono fra i più belli della sua produzione liederistica, ma la tessitura musicale li riplasma fornendoli di un’anima che sulla carta rimane un po’ opaca e trasformandoli in un un manifesto del Sublime in musica.