Eugenio Lucrezi, Che lingua parla il dottor Faustroll, patafisico. Su Alfred Jarry (Le parole e le cose)

“Il cittadino Alfred Jarry non deve essere stato, nel corso della sua vita breve e intensa fino  alla furia, un tipo particolarmente ligio alle regole e interessato alle procedure. Si ha l’impressione, anzi, che se ne sia fatto beffe; chissà se per  una deliberata scelta sovversiva o semplicemente perché troppo occupato in fantasticherie che chiedevano di farsi azione all’istante, e risolutamente.”

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A spasso con Mister Hyde. L’oca giuliva

“Se l’Io non riconosce l’Ombra e non intesse con essa legami di parziale accettazione e di parziale dominio, l’Ombra facilmente si autonomizza e finisce per instaurare un regime di anarchico disordine all’interno della personalità. Questa può anzi, per così dire, venir “assorbita” dall’Ombra resasi autonoma e vivere a livelli inferiori di esperienza di conoscenza e di reazione creativa, degradando in tal modo l’intera esistenza, con conseguenze che possono variamente collocarsi lungo la mappa che va dal tragicomico alla catastrofe decisamente tragica.”
(dalla prefazione di Mario Trevi a “Il dottor Jekyll e Mister Hyde”, di Robert Louis Stevenson)


Walter Siti, MAMBO ITALIANO. IL TALK POLITICO COME ARTE ENGAGÉE (Le parole e le cose)

Vittorio-Sgarbi

“I talk politici presumono di fare il punto sull’attualità e mettono sul piatto nientemeno che il comportamento degli spettatori nell’urna elettorale, dunque sono costretti a respingere qualunque sospetto di “montatura” (anche se ogni tanto qualche fuori-onda li smaschera) – sono, per dir così, spettacoli in buona fede, forse neppure voluti da chi li produce, li scaletta, li improvvisa e li recita; canovacci da commedia dell’arte ma senza Arlecchini o Brighella professionisti, con attori inconsapevoli o addirittura controvoglia.”

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Galleria. Lo stress del mattino

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«La vita è già così complicata», pensava Elisabetta, «che è proprio da stupidi guastarsi l’umore con certe piccolezze.» Anche quella mattina, poco prima di uscire, si ripeteva la solita tragedia: Teddy pretendeva di andarsene fuori così com’era nonostante il rigore invernale. Era incominciato un estenuante patteggiamento: del cappottino nemmeno parlarne perché secondo lui faceva vecchio bacucco, così Elisabetta aveva ripiegato su un giubbotto, ma Teddy l’aveva liquidato subito in quanto troppo tamarro; l’unico indumento che sembrava disposto a indossare era il coordinato di cotone con la maglietta e righe e i pantaloncini blu. Elisabetta aveva gridato: «Ma sei scemo? È il 18 gennaio!», ed erano partite due sculacciate. Poi gli inevitabili sensi di colpa e il tentativo di un compromesso: «Passi per il coordinato – è una follia, speriamo che non mi arrestino – ma se vuoi uscire devi metterti anche il cappuccio di pelo.» Come tutta risposta, Teddy si era denudato sostenendo che i due capi non erano compatibili. Ed eccoli lì, in entrata, impegnati in un deprimente braccio di ferro. Il temperamento autocritico di Elisabetta la portava a dirsi che in fondo la colpa era sua: una volta aveva letto su una rivista che è un errore molto diffuso diventare amici dei propri figli. Una madre deve fare la madre e basta.

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La Lega in palcoscenico

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https://ilnuovolevante.it/attualita/aida-al-carlo-felice-un-migrante-africano-ospitato-a-recco-interpreta-un-africano-e-la-lega-si-lamenta/

“Quando è troppo, è troppo!”, si deve essere detto il consigliere regionale della Lega Franco Senarega. “Non basta che questi migranti ci sottraggano la raccolta dei pomodori, adesso vengono a occupare anche i nostri palcoscenici, sia pure come comparse!”. Il caso è scoppiato intorno a Frank Amoah, originario del Gambia, scritturato dal Teatro Carlo Felice di Genova come guerriero per la messa in scena dell’Aida, insieme ad altri quattordici africani. Fanno quindici posti di lavoro sottratti agli italiani. Il consigliere Franco Senarega, prima di impugnare la bandiera con su scritto “A chi l’opera lirica? A noi!” (e in nota: gli italiani), ha sfogliato Leggere lo spettacolo, di Anne Ubersfeld (è uno dei suoi testi più essenziali, ma non c’era tempo da perdere) ricavandone un ammaestramento utile e anche di pronto uso politico: il teatro è finzione. Di qui, la proposta del consigliere neoregista: prendere quindici robusti giovanotti bianchi e dipingerli adeguatamente. L’idea non è originale,  ma segna l’ingresso della Lega nel vivo della creazione artistica teatrale, quindi è in qualche modo storica. Purtroppo, come accade a molti teorici, anche il Senarega cade sul terreno produttivo; agli attuali prezzi di mercato, una confezione di make up marrone da 20 milligrammi costa 4, 50 euro. Ora, dipende da quanto intensamente si vogliano colorare i quindici ragazzi bianchi, ma almeno un paio di scatolette di “Aqua make up” a testa bisogna metterle in conto solo per il viso. E poi ci sono quindici toraci (presumibilmente importanti, visto che si tratta di guerrieri) da pennellare, per non parlare delle gambe. Insomma, rispetto agli africani autentici, ci sarebbe un sovrapprezzo di un migliaio di euro, a dir poco. Ci sarebbe un’altra soluzione a costo zero, alla quale il Senarega non ha pensato, per africanizzare le comparse bianche: si potrebbero ripescare nel magazzino costumi della rai, della quale la Lega conosce i meandri, le calzamaglie che indossavano le soubrette (Kessler comprese) ai tempi di Bernabei; basterebbe immergerle nel tè per qualche ora e si otterrebbe un perfetto colore egizio. La calzamaglia agli italiani.

Nube di parole, ridefinire la pratica culturale con la co-scrittura (Minima et Moralia)

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“Il grande linguista danese Louis Hjemlsev diceva che il compito del linguaggio era quello di proiettare una rete di relazioni e di correlazioni sulla nuvola amorfa del pensiero. Ma che cosa succede quando le parole stesse assomigliano pericolosamente a quella stessa nube senza forma che dovrebbero aiutare a precisare e articolare?”

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http://www.minimaetmoralia.it/wp/nube-parole-scrittura-collettiva/

L’affare Halloween

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Dalle “Locande delle streghe” all’agenzia di viaggi Halloween, alla pasticceria “Dolcetto o scherzetto”: sono oltre 150 in Italia le imprese che si ispirano in vari modi alla festa di Halloween. I settori interessati, tra bar, ristoranti, locali, parchi divertimento, organizzatori di feste, commercio di giocattoli sono però 330 mila con un giro d’affari annuale di circa 29 miliardi di euro.
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https://www.ildenaro.it/halloween-affari-29-mld-euro-interessate-oltre-300-mila-imprese-16-mila-napoli/

 

Intervista impossibile a Umberto Eco. Sessant’anni di televisione (e di società) (Doppiozero)

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“Mi scusi, professor Eco: vorrei proporle un’intervista; ho visto che è uscita una grossa raccolta di suoi scritti sulla televisione, ci sono dentro cose molto belle; e, poi, è uno spaccato di storia italiana e non solo italiana…
Mio Dio, non bastavano le centinaia di interviste che ho rilasciato in vita, adesso anche le interviste impossibili… che fra l’altro, ho inventato io, con Manganelli, Arbasino e gli altri… Ci divertivamo moltissimo. E adesso mi vuole sottoporre a una specie di contrappasso!”

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https://www.doppiozero.com/materiali/intervista-impossibile-umberto-eco

La scomparsa di Keiichiro Kimura, il creatore de L’Uomo Tigre (da Artribune)

 

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“Kimura ha realizzato 3 serie per un totale di 105 puntate, in cui viene raccontata la storia di Naoto Date, un bambino cresciuto in un orfanotrofio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Un giorno, visitando uno zoo, Naoto si imbatte in una gabbia di felini, e in questo momento capisce di voler diventare forte come una tigre per combattere le ingiustizie del mondo. Scappa dall’orfanotrofio ed entra a fare parte della Tana delle Tigri…”

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https://www.artribune.com/dal-mondo/2018/10/morto-tokyo-disegnatore-keiichiro-kimura-uomo-tigre/

Poeti morti di vecchiaia, racconto di Gian Marco Griffi (Argo)

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Ci sono solo due categorie di poeti, quelli morti suicidi e quelli no.
Solo i morti suicidi potevano essere considerati poeti, ha detto, quelli non morti suicidi “hanno solo scritto poesie”.
Gli ho chiesto in quale categoria rientrasse lui, e mi ha risposto che rientrava nella categoria di quelli che sono in attesa di entrare a far parte di una delle due categorie.
I poeti viventi, ha detto, non sono poeti propriamente detti, scrivono poesie in attesa che la Storia della Poesia possa incasellarli in una delle due categorie.
(…)
Naturalmente, ha detto, tra quelli che non sono morti suicidi esistono numerose sottocategorie, come peraltro tra quelli che sono morti suicidi.

Leggi il racconto:
http://www.argonline.it/poeti-morti-di-vecchiaia-racconto-di-gian-marco-griffi/