Quinto Parmeggiani, Il cipiglio dell’ironia

A un anno dalla scomparsa, pubblichiamo un ricordo di Quinto Parmeggiani.

Non bisognava vederlo solo sul palcoscenico, dove proponeva una misura stralunata e impeccabile , ma anche frequentarlo dopo il teatro e lontano dal teatro. E non perché Quinto fosse uno di quei temperamenti che amano le tavolate conviviali: tutt’altro. Per dare un’idea, più volte abbiamo cenato insieme dopo lo spettacolo, ma io e lui, da soli. Aveva cura di scegliere un ristorante lontano da quello che ospitava la compagnia, perché ciò che detestava era proprio la tavolata “degli attori”, con le loro battute e il loro cicaleccio. Ciò che lo interessava era la sintonia, il dialogo, il confronto: non solo con gli esseri umani (pochi, pochissimi per volta), ma con il copione e con lo spettacolo. Il copione, soprattutto, era il suo terreno preferito, anzi il punto di partenza dal quale muovere per cercare i nessi con la letteratura, la politica, la cultura. A volte questa ricerca era sproporzionata all’oggetto in questione (il copione), ma il mestiere dell’attore impone anche questo, era così anche negli anni d’oro del teatro che Quinto visse: non si può sempre recitare Strindberg e Goldoni (con la regia di Missiroli), bisogna anche affrontare copioni più, come dire?, di pronto uso e di solido riscontro al botteghino. Quinto si sottometteva a questa dura legge del mestiere teatrale con un certo  malumore (per usare un eufemismo), che sulla scena si traduceva in uno straniamento un po’ metafisico e di una acuminata comicità, come può essere comico il disagio di un nobiluomo costretto a mescolarsi con i più trucidi abitanti della Suburra. Lo straniamento lo accompagnava anche fuori scena, ce ne si accorgeva se lo si accompagnava nella vita quotidiana: i suoi dialoghi – spontanei e tuttavia drammaturgicamente impeccabili – con gli osti, i ristoratori, le cameriere erano improntati a una teatralità asciutta, fredda, carica di ironia e soprattutto di autoironia. Gli sono grato non solo di aver lavorato con lui, ma anche di essere stato testimone, spettatore e in qualche modo complice di questo teatro dell’ironia quotidiana che pochi hanno avuto la fortuna di conoscere.

Slovacchia, designer lanciano ‘case pubblicità per homeless’

Grandi cartelloni pubblicitari, prismi a base triangolare innalzati rispetto al terreno come delle palafitte, con all’interno uno spazio abitabile. Riservato ai senza casa. È l’idea lanciata da un’agenzia di architetti e creativi slovacchi, Design Develop, e nominata ‘Gregory Project‘.
Progetto, spiega il sito ufficiale dell’iniziativa, che parte da un dato di fatto, il fenomeno degli homeless come ”questione globale”, sempre più alla ribalta negli ultimi due decenni. Un problema, quello delle persone senza casa, che potrebbe essere mitigato ”da una nuova funzione dei cartelloni pubblicitari” immaginati dagli architetti slovacchi.

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Ecco di cosa si è parlato quest’anno in Italia (“Engage”)

Su Twitter le persone si connettono, twittano, apprendono, discutono e hanno conversazioni, condividono le loro opinioni e ascoltano nuovi punti di vista. Per questo, analizzare quello di cui si parla su Twitter può essere un utile barometro per capire quali sono i temi che hanno attirato di più l’attenzione delle persone.
Ecco allora di cosa si è parlato quest’anno su Twitter in Italia.

Leggi il resto dell’articolo: https://www.engage.it/social/ecco-di-cosa-si-e-parlato-questanno-su-twitter-in-italia/169928#9HyKeC9rEKT24zD1.97

Le più belle copertine di riviste del 2018 (Il Post)

È uscita la selezione delle migliori copertine di giornali e riviste dell’anno curata dal sito Coverjunkie. Come sempre ce ne sono moltissime del New York Times Magazine, di Time e Vogue, mentre di italiane ce ne sono due: quella di Rolling Stone con la bandiera LGBT, e una del mensile di lifestyle maschile Icon. Rispetto agli anni passati la raccolta è un po’ meno sperimentale e propone riviste che probabilmente già conoscete, perlomeno se siete un po’ appassionati. Sfogliarla è comunque interessante…

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Leggi tutto l’articolo: https://www.ilpost.it/2018/12/15/copertine-riviste-2018/

I post più graditi dell’anno

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/12/il-timoniere-gentile-addio-a-gianluigi-pizzetti/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/10/15/la-paura-vien-di-notte-dino-buzzati-la-goccia/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/12/17/chiaroscuri-900-iii-il-poeta-dentro-e-fuori-corrado-govoni/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2015/03/10/tutti-gli-anni-nel-giro-di-un-valzer-katherine-mansfield-il-suo-primo-ballo/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/11/la-commozione-della-commozione/

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 4. FANTANATALE

https://soundcloud.com/alberto-gozzi-890487993/fantanatale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Come saranno i nostri Natali fra qualche secolo? Ce lo raccontano i grandi autori della fantascienza e del fantastico, da Aasimov a Clarke a Buzzati e altri: una proiezione nel futuro che ci riporta, con un vertiginoso viaggio circolare, all’irrealtà del nostro presente.

Ascolta anche:
Fuga dal Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17459
Gli ingredienti del Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17485
Natale all’italiana:

https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17492

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 2 GLI INGREDIENTI DEL NATALE

https://soundcloud.com/faustroll-1/gli-ingredienti-del-natale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Il presepe, la poesia che il bimbo recita in piedi sulla sedia, i buoni sentimenti che per un giorno fanno sentire migliori sono gli ingredienti di una festa vissuta da molti come una rappresentazione giunta alla trecentesima replica,con gli attori che recitano stancamente le battute e i costumi logorati da una troppo lunga tournée. Eppure questa rappresentazione deve andare in scena,ineluttabile, ogni anno; per non subirla come una condanna o come un pedaggio che si versa controvoglia alla Tradizione, si può ricorrere a un’altra finzione più sfaccettata e gioiosa, quella della letteratura. Le invenzioni degli autori convenuti sul nostro palcoscenico disegnano sette scorci di sette Natali che ci permettono di rileggere questa festa con le lenti dell’intelligenza e del cuore.

Ascolta anche: Fuga dal Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17459

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 1. JOHN GRISHAM, FUGA DAL NATALE

https://soundcloud.com/faustroll-1/grisham-fuga-dal-natale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Con Fuga dal Natale John Grisham si è concesso un divertimento che lo porta lontano, per una volta, dal giallo giudiziario e dal monumentale impegno del best seller. A cercarlo bene, qualche elemento di suspense si ritrova anche nella storia di questa coppia di coniugi di mezza età che progettano di ribellarsi ai riti (e alle inutili spese) del Natale: riusciranno i nostri ribelli improvvisati a resistere alle pressioni della loro piccola comunità alla quale appaiono improvvisamente come eversori delle tradizioni e dell’ordine costituito? Il plot è semplice, ma questo è il suo bello, perché l’autore gioca con la “variazione sul tema” come lo chef malizioso reinventa i piatti della tradizione aggiungendovi sapori inediti e imprevedibili. Nell’avventurarsi su un terreno così diverso da quello dei suoi più noti romanzi, Grisham procede con un passo agile e leggero che ricorda un genere ormai classico della cultura americana, la commedia alla Neil Simon; la riscrittura scenica, modellata sul radioteatro, ha assecondato la vocazione comica del testo originale, intervenendo, occorre dirlo, con una certa libertà. Confidiamo che l’autore, sicuramente un uomo di spirito, non se ne dispiacerebbe

Il video del mercoledì. A teatro nello scannatoio

https://www.lettera43.it/it/video/rissa-scuola-gela-natale-video/35055/

Quello che è andato in scena in contrada Albani Roccella (Gela) è forse l’embrione di un teatro del nuovo millennio. La rissa che ha coinvolto due madri (e i rispettivi familiari) che si contendevano il posto migliore per riprendere col cellulare il video dello spettacolino rappresenta un mutamento – non si sa quanto definitivo – della fruizione dell’evento teatrale. Anzitutto, la vanificazione dell’evento stesso: non è importante ciò che si va a vedere, ma la sua registrazione, cioè il suo possesso –  poco importa che una registrazione video sia una poltiglia di immagini indecifrabili, ciò che conta è che sia frutto mio, del mio ingegno e del mio strumento; spesso ingegno e strumento vengono vissuti come fortemente interdipendenti, o addirittura come coincidenti: un Apple iPhone xs (256 GB, € 1.359,00) non può che essere una bellissima regia, visto il prezzo. Un altro mutamento sostanziale riguarda il pubblico. La vecchia pratica del teatro rendeva gli habitué un po’ complici, quasi membri di un circolo senza tessera, legati da una consuetudine striata di noia e quasi di affetto; le avanguardie del pubblico del nuovo millennio entrano in teatro dopo aver fatto il quotidiano pieno di aggressività sui social, e dagli insulti scritti passa alle mani per contendersi la ripresa di un video che proprio sui social dovrebbe trovare la sua consacrazione. Il cerchio si chiude.  Il Nuovo sposta il baricentro dal palcoscenico alla platea, trasformata in Arena del Popolo; per ora sono soltanto graffi e schiaffi, ma come tutte le civiltà anche quella teatrale necessita di tempo per decantarsi. Le società calcistiche hanno qualche motivo di preoccupazione; come tutte le dee, anche la Violenza è capricciosa e, se s’invaghisce del teatro, una Fedra recitata davanti a una platea/scannatoio, potrebbe diventare più appetibile di una partita Juventus/Inter. Attendiamo curiosi.

Matteo Nucci, Nei luoghi di Aristotele. Dove è nato il senso critico (Minima et Moralia)

“Passeggiare è la parola d’ordine. Peripatein dicevano gli antichi. E fu qui, nel 335 a.C. che Aristotele cominciò a spingere i suoi studenti a rendere quel gesto uno stato d’animo capace di diventare simbolo. Cosa accadeva passeggiando attorno al ginnasio di Apollo Licio potremmo dirlo in una parola.
Nella grande scuola che Aristotele qui fondò, chiamata Liceo da Apollo e soprannominata Peripato per via delle lezioni itineranti, fu istituzionalizzato per la prima volta un sistema di studi capace di esaltare ciò che segna la storia del pensiero europeo: il senso critico.”

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http://www.minimaetmoralia.it/wp/nei-luoghi-aristotele-nato-senso-critico/

Liborio Conca, Questione di virgole: viaggio attraverso la letteratura (Minima et Moralia)

Nel libro citi diversi scrittori, a partire da quel Dante in apertura. Se ti faccio tre nomi, riusciresti a descrivere la punteggiatura di ciascuno di loro, il loro modo di usarla, l’importanza che riveste nelle loro opere? Ti direi: Cesare Pavese, Carlo Emilio Gadda, Pier Vittorio Tondelli.

Se posso cominciare con una locuzione definitoria per ciascuno direi: Pavese, orologiaio luminoso; Gadda, funambolo cerebrale; Tondelli, pragmatico sincopato. Ho scelto poi due esempi che, mi pare, contengono, in miniatura, il loro universo interpuntivo.

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Guida pratica alle parolacce dell’antica Roma (L’inkiesta)

Anche i latini imprecavano, smoccolavano, lanciavano invettive e cedevano al turpiloquio. Senza i pochi graffiti che si sono conservati avremmo conosciuto solo quelle più letterarie. E ci saremmo persi un mondo linguistico colorito e vivace, di strada ma espressivo

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https://www.linkiesta.it/it/article/2018/11/27/guida-pratica-alle-parolacce-dellantica-roma/40040/

Stefano Jossa, La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana (Le parole e le cose)

«Le chiedo se sarebbe disponibile a supportare la miacandidatura per una borsa di studio». La frase suona come una richiesta disostegno in ambito accademico, piuttosto formale e cortese: nessunosospetterebbe che fino a un secolo fa avrebbe significato una richiesta disostegno fisico, come se il richiedente volesse che lo si aiutasse a non cadereoppure gli si tenesse la mano. In fondo, un’altra metafora del sostegno a unconcorso è «dare una spinta» (o «spintarella», ovvero «dare un calcio» o«calcione»), come se l’attività intellettuale non potesse essere espletatasenza un preliminare intervento fisico. «Supportare», infatti, voleva dire«reggere, mantenere, sostenere». E’ solo dalla metà del secolo scorso, per uncalco dall’inglese to support, che supportare ha cominciato asignificare «sostenere moralmente, aiutare, appoggiare»: a partire, sembra, daun titolo su una rivista americana durante la prima campagna elettoraleitaliana dopo il Fascismo, negli anni Quaranta del Novecento, «Sopportiamo De Gasperi»(nel senso, ovviamente, di «supportiamo»).

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Roberta Errico, Chi cerca giustizia viene bollato come cretino, dimostrò Sciascia (The Vision)

Una sintesi eccellente della vita politica di Sciascia e della sua poetica la fornì lo scrittore statunitense Gore Vidal: “Sciascia è di sinistra, ma come pochi italiani è un ‘migliorista’. E la sua vena empirica è destinata a sbalordire molti italiani politicizzati. Ha idee, ma non ideologia, in un Paese dove l’ideologia politica è tutto e le idee politiche sono poco conosciute”. 

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