“Forse la lunghissima transizione italiana è arrivata al suo compimento. In silenzio, e quasi di nascosto, il 15 febbraio 2019 potrebbe diventare una data storica. La data in cui uno Stato, l’Italia, muore.”
“È istruttivo leggere le biografie che accompagnano il libro di un autore, specie gli autori di fama, e specialmente le biografie in forma di cronologia. Lì l’autore sembra sempre una specie di maniaco, che passa il tempo solo a scrivere libri (nel caso di un cosiddetto scrittore), frequenta scrittori o editori, partecipa a convegni sulla scrittura, insegna scrittura o letteratura, dibatte di libri, incontra occasionalmente una o più scrittrici, scambia con loro lettere sulla scrittura, che saranno preziose per capire i suoi scritti… ma come? io dico, ottant’anni tutti così? mai che si dica che in quel periodo aveva in testa il trasloco e non pensava che al trasloco, e si angosciava per il trasloco; o che in quel periodo faceva le parole crociate perché non gli veniva in mente altro, e notate che questi fatti minori magari hanno più peso sulle scritture di un convegno di critici o di un’assemblea d’avanguardia. È che sono tutte cose perdute, allora si preferisce l’intertestualità, come se la sua scrittura si alimentasse solo dei libri altrui, e imparasse la vita dai libri.”
“Le opere d’arte, per evitare di essere fagocitate dalla reificazione e dalla mercificazione insite nell’economia museale come nel grande collezionismo privato, dovrebbero «mimare la propria morte per evitarla»: un espediente che Kiefer accentua, affermando la necessità che ogni opera si stagli in uno splendido isolamento, incapace di trasmettere qualsiasi principio estetico o valore etico. La sola funzione ch’esse dovrebbero adempiere sarebbe quella di porsi come un’utopia negativa: un’utopia che abbia rinunciato a porsi come un positivo. L’arte – nota Kiefer sul margine di un disegno di Victor Hugo – «appartiene alle cose irrappresentabili, che tuttavia possiedono una presenza»; ed è grazie a questa irresolubile contraddizione ch’essa, nel tempo attuale, riesce a riscattarsi dal puro mimetismo e al tempo stesso a fungere da negazione della realtà presente.”
ATTRICE – Prima ch’io muoia – fiamme, crudeli fiamme! ricevete la mia maledizione. Che il tuo letto di nozze ti torturi il cuore, ti bruci il sangue, te lo faccia bollire per desiderio di pronta vendetta. – Povero cuore mio, la fiamma è intollerabile! – Possa tu vivere per esser padre di bastardi, che il ventre tuo generi mostri, e possiate morire insieme, tra i peccati, odiati, scherniti, maledetti! Oh… oh… ATTORE – Visse mai creatura più nefanda?
È passata da poco la mezzanotte a New York, il calendario segna la data del 15 settembre 2008; all’interno di una lussuosa stanza d’affari di un grattacielo di vetro e acciaio della Grande Mela, sono riuniti alcuni tra i più importanti personaggi della finanza americana, altri sono collegati in conference call. Quella notte il tempo sembra fare brutti scherzi: un attimo appare veloce e inesorabile, un altro lento e moderato.L’aria che si respira non è delle migliori, le voci si accavallano e si rincorrono, i pensieri sembrano sfuggire ad ogni logica e le carte sui tavoli sembrano rigurgitare solo numeri col segno negativo. Ore 01:45 ad un tratto il tempo si ferma…
Dizionarietto che ci portiamo in eredità dall’anno scorso; ci affliggerà anche il prossimo anno?
“Se chi parla male, pensa male (adagio morettiano, a sua volta manifesto di una passata stagione), come parla la maggioranza gialloverde? Come si insulta? E, di conseguenza, che idea ha del mondo? Ecco una rassegna che parte da una affermazione di Beppe Grillo: la convinzione che metà delle persone non capisca quel che ascolta.
“In questo periodo, di enormi rivoluzioni tecnologiche e sociali, masse di illetterati radicate nei nuovi sistemi urbani cercano emozioni e svago nelle fiere, nelle grandi esposizioni, nella letteratura, per occupare quella particolare forma di tempo che oggi chiamiamo tempo libero. “
Di nuovo sul treno sabato ventisette ottobre alle quattordici e cinquantotto Ancora Padova… Sembra che io vada sempre negli stessi posti ma è solo perché non ho avuto tempo di scrivere i resoconti delle ultime settimane Così adesso li recupero a memoria A memoria o per associazione di idee: per esempio la sala dove farò il mio recital fra un’ora e mezza
“Criticare una voce autorevole di Repubblica equivale tout court a essere, più o meno consapevolmente, “di destra”? Credo di no, anche se molto è stato fatto, in Italia, negli ultimi vent’anni perché le cose potessero sembrare proprio così…”
«Qualunque perdita fa provare la strana sensazione di aver perso tutto insieme all’essere o all’oggetto che sono scomparsi. Sicuramente perché c’è qualcuno o qualcosa che ci manca da sempre e ogni nuova defezione ce ne ricorda l’assenza». È un ragionamento del protagonista e voce narrante di Piena, il nuovo romanzo di Philippe Forest (Fandango, traduzione di Gabriella Bosco), vincitore nel 2016 del PremioLangue Française e del Premio Franz Hessel, un pensiero che può essere considerato come il nucleo del lavoro di Forest negli ultimi vent’anni, fin da Tutti i bambini tranne uno, il suo esordio del ’97 in cui raccontava la morte di cancro di Pauline, la sua bambina.
Certo io non farei il mago se potessi tornare a lavorare per bene, con la tuta e i contributi. Mica è colpa mia se non mi chiamano più. Io lo so: non mi chiamano più, è inutile che aspetto. È inutile anche cercare, l’ho capito, i posti sono tutti presi da tempo. O il mago o vuotare gli appartamenti. Fare il mago non è difficile, basta osservare il verso dei capelli per sapere se uno dorme bene o preoccupato, osservare se gli balla il piede sotto la sedia. L’importante è fare una faccia impressionata mentre si legge la mano, scuotere la testa, mettere paura, insomma, dargli un’emozione in cambio di quei due soldi, e alla fine aprirsi in previsioni felici, rallegrarsi tanto. Tanto, ma senza esagerare: è un’arte, mi creda.