Come fare propaganda elettorale. Gli 11 punti di Goebbels (“Sul romanzo”)

Come fare propaganda elettorale senza rischiare di venire accusati di nazifascismo? Perché diciamocela chiaramente: in questo periodo una delle accuse che con maggiore frequenza si sta muovendo a una parte politica è quella di promuovere ideali nazifascisti.Senza voler entrare nel merito di queste accuse perché ognuno dei lettori potrà farsi o si sarà già fatta un’idea in perfetta autonomia, oggi vi vogliamo presentare gli undici punti elaborati da Goebbels per fare una perfetta propaganda elettorale. Chi era Joseph Goebbels? Era uno dei massimi gerarchi nazisti, dal 1933 al 1945 ricoprì il ruolo di Ministro della Propaganda, incarico che portò avanti con tale competenza che, dopo la morte di Hitler, fu addirittura scelto come Cancelliere del Reich. Incarico che ricoprì, per ovvie ragioni, solo per pochissimi giorni.  Non vogliamo sostenere una somiglianza completa dell’attuale modo di fare propaganda elettorale con la strategia individuata da Goebbels ma invitare semmai a riflettere su come alcuni di questi punti possano risultare ancora di profonda attualità e su come forse sia essenziale cominciare a declinare diversamente il nostro modo di portare avanti una campagna elettorale.

1. Principio della semplificazione e del nemico unico
È necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

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25 aprile. Piero Calamandrei, Camerata Kesserling

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che – anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento.
A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

25 aprile. Paul Éluard, Libertà

Illustrazione di Fernand Léger per il poema Liberté

Scritto nel 1942 durante l’occupazione nazista della Francia.

Sui miei quaderni di scolaro
sulla mia cattedra e sugli alberi
sulla sabbia sulla neve
scrivo il tuo nome

Su tutte le pagine lette
su tutte le pagine bianche
pietra sangue carta o cenere
scrivo il tuo nome

Sulle immagini dorate
sulle armi dei guerrieri
sulle corone dei re
scrivo il tuo nome

Sulla giungla e sul deserto
sui nidi e sui cespugli
sull’eco della mia infanzia
scrivo il tuo nome

Sulla meraviglia delle notti
sul pane bianco dei giorni
sulle stagioni fidanzate
scrivo il tuo nome

Su tutti i miei stracci d’azzurro
sullo stagno sole marcito
sul lago luna viva
scrivo il tuo nome

Sul campo sull’orizzonte
sulle ali degli uccelli
e sul mulino delle ombre
scrivo il tuo nome

Su ogni sbuffo d’aurora
sul mare sulle barche
sulla montagna demente
scrivo il tuo nome

Sulla spuma delle nuvole
sui sudori della tempesta
sulla pioggia spessa e scipita
scrivo il tuo nome

Sulle forme scintillanti
sulle campane dei colori
sulla verità fisica
scrivo il tuo nome

Sui sentieri risvegliati
sulle strade dispiegate
sulle piazze che trabordano
scrivo il tuo nome

Sul lume che s ’accende
sul lume che si spegne
sulle mie ragioni riunite
scrivo il tuo nome

Sul frutto tagliato in due dello specchio
e della mia stanza
sul mio letto conchiglia vuota
scrivo il tuo nome

Sul mio cane goloso e tenero
sulle sue orecchie drizzate
sulla sua zampa maldestra
scrivo il tuo nome

Sulla pedana della mia porta
sugli oggetti familiari
sul flusso benigno del fuoco
scrivo il tuo nome

Su ogni carne accordata
sulla fronte dei miei amici
su ogni mano che si tende
scrivo il tuo nome

Sul vetro della sorpresa
sulle labbra intenerite
ben al di sopra del silenzio
scrivo il tuo nome

Sui miei rifugi distrutti
sui miei fari crollati
sui muri della mia noia
scrivo il tuo nome

Sull’assenza senza desiderio
sulla solitudine nuda
sui gradini della morte
scrivo il tuo nome

Sulla salute ritornata
sul rischio scomparso
sulla speranza senza ricordo
scrivo il tuo nome

E per il potere d’una parola
ricomincio la mia vita
sono nato per conoscerti
per nominarti

Libertà.

“Con un algoritmo ho inventato una pagina Facebook pro Salvini con frasi senza senso” (Fanpage)

“Ma quanti siete??? Oggi mi avete regalato in questi mesi”. Si, è vero, non significa nulla. Ma basta metterci sotto la faccia sorridente di Matteo Salvini ed ecco che arrivano le reazioni: in due ore 85 condivisioni e quasi 700 like. Niente male, per una pagina Facebook che di iscritti ne conta poco meno di 13mila: ha risposto 1 utente su 18, oltre il 5%, che in confronto alle interazioni sulle altre pagine è una percentuale altissima. Il segreto della pagina “Siamo tutti con te, Matteo”, però, è un altro.

Continua a leggere: https://napoli.fanpage.it/pagina-facebook-salvini-napoli/

Marco Nicastro, Psicopatologia dei programmi televisivi (Le parole e le cose)

“Molti sono i programmi che chiamano persone note e meno note a mettersi a nudo, sia fisicamente che emotivamente. Ciò manda a chi guarda un messaggio molto chiaro: non c’è niente di privato in sé stessi da non poter essere condiviso con gli altri, anche se sconosciuti, e che per star meglio con basta sfogarsi e liberarsi di ciò che della propria storia personale fa ancora soffrire.”

Leggi l’articolo: http://www.leparoleelecose.it/?p=35266#_ftn1

Il video della domenica. Maria Dolores Pesce, Il confine dentro di noi. BORDER, di Ali Abbasi

Spesso il “Mito”, come funzione della conoscenza, è servito a disegnare e interpretare la mappa della nostra interiorità, topos che si aggrappa per riconoscersi nei luoghi perduti e dimenticati che ci attraversano come i sentieri di una fitta foresta nordica. Destinazione desiderata e lì celata la nostra più profonda identità. “Border – Creature di confine” è un film che si appropria del racconto gotico dello svedese John Ajvide Lindqvist, memoria suggestiva e fascinatoria dei miti nordici di genti e specie perdute come i fantasiosi Troll, e costruisce una storia che sta dentro l’oggi, l’oggi delle diversità, delle sopraffazioni, delle menzogne, l’oggi che spesso abbiamo introiettato segnando dentro di noi confini che ci hanno diviso, dall’altro sempre imprescindibile e infine da noi stessi e dalle nostre diversità interiori forse meglio celate. Questo film di Ali Abbasi, iraniano naturalizzato svedese e ora in Danimarca è una scoperta in sé e di sé, anzi è un insieme di scoperte a partire dalla protagonista. Ciò che scopre, però, non è tanto la sua origine e la sua natura “altra”, quanto piuttosto che in questa natura “altra” albergano affetti, sentimenti e desideri che ci rendono simili e veri anche nei confronti degli altri. Un film inaspettato sulle “eguali-diversità” che ci attraversano come i sentieri del bosco.

Maria Dolores Pesce

Galleria. Il salamino tuscolano

Erano le 13.50 quando Giorgio Manganelli rilesse l’incipit di quello che sarebbe stato uno dei suoi più lucidi saggi (ma forse in quel momento non poteva ancora rendersene conto), La letteratura come menzogna: “Qualche tempo fa, durante una discussione, qualcuno citò: «Finché c’è al mondo un bimbo che muore di fame, fare letteratura è immorale». Qualcun altro chiosò: «Allora, lo è sempre stato».
Era un attacco forte e quasi provocatorio, sul quale l’autore sostò fin verso le 14. Il prosieguo gli era chiaro, ma quando si accinse a scriverlo gli venne da pensare, per quelle strane e incomprensibili interferenze che spesso affliggono gli autori, allo stato del suo frigorifero; non era particolarmente miserevole, ma non andava oltre la solita ordinaria amministrazione. L’autore era combattuto fra due sentimenti opposti: da un lato temeva di perdere quel bello slancio iniziale, dall’altro gli pareva che due etti di salamino tuscolano abbinati un paio di carciofi alla giudia avrebbero propiziato quella sua fatica appena intrapresa. Fortunatamente, il pizzicarolo sotto casa era ancora aperto, e comunque non chiudeva mai del tutto, lasciava sempre la serranda a metà – era un po’ scomodo per la schiena, ma ne valeva la pena.

Nubi senza cielo (National Geografic Italia)

Bemdnaut Smilde crea nuvole nei luoghi in cui non si troverebbero in natura. Le sue installazioni durano cinque secondi – 10 al massimo – poi svaniscono.
Il suo progetto, Nimbus, indaga sull’effetto creato dalla visione di una nuvola in ambientazioni come l’interno di una chiesa, di un museo o di un castello. La brevità della scena ne acuisce l’intensità.

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T.S. Eliot, Attratti da questo amore, alla voce di questo richiamo

Alfred Kubin, L’ora della morte

Ciò che chiamiamo principio è spesso la fine
e finire non che è principiare.
La fine è donde si parte. Ed ogni frase
e proposizione giusta (dove ogni parola è a casa sua,
al suo posto per sorreggere le altre:
la parla né malsicura né pretenziosa,
d’un facile commercio tra il vecchio e il nuovo;
la parola corrente, esatta senza volgarità,
la parola scelta, precisa ma non pedantesca,
in copia perfetta che danzano insieme)
ogni frase e proposizione è una fine e un principio,
ogni poesia è un epitaffio. E qualsiasi azione
è un passo verso la mannaia, verso il fuoco, giù dentro la gola marina
o verso una pietra indecifrabile; e così è donde si parte.
Noi moriamo con i morenti:
ecco, essi se ne vanno, e noi con loro.
E nasciamo coi morti:
ecco, essi tornano, e ci portano con loro.
L’attimo della rosa e quello della pianta di tasso
sono d’uguale durata. Un popolo senza storia
non si redime dal tempo, perché la storia è un disegno intessuto
d’attimi senza tempo. Così, mentre la luce declina
nel vespro invernale, in una cappella solitaria
la storia è ora e tutta l’Inghilterra.
Con l’attrazione di questo Amore, e la voce di questo Richiamo
non tralasceremo l’esplorazione
e la fine di tutto il nostro esplorare
sarà di giungere donde partimmo
e conoscerne il luogo per la prima volta.
Al di là del cancello ignoto e rammemorato
quando ciò della terra rimane a scoprire
e quello che fu il principio;
alla sorgente del fiume interminabile
la voce della cascata nascosta
e i bambini nella pianta del melo
sconosciuti, perché non li cercammo
ma uditi, appena uditi, nella quiete
fra due onde del mare.
Presto ora, qui, ora, sempre –
una condizione di totale semplicità
(che non costa meno del tutto)
e tutto sarà bene e
ogni sorta di cosa sarà bene
quando le fiamme lingueggianti s’incurvano
nell’annodata corona di fuoco
e il fuoco e la rosa sono una cosa sola.

Traduzione di Emilio Cecchi

Roberta Errico, Più una società si allontana dalla verità più odierà quelli che la dicono, ci insegnò George Orwell (The Vision)

“È difficile non cogliere l’attualità delle opere di George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, e delle sue riflessioni su temi come la corruzione, il tradimento e più in generale gli orrori che può generare una società capitalista e individualista come quella in cui viviamo. L’odierno scenario della politica e della società civile, italiana e di altre democrazie occidentali, può trovare sufficienti corrispondenze, e trarre insegnamenti, in quanto raccontato da Orwell nel romanzo breve La fattoria degli animali del 1945.”

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https://thevision.com/cultura/george-orwell/



Mauro Piras. Condorcet, un manifesto per la scuola (Le parole e le cose)

La scuola è in crisi, sembra. Se ne parla solo in negativo: aggressioni a docenti, bullismo, tetti che crollano; oppure, più in generale, scarsi risultati degli studenti italiani, alti tassi di dispersione, bassi stipendi e bassa considerazione dei docenti. E così via. La percezione diffusa è che la scuola italiana sia travolta da un declino irresistibile. Le due interpretazioni più accreditate di questa crisi sono speculari: una è “non c’è più la scuola di una volta”; la seconda è “la scuola è sotto attacco”.

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Anna Irene Cesarano, Roland Barthes prevede l’oggi: Il fascismo della lingua (Wolf)

 ‘La lingua è fascista’. Così disse Roland Barthes (1915-1980), nella sua lezione inaugurale al Collège de France nel 1977: è fascista non perché impedisce di dire ma al contrario perché “obbliga a dire” (Colombo, 2013, p.139).Barthes si riferiva al sistema dei segni e alla sua costrizione, e per Michel Foucault a dire di sé – allargando il loro discorso vien da pensare in parallelo ai tempi d’oggi ed “al dire di sé sul web 2.0”.
Di certo non c’è mai stata epoca nella storia umana che abbia conosciuto una tale esplosione ed esposizione degli esseri umani alle relazioni comunicative (Colombo, 2013), come quella attuale. Una situazione iper-comunicativa che la società attuale vive e in parte soffre, che accentua alcune caratteristiche e peculiarità dei contenuti trasmessi, non sempre funzionali, ma sempre attinenti alla dimensione della “socievolezza”, così come diceva Simmel, ovvero quel tipo di relazione adatto a far provare piacere, più che a rendere utile la comunicazione.

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I cento anni di Ferlinghetti (Le parole e le cose)

Oggi Lawrence Ferlinghetti compie cento anni. Per omaggiarlo, pubblichiamo la nota che Marco Cassini ha scritto per Scoppi urla risate, la raccolta di poesie di Ferlinghetti appena pubblicata da Sur per la traduzione di Damiano Abeni, da cui sono tratte le due poesie in coda. 

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