Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 1. JOHN GRISHAM, FUGA DAL NATALE

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Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Con Fuga dal Natale John Grisham si è concesso un divertimento che lo porta lontano, per una volta, dal giallo giudiziario e dal monumentale impegno del best seller. A cercarlo bene, qualche elemento di suspense si ritrova anche nella storia di questa coppia di coniugi di mezza età che progettano di ribellarsi ai riti (e alle inutili spese) del Natale: riusciranno i nostri ribelli improvvisati a resistere alle pressioni della loro piccola comunità alla quale appaiono improvvisamente come eversori delle tradizioni e dell’ordine costituito? Il plot è semplice, ma questo è il suo bello, perché l’autore gioca con la “variazione sul tema” come lo chef malizioso reinventa i piatti della tradizione aggiungendovi sapori inediti e imprevedibili. Nell’avventurarsi su un terreno così diverso da quello dei suoi più noti romanzi, Grisham procede con un passo agile e leggero che ricorda un genere ormai classico della cultura americana, la commedia alla Neil Simon; la riscrittura scenica, modellata sul radioteatro, ha assecondato la vocazione comica del testo originale, intervenendo, occorre dirlo, con una certa libertà. Confidiamo che l’autore, sicuramente un uomo di spirito, non se ne dispiacerebbe

Il video del mercoledì. A teatro nello scannatoio

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Quello che è andato in scena in contrada Albani Roccella (Gela) è forse l’embrione di un teatro del nuovo millennio. La rissa che ha coinvolto due madri (e i rispettivi familiari) che si contendevano il posto migliore per riprendere col cellulare il video dello spettacolino rappresenta un mutamento – non si sa quanto definitivo – della fruizione dell’evento teatrale. Anzitutto, la vanificazione dell’evento stesso: non è importante ciò che si va a vedere, ma la sua registrazione, cioè il suo possesso –  poco importa che una registrazione video sia una poltiglia di immagini indecifrabili, ciò che conta è che sia frutto mio, del mio ingegno e del mio strumento; spesso ingegno e strumento vengono vissuti come fortemente interdipendenti, o addirittura come coincidenti: un Apple iPhone xs (256 GB, € 1.359,00) non può che essere una bellissima regia, visto il prezzo. Un altro mutamento sostanziale riguarda il pubblico. La vecchia pratica del teatro rendeva gli habitué un po’ complici, quasi membri di un circolo senza tessera, legati da una consuetudine striata di noia e quasi di affetto; le avanguardie del pubblico del nuovo millennio entrano in teatro dopo aver fatto il quotidiano pieno di aggressività sui social, e dagli insulti scritti passa alle mani per contendersi la ripresa di un video che proprio sui social dovrebbe trovare la sua consacrazione. Il cerchio si chiude.  Il Nuovo sposta il baricentro dal palcoscenico alla platea, trasformata in Arena del Popolo; per ora sono soltanto graffi e schiaffi, ma come tutte le civiltà anche quella teatrale necessita di tempo per decantarsi. Le società calcistiche hanno qualche motivo di preoccupazione; come tutte le dee, anche la Violenza è capricciosa e, se s’invaghisce del teatro, una Fedra recitata davanti a una platea/scannatoio, potrebbe diventare più appetibile di una partita Juventus/Inter. Attendiamo curiosi.

Matteo Nucci, Nei luoghi di Aristotele. Dove è nato il senso critico (Minima et Moralia)

“Passeggiare è la parola d’ordine. Peripatein dicevano gli antichi. E fu qui, nel 335 a.C. che Aristotele cominciò a spingere i suoi studenti a rendere quel gesto uno stato d’animo capace di diventare simbolo. Cosa accadeva passeggiando attorno al ginnasio di Apollo Licio potremmo dirlo in una parola.
Nella grande scuola che Aristotele qui fondò, chiamata Liceo da Apollo e soprannominata Peripato per via delle lezioni itineranti, fu istituzionalizzato per la prima volta un sistema di studi capace di esaltare ciò che segna la storia del pensiero europeo: il senso critico.”

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Liborio Conca, Questione di virgole: viaggio attraverso la letteratura (Minima et Moralia)

Nel libro citi diversi scrittori, a partire da quel Dante in apertura. Se ti faccio tre nomi, riusciresti a descrivere la punteggiatura di ciascuno di loro, il loro modo di usarla, l’importanza che riveste nelle loro opere? Ti direi: Cesare Pavese, Carlo Emilio Gadda, Pier Vittorio Tondelli.

Se posso cominciare con una locuzione definitoria per ciascuno direi: Pavese, orologiaio luminoso; Gadda, funambolo cerebrale; Tondelli, pragmatico sincopato. Ho scelto poi due esempi che, mi pare, contengono, in miniatura, il loro universo interpuntivo.

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Guida pratica alle parolacce dell’antica Roma (L’inkiesta)

Anche i latini imprecavano, smoccolavano, lanciavano invettive e cedevano al turpiloquio. Senza i pochi graffiti che si sono conservati avremmo conosciuto solo quelle più letterarie. E ci saremmo persi un mondo linguistico colorito e vivace, di strada ma espressivo

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Stefano Jossa, La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana (Le parole e le cose)

«Le chiedo se sarebbe disponibile a supportare la miacandidatura per una borsa di studio». La frase suona come una richiesta disostegno in ambito accademico, piuttosto formale e cortese: nessunosospetterebbe che fino a un secolo fa avrebbe significato una richiesta disostegno fisico, come se il richiedente volesse che lo si aiutasse a non cadereoppure gli si tenesse la mano. In fondo, un’altra metafora del sostegno a unconcorso è «dare una spinta» (o «spintarella», ovvero «dare un calcio» o«calcione»), come se l’attività intellettuale non potesse essere espletatasenza un preliminare intervento fisico. «Supportare», infatti, voleva dire«reggere, mantenere, sostenere». E’ solo dalla metà del secolo scorso, per uncalco dall’inglese to support, che supportare ha cominciato asignificare «sostenere moralmente, aiutare, appoggiare»: a partire, sembra, daun titolo su una rivista americana durante la prima campagna elettoraleitaliana dopo il Fascismo, negli anni Quaranta del Novecento, «Sopportiamo De Gasperi»(nel senso, ovviamente, di «supportiamo»).

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Roberta Errico, Chi cerca giustizia viene bollato come cretino, dimostrò Sciascia (The Vision)

Una sintesi eccellente della vita politica di Sciascia e della sua poetica la fornì lo scrittore statunitense Gore Vidal: “Sciascia è di sinistra, ma come pochi italiani è un ‘migliorista’. E la sua vena empirica è destinata a sbalordire molti italiani politicizzati. Ha idee, ma non ideologia, in un Paese dove l’ideologia politica è tutto e le idee politiche sono poco conosciute”. 

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Eugenio Lucrezi, Che lingua parla il dottor Faustroll, patafisico. Su Alfred Jarry (Le parole e le cose)

“Il cittadino Alfred Jarry non deve essere stato, nel corso della sua vita breve e intensa fino  alla furia, un tipo particolarmente ligio alle regole e interessato alle procedure. Si ha l’impressione, anzi, che se ne sia fatto beffe; chissà se per  una deliberata scelta sovversiva o semplicemente perché troppo occupato in fantasticherie che chiedevano di farsi azione all’istante, e risolutamente.”

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A spasso con Mister Hyde. L’oca giuliva

“Se l’Io non riconosce l’Ombra e non intesse con essa legami di parziale accettazione e di parziale dominio, l’Ombra facilmente si autonomizza e finisce per instaurare un regime di anarchico disordine all’interno della personalità. Questa può anzi, per così dire, venir “assorbita” dall’Ombra resasi autonoma e vivere a livelli inferiori di esperienza di conoscenza e di reazione creativa, degradando in tal modo l’intera esistenza, con conseguenze che possono variamente collocarsi lungo la mappa che va dal tragicomico alla catastrofe decisamente tragica.”
(dalla prefazione di Mario Trevi a “Il dottor Jekyll e Mister Hyde”, di Robert Louis Stevenson)


Walter Siti, MAMBO ITALIANO. IL TALK POLITICO COME ARTE ENGAGÉE (Le parole e le cose)

Vittorio-Sgarbi

“I talk politici presumono di fare il punto sull’attualità e mettono sul piatto nientemeno che il comportamento degli spettatori nell’urna elettorale, dunque sono costretti a respingere qualunque sospetto di “montatura” (anche se ogni tanto qualche fuori-onda li smaschera) – sono, per dir così, spettacoli in buona fede, forse neppure voluti da chi li produce, li scaletta, li improvvisa e li recita; canovacci da commedia dell’arte ma senza Arlecchini o Brighella professionisti, con attori inconsapevoli o addirittura controvoglia.”

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