Susanna Turco, Borghesucci, radical-chic, rosiconi: il dizionario di ingiurie e derisioni di Lega e M5S

Dizionarietto che ci portiamo in eredità dall’anno scorso; ci affliggerà anche il prossimo anno?


“Se chi parla male, pensa male (adagio morettiano, a sua volta manifesto di una passata stagione), come parla la maggioranza gialloverde? Come si insulta? E, di conseguenza, che idea ha del mondo? Ecco una rassegna che parte da una affermazione di Beppe Grillo: la convinzione che metà delle persone non capisca quel che ascolta.

Leggi il resto dell’articolo: http://espresso.repubblica.it/palazzo/2018/11/20/news/da-borghesucci-a-rosiconi-il-dizionario-di-ingiurie-e-derisioni-di-lega-e-movimento-5-stelle-1.328782

Lorenzo Di Paola, L’arte della scrittura e la vile mercificazione del libro (“Grado Zero”)

“In questo periodo, di enormi rivoluzioni tecnologiche e sociali, masse di illetterati radicate nei nuovi sistemi urbani cercano emozioni e svago nelle fiere, nelle grandi esposizioni, nella letteratura, per occupare quella particolare forma di tempo che oggi chiamiamo tempo libero. “

Leggi il resto dell’articolo: https://www.rivistagradozero.com/2018/09/11/larte-della-scrittura-e-la-vile-mercificazione-del-libro/

Tiziano Scarpa, Benedette parole (Il primo amore)

Di nuovo sul treno 
sabato ventisette ottobre 
alle quattordici e cinquantotto 
Ancora Padova… 
Sembra che io vada sempre negli stessi posti 
ma è solo perché non ho avuto tempo 
di scrivere i resoconti delle ultime settimane 
Così adesso li recupero a memoria 
A memoria o per associazione di idee: 
per esempio la sala 
dove farò il mio recital fra un’ora e mezza

Continua a leggere:  
http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article4089

Emanuele Zinato, Alessandro Baricco e lo Zeitgeist (Le parole e le cose)

“Criticare una voce autorevole di  Repubblica equivale tout court a essere, più o meno consapevolmente,  “di destra”?  Credo di no, anche se molto è stato fatto, in Italia, negli ultimi vent’anni perché le cose potessero sembrare proprio così…”

Leggi il resto dell’articolo: http://www.leparoleelecose.it/?p=34628

Giorgio Vasta, Storie di fantasmi: “Piena”, il nuovo libro di Philippe Forest (Minima et Moralia)

«Qualunque perdita fa provare la strana sensazione di aver perso tutto insieme all’essere o all’oggetto che sono scomparsi. Sicuramente perché c’è qualcuno o qualcosa che ci manca da sempre e ogni nuova defezione ce ne ricorda l’assenza». È un ragionamento del protagonista e voce narrante di Piena, il nuovo romanzo di Philippe Forest (Fandango, traduzione di Gabriella Bosco), vincitore nel 2016 del PremioLangue Française e del Premio Franz Hessel, un pensiero che può essere considerato come il nucleo del lavoro di Forest negli ultimi vent’anni, fin da Tutti i bambini tranne uno, il suo esordio del ’97 in cui raccontava la morte di cancro di Pauline, la sua bambina.

Leggi il resto dell’articolo: http://www.minimaetmoralia.it/wp/storie-fantasmi-piena-romanzo-philippe-forest/

Le figurine di Radiospazio, Il mago, ma non tanto

Certo io non farei il mago se potessi tornare a lavorare per bene, con la tuta e i contributi. Mica è colpa mia se non mi chiamano più. Io lo so: non mi chiamano più, è inutile che aspetto. È inutile anche cercare, l’ho capito, i posti sono tutti presi da tempo. O il mago o vuotare gli appartamenti. Fare il mago non è difficile, basta osservare il verso dei capelli per sapere se uno dorme bene o preoccupato, osservare se gli balla il piede sotto la sedia. L’importante è fare una faccia impressionata mentre si legge la mano, scuotere la testa, mettere paura, insomma, dargli un’emozione in cambio di quei due soldi, e alla fine aprirsi in previsioni felici, rallegrarsi tanto. Tanto, ma senza esagerare: è un’arte, mi creda.

Quinto Parmeggiani, Il cipiglio dell’ironia

A un anno dalla scomparsa, pubblichiamo un ricordo di Quinto Parmeggiani.

Non bisognava vederlo solo sul palcoscenico, dove proponeva una misura stralunata e impeccabile , ma anche frequentarlo dopo il teatro e lontano dal teatro. E non perché Quinto fosse uno di quei temperamenti che amano le tavolate conviviali: tutt’altro. Per dare un’idea, più volte abbiamo cenato insieme dopo lo spettacolo, ma io e lui, da soli. Aveva cura di scegliere un ristorante lontano da quello che ospitava la compagnia, perché ciò che detestava era proprio la tavolata “degli attori”, con le loro battute e il loro cicaleccio. Ciò che lo interessava era la sintonia, il dialogo, il confronto: non solo con gli esseri umani (pochi, pochissimi per volta), ma con il copione e con lo spettacolo. Il copione, soprattutto, era il suo terreno preferito, anzi il punto di partenza dal quale muovere per cercare i nessi con la letteratura, la politica, la cultura. A volte questa ricerca era sproporzionata all’oggetto in questione (il copione), ma il mestiere dell’attore impone anche questo, era così anche negli anni d’oro del teatro che Quinto visse: non si può sempre recitare Strindberg e Goldoni (con la regia di Missiroli), bisogna anche affrontare copioni più, come dire?, di pronto uso e di solido riscontro al botteghino. Quinto si sottometteva a questa dura legge del mestiere teatrale con un certo  malumore (per usare un eufemismo), che sulla scena si traduceva in uno straniamento un po’ metafisico e di una acuminata comicità, come può essere comico il disagio di un nobiluomo costretto a mescolarsi con i più trucidi abitanti della Suburra. Lo straniamento lo accompagnava anche fuori scena, ce ne si accorgeva se lo si accompagnava nella vita quotidiana: i suoi dialoghi – spontanei e tuttavia drammaturgicamente impeccabili – con gli osti, i ristoratori, le cameriere erano improntati a una teatralità asciutta, fredda, carica di ironia e soprattutto di autoironia. Gli sono grato non solo di aver lavorato con lui, ma anche di essere stato testimone, spettatore e in qualche modo complice di questo teatro dell’ironia quotidiana che pochi hanno avuto la fortuna di conoscere.

Slovacchia, designer lanciano ‘case pubblicità per homeless’

Grandi cartelloni pubblicitari, prismi a base triangolare innalzati rispetto al terreno come delle palafitte, con all’interno uno spazio abitabile. Riservato ai senza casa. È l’idea lanciata da un’agenzia di architetti e creativi slovacchi, Design Develop, e nominata ‘Gregory Project‘.
Progetto, spiega il sito ufficiale dell’iniziativa, che parte da un dato di fatto, il fenomeno degli homeless come ”questione globale”, sempre più alla ribalta negli ultimi due decenni. Un problema, quello delle persone senza casa, che potrebbe essere mitigato ”da una nuova funzione dei cartelloni pubblicitari” immaginati dagli architetti slovacchi.

Leggi il resto dell’articolo: http://www.ansamed.info/nuova_europa/it/notizie/rubriche/cultura/2014/07/02/slovacchia-designer-lanciano-case-pubblicita-per-homeless_4e8919cb-0915-4f8f-a450-f8e064991937.html

Ecco di cosa si è parlato quest’anno in Italia (“Engage”)

Su Twitter le persone si connettono, twittano, apprendono, discutono e hanno conversazioni, condividono le loro opinioni e ascoltano nuovi punti di vista. Per questo, analizzare quello di cui si parla su Twitter può essere un utile barometro per capire quali sono i temi che hanno attirato di più l’attenzione delle persone.
Ecco allora di cosa si è parlato quest’anno su Twitter in Italia.

Leggi il resto dell’articolo: https://www.engage.it/social/ecco-di-cosa-si-e-parlato-questanno-su-twitter-in-italia/169928#9HyKeC9rEKT24zD1.97

Le più belle copertine di riviste del 2018 (Il Post)

È uscita la selezione delle migliori copertine di giornali e riviste dell’anno curata dal sito Coverjunkie. Come sempre ce ne sono moltissime del New York Times Magazine, di Time e Vogue, mentre di italiane ce ne sono due: quella di Rolling Stone con la bandiera LGBT, e una del mensile di lifestyle maschile Icon. Rispetto agli anni passati la raccolta è un po’ meno sperimentale e propone riviste che probabilmente già conoscete, perlomeno se siete un po’ appassionati. Sfogliarla è comunque interessante…

1

Leggi tutto l’articolo: https://www.ilpost.it/2018/12/15/copertine-riviste-2018/

I post più graditi dell’anno

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/12/il-timoniere-gentile-addio-a-gianluigi-pizzetti/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/10/15/la-paura-vien-di-notte-dino-buzzati-la-goccia/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/12/17/chiaroscuri-900-iii-il-poeta-dentro-e-fuori-corrado-govoni/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2015/03/10/tutti-gli-anni-nel-giro-di-un-valzer-katherine-mansfield-il-suo-primo-ballo/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/11/la-commozione-della-commozione/

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 4. FANTANATALE

https://soundcloud.com/alberto-gozzi-890487993/fantanatale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Come saranno i nostri Natali fra qualche secolo? Ce lo raccontano i grandi autori della fantascienza e del fantastico, da Aasimov a Clarke a Buzzati e altri: una proiezione nel futuro che ci riporta, con un vertiginoso viaggio circolare, all’irrealtà del nostro presente.

Ascolta anche:
Fuga dal Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17459
Gli ingredienti del Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17485
Natale all’italiana:

https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17492

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 2 GLI INGREDIENTI DEL NATALE

https://soundcloud.com/faustroll-1/gli-ingredienti-del-natale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Il presepe, la poesia che il bimbo recita in piedi sulla sedia, i buoni sentimenti che per un giorno fanno sentire migliori sono gli ingredienti di una festa vissuta da molti come una rappresentazione giunta alla trecentesima replica,con gli attori che recitano stancamente le battute e i costumi logorati da una troppo lunga tournée. Eppure questa rappresentazione deve andare in scena,ineluttabile, ogni anno; per non subirla come una condanna o come un pedaggio che si versa controvoglia alla Tradizione, si può ricorrere a un’altra finzione più sfaccettata e gioiosa, quella della letteratura. Le invenzioni degli autori convenuti sul nostro palcoscenico disegnano sette scorci di sette Natali che ci permettono di rileggere questa festa con le lenti dell’intelligenza e del cuore.

Ascolta anche: Fuga dal Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17459