EVA FUTURA. Le suggestioni degli spettatori

eva fantascienzaAbbiamo appena debuttato, e dal pubblico nascono le prime suggestioni, le prime variazioni sul tema, le prime fantasticherie. Questa è una bizzarra rilettura di Eva futura in chiave fantascientifica che ci ha inviato un amico del blog.

coupone eva giovedì domenica

EVA FUTURA. Appunti da un’anteprima. Fra sorrisi e sganci

08. camera SARCOFAGOLa scenografia del video di cui si parla (senza gli attori)

8 – 13 dicembre Teatro Astra

Dunque, ieri pomeriggio abbiamo fatto una prova generale aperta, quasi un’anteprima. Non era proprio una vera anteprima perché non c’erano inviti ufficiali, ma è solo una questione formale. Come si dice in questi casi, tutto andava liscio. Il pubblico gradiva. Sorrideva, direi, per quanto si poteva capire dalle nuche e anche da qualche fremito sonoro. I sorrisi delle nuche sono materia di discussione fra i coinvolti. Vengono contabilizzati e mappati: “Hanno sorriso almeno cinque volte”; “Credevo che a quel punto avrebbero sorriso, invece niente, rigidi come stoccafissi”; “Però hanno sorriso un minuto dopo”; “Beh, lì non me lo aspettavo proprio. Pubblico imprevedibile”.
Probabilmente c’erano anche dei sorrisi interiori, non rilevati.
Questione dei sorrisi a parte, tutto, dicevo, andava liscio.
Ma.
Ma quando ormai si profilava la parola fine (perché c’è anche la parola fine, come nei film) il penultimo video incomincia a sganciarsi, a emettere dei rapidi flash, come succede in certi collegamenti televisivi con gli inviati impalati che non se ne accorgono e continuano a parlare a singhiozzo. Ora, degli inviati non importa niente a nessuno, nel senso che il flusso del racconto torna in studio e il conduttore ridacchia e ripara come può; in uno spettacolo, lo sgancio può essere devastante, soprattutto perché può preludere a un altro sgancio. Il quale, come temevo, ci fu ­– e il secondo sgancio di solito è l’introibo allo sgancio finale. Questi sganci, bisogna dirlo, non durarono, più di un battito delle ciglia, ma quei frammenti di tempo furono sufficienti per farmi maledire l’idea di inserire dei video in uno spettacolo teatrale: mi dicevo che per duemila anni si erano fatti spettacoli senza video. Fra l’altro, il video in questione scioglieva un nodo narrativo che sarebbe stato fastidioso risolvere in altro modo: l’androide viene sistemato nel contenitore, ed è meglio non aggiungere altro per non guastare, eccetera. Comunque lo sgancio definitivo non ci fu. Così, la generale/anteprima finì con una piccola macchia, come tutte le generali perbene.

coupone eva giovedì domenica

EVA FUTURA. Prima della prima (di questa sera)

Dal blog del TPE, i personaggi di Eva Futura si autoritraggono in poche parole, ma così poche che non ci si può distrarre neanche per un attimo.

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EVA NELLA METRO, molti anni dopo

imageIl métro di Parigi fu inaugurato in occasione dell’Expo 1900, quattordici anni dopo la pubblicazione di Eva futura. Fra i tanti temi che s’intrecciano nel romanzo di Villiers de L’Isle Adam sono centrali quelli del futuro e del progresso, disegnati con una penna sottile e beffarda. Lo striscione del nostro spettacolo che campeggia nelle stazioni della metro torinese sembra concludere oggi un percorso circolare allusivo e piacevolmente contraddittorio.

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Il black out rivelatore

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Durante le prove di ieri, non abbiamo potuto proiettare, per alcune ore, i video che abbiamo realizzato in chroma key, una decina di inserti che solo in un quattro momenti si combinano con gli attori: per lo più sono brevissime sequenze autonome dal punto di vista narrativo: potremmo definirli microracconti compiuti che fanno progredire l’azione di qualche centimetro, ma che non assolvono soltanto a questa funzione (nulla è puramente funzionale, su un palcoscenico): la loro natura fredda, altra, artificiosa (attori che diventano fantasmi di attori per riacquistare un attimo più tardi la loro compiutezza umana) dilata il tessuto scenico rendendo più elastica la scatola teatrale – è un aprire di tanto in tanto la finestra per respirare un’aria diversa, magari più freddina: si torna ritemprati alle proprie occupazioni, oppure, dipende dai temperamenti, si rimpiange quell’altrove che si è appena sbirciato e si pensa come sarebbe appagante un’Eva futura realizzata tutta in video con innumerevoli scenari colorati che si avvicendano grazie alla versatilità del chroma key.
Tornando alle prove di ieri, la notizia che per un paio d’ore non sarebbe stato possibile proiettare i video (ragioni tecniche) è stata accolta come un piccolo lutto, specialmente dagli attori – a me sembrava un fastidio, ma superabile: avremmo potuto provare le numerose scene senza video, mettere a fuoco alcuni passaggi non ancora ben risolti, insomma il lavoro non mancava. Ne abbiamo discusso per un paio d’ore, fino a quando la luce dei video non è ritornata, e come dopo un black out (di natura prevalentemente spirituale, direi) gli attori hanno battuto le mani, bimbi sottratti al buio, oppure privati ingiustamente di un giocattolo. In quel momento ho capito che lo spettacolo, ahimè, era pronto.

EVA FUTURA. Il mistero della donna perduta e irreperibile

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Questa icona che (forse) sta perseguitando gli amici del blog da qualche tempo è stata generata alcuni mesi fa dal connubio fra il fotogramma di un’attrice degli anni Cinquanta (forse), protagonista di un film fantascientifico e da un’immagine trovata in rete. Si può dire (certamente) che sia nata prima della stesura del copione, quindi molto prima di questo allestimento che stiamo portando a termine; ce lo possiamo immaginare –  questo mezzobusto di donna glaciale ma allusiva, determinata ma curiosa (ecc.) – seduto sul nulla di un copione ancora da scrivere e di uno spettacolo ancora da pensare. Di questa donna (di questa attrice) è stata perduta l’identità, nessuno degli addetti ai lavori ricorda chi sia. Forse qualche amico del blog l’ha vista per caso in una maratona cinematografica dedicata alla fantascienza rétro, ma se non riusciremo a identificarla non avrà molta importanza, la conserveremo come si fa con i fossili che affiorano durante le gite in montagna: tracce di individui non conoscibili ai quali dobbiamo qualcosa.

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Un trio di fantasmi

 

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8 -13 dicembre Teatro Astra

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La fotografia, scattata durante una prova tecnica, non documenta un momento dello spettacolo ma rappresenta lo stato dei lavori in cui ci troviamo. I due personaggi sulla sinistra, Lord Ewald e la serva Molly, agiscono in un video realizzato col chroma  key; il personaggio sulla destra, Alicia Clary appare in semitrasparenza dietro uno specchio magico: un trio di fantasmi che fluttuano sulle pareti perimetrali della scena vuota. Fra un attimo entreranno in scena gli attori e scatterà un rapporto instabile fra il vivo e l’ectoplasma, fra la presenza e l’assenza. Su questo rapporto stiamo lavorando nell’ultima settimana di prove; sono giorni in cui all’etereo dei fantasmi si contrappone la fisicità della macchina scenica che deve essere messa a punto passaggio per passaggio.

(In scena, Rocco Rizzo, Anna Montalenti, Fiorenza Pieri)

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. La Costumiera

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8 – 13 dicembre Teatro Astra

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 Stiamo per trasferirci nello spazio in cui si svolgerà lo spettacolo. Per ora, la scena e la platea si confondono spesso, e le fotografie creano curiose commistioni; qui, la costumista Augusta Tibaldeschi si occupa del giovane Lord Ewald (Rocco Rizzo) ancora fresco di scena. L’inquadratura e la natura stessa della fotografia, che è ingannatrice, provoca un istantaneo (chissà se casuale?) teatrino, e Augusta diventa per un attimo personaggio: di sapore, direi, goldoniano. Quando ho visto la foto, mi è sembrato che sottintendesse una battuta sul genere di: “Per un Cavaliere della sua qualità, non guardo a queste piccole cose. Di queste salviette ne ho parecchie, e le serberò per Vostra Signoria illustrissima.” La Costumiera.

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Romantico o Carattere, è solo questione di trucco

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In questi giorni di chroma key, compaiono i costumi e con essi il trucco. Augusta Tibaldeschi si chiude in camerino per lunghe sedute con le attrici. Gli attori, mezzi in costume, girellano come mariti che aspettano le mogli per la messa domenicale di mezzogiorno. Non sanno che fare, il trucco degli attori maschi è ai nostri giorni essenziale o addirittura inesistente. L’attesa favorisce le memorie.
Moltissimi anni fa, fui coautore di un progetto teatrale che poteva essere concepito solo nel clima scapestrato e temerario della neoavanguardia italiana: la riscrittura de I promessi sposi basata sulla seconda stesura del romanzo, Gli sposi promessi. Come si può immaginare, la compagnia era piuttosto numerosa, anche se inevitabilmente “sotto organico” rispetto all’innumerevole folla dei personaggi manzoniani.
La truccatrice arrivò tardi, giusto un’oretta prima dello spettacolo, ma era una donna molto pratica, aveva manipolato innumerevoli nasi antichi, coevi di Sergio Tofano e annerito centinaia di sopracciglia tentacolari come quelle di Memo Benassi. Gli attori le sfilavano davanti a passettini brevi, uno dietro l’altro, in atteggiamento da penitenti del Venerdì Santo, e come certe anziane devote che si dilungano su peccati immaginari, pretendevano di coinvolgere la Confessora in maniacali indagini sulla psicologia del loro personaggio; la Manipolante, naturalmente, non ci cadeva e prima ancora che aprissero bocca li metteva sotto la doccia scozzese di una domanda perentoria: “Romantico o Carattere?”. Sparato a bruciapelo, il quesito richiedeva una prontezza critica che non tutti possedevano. Per alcuni fu relativamente facile ascrivere Don Abbondio al Carattere e l’Innominato, con i suoi tormenti, al Romantico, ma quando venne il turno dei Bravi, l’attore che impersonava il Griso cadde nella perplessità: quella ghigna ammiccava al carattere ma contrastava col personaggio che non aveva nessuna traccia di comico. La faccenda rischiava di farsi lunga, non meno della fila dei postulanti, così l’esperta truccatrice decise un supplemento d’indagine risolutivo: “Insomma, chi è questo Griso?” “Un bandito.” “Allora è romantico. Avanti il prossimo.”

Il video della domenica. MARCO FERRERI, IL BANCHETTO DI PLATONE

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Della parola amore la nostra quotidiana contemporaneità è piena, e, come spesso accade oggi, alla ripetitività si accompagna il progressivo svuotamento di senso. Così si perde ogni suggestione o corrispondenza non soltanto con la sua natura di sentimento, per diventare quasi una semplice etichetta “commerciale” buona ad ogni uso e consumo, ma soprattutto si perde progressivamente ogni contatto con la sua essenza profonda che va oltre la stessa singola relazione con la quale siamo ormai indotti ad identificarla. Per ritornare al fondo del suo significare sincero, alla matrice della sua potenza (si sarebbe detto un tempo) è quindi utile ed efficace riascoltare le parole dell’antico filosofo che legge dalle labbra della sacerdotessa Diotima l’origine e la natura di Eros da cui tutto è nato anche se sembriamo essercene dimenticati. Marco Ferreri in un suo film del 1989 ormai dimenticato (Il Banchetto di Platone) ci accompagna, con discrezione ed insieme con grandissima efficacia narrativa e drammaturgica, a scoprire “eros” non solo come sentimento ma soprattutto come energia che ci attraversa, motore intimo dell’umanità, prevalentemente declinato nella nostra contemporaneità in desiderio, ma che si concentra e quasi si esaurisce nella “ricerca” (di ciò che non si ha o non si ha più), come movimento insieme metafisico ed esistenziale, oltre che psicologico.

Maria Dolores Pesce

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Il difficile viaggio da Ovidio ai Baci Perugina.

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In questo frammento di copione, i personaggi sono due: di Thomas Edison, si sa, è il famoso scienziato, inventore e imprenditore, padre della lampadina e di mille altre meraviglie che traghetteranno il XIX secolo nella modernità. Ewald (meglio: Lord Ewald) è un personaggio di forti radici letterarie con i piedi e il cuore ancora ben saldati nell’Ottocento; ama una giovane cantante bella quanto anafettiva, Miss Alicia Clary, dalla quale si attende palpiti che non verranno mai, ed è così romantico da pensare addirittura di tirarsi una pallottola in fronte per uscire dall’antico spasimo amoroso/esistenziale: “ego nec tecum nec sine te vivere possum”, un long seller immarcescibile che ha attraversato i secoli, da Ovidio ai Baci Perugina. Nel suo viaggio dal romanzo di Villiers de L’Isle Adam alla scena, questo Eva futura sceglie la strada del pastiche, in cui convivono linguaggi e registri diversi, spesso contrastanti, se non addirittura stridenti, che oscillano fra la commedia e il melodramma. Una parodia del romanzo, dunque? Forse, ma la parodia, a parte il suo intento giocoso, ha il pregio di mettere a nudo gli elementi di tenuta del romanzo originario. Il continuo mutare di angoli di prospettiva sta mettendo alla prova gli attori, che devono fare i conti con un continuo spaesamento: cadono le buone vecchie certezze della “psicologia del personaggio”, senza le quali l’unica navigazione possibile è quella a vista. Siamo a metà del guado. La riva d’approdo si intravede appena, e tornare indietro non si può.