Imitazione di Anacreonte. EROS FERITO

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Eros un giorno fra le rose
non vide un’ape che dormiva
e al dito ne fu punto;
e ferito alla mano gemeva
e tendendola alla bella Citerea:
“Madre”, disse, “è finita per me,
è finita e me ne muoio;
un piccolo serpente alato
mi ferì, che i contadini
chiamano ape.”
E quella rispose: “Se dell’ape
il pungiglione duole,
quanto pensi, o Eros,
soffrano coloro che tu ferisci?”

Poeti greci, a cura di Dario Cantarella, Nuova Accademia Editrice

Buona Epifania. NELO RISI, PENSIERI ELEMENTARI

camion neve

In tanto spreco di respiro umano
in tanti mattoni per gli ultimi piani
in tanta neve spazzata ogni tanto e con tutta la merce
portata dai camion nelle notti di gelo
gli uomini dentro, resistono bene.
Lavorano dietro i tavoli su sedie di paglia
o affondati in poltrone, hanno anche un orario
qualcosa di caldo per colazione e magari
la macchina poi che li riporti a casa.
Tutti hanno un letto. Sono due modi però
di lavorare nella stessa città.

Nelo Risi, Pensieri elementari, Mondadori

GRACE PALEY, UN FILO D’ANSIA

bigodini 2MADRE     Santo cielo! Faithy, com’è che hai un foruncolo sul polso? Non ti lavi?
FIGLIA      Mamma, naturale che mi lavo. Non so, forse è per l’ansia; comunque non è un foruncolo.
MADRE     Ti prego non parlarmi dell’ansia. Sei andato all’università. Tieni le mani pulite. Hai studiato biologia. Me lo ricordo. E dunque lavati. Foruncoli sul polso sono il minimo con l’ansia. Sono le preoccupazioni che portano la malattia. I guai alla cistifellea ce li ho da quando Archie sposò quella stupida. Il sangue lento mi venne quando il signor Stein morì.
FIGLIO       Vuoi dire che è la vita che ti ha fatto ammalare?
MADRE      Così ho detto e così è.

Grace Paley, Sognatore in una lingua morta, La Tartaruga, Traduzione L. Noulian

VOLTAIRE, ELOGIO DEL POLLAIO (e di altre comunità)

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Un pollaio è chiaramente lo stato monarchico più perfetto. Non c’è re paragonabile a un gallo. Se cammina tutto fiero in mezzo al suo popolo, non è per vanità. Se il nemico si avvicina, non dà ordine ai suoi sudditi di andare a farsi ammazzare per lui; ci va lui stesso, schiera dietro di sé le sue galline e combatte fino alla morte. Se riesce vincitore, canta lui stesso il Te Deum. Nella vita civile, nessuno è tanto galante, tanto dabbene, tanto disinteressato. Se ha nel becco regale un chicco di grano, un vermicello, lo dona alla prima delle sue suddite che si presenta. Insomma, Salomone nel suo serraglio non assomigliava nemmeno di lontano a un gallo nel suo pollaio.
Se è vero che le api sono governate da una regina, con cui tutti i sudditi fanno l’amore, questo è un governo ancora più perfetto.
Le formiche passano per un’eccellente democrazia. Essa è al di sopra di tutti gli altri stati perché tutti vi sono uguali ed ogni privato lavora per la felicità di tutti. La repubblica dei castori è ancor superiore a quella delle formiche, almeno a giudicare dalle loro costruzioni.
Le scimmie assomigliano piuttosto a saltimbanchi che a un popolo ben ordinato e non sembra che siano riunite sotto leggi fisse e fondamentali, come le specie precedenti.
Noi assomigliamo più alle scimmie che ad ogni altro animale, per il dono dell’imitazione, per la leggerezza delle nostre idee, e per la nostra incostanza, che non ci ha mai permesso di avere leggi uniformi e durature.

Voltaire, Dizionario filosofico, Delle leggi, Einaudi
Traduzione Mario Bonfantini

Il video della domenica. QUI E ORA, di FABIEN WEIBEL, SANDRINE WURSTER, VICTOR DEBATISSE. 5’25”

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Un incubo, che si ripete tutte  le mattine, puntuale come la sveglia, come la routine che corrode a rate implacabili, giorno dopo giorno. Ma dopo cinque minuti c’è, per fortuna, il lieto fine.

JULES SUPERVIELLE, PROFEZIA

6732571_sett-ott-nov-2012-001Franco Nonnis, Uccello in gabbia


Un giorno la Terra sarà soltanto
uno spazio cieco che gira,
confondendo il giorno e la notte.
Sotto il cielo immenso delle Ande
non ci saranno più montagne,
neppure un piccolo burrone.

Di tutte le case del mondo
resisterà soltanto un balcone
e dell’umano mappamondo
solo una tristezza senza fondo.

Del defunto Oceano Atlantico
solo un piccolo gusto salato nell’aria,
un pesce magico e volante
tutto del mare ignorante.

Da un coupé del millenovecentocinque
(le quattro ruote e niente strada!)
tre ragazze dell’epoca
rimaste allo stato di vapore
guarderanno attraverso la portiera
pensando che Parigi lontana non è
e sentiranno soltanto l’odore
del cielo che vi prende alla gola.

Dove c’era la foresta
si alzerà un canto di uccello
che nessuno saprà individuare,
né preferire, neppure udire,
eccetto Dio che, lui sì, l’ascolterà
dicendo: “È un cardellino”.

Jules Supervielle, Profezia, “Poesia francese del ‘900″, Bompiani
Traduzione Vincenzo Accame

Modelli sociali. L’età dell’oro. WILLIAM SHAKESPEARE, LA TEMPESTA

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Nella comunità io vorrei che ogni cosa fosse fatta al contrario di ciò che si fa ordinariamente. Non ammetterei alcuna specie di traffico, alcuna autorità di magistrato. L’istruzione vi dovrebbe essere sconosciuta; non ci dovrebbero essere né ricchezza né povertà, né impieghi servili, non contratti, non successioni, non divisioni, non confini di terre, non coltivazioni, non vigne; nessun uso di metalli di grano, di vino, di olio; nessuna occupazione: tutti gli uomini in ozio, tutti; ed anche le donne, a innocenti e pure; nessuna sovranità… La natura dovrebbe produrre tutte le cose in comune senza sudore e senza pena; non ci avrebbero a essere tradimenti, non fellonia, non spade, non pugnali, non cannoni e nessun bisogno di alcun altro arnese da guerra. La natura dovrebbe generare da se stessa ogni abbondanza per nutrire il mio innocente popolo.

William Shakespeare, La Tempesta, Atto I, Scena II, Gonzalo
Rizzoli, A cura di Mario Praz

Una boccata d’aria fra i veleni calcistici. JACQUES TATI, IL PORTIERE. 1′

Schermata 2015-12-22 alle 10.22.33https://www.youtube.com/watch?v=Y_ejuEJbNSA

E’ il periodo meno inquinato dell’anno, per quanto riguarda il calcio. Sui prati degli stadi vedovi spunta la pianticina anomala dell’ironia.

Sotto l’albero di Natale. Il regalo delle parole. JAMES HILLMANN, FORME DEL POTERE

imageBisogna ascoltare i bambini (quando non strillano tutti insieme come nel talk show – in questo caso, abbandonate la stanza); il giorno di Natale, a una bambina di quattro anni furono donati degli acquerelli con i quali si diede a pasticciare servendosi di un bicchiere che ben presto si variegò d’innumerevoli, pallide striature. Un nonno che assisteva alla scena le chiese: “Fai un pastrocchio di vernici?”, al quale la bimba rispose: “Vorrai dire un pastrocchio di tempere”.
La risposta non nasceva dalla saccenteria (spesso i bambini lo sono) ma dall’attenzione al linguaggio, che nel caso specifico coincideva con l’attenzione al fenomeno della combinazione dei colori. Era evidente la separazione fra chi si trovava all’esterno di un processo (il nonno osservatore distratto) e chi ne era, invece, profondamente partecipe (la bambina). L’esattezza del linguaggio e l’esattezza del fare (pure nel pastrocchio sperimentale) coincidevano.
A quel nonno e a quella bambina, nonché a tutti coloro che si esprimono con parole e con atti, è raccomandabile la lettura di questo breve passo di James Hillmann.

Se non facciamo attenzione alle parole, siamo come muti – incapaci di parlare, ma anche ebeti, stupidi. Questo mutismo si traduce in quell’uso grezzo e ottuso del potere che sono le brutalità della polizia, le sparatorie dall’auto in corsa, gli stupri, le violenze domestiche, le aggressioni gratuite, la forza esagerata, la guida in stato di ebbrezza, le gare a chi urla di più, il suono amplificato, il comportamento rude, duro, e i bambini piccoli con pistole da grandi. Il linguaggio può esprimere ogni sfumatura di emozione, ed è proprio questa la sua bellezza – e il suo potere. Private del senso delle parole, le nostre espressioni emotive diventano primitive, fisiche e prive di sensibilità.

James Hillmann, Forme del potere, Garzanti
Traduzione Paola Donfrancesco

EVA FUTURA. Ricapitolando (e poi passiamo ad altro)

Schermata 2015-12-15 alle 12.20.23Bisogna archiviarla, questa Eva futura, e lasciare spazio alle nuove iniziative. Lo facciamo riproponendo alcuni link tratti dal diario delle prove. E voltiamo pagina.

EVA FUTURA. Appunti dal retropalco. L’Apparizione al buio
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6601&action=edit

EVA FUTURA. E dalla rete emerge l’antenata in bianco e nero
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6588&action=edit

EVA FUTURA. Appunti da un’anteprima. Fra sorrisi e sganci
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6554&action=edit

EVA FUTURA. L’Arabesco e il Grottesco
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6504&action=edit

EVA FUTURA. Il mistero della donna perduta e irreperibile
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6493&action=edit

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. La Costumiera
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6452&action=edit

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Romantico o Carattere, è solo questione di trucco
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6442&action=edit

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Il difficile viaggio da Ovidio ai Baci Perugina
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6390&action=edit

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. LO SCIENZIATO E L’ENTITA’
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6364&action=edit

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. I giorni degli stophttps://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6335&action=edit

 

 

TEATRO PIEMONTE EUROPA. I PRIMI PASSI DI UN NUOVO BLOG

imagehttp://fondazionetpe.it/spettacoli/

Come gli amici del nostro blog sanno, da tre anni gli spettacoli di Radiospazio teatro sono prodotti dal Teatro Piemonte Europa, un teatro pubblico che recentemente è stato riconosciuto come di “rilevante interesse culturale”. Bisogna dire che la collaborazione fra una piccola compagnia (nel nostro caso, piccolissima, soprattutto tre anni fa) e un teatro pubblico non è molto frequente, soprattutto a livello produttivo. Quando, negli anni Settanta, si diffuse il fenomeno del “teatro delle cantine” qualche Teatro stabile provò a integrare le piccole compagnie sperimentali nella sua programmazione ma furono esperimenti di poca durata e, direi proprio, di reciproca insoddisfazione: la forbice fra la logica di un teatro stabile, col suo cartellone di carattere istituzionale e quella di una compagnia off era troppo ampia perché le due realtà potessero percorrere la stessa strada. In tutti questi anni il concetto di teatro pubblico è diventato più duttile, e il TPE ne è un esempio: una piccola e significativa riprova è costituita dal fatto che da un mese ha generato un blog, che significa addentrarsi in una piccola ma complessa avventura (Radiospazio teatro ne sa qualcosa). Secondo il luogo comune, un blog è uno strumento agile, facile da usare; non è vero, o meglio: può essere vero se un blogger è un grafomane in stato di trance che galoppa per le praterie della scrittura, in tutti gli altri casi è una fatica quotidiana, una maratona senza traguardo e il più delle volte senza riscontro: spesso succede che pubblichi un post del quale sei (stupidamente) soddisfatto: ci hai lavorato per un paio d’ore, sai che non è l’opera della tua vita ma insomma. Lo pubblichi, e il riscontro è deprimente: pochi clic svogliati che sembrano caritatevoli pacche sulla schiena di follower pietosi o di rari amici inossidabili. Questo blog del TPE ha mosso i primi passi lungo una strada ancora pianeggiante; per quanto ci consentiranno le nostre forze, faremo il cammino insieme e saremo lieti se vorrete scoprirlo anche voi.

http://fondazionetpe.it/spettacoli/