Diario dall’isola di Robinson, pagina 11. Lo zampino nel gioco

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Nelle ore che precedono il debutto, la cosa migliore è fare un passo a lato. E, cercando sollievo nella digressione, stranamente non affiorano ricordi scaramantici di spettacoli passati ma supporti più stabili, anche se si presentano sotto forma di frammenti. Da un grande libro, il Wilhelm Meister, di Goethe, mi viene in mente un passaggio che riguarda, diremmo oggi, lo straniamento a teatro. Il Wilhelm Meister è un libro di formazione: teatrale e sentimentale. Per il giovane protagonista, la scoperta del teatro, quello delle marionette anzitutto, coincide con la scoperta dell’amore – due ambiti nei quali il linguaggio della tecnica e quello del cuore  si innescano reciprocamente dando vita a un volano che gira senza posa. Il brano al quale mi riferisco riguarda  il momento in cui il piccolo Wilhelm muova un passo dietro il velo che nasconde il mistero teatrale e diviene consapevole che alla fonte delle illusioni sceniche c’è una macchina. E’ un passo decisivo nel percorso della conoscenza perché scoprire che il meraviglioso non si produce da sé implica il desiderio di generare, come possiamo, un nostro piccolo meraviglioso. C’è un piccolo inquietante contraccolpo, naturalmente, che si può paragonare alla perdita dell’innocenza: una volta conosciuto il meccanismo, si potrà continuare a godere dei frutti che esso fino a un attimo prima produceva?

Ciò che ora volevo, era capire come si svolgessero le cose. Che le marionette non parlassero da sé me lo ero già detto la prima volta; che non si muovessero senza aiuto, questo pure lo sospettavo; ma come mai, ciò nonostante, tutto sembrasse così ben riuscito, perché le marionette dessero veramente l’impressione di parlare e muoversi da sole, e dove stessero le persone e le luci, questi enigmi tanto più m’inquietavano quanto più desiderato essere, contemporaneamente, fra gli incantati e gli incantatori, avere nello stesso tempo lo zampino nel gioco e godere dell’illusione come spettatore.

Wolfgang Goethe, Gli anni dell’apprendistato, Adelphi
Traduzione Anita Rho, Emilio Castellani

Immagini dall’isola di Robinson

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Questo è l’inizio dello spettacolo. La piccola Sally (Giulia Accatino), segretaria nella casa editrice Taylor, ascolta musica a palla e intanto si fa le unghie. E’ l’apertura di una commedia che presto si inoltrerà lungo i sentieri del racconto e del romanzo ma senza rinunciare alle sue prerogative.

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ROBINSON CRUSOE, IL BEST SELLER. Ingresso di favore per gli amici del blog

Dice: è un annuncio commerciale? No, è un incontro vero, così come può accadere soltanto durante uno spettacolo dal vivo. Da più di un anno ci incontriamo sul nastro virtuale di questo blog navigando fra racconti, video e materiali eterogenei, qualche volta teatrali, e forse qualcuno non ricorda più (è passato un anno dall’ultimo spettacolo) che Radiospazio è nato dal teatro; con questo Robinson ci ricolleghiamo al nostro lavoro sulla scena. Vorremmo condividerlo con quanti vorranno (e potranno, in rapporto alla logistica) incontrarci dal 26 al 31 maggio.

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ROBINSON CRUSOE, IL BEST SELLER. Ingresso di favore per gli amici del blog

Dice: è un annuncio commerciale? No, è un incontro vero, così come può accadere soltanto durante uno spettacolo dal vivo. Da più di un anno ci incontriamo sul nastro virtuale di questo blog navigando fra racconti, video e materiali eterogenei, qualche volta teatrali, e forse qualcuno non ricorda più (è passato un anno dall’ultimo spettacolo) che Radiospazio è nato dal teatro; con questo Robinson ci ricolleghiamo al nostro lavoro sulla scena. Vorremmo condividerlo con quanti vorranno (e potranno, in rapporto alla logistica) incontrarci dal 26 al 31 maggio.

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Diario dall’isola di Robinson, pagina 10. Ingannare l’attesa

imageA questo punto delle prove (mancano quattro giorni al debutto), si può dire che i giochi siano fatti. Ci si dice, con gli attori e con i tecnici, che lo spettacolo diventerà più fluido, prova dopo prova, che si può ancora ritoccare, levigare, che si possono e si devono stringere i tempi… Si dice così ma questo organismo impalpabile e reale è già formato; indosserà un vestitino più o meno fresco di bucato, più o meno stirato, ma avrà una fisionomia ben precisa e questa espressione con la quale ti guarda oggi dal palcoscenico; è come un libro in bozza, puoi ancora correggere qualche parola ma non puoi riscrivere un capitolo, anzi nemmeno un paragrafo. E proprio come alla vigilia dell’andata in stampa di un libro, si viene assaliti dal pensiero proibito di fermare la macchina e di iniziare un lavoro impossibile lavoro di riscrittura. Non potendo realizzare questo desiderio (che è palesemente di fuga), durante le prove ci si sofferma su una battuta marginale, su un passaggio musicale che tutto sommato funziona bene… Nell’ingannare l’attesa per accorciare il tempo si diventa fantasiosi.

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Diario dall’isola di Robinson, pagina 9. La luce e i fantasmi

imageSiamo in teatro, che per ora è vuoto. Sulla scena, io e Paolino, che è un tecnico a tutto tondo e molto pragmatico. Si ragiona sulle luci. La presenza di un film che percorre gran parte dello spettacolo condiziona fortemente: quello schermo non deve sporcato, anzi nemmeno sfiorato da un sospetto di luce. Le immagini cinematografiche sono fantasmi e come tali sono suscettibili, basta che avvertano la presenza di qualcuno e scompaiono; in questo caso si tratta di cinque attori che devono recitare senza che il film si insospettisca e decida di svanire; sono due presenz contraddittorie (gli attori e i fantasmi): gli uni hanno bisogno di luce, gli altri, di buio. E devono convivere. Il paradosso è che se gli attori agiscono in controluce per non contaminare il liquido buio necessario alla vita del film, rischiano di apparire essi stessi creature indefinite e brancolanti nella penombra; in tal modo la scena si presenterebbe come una sorta di oltretomba popolato da due genie di fantasmi, quelli elettronici e quelli in carne ed ossa.
Spero che la soluzione venga nel pomeriggio.

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Intensi lavori in corso. Robinson Crusoe, il best seller

Tutto lo staff di Radiospazio Teatro è impegnato nelle ultime prove dello spettacolo, di conseguenza l’attività del blog sarà inevitabilmente ridotta, ma l’arcipelago degli articoli da scoprire è piuttosto ampio (quasi 400). Buona navigazione e a presto.
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Diario dall’isola di Robinson, pagina 8. L’isola nel caos

imagePer prima cosa, ci dedichiamo allo schermo sul quale verrà proiettato il romanzo visivo che attraversa la rappresentazione. Appena montato, lo schermo non ha molto di cinematografico, sembra un lenzuolo appeso da una casalinga che, non disponendo di un prato, si serve dell’hangar di un vicino. Ma è solo l’inizio, l’apertura del gioco. Poi, si dice, verranno le luci e tutto acquisterà forma e senso. Si dice, e quasi sempre succede.

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RADIOSPAZIO TEATRO . INTENSI LAVORI IN CORSO

Tutto lo staff di Radiospazio Teatro è impegnato nelle ultime prove dello spettacolo, di conseguenza l’attività del blog sarà inevitabilmente ridotta, ma l’arcipelago degli articoli da scoprire è piuttosto ampio (siamo a quota 400). Buona navigazione e a presto.
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Diario dall’isola di Robinson, pagina 7. Il pappagallo

andrea pappagallo

Nessuno potrebbe sospettare che questa giovane attrice (Andrea Belotti), colta durante le prove in un momento di assorta fantasticheria, intrepreterà il personaggio del pappagallo Poll. Sono stato incerto se inserire questa foto nel diario dall’isola: potrebbe sconcertare il lettore (e dunque il potenziale spettatore); sulla carta, infatti, un pappagallo interpretato da un essere umano evoca spensierate trovate da avanspettacolo, una girandola di mossette e di vocette che per quanto facili (ma si tratterebbe di una citazione, che diamine!) potrebbero alleviare la cappa di monotonia connaturata alla stessa idea di isola deserta; perché, come dice l’editore Taylor con qualche perplessità: “Il soggetto di questo Robinson è buono ma bisogna trovare un antidoto alla noia… Mare e isola… isola e mare… lei capisce…”. Invece Poll sarà un pappagallo dal costume sgargiante ma dall’eloquio passabile; diciamo a livello di uno studente universitario che sta compilando la sua tesi triennale. Nell’economia del romanzo originario di Defoe, il pappagallo rappresenta un pallido surrogato dell’essere umano e al tempo stesso anche una specie di doppio, molto elementare, dell’eroe; non a caso le prime frasi che Robinson insegna al suo compagno di solitudine sono: “Povero, povero Robinson, dove sei tu? Dove sei stato? Come sei venuto fin qui?” – che è un crudele esercizio di autoflagellazione quotidiana. Nella nostra riscrittura, il pappagallo è il residuo di un’avventura pensata e non consumata, e come tutti i personaggi di questo Robinson pretende di sostituirsi al narratore dando il suo contributo al conflitto fra il racconto e la commedia.

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Il video della domenica. Robinson in formato minikolossal. 4′

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https://youtu.be/Af4Tfiy35MA

Questo è un video che hanno visto in pochissimi e che nessun altro vedrà, a parte gli amici del nostro blog; lo ha realizzato Francesco Ghisi lo scorso anno per proiettarlo in occasione della conferenza stampa del Teatro Piemonte Europa, il nostro produttore. Ve lo proponiamo come invito allo spettacolo che debutta il 26 maggio a Torino.

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Diario dall’isola di Robinson, pagina 6. La Segretaria e l’Occhiellatrice

sallyMentre questi fogli virtuali vanno ammucchiandosi, mi accorgo che il diario dall’isola continua ad occuparsi di questioni marginali. Mi piacerebbe che si avventurasse nelle regioni, se non proprio della teoria, almeno della poetica ma c’è sempre qualche urgenza d’altro genere che s’impone. Oggi è di scena l’occhiellatrice, una macchinetta molto semplice a vedersi ma, sembra, piuttosto difficile da manovrare. In pratica, essa produce dei buchi nei quali vengono incastonati quegli occhielli metallici che consentono di far passare delle corde senza che i tessuti si strappino. Senza l’occhiellatrice, e soprattutto senza un manovratore specializzato, non si può montare lo schermo; senza schermo, non si proietta il film, senza il film, viene meno il racconto per immagini col quale De Foe cerca di convincere l’editore Taylor a pubblicare il suo romanzo ancora da scrivere. Come sempre, nella costruzione di uno spettacolo, i dettagli sono decisivi.
Ripenso all’occhiellatrice mentre provo con Giulia Accatino, alla quale è affidato il personaggio della segretaria Sally, una battuta apparentemente semplice: “Signor Taylor, c’è un signore”, che annuncia l’ingresso in scena di Defoe. Da un punto di vista funzionale, è una battuta quasi inutile; Defoe potrebbe entrare in scena senza essere annunciato, con un passo, ma quella frasetta ha una funzione strategica, è una delle molte battute che proiettano l’azione scenica nella dimensione della commedia che è il contrappeso necessario al racconto (cinematografico e verbale) che si va sviluppando con varie modalità sul palcoscenico. Su questa insulsa battuta grava una responsabilità sproporzionata alla sua lunghezza , me ne rendo conto quando la piccola Sally mi chiede come la deve eseguire. Mi verrebbe da dirle: “Dev’essere chiaro al pubblico che la tua battuta è una costola appena tratta dalla vecchia carcassa del teatro”, ma so che non è una risposta, quindi ci addentriamo nella nebbia delle intenzioni: “Forse lei gliela dice con un po’ di acredine, visti i trascorsi burrascosi col principale?”; “Forse la pronuncia in modo un po’ svagato perché sta pensando all’avventuretta della scorsa estate col signor Taylor?”
Tutto sommato, è meno complicato il problema dell’occhiellatrice.


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Diario dall’isola di Robinson, pagina 5. Un prequel, anzi due

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 Il prequel è diventato una risorsa (forse un genere) per un mercato cinematografico e televisivo che, volendo andare sul sicuro, si appoggia su personaggi che vivono, per così dire, un’esistenza collaudata dal tempo. Hannibal Lecter e Norman Bates sono solo due dei numerosissimi personaggi nelle cui esistenze del tutto ipotetiche si è andati a frugare (fantasticare) ricostruendo chi fossero “prima”. Anche il nostro Robinson ha qualche parentela col prequel: nella nostra riscrittura scenica, Daniel De Foe cerca di vendere all’editore Taylor il soggetto del suo romanzo, ma raccontare un romanzo che ancora non esiste è impossibile, così l’autore, costretto dal bisogno di denaro e dalla fretta,  cerca rendere più efficace il suo racconto proiettando un film che dovrebbe rafforzare la sua narrazione. Ma qui scatta un altro prequel non previsto (cose che succedono, sulla scena, dopo Pirandello): uno  dopo l’altro,  compaiono anche i genitori di Robinson che si ritengono i legittimi detentori della storia del loro figliolo; entrano dunque a gamba tesa nel racconto che De Foe tenta faticosamente di mettere in piedi; il romanzo si sfilaccia e diventa commedia. Proprio in omaggio alle convenzioni della commedia (con qualche sconfinamento nel varietà), i ruoli dei due genitori sono affidati a un’unica interprete, Eleni Molos, che avrà il suo da fare per entrare e uscire (letteralmente) dai panni femminili e e maschili. C’è anche un finale impossibile che accomuna i due personaggi, ma quello proprio non ve lo diciamo, dovete venire a vederlo a teatro.

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