SCIE CINICHE. Il trasparente mistero del risciò

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risciò

E’ almeno dagli anni Settanta, dunque infinitamente prima di Photoshop, che si pasticcia con i fotomontaggi. Si incominciava da bambini, quando le mamme cercavano di sopravvivere alle giornate di pioggia fornendo i loro bambini di forbicine di sicurezza, colla e vecchi rotocalchi; alcuni continuano da grandi smontando e rimontando teste e corpi con o senza malizia, non aveva importanza, tanto il trucco sarebbe stato scoperto, prima o poi. Ma non da tutti. Dunque, qualcuno si è divertito a dare forma a una presunta sudditanza di Giachetti, candidato del PD alle elezioni comunali di Roma, nei confronti di Renzi. Secondo i giornali, Giachetti è “l’uomo di Renzi”, ma proprio per questo sembra molto improbabile che un candidato operi un harakiri facendosi ritrarre come cavallo umano del suo sponsor. Invece i burloni che hanno fatto il sommario trapianto sono stati inaspettatamente gratificati da Massimo D’Alema che li ha presi sul serio rilasciando una dichiarazione angosciata: “Giachetti si è fotografato su Internet mentre traina un risciò su cui è seduto Renzi.” La dichiarazione, se autentica, ingenera una certa tenerezza: non è possibile, tecnicamente, “farsi fotografare su internet” perché l’enunciato denota una disarmante distanza dal mondo informatico. Il più gelido e astuto (per alcuni addirittura sulfureo) giocatore di scacchi della politica italiana si smarrisce di fronte a un trucchetto da due soldi come un nonno che guarda confuso la nipotina volteggiante sull’ipad. Personaggi come questo sono rari; vanno conservati, fatti sedere sulla poltrona più comoda e spolverati con la cura che si riserva alle tazze da tè liberty della bisnonna (peccato, era un bel servizio da sei e ormai ne sono rimaste solo due).

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalla prima. “Com’è andata ieri sera?”

imageLa domanda non è sempre di pura cortesia, spesso è sentita, talvolta nasce addirittura da una sollecitudine affettuosa: “Com’è andata ieri sera?”.
E’ andata bene. Immancabilmente bene. Da molti anni non si verificano quei teneri disastri scenici come nel film di Marcel Carné Les enfants du Paradis (crolli rovinosi delle quinte, improvvise amnesie degli attori, ecc.), dunque va sempre bene. Il clima che avvolge l’evento teatrale è sempre un ottimo clima: temperato, riscaldato da un sole mite, con qualche pioggia tiepida ma tanto impalpabile che sembra spruzzata da una bomboletta. In questo ambiente immutabile da vacanza garantita alle Seychelles viene da rimpiangere gli acquazzoni guastavacanze che squassavano l’Adriatico del dopoguerra sradicando i picchetti delle tende e costringendo mamme e bambini a correre via inciampando fra le pozzanghere con gli zoccoloni di legno.
Ci potrebbe essere solo un elemento perturbante, in questo clima eternamente uguale a se stesso: il critico, il buon vecchio critico tremolante e magari incazzoso, biascicante e rammemorante le grandi stagioni defunte che giammai ritorneranno. Sì, perché il teatro senza una goccia di morte è come certi cocktail senza angostura, come un battesimo senza una fata cattiva. Purtroppo, quei critici vagamente sinistri se ne sono andati con le loro grisaglie lise, e i loro successori sono impegnati altrove – ma bisogna dire che non è sempre un male.

PUCK E L’ALLODOLA, questa sera seconda (e ultima) replica. TRAILER, I FIORI DELL’ALLODOLA

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Video di Francesco Ghisi

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PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 6. La febbricola della generale

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Mino Maccari

La Sala prove dell’Astra ha creato un suo pubblico, e direi che è riuscita a crearlo in un tempo piuttosto breve. Sarà il cartellone, certamente, ma anche la collocazione, un po’ vaga, lassù al quarto piano, una sorta di nicchia alla quale gli eletti, in senso stretto, approdano dopo una breve ascensione… Fra gli eletti, alcuni spiccano per assiduità e partecipazione, come ad esempio le due gentilissime signore che ieri si sono presentate alla prova generale. Una di esse ha subito precisato che sarebbero intervenute anche alla prima dello spettacolo; la generale era, per così dire, solo una prima lettura dell’opera.
Ci sono svariati modelli di prova generale: mondano, istituzionale, liquido e pallido come un brodo di dado con qualche attore galleggiante nella platea, amicale (e di conseguenza rumoroso), quartieristico, con i fornitori quasi sempre delusi perché si aspettavano una cosetta meno impegnativa, eccetera. La generale di ieri era, direi, molto sobria, quasi spoglia, riservata a pochi addetti ai lavori, e la presenza di due spettatrici autentiche e sinceramente curiose alzava di qualche grado la temperatura, portandola alle soglie di quella febbricola che è necessaria a una prima rappresentazione.
A parte alcune fisiologiche imprecisioni, tutto è andato bene,  ma il breve dopoteatro ci ha riservato un brivido inatteso quando una delle due signore accomiatandosi mi ha detto, con un bel sorriso: “Ci rivediamo domani. (pausa) Avrò due o tre cosette da chiederle”.

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PUCK E L’ALLODOLA. TRAILER, Un frammento della partita a due che si gioca questa sera

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Video di Francesco Ghisi

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PUCK E L’ALLODOLA. Questa sera la prima. Ore 19

Schermata 2016-03-09 alle 12.36.57I nostri amici del blog hanno mostrato di gradire il coupon e noi volentieri ripubblichiamo.

(Prima di una prima è consuetudine tacere)

 

 

 

 

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 5. Storia di un retropalco

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http://fondazionetpe.it/evento/puck-e-lallodola/2016-03-11/

Così, ma solo durante alcuni passaggi sporadici, appare il retropalco abitato da Puck, che solitamente non è così tenebroso. Questo retropalco ha una piccola storia. Fino a qualche giorno fa, se ne stava in piedi rigido, impettito e disadorno; quella nera armatura da cavaliere nero e spocchioso venata di catinelle chiare mi aveva tratto in inganno: ingenuamente, avevo scambiato quella nudità per rigore. Il rigore delle linee. La purezza delle nervature. L’asciuttezza della struttura. Stupidaggini (anzi mi verrebbe da dire: stupidaggini ideologiche) che fortunatamente sono state spazzate via dalla ramazza pragmatica del nostro omnitecnico Mauro Panizza il quale, dopo aver costruito quel piccolo monumento, mi disse, di passaggio: “Secondo me, un paio di luci da retropalco ci starebbero bene”. Da quel momento le cose precipitarono: una volta piazzate due luci che diffondevano la tristezza avvincente dei retropalchi, entrò in azione la nostra scenografa Barbara Tomada e arrivarono i costumi e le corde, poi gli ordini del giorni meticolosi e i costumi dimenticati da chissà chi, e tutto il resto.
Il retropalco, ora, appare un contenitore di storie, e quella di Puck sembra solo una scelta fra le tante che si potrebbero rappresentare.

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PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 4. Il mistero è nell’Allodola

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Eleni Molos, L’Allodola

http://fondazionetpe.it/evento/puck-e-lallodola/2016-03-11/

Dice: «Ci sono ancora dei posti liberi». Non si sarebbe niente di male se non lo dicesse in orario di prove. C’è una contraddizione in termini fra le prove e la promozione: una specie di strangolamento: questo discorso scenico è ancora pieno di refusi, di pause che non sai se sono dovute alla memoria debole o all’esuberanza istrionica dell’attore, costellato di passeggiatine gratuite verso un invisibile chiosco di granite, e già qualcuno ti materializza il pubblico in platea, pronto, impaziente, che batte i piedi. Anzi, non il pubblico, tutte le teste del pubblico, ma le teste che spiccano per la loro assenza nel mare di teste. I sedili vuoti, dei quali tu sei ritenuto il responsabile. «Dov’è finito tutto il tuo pubblico di Eva futura?» «Non lo so, se ne starà rintanato nelle case, dopo mesi, ancora stravolto». La promotrice non ama l’ironia: «Bisogna stanarlo. La colpa è del titolo, io l’avevo detto: Puck e l’Allodola. Chi vuoi che alzi il culo per un’abbinata del genere? Forse Puck qualcuno lo conosce, ma dell’Allodola non gliene frega niente a nessuno. Bisogna che ci lavoriamo un po’, su questo uccello. Anzitutto: che personaggio è?»
«È una donna»
«Questo è già un casino che alla gente non piace. O è una donna o è un uccello. Avrà almeno un costume con le piume e il becco?»
«No, una tuta rosa e un paio di pantaloni.»
«Andiamo bene, siamo al Top. È almeno figa?»
«Non nel senso tradizionale…»
«Ho capito, è un cesso. Tiriamo avanti. Com’è il personaggio? Che cosa fa in scena?»
«Niente… sta in casa…»
«Sempre?»
«Sempre. Non esce nemmeno per fare la spesa. Sta in casa e parla.»
«Travolgente.»
«A volte parla in versi.»
«E allora non lamentiamoci, ce la siamo andata a cercare.»
«Però qualche volta dialoga con Puck»
«Meglio di niente. I due scopano?»
«In un certo senso, sì»
«Cosa vuol dire in un certo senso? O lo fanno o non lo fanno.»
«Lo fanno, ma fuori scena.»
«E allora chi se ne frega. Per me possono anche andare al bar, quando sono fuori scena. Senti, è inutile lavorare su questa Allodola, lasciamola lì in cucina dove si trova.»
«In cucina? Nel mistero, vorrai dire»

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PUCK E L’ALLODOLA. Trailer. L’inizio dello spettacolo. Francesco e il senso.11 e 12 marzo Teatro Astra ore 19.

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Massimo Giovara, Puck
https://www.youtube.com/watch?v=y_m5W4THYxw&feature=youtu.be

Spedendomi il trailer, Francesco Ghisi, che ha registrato e montato questo frammento di spettacolo, mi ha scritto in accompagnamento: “Per essere un trailer, è un po’ lungo: cinque minuti, ma non potevo tagliare prima, si perdeva il senso del testo”. Il senso del testo. Santo cielo. Le forbici a sette lame dei montatori sbudellano e triturano il girato tentando di guadagnare qualche decimo per stare dentro ai quindici secondi tassativi dello spot e stiamo qui a parlare di “senso del testo”. Ma Francesco è un cuore sensibile. Forse a quell’età si è ancora pervasi del sentimento del senso. Forse fra qualche anno sulla sua moviola si ammucchieranno, oltre alle tazzine di caffè e alle buste di tabacco da rollare, parti sanguinolente di trailer che avevano l’unica colpa di essere troppo lunghi  rispetto alle aspettative del committente, e Francesco guarderà con distacco quei poveri mucchietti di senso mentre parla in contemporanea con i boss di due agenzie pubblicitarie rivali (un cellulare per orecchio); alla lunga, quei resti lo infastidiranno, e senza smettere di telefonare Francesco premerà un pulsante segreto celato in un portacenere; comparirà una ragazza flessuosa/vistosa dagli occhi meravigliosamente inespressivi, come quelli delle donnine di campagna che tiravano il collo ai polli mentre chiacchieravano con le altre comari; senza interrompere le telefonate, Francesco le farà un cenno, come a dire: “Porta via questa schifezza”; “Me ne occupo io”, mormorerà devotamente la ragazza, e con la pattumierina e la scopetta antisenso sgombrerà la scrivania.
Per adesso, il senso se lo tiene, Francesco. Di conseguenza il trailer è un po’ lungo, ma in fondo si tratta di cinque minuti.

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PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 3. Fra le pieghe del Sogno. 11 > 12 marzo Teatro Astra

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Fra le pieghe del Sogno di una notte di mezza estate, che si sta svolgendo sul palcoscenico, e del quale è interprete, Puck mette in scena una sua personale recita nella quale affiorano il prima e il durante; tempi della commedia shakespeariana e quelli della sua commedia s’incrociano. Fra i personaggi ricorrenti, miss Jordan, un’attrice sgambettante e manierosa che Puck non sopporta, e il regista, un uomo di solido mestiere – come si dice di chi al teatro non crede più da tempo.

Dice: – Non potresti fare anche tu un po’ di gioco di gambe? (il regista). Senza arrivare a sbatterti come fa lei, ma così… tanto per concedere qualcosa… per dare almeno una vaga idea di folletto. –
Nel suo piccolo, ha ragione. Da quanto tempo non gioco con le gambe?
Dice: – Cos’è, la paga? Hai avuto quello che chiedevi. È la parte? La prima volta che hai fatto Puck avevi venticinque anni. È l’usura, il logorio? Sei innamorato? Ti piace la Jordan? Non so, dimmi tu. Ti vedo così fuori. È un pubblico popolare, qualcosa dobbiamo dargli. Le mamme preparano i bambini: Sapete, fra poco arriva Puck… E poi entri tu, con quella faccia.–
Dico: Hai ragione, forse è andata così: un giorno, non so quando, il Sogno dev’essere uscito da me senza che me ne accorgessi.

 

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 2 La trama.

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Era inevitabile, un passaggio obbligato, tanto vale che lo sbrighiamo oggi, in questa seconda pagina del taccuino. La trama.
Anzitutto non date troppo retta alla sinossi pubblicata sul blog del TPE, l’ho scritta molto tempo fa, non ricordo quando, certo in una giornata grigia e seriosa.
Dunque, c’è un attore… No, diciamo meglio: prima di tutto c’è un grande palcoscenico pulsante di voci e di musica, quella in cui Mendelssohn immerge la commedia di Shakespeare. Nella selva del Sogno di una notte di mezza estate, la partita capricciosa che si gioca fra gli elfi e gli umani si trasforma in uno struggente rincorrersi e soprattutto in un rincorrere (quanto mai romantico!) il sogno stesso, più che l’amato o l’amata.
Sui fili di questa ragnatela di musica e parole saltella il folletto Puck, messaggero d’amore e artefice di piccole magie dispettose. Saltella finché può, naturalmente, perché gli anni passano, le repliche si susseguono, le gambe incominciano a diventare meno agili e soprattutto cresce la consapevolezza che la clessidra della vita non ha più tanti granelli: all’alba, al canto dell’allodola, il sogno scenico svanirà: il tempo della rappresentazione e quello dell’esistenza procedono in sincrono. Siamo, se si vuole, nella più banale delle analogie: la vita, così come il teatro, sono destinate a finire; ogni notte, il sogno, con le sue volute arabescate e imprevedibili, si dissolve per lasciar posto al giorno prosaico; analogamente, ogni rappresentazione che finisce prelude a un ritorno a casa, alla cucina, alla minestra, alla compagna, all’allodola, il cui canto lacera il tessuto onirico separando il tempo della finzione da quello della realtà quotidiana.
Torniamo all’attore che abbiamo lasciato appeso, molte righe fa. Puck torna a casa, questa è la storia. Torna a casa, e da casa torna in teatro, continuamente, per tessere i fili delle sue due vite, quella scenica e quella domestica. E a casa trova la sua allodola, che ha un’altra vita da raccontarci.
(Ma questo non è ancora il racconto di una trama, vedremo di ovviare nelle prossime pagine del taccuino).

 

 

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 1. Come due costumi appesi

costumi puck blogSono sicuro che Barbara Tomada, la nostra costumista, non approverebbe. “Aspetta almeno domani, quando avremo qualche foto con dentro gli attori”, direbbe. Dentro i suoi costumi, intenderebbe. E avrebbe ragione, un costume così vuoto e appeso sembra il vecchio vestito di legno di Pinocchio dopo la sua metamorfosi in ragazzino perbene. Due Pinocchi. Ma domani è tardi, mancano quattro giorni al debutto e bisogna accelerare con la promozione. Qualcuno dice: “Ci sono ancora dei posti liberi”. E’ normale, solo la Duse si rifiutava di salire in palcoscenico se il teatro non era esaurito qualche giorno prima della recita. “Dipende da quanti sono, questi posti liberi”. “Basta andare a vedere on line”. (http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[evento]&id_show=74453). Sono tutti discorsi devianti che distraggono dalle prove. Niente escursione su vivaticket. Resisto alle obiezioni e pubblico la foto dei costumi appesi. Che rappresentano efficacemente la nostra condizione di questi giorni (appesi) e per di più richiamano un’immagine lontana. Roma, Biblioteca teatrale Il Burcardo, gestita dalla SIAE. Al pianterreno, in una saletta, vecchi costumi – non appesi come questi: montati su manichini, ma l’effetto non era di molto migliore. Il costume di Petrolini nella parte di Fortunello, quello soprattutto era agghiacciante come una risata che giunge dall’oltretomba. Anziché preoccuparmi, quel fantasma di risata mi tonifica. Penso che sia il timbro giusto per Puck e l’allodola.
P.S. Ogni promozione di uno spettacolo teatrale deve rispondere alla domanda più o meno implicita “Si ride?”, dunque scriviamolo: “Si ride, sì”.


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Il video della domenica. ALEXANDRE DUMAS, KEAN (a proposito di Shakespeare)

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Memorabile interpretazione di Gassman (con la coregia di un Francesco Rosi che debutterà nella sua opera prima due anni più tardi).  E’ il festival delle finzioni e degli istrionismi che moltiplicano le identità in un gioco di specchi. Nel 1836 Alexandre Dumas lavora sulla biografia del grande attore Edmund Kean, scomparso da tre anni, e ne riplasma il mito. Il film di cui vi proponiamo una sequenza è del 1956, un anno decisivo nella carriera di Gassman che interpreta Otello e Jago alternandosi con Salvo Randone. Il film su Kean, da lui diretto con Rosi, assume il valore di una consacrazione; come se non bastasse, nello stesso anno Gassman ottiene uno strepitoso successo televisivo con “Il mattatore”, una trasmissione che propone con disarmante impudicizia un turbine di personaggi collegati da un filo narcisistico che stravolge i telespettatori italiani. Nella sequenza che vi proponiamo, Kean sfida la (buona) società e così facendo decreta la sua fine – una sorta di lucido suicidio mediatico, compensato dal piacere del denudamento di sé e dalla vertigine del “bel gesto”. Gassman/Kean/Otello si strappa la maschera dell’attore e mostra l’uomo che grida (un secolo prima di Pirandello, a ben pensarci).
Stacco. Siamo ai giorni nostri, nel nostro piccolo lavoro quotidiano.
Stiamo provando Puck e l’allodola che andrà in scena alla Sala prove del Teatro Astra l’11 e il 12 marzo.
Anche in questa pièce entra il gioco il teatro, col suo fuori scena e con la qqche scorre ai bordi del palcoscenico come un rigagnolo mesto e un po’ torbido ma pullulante di microrganismi. Dimenticavo: sul palcoscenico scorre un’opera grandiosa, il Sogno di una notte di mezza estate nella versione musicale di Mendelssohn; in un angolo, come un contrappunto, la vita.
Il resto, nei prossimi giorni, sui taccuini dalle prove.