Il video della domenica. 500 anni di ritratti femminili

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www.stilearte.it/un-video-bellissimo-500-anni-di-ritratti-femminili-diventano-ununica-donna-in-movimento/

A parte una colonna sonora troppo compunta (quando si parla di bellezza bisogna trattenersi), il gioco delle continue metamorfosi è ben riuscito.

Krystyna Dąbrowska, La faccia del mio vicino (“Le parole e le cose”)

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a cura di Leonardo Masi
[Krystyna Dąbrowska (1979) è una delle più importanti poetesse polacche contemporanee. Con La faccia del mio vicino, tradotto da Leonardo Masi, ha vinto il Premio Valigie Rosse 2017. Pubblichiamo una scelta di testi e un estratto dalla prefazione di Leonardo Masi]

La faccia del mio vicino di casa

I

La faccia del mio vicino di casa, un professore
a cui è morta la moglie,
è diventata all’improvviso nuda, ha perso ogni velo.
Quando l’ho incontrato nel cortile
e un po’ a sorpresa ha cominciato ad aprirsi,
a dire quante cose gli ricordano lei,
mi è sembrato di vedere la sua faccia per la prima volta.

Come quella casa di fronte –
fino a poco fa coperta da un enorme ippocastano
che poi una tempesta ha spezzato e lo si è dovuto abbattere.
E prima che l’abitudine ricresca sull’assenza
vedo le finestre della casa, la vita che avviene lì dentro.

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Galleria. Certe sere

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Quando quella faccenda era incominciata, si poteva dire che era stata un successo: la televisione, i vicini, gli articoli su Cronaca Vera… Poi erano venute le discussioni.
– Cosa fai?

– Non lo vedi? Mi vesto.
– Vai anche stasera? Non è mica giovedì.
– Lo so, ma devo recuperare, la scorsa settimana non mi sono fatto vivo.
– Fammi capire, avete un contratto scritto? Ti pagano?
Qualche volta mia moglie mi sembra proprio ottusa, invece è solo ruvida.  E soprattutto orsa. Non riesce nemmeno a concepire una vita sociale coi vicini, figuriamoci con gente che viene da tanto lontano.
– A che ora esci?
– Passano a prendermi fra poco.
– E quando torni?
– Non lo so… non è come andare al cinema, due ore e via… Per loro, il tempo è un’entità molto relativa, forse non esiste nemmeno, non l’ho ancora capito.
– Vorrei tanto sapere cosa vi dite in tutto questo tempo che non esiste.
– Loro non parlano con le parole come fanno tutti. Comunichiamo. Ci scambiamo informazioni.
– Informazioni su cosa?
– Dipende… Sugli universi… sul futuro dell’umanità, cose del genere…
– Mah.

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Il video della domenica. Riccardo Muti prova Il Trovatore

“C’è sempre un’eleganza che bisogna trovare… perché Verdi è l’autore più nobile che abbiamo avuto. Naturalmente va cantato con passione, ma sempre con estrema aristocrazia…” (Seguono alcuni esempi di modacci esecutivi verdiano che fanno ridere gli orchestrali).

Mauro Portello, La piccola cattiveria (“Doppiozero”)

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“Ma perché una persona ti dice che sei fuori orario con cattiveria e un’altra lo fa con simpatia e dolcezza? Può il semplice fatto di non conoscerti autorizzare moralmente un individuo a trattarti male mettendo in atto dei comportamenti insultanti?”

Continua a leggere: http://www.doppiozero.com/materiali/commenti/la-piccola-cattiveria

QUOTIDIANA. “Il metodo Pinter”

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Persone che s’iscrivono a un corso di drammaturgia di Harold Pinter incuranti del fatto che è morto da dieci anni. Lo sanno benissimo anche loro, non sono mica scemi, ma è un suo allievo che lo tiene, si capisce. Inglese, oppure americano, sul momento non ne ricordano il nome, ma non è importante: uno che ha lavorato tanti anni con lui, l’unico depositario del suo metodo. “Il metodo Pinter”. Mai saputo che questo metodo esistesse, dite voi; non ha importanza, nemmeno loro lo sapevano prima di leggere il post pubblicato dall’allievo depositario. Che non costava neanche tanto, per essere Pinter. Il corso (tre giorni di full immersion, tutto in inglese, o in americano, metà e metà, un misto) è stato straordinario, pazzesco: “Mentre lavoravamo, sapevamo che lui era lì nella palestra con noi. All’inizio pensavo che fosse una mia suggestione, poi ho chiesto anche agli altri. Lo sentivano tutti. Fisicamente. Proprio lui. Pinter.”

Ragazzi al bar
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/30/quotidiana-due-ragazzi-al-tavolino-di-un-bar/

Persone che raccontano
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/13/quotidiana-persone-che-raccontano/

Il metodo Pinter
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/20/quotidiana-il-metodo-pinter/

L’opera
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/27/quotidiana-lopera/

 

Il video della domenica, JUNG ON FILM (sottotitoli italiano)

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https://www.youtube.com/watch?v=aSoT3YR0Wg8&t=3652s

Un compendio a tutto campo dalla voce del maestro. Un’ora spesa bene (non ci sono chissà quali cose da fare, la domenica).

Galleria. Il corvo

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A volte, il sonno tardava a venire, soprattutto quando il dopocena si prolungava e il bambino, unico in tutta la casa, forse in tutta la città, veniva spedito a letto. Le parole felpate della radio e le voci dei grandi,  tanto più allegre senza di lui, penetravano nella camera e lo soffocavano come un pulviscolo incipriato e beffardo popolato di forme gaudenti che si scambiavano frivolezze e chissà quali segreti gateaux. Questi gateaux ricorrevano spesso nei discorsi esoterici degli adulti; da quello che il bambino aveva capito, dovevano essere frutti preziosi che crescevano in luoghi imprecisati e notturni, certamente non nelle case di tutti i giorni. Finalmente, la malinconia perdeva di intensità quando dalla finestra socchiusa s’infiltrava nella camera un piccolo benessere sotto la forma di un refolo d’aria; era un marchingegno leggero e sapiente che con piccoli gesti professionali ricomponeva il lenzuolo maltrattato, stirava le rughe della coperta e lisciava qualche ciocca di capelli affinché il dormituro entrasse decorosamente nel regno del sonno. Poteva essere soltanto la mano della mamma, pensava il bambino rimanendo immobile, di quella donna sventata che finalmente si era pentita di avergli preferito i grandi e i gateaux. E si imponeva di non aprire gli occhi perché il volto di quella madre doveva restare imprecisato ed esclusivamente notturno. 

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Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana

https://it.businessinsider.com/le-leggi-fondamentali-della-stupidita-umana-la-geniale-intuizione-di-carlo-m-cipolla-e-le-elezioni-del-4-marzo/

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QUOTIDIANA. Persone che raccontano

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Persone che raccontano:
La loro vita in forma di cronaca: di ieri, di questa mattina, di oggi pomeriggio.
La vita loro e tutte le vite di tutte le persone che hanno incontrato durante la vita (lunghe digressioni che generano innumerevoli caselle di altre vite).
Tutti i film di cui non ricordano né il titolo né la trama.
Tutti gli spettacoli che hanno visto. Oppure che hanno visto dei loro amici, non ha importanza. Le biografie degli amici narratori. Le biografie degli attori in scena. Le biografie degli spettatori che assistevano agli spettacoli. Il menù del dopo teatro. Il racconto del tassista che le ha riaccompagnate a casa. Il prezzo della corsa in taxi.
“Prova a dire quanto segnava il tassametro”.

in Quotidiana leggi anche:

Due ragazzi al tavolino di un bar
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/30/quotidiana-due-ragazzi-al-tavolino-di-un-bar/

Il metodo Pinter
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/20/quotidiana-il-metodo-pinter/

L’opera
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/27/quotidiana-lopera/

Claudio Giunta, Come scrivono le aziende. Noi della Rolex (Le parole e le cose)

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“Nel maggio del 2015 ci sono state delle proteste, a Milano, in occasione dell’apertura della Expo, e alcuni edifici della città sono stati danneggiati. Il giorno dopo i giornali hanno pubblicato una fotografia in cui si vede una ragazza che – sciarpa sul viso e cappuccio in testa – imbratta delle vetrine con una bomboletta spray. Al polso, la ragazza ha un orologio, probabilmente un Rolex. L’allora Ministro degli Interni Alfano ha commentato: «Ieri in piazza ho visto farabutti con il cappuccio e figli di papà col rolex». E l’allora Presidente del Consiglio Renzi ha elogiato i manifestanti che hanno saputo mantenere la calma, «mentre quelli col rolex andavano a distruggere le vetrine».
continua a leggerehttp://www.leparoleelecose.it/?p=31023

La commozione della commozione

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http://www.raiplay.it/video/2018/02/Sanremo-2018-finale-Pierfrancesco-Favino-monologo-la-notte-8b642d5c-8db6-4ae4-a036-e61ca1cd4e77.html

Favino è bravo? Certo che è bravo. Koltès è uno degli autori più significativi della scena europea? Non c’è dubbio. Quindi dobbiamo salutare con favore il suo ingresso nel vecchiume di Sanremo? Salutiamolo. Ma le lacrime lasciamole da parte. La commozione del pubblico per le lacrime dell’interprete, voglio dire. Per un attore, le lacrime sono uno strumento espressivo come altri. Recentemente, un’attrice con la quale lavoravo ha fatto galleggiare le lacrime a fior di ciglio per venti giorni di prove – un po’ di più o un po’ di meno. secondo la richiesta del regista. Che il pubblico si commuova per la commozione dell’interprete fa parte del gioco, ma la critica potrebbe essere un po’ più smaliziata. A meno che critica e pubblico non siano un unico magma indistinto. 

Bandiere

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La prima t shirt costa 22,99 euro, un po’ più dell’altra (18, 99), ma si può capire perché su di essa si è posata la polvere delle battaglie politiche recenti: come un gagliardetto napoleonico che ha sventolato ad Austerlitz, ha il suo prezzo. La seconda è un po’ più da marciapiede e per ora non ha rappresentanza in Parlamento, ma non si può escludere che un domani i ditaioli, persa la loro giovanile baldanza (già fin d’ora, ingrati, hanno riposto quel vessillo così fortunato), verranno sfidati da un nuovo partito che li affronterà a muso duro. Si può già prevedere l’incipit del primo faccia a faccia televisivo fra i due futuri leader:
– Vaffanculo!
– Che cazzo vuoi?
Quest’ultima locuzione ha una base di consenso non meno ampia di quella del Vaffanculo. Non sono necessari dei sondaggi, lo sappiamo per esperienza personale: basta chiedere a un gruppo di schiamazzatori notturni di abbassare il volume oppure a un automobilista di non occupare un parcheggio per disabili. A Pisa, nel pomeriggio di ieri, le parole si sono trasformate in atti quando gli abitanti di un quartiere hanno chiesto a un tizio di non scorrazzare a duecento all’ora. Il centauro, sprovvisto di maglietta e forse anche di un linguaggio articolato (questi esseri mitologici sono ancora tutti da studiare), è andato a casa, ha preso una pistola, è tornato e ha ferito quattro persone. Erano i primi anni ’90 quando Umberto Bossi evocava valligiani armati e pallottole per i magistrati, e tutti (forse non proprio tutti, ma molti, troppi) si affannavano a dire che era un linguaggio figurato derivante da un eccesso di temperamento. Le parole viaggiano nel tempo e le t shirt non sono un argine di contenimento, anzi.