Le figurine di Radiospazio. Libri volanti

Il Libro… Sul mattino dell’infanzia, ai primi albori della vita l’orizzonte si era rischiarato alla sua luce soave. Giaceva glorioso sulla scrivania di mio padre e questi, immersovi in silenzio, strofinava pazientemente col dito bagnato di saliva il dorso di quelle calcomanie, finché la carta opaca cominciava ad annebbiarsi, a intorbidarsi, a baluginare in un dolce presentimento e all’improvviso si sfaldava in tanti pezzi di carta assorbente e svelava un bordo ciliato, a occhio di pavone, e lo sguardo scivolava languendo in un’alba vergine di colori divini, in un prodigioso umidore di azzurri purissimi. Oh, rivelazione, oh, invasione di luce, oh, dolce primavera, oh, padre… Talvolta mio padre si sollevava dal Libro e si allontanava. Allora rimanevo a tu per tu con quello, e il vento passava attraverso le sue pagine e le immagini ne balzavano fuori. E mentre il vento sfogliava cosí in silenzio quelle carte, soffiandone fuori colori e figure, fra le colonne del testo correva un fremito che lasciava sfuggire fra le lettere stormi di rondini e allodole. Cosí prendeva il volo, sparpagliandosi, una pagina dopo l’altra, e penetrava dolcemente nel paesaggio che saturava di colore. Talvolta dormiva e il vento allora lo disperdeva silenziosamente, come una rosa multipla, e ne schiudeva le foglie, un petalo dopo l’altro, una palpebra dopo l’altra, tutte cieche, vellutate e assopite, celanti nel loro nucleo, in fondo in fondo, una pupilla azzurra, un occhio di pavone, un nido urlante di colibrí.

Bruno Schulz, Le botteghe color cannella, Einaudi

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