
La voglio ricordare con questa foto, probabilmente del 1973, non avendone ritrovata una, decisamente più incisiva, in tuta di pelle nera accanto a una moto di cilindrata poco femminile (250, forse 350 cc.). Così fece la sua apparizione, appunto nel ’73, negli studi della Rai di Torino. Carlo Quartucci ne fu turbato, come di fronte a un viaggiatore umano, sì, ma con la cittadinanza di un altro mondo. Veniva dal teatro, Carla, come lui, ma soprattutto viaggiava sull’onda rampante di un cinema in cui convivevano ancora (e militavano) Monicelli, Fellini, Scola e tutti gli altri. Era reduce da un successo personale in Vogliamo i colonnelli, di Monicelli, appunto, accanto a Ugo Tognazzi, i rotocalchi la inserivano fra le giovani attrici sulla rampa di lancio.
Anche lei fu turbata da Carlo (o forse l’aveva già scelto, me lo sono chiesto più volte), tanto che decise di dare un taglio netto a una carriera già tracciata e salì dall’oggi al domani sul grande, utopico Camion Lancia Esa Tau degli anni Trenta che Quartucci aveva fatto rabberciare e dipingere di bianco, e che portava in giro per l’Italia scaricando spettacoli destrutturati (non ancora chiamati eventi) nei quali si potevano trovare grumi o nuclei di spettacoli futuri.
Ho sempre pensato al taglio netto e alla scelta di Carla come a un atto di coraggio raro, impensabile per i suoi colleghi dell’epoca e ancor più di oggi, così come è irripetibile il lavoro di sperimentazione continua a cui ha dato vita per tanti anni con Carlo Quartucci.