
Angelo Gugliemi, a proposito della sua Rai Tre, odiava soprattutto una parola: cultura. La cultura è respingente diceva, non è un genere ma un modo di fare le cose. Al meglio, con onestà intellettuale, per riuscire ad accontentare il tuo unico referente che si chiama pubblico, come il servizio. Chissà cosa penserebbe oggi quel signore gentile che masticava pane e telecomando, e che tre anni fa ha lasciato un vuoto grande quanto uno schermo, guardando i brandelli della sua creatura. Il terzo canale, quello strano oggetto alieno che condensava una miscela sconosciuta di innovazione e approfondimento, in questi ultimi anni ha visto quel patrimonio incredibile dissipato da eredi ingrati che gettano all’aria i risparmi accumulati nei decenni.
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