Giovanni Mariotti, Le sigarette sciolte

Le sigarette sciolte

1 Uno di questi giorni mi piacerebbe trovare, in fondo alle tasche dei pantaloni, un po’ di tabacco; mi ricorderebbe l’epoca in cui era possibile acquistare dai tabaccai le sigarette sciolte. Entravo in un bar, chiedevo tre Alfa, tre Nazionali, tre Esportazione; qualche volta cinque. Mediocremente confezionati, i piccoli cilindri senza filtro erano destinati a disfarsi almeno in parte in fondo alle tasche lasciando un residuo di tabacco pari a un cucchiaino di tè. I miei polpastrelli frugavano là dentro e le mie unghie si annerivano. Poi un giorno un tabaccaio mi disse che acquistare sigarette sciolte non era più possibile: o il pacchetto o niente. Seppi così che l’Italia stava diventando ricca.

2 I segni erano numerosi. Per esempio, sui treni non esisteva più la terza classe. Avevo fatto appena in tempo a vederla, prima che un editto generoso ci promuovesse tutti a viaggiatori di seconda. Per usufruire di quell’ascensore sociale l’esborso richiesto fu tutto sommato modesto.

3 In quegli anni andavano declinando i bagni pubblici. Quelli che frequentavo a Lucca, tra via Mordini e via Guinigi, erano quasi sempre vuoti; attraversavo la città con un asciugamano sul braccio e in mano una scatolina di celluloide rosa che conteneva una saponetta. Credo di essere stato uno degli ultimi clienti: ormai, agli inizi degli anni Cinquanta, quasi tutti avevano il bagno in casa.

4 Una di quelle volte, di ritorno dalle mie abluzioni, la saponetta cadde e io mi chinai a raccoglierla; ma era bagnata e mi sgusciò via dalle mani. Le corsi dietro, ma dovetti fermarmi perché passava una macchina. Quando la raggiunsi mi sgusciò via di nuovo. Percorremmo così tutta via Mordini, io correndo in modo scomposto e affannoso, lei scivolando sul selciato come un dischetto dell’hockey su ghiaccio. Solo sul punto di raggiungere via Fillungo riuscii a catturarla e a riporla nel suo abitacolo. Evitai così di inseguire una saponetta lungo la via principale della città, all’ora dello struscio.

Giovanni Mariotti, Piccoli addii, Adelphi Book

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