Sfiorare, passando, il desiderio. EMILY DICKINSON, LETTERA A OTIS PHILLIPS LORD

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Uno pensa a Emily Dickinson e subito si vede davanti la foto in bianco e nero di una giovane donna dall’aria austera, i capelli stretti dietro la nuca, l’abito scuro e ben accollato, un mezzo sorriso accennato appena, e allora ecco riemergere i ricordi liceali e un po’ stereotipati sulla “vergine di Hamerst” volontariamente reclusa nella casa in cui nacque-visse-morì.
Ma in tutto l’insistere su reclusione e verginità ci si perde un aspetto fondamentale e meraviglioso delle parole di Dickinson: il desiderio di cui sono intrise, e che si mostra gloriosamente nelle lettere che, cinquantenne ormai, Emily scrisse per l’uomo che amò.
1874, il padre muore e Emily si trova a vivere sola con la sorella. Tra le persone che se ne prendono cura c’è Otis Phillips Lord, giudice, di diciotto anni più vecchio, ben sposato, amico storico del defunto Mr. Dickinson e ospite relativamente assiduo della casa: qualche visita di cortesia in compagnia della moglie, tante lettere dal tono paterno, ed ecco che un anno dopo Emily annota una visita di lui solo, venuto a passare del tempo “con me”. Altri due anni e i reumatismi hanno la meglio su Mrs. Lord: il giorno del quarantasettesimo compleanno di Emily, Mr. Lord rimane vedovo. Che l’attrazione per la poetessa non fosse cosa nuova è ipotesi che pare confermata, fatto sta che mancati prima il vecchio amico, padre peraltro severissimo, e poi la moglie, a Lord non resta gran motivo per essere discreto. Di lettera in lettera i due si avvicinano, le visite si moltiplicano, fino a che lui si trasferisce a Hamerst e in famiglia si comincia a parlare di matrimonio. La salute peggiora però rapidamente, rallentando di riflesso il corso degli eventi, e all’inizio del 1884 Otis Phillips Lord muore.
A noi restano le lettere, da leggere e rileggere per dare una scompigliata immaginaria al rigore di quell’abito scuro.


Roberta Sapino

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