Jean Tardieu. Conversazione sinfonietta. Audio/Radiospazio. durata 11′

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Che cosa succede quando agli strumenti di un concerto si sostituiscono le voci degli attori? Verrebbe da rispondere: l’Ineffabile della Musica si trasforma in chiacchiera. Infatti quello che Tardieu mette in scena travestendolo della prosopopea della musica è il nostro parlato quotidiano, la nostra propensione a raccontare banalità spacciandole per romanzi e riflessioni profonde. Il risultato di questa mascherata linguistico-musicale è un grottesco esilarante che fa di questa piccola pièce un gioiello del teatro dell’Assurdo.

 

Jean Tardieu. Il signor Io. Audio/Radiospazio. durata 9’15”

immagine tardieu.il signor io

Riproponiamo l’ascolto di un altro Tardieu nonostante i frequentatori del nostro blog l’abbiano inspiegabilmente trascurato (davvero incomprensibile il disinteresse per un gioiello come la Conversazione Sinfonietta ma si può sempre rimediare ascoltandolo, infine: il file è ancora sul blog). Questo è un Tardieu meno giocoso con delle striature, mi sembra, beckettiane: una clownerie enigmatica che funziona anche nella versione audio.

Un misterioso compagno di strada, l’Assurdo di Tardieu

steinberg tardieuSul rullo del blog, le parole scivolano via e i post scendono ogni giorno un gradino della scala che conduce a un progressivo, fisiologico oblio. Esistono tuttavia rare eccezioni: qualche post di tanto in tanto si riaffaccia arzillo come quei vecchi che, dopo un sonno postprandiale di tre ore, si svegliano alle cinque di un pomeriggio piovoso e chiedono: “E adesso, cosa si fa di bello?”. Uno di questi post riguarda lo spettacolo di Jean Tardieu, Nostro assurdo quotidiano, che Radiospazio ha messo in scena più di due anni fa in modo piuttosto avventuroso. Non lo hanno visto in molti, quindi viene da chiedersi che cosa spinga i visitatori del blog a clickarlo; mi sembra strano che siano attratti dal nome di Tardieu, un autore non particolarmente frequentato in Italia, soprattutto in questi anni; è più probabile che si tratti della parola “assurdo”, per di più combinata con “quotidiano”, un cocktail che nella sua semplicità strizza l’occhio al cliente più di tante altre sofisticherie del menu. Ne siamo lieti, naturalmente, e ci teniamo questo piccolo, irrisolto mistero (se si potesse sapere come funzionano le cose su un blog, tutto sarebbe più facile). In omaggio al nostro prezioso e involontario collaboratore, vi propongo una breve poesia di Tardieu che ci mostra l’altra faccia dell’autore, quella “non assurda” (anche se, quando si parla di poesia non si può mai affermare nulla di certo).

Verbo e materia

Io ho io non ho
Avevo avuto non ho più
Avrò sempre
Io avevo io non ho più
Non avrò mai più
Se avessi avuto
Avrei ancora.