Un altro audio del giovane Fellini, che fra il 1939 e il 194o fa una breve ma intensa gavetta radiofonica prima di dedicarsi al cinema. La sua produzione è disimpegnata, veloce, artigianale ma contiene in embrione alcuni elementi della poetica felliniana. In questo “Ometto allo specchio”, per esempio, oltre al realismo magico che circola nella cultura italiana in quegli anni, si rivela un certo interesse per l’introspezione (con qualche compiacimento che poi scomparirà).
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Federico Fellini. Amiamoci così (canzone sceneggiata). durata 3’28”
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Le canzoni sceneggiate, le parodie, le parafrasi dei motivetti in voga sono state il sale del varietà radiofonico che affonda le sue radici nei giochi di parole della prima età, spesso e volentieri coprolalici (Qualcuno forse ricorderà la versione infantil-popolare della sigla del Sandokan televisivo degli anni ’70: “Sale e scende la marea/Sandokan ha la diarrea”). Nell’Archivio di Radiospazio c’è una preziosa variazione sul tema di una canzone molto nota di prima della guerra, Amiamoci così, che faceva sognare dattilografe e signorine di buona famiglia. La firma, con intento parodistico e demistificante, Federico Fellini che in gioventù, prima di iniziare la sua avventura cinematografica, svolse una breve e intensa gavetta radiofonica.
A proposito (?) degli Skiantos
Molti anni fa fui spettatore di un dialogo a quattr’occhi sugli Skiantos fra Enzo Biagi e Renzo Arbore. Il famoso autore e conduttore cercava di spiegare al famoso giornalista la differenza fra demente e demenziale ma, nonostante le sue argomentazioni, per la verità molto felpate, Biagi rimase dell’idea che gli Skiantos fossero un gruppo, magari anche simpatico, di ragazzotti che sparavano sghembe cazzate in musica mentre Arbore, per parte sua, riservava loro un posto accanto a Duchamp e a Tzara. Quella disputa impossibile, e purtroppo non registrata, mi è tornata alla mente in questi giorni, dopo la pubblicazione di “Nel regno delle canzonette”, di Fellini, che ha destato un interesse a dir poco tiepido nei frequentatori di questo blog. Senza forzature, senza la pretesa di vedere in queste operine giovanili chissà quali intuizioni anticipatorie, forse sarebbe il caso di ascoltarle distillando il succo della disperazione e, perché no?, dell’embrione proto-demenziale racchiuso nella polpa del varietà radiofonico felliniano. Se non altro, per curiosità, per provare. Il link è qui sotto.
Radiofellini
Per il giovane Federico la radio fu una sorta di zia dai fianchi larghi e dalle maniere semplici, dispensatrice di gratificanti merende con pane burro e marmellata; oppure, se si vuol essere’ più maliziosi, una nave scuola, una signora dalle miti pretese, che svezzò l’aspirante cineasta chiedendogli prestazioni modeste, alla sua portata ma che si sarebbero rivelate preziose per il suo apprendistato. Trasmissioncine semplici, avrebbe detto lui che amava i diminutivi e i vezzeggiativi, storielline, battutine… Insomma, una gavetta facile nella quale Federico avrebbe incominciato a buttar giù i primi abbozzi di quella che sarebbe stata la sua poetica ma senza rifletterci troppo. I suoi sketch radiofonici risentono di quel “Realismo magico” che Bontempelli aveva messo in circolo nella nostra letteratura e al tempo stesso di quella “poetica del circo” che avrà un ruolo importante nella cinematografia di Fellini autore a tutto tondo. Per chi ama i riferimenti biografici, vale la pena di ricordare che proprio in questo periodo radiofonico Fellini incontrò Giulietta Masina per la quale scrisse un ciclo di storielle che ebbero un certo successo anche se, ascoltate oggi, appaiono un po’ sdolcinate. Insomma, sono svariate le ragioni che ci inducono a invitarvi all’ascolto di “Nel regno delle canzonette”, pubblicato il 27 giugno in questo blog.
http://www.spreaker.com/user/7367339/fellini-nel-regno-delle-canzonette
P.S. Per i cultori della radiofonia d’epoca (e non), il viaggio nella canzone proposto in questo sketch fu un modello imitato innumerevoli volte nei decenni successivi.
Federico Fellini. Nel regno delle canzonette. Audio/Radiospazio. durata 7’02”
Fra il 1939 e il 1943, Fellini collabora con l’EIAR, acronimo dell’emittente pubblica durante il Fascismo con un centinaio di copioni radiofonici che costituiscono il primo contatto del giovane Federico col mondo dello spettacolo. In questo periodo di apprendistato si delineano alcuni temi che diventeranno centrali nella poetica di Fellini autore cinematografico: uno fra i tanti, il Varietà.


