Jean Tardieu. Conversazione sinfonietta. Audio/Radiospazio. durata 11′

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Che cosa succede quando agli strumenti di un concerto si sostituiscono le voci degli attori? Verrebbe da rispondere: l’Ineffabile della Musica si trasforma in chiacchiera. Infatti quello che Tardieu mette in scena travestendolo della prosopopea della musica è il nostro parlato quotidiano, la nostra propensione a raccontare banalità spacciandole per romanzi e riflessioni profonde. Il risultato di questa mascherata linguistico-musicale è un grottesco esilarante che fa di questa piccola pièce un gioiello del teatro dell’Assurdo.

 

Un capolavoro della radiofonia. Samuel Beckett, Parole e Musica. Audio/Radiospazio. durata 17′

beckett 2 per blog mediohttp://www.spreaker.com/user/7367339/beckett-parole-e-musica

Rappresentato da Radiospazio Teatro nel febbraio del 2011 presso la Biblioteca Arturo Graf di Torino. Interpreti: Roberto Accornero e Francesco Gargiulo. Regia di Alberto Gozzi

L’ascolto di questo radiodramma è impegnativo e non potrebbe essere altrimenti. Parole e musica, a più di cinquant’anni dalla sua nascita, si presenta ancora come una straordinaria e misteriosa macchina sonora che mette in conflitto due linguaggi, la parola e la musica e che pretende dall’ascoltatore una dedizione assoluta, forse addirittura un certo spirito di sacrificio. Come tutte le ascensioni, anche questa richiede fatica, e per l’ascoltatore la fatica più grande consiste nel rinunciare ad afferrare il senso immediato del dialogo per accettare le zone oscure dell’opera. Ne sarà ripagato. In Parole e Musica Beckett mette in campo il tema della creazione artistica e, specificamente, il tentativo (impossibile) di conciliare la Parola e la Musica. Il fallimento dell’impresa genera sgomento e frustrazione ma anche una comicità paradossale: c’è molto riso in questa scrittura, basta avere il coraggio di addentrarsi nella palude dell’Assurdo.
La trama, se si può parlare di trama, è semplice: c’è una coppia di personaggi, Musica (chiamato Bob) e Parola (chiamato Joe) fortemente dipendenti l’uno dall’altro, governati (dominata?) da un misterioso padrone di casa, Croack, che li blandisce, li accoppia, li pungola, nonostante egli stesso sia il primo a patire l’emozione che si sprigiona dal loro impossibile accoppiamento. (Quanti gemiti, in questo radiodramma! Quasi una colonna sonora parallela a quella della musica e delle parole). È un meccanismo sadomasochista? Forse sì, ma se riusciremo a entrarci senza pregiudizi ci accorgeremo che non è estraneo alla nostra individuale tragicommedia.

Un misterioso compagno di strada, l’Assurdo di Tardieu

steinberg tardieuSul rullo del blog, le parole scivolano via e i post scendono ogni giorno un gradino della scala che conduce a un progressivo, fisiologico oblio. Esistono tuttavia rare eccezioni: qualche post di tanto in tanto si riaffaccia arzillo come quei vecchi che, dopo un sonno postprandiale di tre ore, si svegliano alle cinque di un pomeriggio piovoso e chiedono: “E adesso, cosa si fa di bello?”. Uno di questi post riguarda lo spettacolo di Jean Tardieu, Nostro assurdo quotidiano, che Radiospazio ha messo in scena più di due anni fa in modo piuttosto avventuroso. Non lo hanno visto in molti, quindi viene da chiedersi che cosa spinga i visitatori del blog a clickarlo; mi sembra strano che siano attratti dal nome di Tardieu, un autore non particolarmente frequentato in Italia, soprattutto in questi anni; è più probabile che si tratti della parola “assurdo”, per di più combinata con “quotidiano”, un cocktail che nella sua semplicità strizza l’occhio al cliente più di tante altre sofisticherie del menu. Ne siamo lieti, naturalmente, e ci teniamo questo piccolo, irrisolto mistero (se si potesse sapere come funzionano le cose su un blog, tutto sarebbe più facile). In omaggio al nostro prezioso e involontario collaboratore, vi propongo una breve poesia di Tardieu che ci mostra l’altra faccia dell’autore, quella “non assurda” (anche se, quando si parla di poesia non si può mai affermare nulla di certo).

Verbo e materia

Io ho io non ho
Avevo avuto non ho più
Avrò sempre
Io avevo io non ho più
Non avrò mai più
Se avessi avuto
Avrei ancora.