“Forse la lunghissima transizione italiana è arrivata al suo compimento. In silenzio, e quasi di nascosto, il 15 febbraio 2019 potrebbe diventare una data storica. La data in cui uno Stato, l’Italia, muore.”
Quanto lavoro, per farli, quei figlioli! Non i due atti riproduttivi, che erano stati il meno, anche perché se n’era occupata prevalentemente sua moglie. Pensava a tutto il lavoro successivo. Le scuole che non finivano mai – e ogni anno volevano essere nuovi libri, quasi sempre inutili. Le malattie, che i medici ingigantivano solo per gonfiare le parcelle; non perdevano occasione per insistere su quanto fossero gracilini, anemici e chissà cos’altro; sua moglie, naturalmente, abboccava e il farmacista rincarava la dose aggiungendo alle prescrizioni nuovi intrugli costosi. Stanco di tutti gli straordinari che gli toccava di fare, il padre tentava di riportare la moglie alla ragione: «Io da ragazzo non ho mai preso niente e sono venuto su bene, mi pare. Tu non te ne intendi di genetica, i ragazzi sono come me, tali e quali.» «Eh, magari…», sospirava la moglie.
“È istruttivo leggere le biografie che accompagnano il libro di un autore, specie gli autori di fama, e specialmente le biografie in forma di cronologia. Lì l’autore sembra sempre una specie di maniaco, che passa il tempo solo a scrivere libri (nel caso di un cosiddetto scrittore), frequenta scrittori o editori, partecipa a convegni sulla scrittura, insegna scrittura o letteratura, dibatte di libri, incontra occasionalmente una o più scrittrici, scambia con loro lettere sulla scrittura, che saranno preziose per capire i suoi scritti… ma come? io dico, ottant’anni tutti così? mai che si dica che in quel periodo aveva in testa il trasloco e non pensava che al trasloco, e si angosciava per il trasloco; o che in quel periodo faceva le parole crociate perché non gli veniva in mente altro, e notate che questi fatti minori magari hanno più peso sulle scritture di un convegno di critici o di un’assemblea d’avanguardia. È che sono tutte cose perdute, allora si preferisce l’intertestualità, come se la sua scrittura si alimentasse solo dei libri altrui, e imparasse la vita dai libri.”
“Le opere d’arte, per evitare di essere fagocitate dalla reificazione e dalla mercificazione insite nell’economia museale come nel grande collezionismo privato, dovrebbero «mimare la propria morte per evitarla»: un espediente che Kiefer accentua, affermando la necessità che ogni opera si stagli in uno splendido isolamento, incapace di trasmettere qualsiasi principio estetico o valore etico. La sola funzione ch’esse dovrebbero adempiere sarebbe quella di porsi come un’utopia negativa: un’utopia che abbia rinunciato a porsi come un positivo. L’arte – nota Kiefer sul margine di un disegno di Victor Hugo – «appartiene alle cose irrappresentabili, che tuttavia possiedono una presenza»; ed è grazie a questa irresolubile contraddizione ch’essa, nel tempo attuale, riesce a riscattarsi dal puro mimetismo e al tempo stesso a fungere da negazione della realtà presente.”
Nel sogno, era finito su un palcoscenico, anche se non ricordava più come. Forse stava seguendo una ragazza che non aveva mai visto prima. Non sapeva perché la seguiva, visto che non gli piaceva, anzi non era proprio il suo tipo, era una di quelle ragazze che parlano troppo forte, ridono troppo spesso e sono troppo vestite – con troppa ricercatezza, intendeva, perché in realtà era molto discinta, ma come una che avesse passato un paio d’ore davanti allo specchio per spogliarsi al punto giusto. La ragazza si voltava spesso come per verificare di essere seguita, cosa che lo indispettiva e lo induceva ad aumentare il passo per raggiungerla: voleva semplicemente dirle che era una cretina se pensava che lui abboccasse a quel giochetto. Poi la ragazza era sparita dietro una quinta e lui si era ritrovato in scena davanti a un pubblico folto e attento. Troppo attento, e solo in quel momento si era accorto di essere completamente nudo. Molti anni dopo quel sogno, questa sera lui sale su un palcoscenico che potrebbe essere quello del sogno. È una serata di beneficenza, probabilmente, di quelle in cui succede un po’ di tutto: neo-diplomate che cantano “Casta diva”, arpiste disoccupate che eseguono tutte sole la Toccata e fuga in re minore di Bach, comici che imitano Proietti che imita Petrolini e attori che dicono poesie. Probabilmente anche lui è un attore, dal momento che è lì. Ne deduce che dovrebbe dire una poesia, ma in questo momento non ha la minima idea di quale. Corre nei magazzini della memoria ma trova solamente quattro versi di Ada Negri: “Sui campi e su le strade/ Silenzïosa e lieve,/ Volteggiando, la neve/ Cade.” Niente altro. Il pubblico lo fissa con curiosità crescente, alcuni con malcelata ilarità, come quella volta che era nudo. Riconosce la ragazza del sogno, è la seconda in basso a destra nella foto. Questa sera è vestita.
ATTRICE – Prima ch’io muoia – fiamme, crudeli fiamme! ricevete la mia maledizione. Che il tuo letto di nozze ti torturi il cuore, ti bruci il sangue, te lo faccia bollire per desiderio di pronta vendetta. – Povero cuore mio, la fiamma è intollerabile! – Possa tu vivere per esser padre di bastardi, che il ventre tuo generi mostri, e possiate morire insieme, tra i peccati, odiati, scherniti, maledetti! Oh… oh… ATTORE – Visse mai creatura più nefanda?
È passata da poco la mezzanotte a New York, il calendario segna la data del 15 settembre 2008; all’interno di una lussuosa stanza d’affari di un grattacielo di vetro e acciaio della Grande Mela, sono riuniti alcuni tra i più importanti personaggi della finanza americana, altri sono collegati in conference call. Quella notte il tempo sembra fare brutti scherzi: un attimo appare veloce e inesorabile, un altro lento e moderato.L’aria che si respira non è delle migliori, le voci si accavallano e si rincorrono, i pensieri sembrano sfuggire ad ogni logica e le carte sui tavoli sembrano rigurgitare solo numeri col segno negativo. Ore 01:45 ad un tratto il tempo si ferma…
Dizionarietto che ci portiamo in eredità dall’anno scorso; ci affliggerà anche il prossimo anno?
“Se chi parla male, pensa male (adagio morettiano, a sua volta manifesto di una passata stagione), come parla la maggioranza gialloverde? Come si insulta? E, di conseguenza, che idea ha del mondo? Ecco una rassegna che parte da una affermazione di Beppe Grillo: la convinzione che metà delle persone non capisca quel che ascolta.
“In questo periodo, di enormi rivoluzioni tecnologiche e sociali, masse di illetterati radicate nei nuovi sistemi urbani cercano emozioni e svago nelle fiere, nelle grandi esposizioni, nella letteratura, per occupare quella particolare forma di tempo che oggi chiamiamo tempo libero. “
Di nuovo sul treno sabato ventisette ottobre alle quattordici e cinquantotto Ancora Padova… Sembra che io vada sempre negli stessi posti ma è solo perché non ho avuto tempo di scrivere i resoconti delle ultime settimane Così adesso li recupero a memoria A memoria o per associazione di idee: per esempio la sala dove farò il mio recital fra un’ora e mezza
La cugina Erminia era timida. Ma non in modo patologico, forse le piaceva soltanto stare per conto suo – e poi, a quei tempi la timidezza non era forse lo scrigno impalpabile che custodisce (e in certo modo garantisce) la sensibilità di una fanciulla? Non bisognava dunque ingigantire la cosa, diceva la madre, e scambiare una virtù per un difetto. Il padre non la pensava così. Era un uomo dalla doppia personalità: di giorno, un austero notaio, di notte, uno di quei fragorosi buontemponi che ammorbano le serate di tutti; gli sarebbe dunque piaciuto che la giovane Erminia gli somigliasse. Predispose quindi per la figlia un programma di graduale socializzazione che prevedeva come primo passo delle innocenti partite a carte tra fanciulle. Presto, Erminia scoprì che con le carte ci sapeva fare e si stancò di quelle sciocchine che giocavano senza impegno mentre parlavano di ragazzi e altre stupidaggini. Dopo qualche tempo, fece irruzione nello studio notarile Antelami (il padre di Erminia) un cliente di antica data. Non si trattava né di un rogito né di un testamento, ma di una confessione: da molti anni il vecchio cliente dedicava le sue serate al gioco: era abituato a perdere, ma il suo notevole patrimonio gli consentiva di coltivare quel vizio senza gravi danni. Fino a una settimana prima, quando aveva incrociato una giocatrice giovanissima, imbattibile e spietata. La ragazza era entrata da poco nel giro del poker, e gli amici lo avevano avvertito di starne alla larga, ma lui, stupido, anzi morbosamente attratto, l’aveva sfidata subendo pesantissime perdite. “E chi sarebbe questa ragazza?”, chiese il notaio. “Nessuno lo sa, gioca sempre travisata perché è molto timida»
“Criticare una voce autorevole di Repubblica equivale tout court a essere, più o meno consapevolmente, “di destra”? Credo di no, anche se molto è stato fatto, in Italia, negli ultimi vent’anni perché le cose potessero sembrare proprio così…”