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Lo confesso: mi lasciano perplesso gli insegnanti, i genitori, la tv (Pubblicità Progresso) e in generale tutti gli educatori ansiosi che cercano di indurre un ragazzo alla lettura sostenendo che si tratta di una pratica importante, coinvolgente, formativa, rigenerante, e anche, sull’onda dell’entusiasmo, facile. Ecco, facile, no: sarebbe come tentar di convincere qualcuno che una passeggiata di quattro ore in montagna, sotto il sole d’agosto, non produce nemmeno una stilla di sudore. Meglio spiegare, se ci si riesce, che quella fatica ha un senso.
Mi sono imbattuto per caso in un video realizzato dallo scrittore svizzero Alain Botton e pubblicato da Internazionale: “Perché la letteratura ci aiuta a vivere meglio”; confesso che non mi ero mai posto il problema e mi sono meravigliato che qualcuno si facesse carico di una dimostrazione tanto politicamente corretta da sembrare inutile. Dopo la visione del video, peraltro inappuntabile, le mie perplessità sono rimase: questa visione finalistica, se non addirittura utilitaristica, della Letteratura mi ha ricordato il vecchio olio di fegato di merluzzo che un tempo i genitori somministravano ai figli perché “faceva bene”; una volta non si davano tante spiegazioni ai bambini, gli si turava il naso e si procedeva con la fetida cucchiaiata; Alain Bottom, invece, s’impegna e ci spiega scrupolosamente tutte le buone ragioni per cui si dovrebbe leggere: sono undici. Forse qualcuno, un giorno, realizzerà un video per dimostrare quanto giovino alla qualità della nostra vita le albe, i tramonti, il salmastro del mare, il saltellare del ruscello fra due strette rive rocciose, il canto degli uccelli sullo sfondo del cielo terso, in un giorno di primavera.














