EVA FUTURA. Appunti dal retropalco. L’Apparizione al buio

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Non diversamente da quanto avviene nella vita quotidiana, anche in quella vita parallela e stralunata che si dipana in palcoscenico si verificano degli imprevisti, Gli attori ne sono ghiotti: vivendo avvolti dall’ineffabile (non si può raccontare uno spettacolo), e scendendo, replica dopo replica, i gradini di una scala che porta al nulla (uno spettacolo svanisce senza lasciare traccia), l’imprevisto appare loro come una piccola narrazione possibile e liberatoria, un evento che non perde nulla nel racconto orale e che dunque può essere replicato e arricchito continuamente. L’imprevisto si trasforma così in aneddoto, e va a confluire immaterialmente in quella grande memoria collettiva che si estende, sconfinata pianura, ai piedi della storia non scritta del teatro. 
Due sere fa Eleni Molos, che interpreta Sowana (misteriosa entità aleggiante nel laboratorio di Edison), preparandosi a entrare in scena, si accinse ad accendere le luci come al solito. Il costume di Sowana è un’ingegnosa creazione per la quale Augusta Tibaldeschi ha attinto alle suo immaginario cinematografico adolescenziale (Walt Disney e Guerre stellari, direi) per dar corpo a una creatura casta e spumeggiante di luci. Ma l’altra sera le luci non si accesero, per un guasto alla batteria, al cavo di alimentazione o per chissà cos’altro. Ora, Sowana senza luci non è così irreparabile come il Cid senza spada ma il piccolo black out è certamente destabilizzante. La Molos se la cavò benissimo lo stesso, e ieri sera si rincuorò grazie a una batteria che consentiva un’illuminazione adeguata (anzi, secondo me anche più potente). Presto, l’incidente sarà elaborato e troverà il suo posto nella galleria degli aneddoti : “Quella sera che l’Apparizione recitò nel buio”.

 

EVA FUTURA. E dalla rete emerge l’antenata in bianco e nero

eva storica

https://www.youtube.com/watch?v=Z0f00Ymg_DQ&feature=youtu.be

La memoria della rete funziona benissimo, a volte fin troppo, certo più della nostra, o almeno della mia. Non mi ero dimenticato, naturalmente, di aver scritto e realizzato una versione televisiva di Eva futura, ma tutto il resto era fluttuante. Ricordavo i tre grandi  interpreti (Herlitzka, Schirinzi, Ubaldi) immersi nel bianco e nero di uno studio televisivo scenografato dal talento di Eugenio Guglielminetti – un marchingegno teatrale con molto legno e carrelli, quindi vagamente provocatorio, in quegli studi della rai di Torino;  c’era forse il segreto desiderio di fare del teatro abusivo alle spalle della tv, o una sorta di richiamo familiare, visto che mio fratello Luigi aveva messo in scena, a sua volta, una Eva futura al Teatro delle Moline di Bologna. Oltre una certa misura, i picchi autobiografici si autoregolano (tranne che per i più patologici  celebratori di se stessi): scatta una sorta di termostato che non solo li neutralizza, ma li spinge sotto la coperta spessa della rimozione dove se ne stanno fino a quando, dalla schiuma della rete, non spunta un fotogramma o, come in questo caso, un piccolo collage; fortunatamente, si è affacciato quando ormai questa Eva futura era terminata e per così dire sigillata nelle repliche, perché domenica 13 anche l’Eva dell’Astra incomincerà a perdere nelle settimane e nei mesi i suoi colori per prendere il suo posto negli archivi del bianco e nero.

TEATRO PIEMONTE EUROPA. I PRIMI PASSI DI UN NUOVO BLOG

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Come gli amici del nostro blog sanno, da tre anni gli spettacoli di Radiospazio teatro sono prodotti dal Teatro Piemonte Europa, un teatro pubblico che recentemente è stato riconosciuto come di “rilevante interesse culturale”. Bisogna dire che la collaborazione fra una piccola compagnia (nel nostro caso, piccolissima, soprattutto tre anni fa) e un teatro pubblico non è molto frequente, soprattutto a livello produttivo. Quando, negli anni Settanta, si diffuse il fenomeno del “teatro delle cantine” qualche Teatro stabile provò a integrare le piccole compagnie sperimentali nella sua programmazione ma furono esperimenti di poca durata e, direi proprio, di reciproca insoddisfazione: la forbice fra la logica di un teatro stabile, col suo cartellone di carattere istituzionale e quella di una compagnia off era troppo ampia perché le due realtà potessero percorrere la stessa strada. In tutti questi anni il concetto di teatro pubblico è diventato più duttile, e il TPE ne è un esempio: una piccola e significativa riprova è costituita dal fatto che da un mese ha generato un blog, che significa addentrarsi in una piccola ma complessa avventura (Radiospazio teatro ne sa qualcosa). Secondo il luogo comune, un blog è uno strumento agile, facile da usare; non è vero, o meglio: può essere vero se un blogger è un grafomane in stato di trance che galoppa per le praterie della scrittura, in tutti gli altri casi è una fatica quotidiana, una maratona senza traguardo e il più delle volte senza riscontro: spesso succede che pubblichi un post del quale sei (stupidamente) soddisfatto: ci hai lavorato per un paio d’ore, sai che non è l’opera della tua vita ma insomma. Lo pubblichi, e il riscontro è deprimente: pochi clic svogliati che sembrano caritatevoli pacche sulla schiena di follower pietosi o di rari amici inossidabili. Questo blog del TPE ha mosso i primi passi lungo una strada ancora pianeggiante; per quanto ci consentiranno le nostre forze, faremo il cammino insieme e saremo lieti se vorrete scoprirlo anche voi.

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EVA FUTURA. Le suggestioni degli spettatori

eva fantascienzaAbbiamo appena debuttato, e dal pubblico nascono le prime suggestioni, le prime variazioni sul tema, le prime fantasticherie. Questa è una bizzarra rilettura di Eva futura in chiave fantascientifica che ci ha inviato un amico del blog.

coupone eva giovedì domenica

EVA FUTURA. Appunti da un’anteprima. Fra sorrisi e sganci

08. camera SARCOFAGOLa scenografia del video di cui si parla (senza gli attori)

8 – 13 dicembre Teatro Astra

Dunque, ieri pomeriggio abbiamo fatto una prova generale aperta, quasi un’anteprima. Non era proprio una vera anteprima perché non c’erano inviti ufficiali, ma è solo una questione formale. Come si dice in questi casi, tutto andava liscio. Il pubblico gradiva. Sorrideva, direi, per quanto si poteva capire dalle nuche e anche da qualche fremito sonoro. I sorrisi delle nuche sono materia di discussione fra i coinvolti. Vengono contabilizzati e mappati: “Hanno sorriso almeno cinque volte”; “Credevo che a quel punto avrebbero sorriso, invece niente, rigidi come stoccafissi”; “Però hanno sorriso un minuto dopo”; “Beh, lì non me lo aspettavo proprio. Pubblico imprevedibile”.
Probabilmente c’erano anche dei sorrisi interiori, non rilevati.
Questione dei sorrisi a parte, tutto, dicevo, andava liscio.
Ma.
Ma quando ormai si profilava la parola fine (perché c’è anche la parola fine, come nei film) il penultimo video incomincia a sganciarsi, a emettere dei rapidi flash, come succede in certi collegamenti televisivi con gli inviati impalati che non se ne accorgono e continuano a parlare a singhiozzo. Ora, degli inviati non importa niente a nessuno, nel senso che il flusso del racconto torna in studio e il conduttore ridacchia e ripara come può; in uno spettacolo, lo sgancio può essere devastante, soprattutto perché può preludere a un altro sgancio. Il quale, come temevo, ci fu ­– e il secondo sgancio di solito è l’introibo allo sgancio finale. Questi sganci, bisogna dirlo, non durarono, più di un battito delle ciglia, ma quei frammenti di tempo furono sufficienti per farmi maledire l’idea di inserire dei video in uno spettacolo teatrale: mi dicevo che per duemila anni si erano fatti spettacoli senza video. Fra l’altro, il video in questione scioglieva un nodo narrativo che sarebbe stato fastidioso risolvere in altro modo: l’androide viene sistemato nel contenitore, ed è meglio non aggiungere altro per non guastare, eccetera. Comunque lo sgancio definitivo non ci fu. Così, la generale/anteprima finì con una piccola macchia, come tutte le generali perbene.

coupone eva giovedì domenica

EVA FUTURA. Prima della prima (di questa sera)

Dal blog del TPE, i personaggi di Eva Futura si autoritraggono in poche parole, ma così poche che non ci si può distrarre neanche per un attimo.

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Schermata 2015-12-08 alle 09.45.56

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Schermata 2015-12-08 alle 09.43.30

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coupone eva giovedì domenica

EVA NELLA METRO, molti anni dopo

imageIl métro di Parigi fu inaugurato in occasione dell’Expo 1900, quattordici anni dopo la pubblicazione di Eva futura. Fra i tanti temi che s’intrecciano nel romanzo di Villiers de L’Isle Adam sono centrali quelli del futuro e del progresso, disegnati con una penna sottile e beffarda. Lo striscione del nostro spettacolo che campeggia nelle stazioni della metro torinese sembra concludere oggi un percorso circolare allusivo e piacevolmente contraddittorio.

EVA FUTURA. L’Arabesco e il Grottesco

locandina eva futura leggera

8 – 13 dicembre Teatro Astra

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Come altri spettacoli che ho realizzato in questi anni, anche questo nasce da una riscrittura. Ogni volta mi verrebbe da sottolineare: questa è la più profonda, la più radicale, ma credo sia una suggestione dovuta al debutto imminente. Come nei rapporti amorosi, le implicazioni e le modalità di un tradimento letterario (una riscrittura lo è, inevitabilmente) sono molteplici e difficili da ricostruire. In questo caso, la vittima del tradimento è un romanzo dimenticato come questo di Villiers de L’Isle Adam – tanto dimenticato da garantire al traditore una quasi certa impunità: solo uno storico della letteratura francese o uno dei rari lettori contemporanei di Villiers potrebbe smascherare la filiera dei misfatti compiuti sulla scrittura arabescata della Eva futura originale: anzitutto la sua riduzione a fabula, poi l’intervento devastante del frullatore drammaturgico, infine quello della macchina del dialogo, che scarnifica, asciuga come un fon e proietta la salma dell’opera originale, coi suoi capelli dritti stecchiti, in un luogo del tutto a lei estraneo com’è il palcoscenico, con quegli attori così terribilmente corporei rispetto alla natura impalpabile dei personaggi narrati da Villiers. E tuttavia (perché c’è un tuttavia, altrimenti non saremmo qui a parlarne) qualche legame sottile con l’opera originale, a parte la fabula, credo sia rimasto; anzitutto l’ossessivo macchinismo da cui nasce il romanzo (del 1886): Edison costruisce una donna artificiale che rimpiazzi quella reale, ritenuta insoddisfacente dal suo innamorato Lord Ewald; e poi la contrapposizione fra tecnologia e metafisica; e ancora: un susseguirsi di passeggiate nei giardini del Bello, dell’Ideale, del Sogno. Ma su quest’ultimo punto devo rassicurare lo spettatore: tutta questa architettura speculativa è franata nel passaggio dal romanzo alla scena, e i pochi ruderi rimasti sono innocui, anzi quasi comodi, come quelle rovine romane sulle quali siedono i turisti per consumare un panino sorvolando sulla loro passata maestà. È accaduto, e non da oggi: quasi due secoli fa Victor Hugo, nella prefazione al suo Cromwell, aveva intuito la necessità del Grottesco inteso come chiave d’interpretazione dell’uomo, crogiolo di bello e brutto, cielo e terra, umano e divino. Nell’Eva futura originale, Villiers costeggia il Grottesco, che stempera nella ragnatela della scrittura; durante la caduta fatale dal romanzo al palcoscenico quei fili fragilissimi si sono strappati e ci ritroviamo tutti “qui nel nostro qui” scenico (lo confessa il nostro Edison nelle prime battute), consapevoli che una caduta non è la fine del mondo ma, al contrario, una benefica fuga dal Sublime (ancora tanto pateticamente ostentato dalla cultura di massa nella sua versione kitsch).

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Il black out rivelatore

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Durante le prove di ieri, non abbiamo potuto proiettare, per alcune ore, i video che abbiamo realizzato in chroma key, una decina di inserti che solo in un quattro momenti si combinano con gli attori: per lo più sono brevissime sequenze autonome dal punto di vista narrativo: potremmo definirli microracconti compiuti che fanno progredire l’azione di qualche centimetro, ma che non assolvono soltanto a questa funzione (nulla è puramente funzionale, su un palcoscenico): la loro natura fredda, altra, artificiosa (attori che diventano fantasmi di attori per riacquistare un attimo più tardi la loro compiutezza umana) dilata il tessuto scenico rendendo più elastica la scatola teatrale – è un aprire di tanto in tanto la finestra per respirare un’aria diversa, magari più freddina: si torna ritemprati alle proprie occupazioni, oppure, dipende dai temperamenti, si rimpiange quell’altrove che si è appena sbirciato e si pensa come sarebbe appagante un’Eva futura realizzata tutta in video con innumerevoli scenari colorati che si avvicendano grazie alla versatilità del chroma key.
Tornando alle prove di ieri, la notizia che per un paio d’ore non sarebbe stato possibile proiettare i video (ragioni tecniche) è stata accolta come un piccolo lutto, specialmente dagli attori – a me sembrava un fastidio, ma superabile: avremmo potuto provare le numerose scene senza video, mettere a fuoco alcuni passaggi non ancora ben risolti, insomma il lavoro non mancava. Ne abbiamo discusso per un paio d’ore, fino a quando la luce dei video non è ritornata, e come dopo un black out (di natura prevalentemente spirituale, direi) gli attori hanno battuto le mani, bimbi sottratti al buio, oppure privati ingiustamente di un giocattolo. In quel momento ho capito che lo spettacolo, ahimè, era pronto.

EVA FUTURA. Il mistero della donna perduta e irreperibile

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Questa icona che (forse) sta perseguitando gli amici del blog da qualche tempo è stata generata alcuni mesi fa dal connubio fra il fotogramma di un’attrice degli anni Cinquanta (forse), protagonista di un film fantascientifico e da un’immagine trovata in rete. Si può dire (certamente) che sia nata prima della stesura del copione, quindi molto prima di questo allestimento che stiamo portando a termine; ce lo possiamo immaginare –  questo mezzobusto di donna glaciale ma allusiva, determinata ma curiosa (ecc.) – seduto sul nulla di un copione ancora da scrivere e di uno spettacolo ancora da pensare. Di questa donna (di questa attrice) è stata perduta l’identità, nessuno degli addetti ai lavori ricorda chi sia. Forse qualche amico del blog l’ha vista per caso in una maratona cinematografica dedicata alla fantascienza rétro, ma se non riusciremo a identificarla non avrà molta importanza, la conserveremo come si fa con i fossili che affiorano durante le gite in montagna: tracce di individui non conoscibili ai quali dobbiamo qualcosa.

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Un trio di fantasmi

 

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8 -13 dicembre Teatro Astra

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La fotografia, scattata durante una prova tecnica, non documenta un momento dello spettacolo ma rappresenta lo stato dei lavori in cui ci troviamo. I due personaggi sulla sinistra, Lord Ewald e la serva Molly, agiscono in un video realizzato col chroma  key; il personaggio sulla destra, Alicia Clary appare in semitrasparenza dietro uno specchio magico: un trio di fantasmi che fluttuano sulle pareti perimetrali della scena vuota. Fra un attimo entreranno in scena gli attori e scatterà un rapporto instabile fra il vivo e l’ectoplasma, fra la presenza e l’assenza. Su questo rapporto stiamo lavorando nell’ultima settimana di prove; sono giorni in cui all’etereo dei fantasmi si contrappone la fisicità della macchina scenica che deve essere messa a punto passaggio per passaggio.

(In scena, Rocco Rizzo, Anna Montalenti, Fiorenza Pieri)