PUCK E L’ALLODOLA. Trailer. L’inizio dello spettacolo. Francesco e il senso.11 e 12 marzo Teatro Astra ore 19.

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Massimo Giovara, Puck
https://www.youtube.com/watch?v=y_m5W4THYxw&feature=youtu.be

Spedendomi il trailer, Francesco Ghisi, che ha registrato e montato questo frammento di spettacolo, mi ha scritto in accompagnamento: “Per essere un trailer, è un po’ lungo: cinque minuti, ma non potevo tagliare prima, si perdeva il senso del testo”. Il senso del testo. Santo cielo. Le forbici a sette lame dei montatori sbudellano e triturano il girato tentando di guadagnare qualche decimo per stare dentro ai quindici secondi tassativi dello spot e stiamo qui a parlare di “senso del testo”. Ma Francesco è un cuore sensibile. Forse a quell’età si è ancora pervasi del sentimento del senso. Forse fra qualche anno sulla sua moviola si ammucchieranno, oltre alle tazzine di caffè e alle buste di tabacco da rollare, parti sanguinolente di trailer che avevano l’unica colpa di essere troppo lunghi  rispetto alle aspettative del committente, e Francesco guarderà con distacco quei poveri mucchietti di senso mentre parla in contemporanea con i boss di due agenzie pubblicitarie rivali (un cellulare per orecchio); alla lunga, quei resti lo infastidiranno, e senza smettere di telefonare Francesco premerà un pulsante segreto celato in un portacenere; comparirà una ragazza flessuosa/vistosa dagli occhi meravigliosamente inespressivi, come quelli delle donnine di campagna che tiravano il collo ai polli mentre chiacchieravano con le altre comari; senza interrompere le telefonate, Francesco le farà un cenno, come a dire: “Porta via questa schifezza”; “Me ne occupo io”, mormorerà devotamente la ragazza, e con la pattumierina e la scopetta antisenso sgombrerà la scrivania.
Per adesso, il senso se lo tiene, Francesco. Di conseguenza il trailer è un po’ lungo, ma in fondo si tratta di cinque minuti.

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PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 3. Fra le pieghe del Sogno. 11 > 12 marzo Teatro Astra

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http://fondazionetpe.it/evento/puck-e-lallodola/2016-03-11/

Fra le pieghe del Sogno di una notte di mezza estate, che si sta svolgendo sul palcoscenico, e del quale è interprete, Puck mette in scena una sua personale recita nella quale affiorano il prima e il durante; tempi della commedia shakespeariana e quelli della sua commedia s’incrociano. Fra i personaggi ricorrenti, miss Jordan, un’attrice sgambettante e manierosa che Puck non sopporta, e il regista, un uomo di solido mestiere – come si dice di chi al teatro non crede più da tempo.

Dice: – Non potresti fare anche tu un po’ di gioco di gambe? (il regista). Senza arrivare a sbatterti come fa lei, ma così… tanto per concedere qualcosa… per dare almeno una vaga idea di folletto. –
Nel suo piccolo, ha ragione. Da quanto tempo non gioco con le gambe?
Dice: – Cos’è, la paga? Hai avuto quello che chiedevi. È la parte? La prima volta che hai fatto Puck avevi venticinque anni. È l’usura, il logorio? Sei innamorato? Ti piace la Jordan? Non so, dimmi tu. Ti vedo così fuori. È un pubblico popolare, qualcosa dobbiamo dargli. Le mamme preparano i bambini: Sapete, fra poco arriva Puck… E poi entri tu, con quella faccia.–
Dico: Hai ragione, forse è andata così: un giorno, non so quando, il Sogno dev’essere uscito da me senza che me ne accorgessi.

 

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 2 La trama.

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Era inevitabile, un passaggio obbligato, tanto vale che lo sbrighiamo oggi, in questa seconda pagina del taccuino. La trama.
Anzitutto non date troppo retta alla sinossi pubblicata sul blog del TPE, l’ho scritta molto tempo fa, non ricordo quando, certo in una giornata grigia e seriosa.
Dunque, c’è un attore… No, diciamo meglio: prima di tutto c’è un grande palcoscenico pulsante di voci e di musica, quella in cui Mendelssohn immerge la commedia di Shakespeare. Nella selva del Sogno di una notte di mezza estate, la partita capricciosa che si gioca fra gli elfi e gli umani si trasforma in uno struggente rincorrersi e soprattutto in un rincorrere (quanto mai romantico!) il sogno stesso, più che l’amato o l’amata.
Sui fili di questa ragnatela di musica e parole saltella il folletto Puck, messaggero d’amore e artefice di piccole magie dispettose. Saltella finché può, naturalmente, perché gli anni passano, le repliche si susseguono, le gambe incominciano a diventare meno agili e soprattutto cresce la consapevolezza che la clessidra della vita non ha più tanti granelli: all’alba, al canto dell’allodola, il sogno scenico svanirà: il tempo della rappresentazione e quello dell’esistenza procedono in sincrono. Siamo, se si vuole, nella più banale delle analogie: la vita, così come il teatro, sono destinate a finire; ogni notte, il sogno, con le sue volute arabescate e imprevedibili, si dissolve per lasciar posto al giorno prosaico; analogamente, ogni rappresentazione che finisce prelude a un ritorno a casa, alla cucina, alla minestra, alla compagna, all’allodola, il cui canto lacera il tessuto onirico separando il tempo della finzione da quello della realtà quotidiana.
Torniamo all’attore che abbiamo lasciato appeso, molte righe fa. Puck torna a casa, questa è la storia. Torna a casa, e da casa torna in teatro, continuamente, per tessere i fili delle sue due vite, quella scenica e quella domestica. E a casa trova la sua allodola, che ha un’altra vita da raccontarci.
(Ma questo non è ancora il racconto di una trama, vedremo di ovviare nelle prossime pagine del taccuino).

 

 

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 1. Come due costumi appesi

costumi puck blogSono sicuro che Barbara Tomada, la nostra costumista, non approverebbe. “Aspetta almeno domani, quando avremo qualche foto con dentro gli attori”, direbbe. Dentro i suoi costumi, intenderebbe. E avrebbe ragione, un costume così vuoto e appeso sembra il vecchio vestito di legno di Pinocchio dopo la sua metamorfosi in ragazzino perbene. Due Pinocchi. Ma domani è tardi, mancano quattro giorni al debutto e bisogna accelerare con la promozione. Qualcuno dice: “Ci sono ancora dei posti liberi”. E’ normale, solo la Duse si rifiutava di salire in palcoscenico se il teatro non era esaurito qualche giorno prima della recita. “Dipende da quanti sono, questi posti liberi”. “Basta andare a vedere on line”. (http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[evento]&id_show=74453). Sono tutti discorsi devianti che distraggono dalle prove. Niente escursione su vivaticket. Resisto alle obiezioni e pubblico la foto dei costumi appesi. Che rappresentano efficacemente la nostra condizione di questi giorni (appesi) e per di più richiamano un’immagine lontana. Roma, Biblioteca teatrale Il Burcardo, gestita dalla SIAE. Al pianterreno, in una saletta, vecchi costumi – non appesi come questi: montati su manichini, ma l’effetto non era di molto migliore. Il costume di Petrolini nella parte di Fortunello, quello soprattutto era agghiacciante come una risata che giunge dall’oltretomba. Anziché preoccuparmi, quel fantasma di risata mi tonifica. Penso che sia il timbro giusto per Puck e l’allodola.
P.S. Ogni promozione di uno spettacolo teatrale deve rispondere alla domanda più o meno implicita “Si ride?”, dunque scriviamolo: “Si ride, sì”.


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Il video della domenica. ALEXANDRE DUMAS, KEAN (a proposito di Shakespeare)

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http://fondazionetpe.it/evento/puck-e-lallodola/2016-03-11/

Memorabile interpretazione di Gassman (con la coregia di un Francesco Rosi che debutterà nella sua opera prima due anni più tardi).  E’ il festival delle finzioni e degli istrionismi che moltiplicano le identità in un gioco di specchi. Nel 1836 Alexandre Dumas lavora sulla biografia del grande attore Edmund Kean, scomparso da tre anni, e ne riplasma il mito. Il film di cui vi proponiamo una sequenza è del 1956, un anno decisivo nella carriera di Gassman che interpreta Otello e Jago alternandosi con Salvo Randone. Il film su Kean, da lui diretto con Rosi, assume il valore di una consacrazione; come se non bastasse, nello stesso anno Gassman ottiene uno strepitoso successo televisivo con “Il mattatore”, una trasmissione che propone con disarmante impudicizia un turbine di personaggi collegati da un filo narcisistico che stravolge i telespettatori italiani. Nella sequenza che vi proponiamo, Kean sfida la (buona) società e così facendo decreta la sua fine – una sorta di lucido suicidio mediatico, compensato dal piacere del denudamento di sé e dalla vertigine del “bel gesto”. Gassman/Kean/Otello si strappa la maschera dell’attore e mostra l’uomo che grida (un secolo prima di Pirandello, a ben pensarci).
Stacco. Siamo ai giorni nostri, nel nostro piccolo lavoro quotidiano.
Stiamo provando Puck e l’allodola che andrà in scena alla Sala prove del Teatro Astra l’11 e il 12 marzo.
Anche in questa pièce entra il gioco il teatro, col suo fuori scena e con la qqche scorre ai bordi del palcoscenico come un rigagnolo mesto e un po’ torbido ma pullulante di microrganismi. Dimenticavo: sul palcoscenico scorre un’opera grandiosa, il Sogno di una notte di mezza estate nella versione musicale di Mendelssohn; in un angolo, come un contrappunto, la vita.
Il resto, nei prossimi giorni, sui taccuini dalle prove.

4 > 5 marzo. Ricorrenze e coincidenze. LIDIA RAVERA. SALVATE DESDEMONA

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“Cazzo. Cazzo. Cazzo. Cazzo. Figa. Fregna cicoria. Figa pelosa, bella calda, tutta puzzarella. Figa di puttanella.”
Era il 1976, e questo è l’incipit di Porci con le ali, un sasso che Rocco e Antonia scagliavano contro la vetrata del perbenismo. Il libro divenne immediatamente cult per i ragazzi degli anni Cinquanta. Rocco era il nom de plume di Marco Lombardo-Radice, Antonia quello di Lidia Ravera.
1976/2016: oltre al 400 anniversario shakespeariano, ricorre un’altra – meno fastosa ma significativa – ricorrenza, il quarantennale dell’uscita di quel libro che tanto fece parlare e discutere. In quel tempo, chi vi scrive lavorava intensamente alla rai, e in quel 1976 curava una rubrica di libri per radio tre. Il direttore della rete era un autorevole giornalista e un sincero democratico (detto davvero, senza ironia) che sollecitava la circolazione di libri nuovi, nervosi, giovani e meglio ancora se provocatori. Gli segnalai l’uscita di Porci con le ali, appena arrivato in libreria, aggiungendo con provocatorio scetticismo che sarebbe stato perfetto ma che purtroppo non si poteva fare. «E perché?», chiede il direttore. «Perché è troppo, per la rai». «Su radio tre, niente è troppo». Gli citai allora l’incipit: “Cazzo. Cazzo. Cazzo. Cazzo. Figa, ecc”. Era palesemente una sfida. Il direttore la colse e m’intimò di realizzare una puntata sul libro. La registrammo negli studi della rai di Torino. I tecnici erano sovreccitati, lo studio blindato, la giovane attrice scelta per la parte di Antonia emozionata… (Qui è necessaria una digressione: la giovane attrice era Gisella Bein, che la scorsa settimana ha interpretato, con Gianluigi Pizzetti, il primo spettacolo del nostro ciclo shakespeariano, La signora Shakespeare, di Nicola Fano).
Dunque registriamo la puntata. Durante le pause, i tecnici si affacciano allo studio C. Ascoltano le prime battute. Le scommesse s’incrociano: «Non la trasmetteranno mai». «Perché no? Su radio tre…» In attesa dell’esito, il mio tecnico mette in cantiere una piccola produzione di audiocassette ad uso interno.
Il nastro registrato parte fuorisacco per Roma. La messa in onda è attesa per due giorni più tardi. Viene il giorno, e invece della trasmissione esce su La repubblica un articolo del direttore che spiega per quali ragioni la puntata non potrà essere trasmessa. È una lucida e nobile argomentazione. La produzione di audiocassette registra un’impennata violenta.
Gli anni Settanta, quarant’anni dopo. Insondabili (o solamente bizzarri) ricorsi.

P.S. Per la prima del 4 marzo i posti sono esauriti ma per il 5 ce n’è ancora qualcuno.

After Shakespeare II. Gli schiaffi di Desdemona

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http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[evento]&id_show=74457

Dalle prove: la timida perplessità di Selene/Desdemona quando arriviamo al passaggio difficile del testo (non tutti i copioni hanno un passaggio palesemente difficile, spesso le insidie se ne stanno sotto la sabbia, come i pesci ragno, e preoccupano meno gli attori): “Come facciamo con la scena degli schiaffi?”. Già,  perché questo Otello e questa Desdemona hanno sceso la scalinata della tragedia per approdare a una quotidianità appena un po’ datata (una quarantina d’anni) nella quale gli schiaffi nascono da un conflitto che lo scambio verbale non riesce a contenere.
Selene/Desdemona aspetta una risposta che non posso darle perché sono i primi schiaffi che incontro nella mia molto irregolare attività di regista. Stiamo ancora provando a tavolino e posso rimandare: “Sono cose che vengono da sé… Cose che si trovano lavorando in palcoscenico”. Selene/Desdemona finge di accontentarsi della risposta evasiva, ma non può fare a meno di chiedersi che cosa troverà. Più tardi dirà, come riflettendo fra sé: “Alessandro (Otello) è un attore di temperamento (pausa).  E’ molto gentile (pausa). Ma con quelle due manone…” Patisco i miei limiti di regista non diplomato.

Il video della domenica. FABRICE. O. JOUBERT, FRENCH ROAST

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Comica con alcuni momenti che ricordano spunti del primo Chaplin (la scena delle frittelle). Striature gialle e una goccia, ma piccola, di morale (che non altera il gusto).

 

Domani incomincia l’AFTER SHAKESPEARE. NICOLA FANO, LA SIGNORA SHAKESPEARE

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26 e 27 febbraio, Teatro Astra – Sala prove – ore 19

Ieri sera, al Circolo dei lettori di Torino, gli autori (tranne una, impegnata in teatro) hanno parlato dei loro testi: raccontandoli (più o meno diffusamente), svelandoli (con vari gradi di reticenza), rivelando antefatti, ecc. Ciascuno con la sua strategia personale, era inevitabile, perché in queste occasioni bisogna muoversi sul terreno in salita del dire e del non dire. Un fine psicologo – e almeno una c’era in sala – si sarà divertito a desumere dalle presentazione i caratteri dei cinque autori allineati frontalmente al pubblico.
Ma questi erano i preliminari rituali. Da domani sera s’incomincia. Pur essendo individualmente (e anche come Radiospazio) nell’impresa che sarà piuttosto lunga, siamo noi stessi curiosi di scoprire, spettacolo dopo spettacolo, i quadri di questa galleria post-shakespeariana. Al momento, sappiamo tutto (abbiamo letto i testi e ci stiamo lavorando) ma non sappiamo ancora niente del discorso globale; siamo come il montatore in moviola che sta lavorando sulle sequenze di un film: il senso del girato e del montato parziale incomincia a essere chiaro ma quello dell’intero film lo conosceremo solo alla fine (di aprile).
Un piccolo abstract de LA SIGNORA SHAKESPEARE:

William Shakespeare è appena morto e la sua vedova, Anne Hathaway, riceve la visita del notaio che le legge il testamento del marito. Anne scopre che il marito le ha lasciato solo “il secondo miglior letto di casa”. E che il marito non era un commerciante ma andava a Londra per scrivere e recitare teatro. E allora chiede di leggere i testi del marito dove scopre che William aveva davvero una strana idea delle donne.

Ma è, appunto, solo un abstract. Lo spettacolo bisogna vederlo. Un consiglio: puntate sulla replica del 27: la prima è esaurita.

Un quarto di secolo nel grembo della Terra. GASTON BACHELARD

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Il signor Ra Paulette si è inabissato nel sottosuolo venticinque anni fa e ha incominciato a scavarlo, anzi a scolpirlo in forme fantasmagoriche. E’ una scelta di vita del tutto personale e in quanto tale si potrebbe non immischiarsene. La notizia, avvolta dall’inconfondibile sapore dell’Inutile che caratterizza tanta comunicazione della rete, rimanda tuttavia a una pagina del filosofo Gaston Bachelard (“La Terra e le fantasticherie della volontà”) di cui vi proponiamo un frammento. Ha a che fare con l’incessante lavorio del signor Ra Paulette?

L’essere umano che lascia gli uomini sul fondo sue fantasticherie, guarda infine le cose. Reso così alla natura, l’uomo è restituito alla sua potenza trasformatrice, alla sua capacità di trasformazione materiale; la condizione necessaria è che pervenga alla solitudine non ritirandosi dagli uomini, ma con le forze stesse del lavoro. Uno dei maggiori motivi d’interesse del romanzo Robinson Crusoe è il fatto che in esso si racconta una vita laboriosa, industriosa. Nella sua solitudine attiva, l’uomo vuole scavare la terra, sbalzare la pietra, tagliare il legno. Vuole lavorare la materia, trasformarla. Allora l’uomo non è più un semplice filosofo davanti all’universo, è una forza infaticabile contro l’universo, contro la sostanza delle cose.
Che un oggetto inerte, duro sia l’occasione per una rivalità non solo immediata ma soprattutto di una lotta cercata e rinnovata, è un’osservazione che si può fare se si dà un utensile a un bambino. L’utensile si caricherà subito di una potenzialità distruttrice, di un coefficiente d’aggressione contro la materia. Un utensile ha un coefficiente di vigore e un coefficiente di intelligenza. Le vere fantasticherie della volontà, pertanto, non si esauriscono nella contemplazione del fine, come accade al velleitario, al sognatore che non sperimenta l’eccitazione della materia effettiva, che non vive la dialettica della resistenza e dell’azione, che non accede all’istanza dinamica del contro. Le fantasticherie della volontà operaia amano sia i mezzi che i fini. Per essa, l’immaginazione dinamica ha una storia, si racconta delle storie.

Gaston Bachelard, La Terre et le rêveries de la volonté, José Corti

 

Il video della domenica. Il genio a nudo. RAFFAELE ANDREASSI, I DOLORI DI ANTONIO LIGABUE, raro documento del 1962 (da non perdere)


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Le etichette sono comode, di pronto uso, dove le applichi stanno, ma come certi cotonacci dopo un po’ si restringono e si stingono rivelando la loro pochezza. Per Antonio Ligabue, l’etichetta di naïf, troppo usata, risulta limitante e anche un po’ arrogante, come certi gesti infastiditi della mano: “Massì, sappiamo, quel mattocchio della Bassa non privo di un certo talento visionario”. Questo bel corto di Raffaele Andreassi entra nell’intimità del genio e ne accompagna le metamorfosi identitarie, da uomo/uccello a uomo/donna, a homo/eroticus in giacca e cravatta (straordinaria trasformazione, quest’ultima, nella quale Eros diventa un tenero bimbo che spasima per un bacino)

ROSARIO LISMA, LA FAMIGLIA TRADIZIONALE, video

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https://www.youtube.com/watch?v=wSt0irOT15c

Attore e drammaturgo di qualità, Rosario Lisma non disdegna gli spettacoli di immediata comunicazione; la perifrasi, bruttina, vuole operare un necessario distinguo fra l’attore di a tutto tondo e molti cabarettisti “da televisione”. In questa “Famiglia tradizionale”, tratta dal suo spettacolo “Di Giufà e di altre stupidità”, Lisma gioca sulle corde di un grottesco quasi sovrapponibile ai discorsi che da qualche tempo ci affliggono. 

Il 24 febbraio, al Circolo dei lettori di Torino, appuntamento con l’After Shakespeare

shakespeare lettoriDunque incomincia la kermesse che celebrerà i quattrocento anni dalla morte di Shakespeare. Non siamo i soli a partecipare, naturalmente, ma pensiamo che il nostro progetto, curato da Nicola Fano, sarà un bello slalom fra le tematiche e i personaggi shakespeariani. Come scrive il curatore di After Shakespeare, “Il punto di vista scelto da Fondazione Teatro Piemonte Europa è obliquo: che cosa è cambiato, dopo Shakespeare grazie alla sua opera? Come è cambiato il teatro? Come il rapporto tra l’individuo e le proprie emozioni? E quello tra uomo e massa? O tra grande e piccola storia? Insomma: qual è stato (al di là del teatro in senso stretto) l’effetto di Shakespeare sul mondo in questi quattrocento anni? E, al contrario: come sarebbe stato il mondo se non ci fosse stato Shakespeare?”
In questa prospettiva obliqua (un po’ dietro le quinte e un po’ fra  le pieghe della Storia) si sono mossi 6 autori, che hanno scritto 6 spettacoli affidati a 3 registi e interpretati da 11 attori. Non sono cifre da kolossal ma la varietà di questa mini (ma non tanto) stagione shakespeariana è assicurata.
Ecco i titoli in ordine di programmazione; alcuni sono espliciti, per altri bisognerà fare qualche congettura, altri ancora sono indecifrabili, ma solo sulla carta:
LA SIGNORA SHAKESPEARE, di Nicola Fano, SALVATE DESDEMONA, di Lidia Ravera, PUCK E L’ALLODOLA, di Alberto Gozzi, TRIP IN THE BOTTOM, di Lia Tomatis, A LOSING SUITE, di Sergio Pierattini, LADY, di Donatella Musso.
Gli attori: Gisella Bein, Gianluigi Pizzetti, Selene Baiano, Alessandro Lussiana, Massimo Giovara, Eleni Molos, Gianluca Guastella, Alessandro Meringolo, Tatiana Lepore, Carlotta Viscovo, Maria José Revert.
Le scene e i costumi sono di Barbara Tomada

Ci saranno tutti, il 24 febbraio al Circolo dei lettori di Torino? Forse qualcuno mancherà perché impegnato nelle prove che si stanno svolgendo a un ritmo piuttosto serrato, ma saremo in molti a parlarvi di questo progetto che debutta il 26 febbraio.