Il video della domenica. GIORGIO MORANDI, Non vi è nulla di più astratto e surreale del reale. 4′

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https://www.youtube.com/watch?v=JPwqVWdB0l8

“È vero, ho fatto più nature morte che paesaggi, ma i paesaggi li amavo di più. Ma bisognava viaggiare, e soffermarsi in un posto e nell’altro, e ritornarvi per completare il lavoro.

Se c’era in Italia un giovane pittore che seguiva con passione i nuovi sviluppi dell’arte francese, quello ero io. Nei primi vent’anni di questo secolo, pochissimi italiani erano interessati quanto ero io all’opera di Monet, Cézanne e Seurat.

Il più bel paesaggio del mondo lo so io qual è. È andando su verso Grizzana. A un certo punto c’è una curva, e lì, quando si esce dalla curva, c’è il più bel paesaggio del mondo.

Sappiamo che tutto quanto riusciamo a vedere nel mondo oggettivo come esseri umani, in realtà non esiste così come lo vediamo e lo percepiamo. Per me non vi è nulla di astratto. Peraltro ritengo che non vi sia nulla di più surreale e di più astratto del reale.”

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In questi giorni il nostro blog ha pubblicato il suo post numero mille: molti, anche se riferiti a quasi cinque anni di attività. Probabilmente troppi, ma poche cose tendono a permanere come le piccole manie che si ripetono giorno dopo giorno. Com’è naturale, un certo numero di frequentatori ha cambiato indirizzo, proprio come succede con i bar: li si frequenta tutti i giorni per un anno, poi improvvisamente si sente il desiderio di cambiare, per amore di novità, oppure perché una mattina il caffè ci è sembrato meno buono del solito; ogni tanto qualche antico frequentatore si riaffaccia, come per dire: “Ah, siete sempre lì?”. Nel frattempo altri sono subentrati. Anche loro cambieranno bar quando si accorgeranno che facciamo il caffè più o meno allo stesso modo: dipende dai giorni e da chissà quante altre cose.

 

GALLERIA. Il bacio rubato

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Si sarebbero poi sposati, molti anni più tardi, dopo essersi persi di vista per un bel po’. Tramite una comune amica, lei aveva sempre seguito le vicende di lui: che era emigrato in Germania; che si era fatto la moglie del suo datore di lavoro (piena di soldi, teneva le redini dell’impresa); che lei gli aveva messo in piedi una bella attività di import export; che poi si erano lasciati quando lui aveva conosciuto una pornostar d’origine italiana molto nota in Germania; che lui era diventato impresario e aveva ingaggiato una dozzina di ragazze con le quali andava in giro; che la pornostar si era incazzata di brutto perché lui si dava da fare con tutte e dodici e l’aveva piantato dopo averlo riempito di botte (perché, contrariamente a quanto lui pensava, le pornostar non sono di larghe vedute nella vita privata); che era tornato in Italia facendo il bodyguard di una cantante con la quale aveva avuto una storia tumultuosa finita anche sui giornali; che la manager della cantante lo aveva tolto dai guai perché era sempre stata innamorata di lui, così come la madre della cantante stessa; che fra le tre donne era scoppiata una rissa furibonda in una discoteca per il possesso di lui; che lui ne aveva avuto abbastanza ed era tornato al paese per cercare un po’ di tranquillità. 
Così, ventisette anni dopo quel bacio contro il muro che lui le aveva rubato, si erano sposati. Uscendo dalla chiesa, lei ripercorse rapidamente all’esistenza da talpa che aveva condotto fino a quel momento: l’impiego, rare uscire con qualche collega – tutti sul punto di divorziare – storie di pizza e birra con epiloghi frettolosi. Poco altro, già dimenticato o da dimenticare. Temeva di essere inadeguata quell’esuberante che aveva appena sposato, ma aveva la camminata di chi ha vinto il primo premio a una lotteria. Improvvisamente vedeva le amiche come quelle torpide trote che i ristoratori ingrassano negli stagni per prelevarle con la reticella all’ora del pranzo. Gettando il bouquet alle invitate (un gesto puramente rituale, perché erano tutte sposate), rabbrividì d’orgoglio e fu percorsa da un presentimento di piacere che di lì a poco si sarebbe rivelato del tutto immotivato.

Visita le altre stanze della Galleria
https://radiospazioteatro.wordpress.com/category/galleria/

La Striscia. ALBERTO ARBASINO

TESTATA STRISCIA ARBASINO

Michelangelo Antonioni 

Il “caso Antonioni” è un prodotto della Stagione dell’Alienazione, spiacevole tema che com’è noto ha portato male a tanti che l’hanno toccato o sfiorato. E’ quindi imbarazzante occuparsene, ormai, tanto più volendone parlar male, perché il regista è uomo assai permaloso: subito si fa vivo per protestare se non condivide i giudizi espressi; non li tollera se non dall’entusiasmo in su; prende come stroncature totali qualsiasi giudizio “misto”; non raccoglie le intenzioni ironiche perché non le vede, però al contrario esige che vengano raccolte talune intenzioni ironiche sue, che nessuno riesce a vedere tranne lui. Come se non bastasse pretende poi (e non di rado le ottiene) due o più recensioni a ciascuna delle sue opere, la seconda sempre molto migliore della prima, e contrassegnata dall’abbandono d’ogni rigore critico. Quindi, tutto difficile, tanto più che occorre difendersi dal tono vagamente ricattatorio dei corifei: il tono del “chi non capisce, è stupido”, “chi non applaude, è un ignorante”, “se non gli piace, peggio per lui”, “chi dice una parola contro, da oggi in poi è squalificato”, che forse involontariamente si è venuto creando intorno ai suoi film. 

Alberto Arbasino, “Ritratti italiani”, Adelphi

Franz Schubert “Alla musica” 3′

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https://www.youtube.com/watch?v=hsjRg1XatAE

Arte meravigliosa, in quante ore grigie, 
Quando il vortice selvaggio della vita mi opprime,
hai infiammato il mio cuore di caldo amore,
mi hai trasportato verso un mondo migliore,
trasportato verso un mondo migliore.

Spesso un sospiro uscente dalla tua arpa,
un tuo dolce, divino accordo,

Mi ha schiuso il cielo dei tempi migliori.
Arte meravigliosa te ne sono grato,
Arte meravigliosa, ti ringrazio.

Mi ha schiuso il cielo dei tempi migliori.
Arte meravigliosa te ne sono grato,
Arte meravigliosa, ti ringrazio.

Letti oggi, i versi di questo lied – del 1817 – possono sembrare enfatici, sovrabbondanti e pomposi. Schubert li ricavò da un poema di Franz Von Schober, e forse non sono fra i più belli della sua produzione liederistica, ma la tessitura musicale li riplasma fornendoli di un’anima che sulla carta rimane un po’ opaca e trasformandoli in un un manifesto del Sublime in musica.

L’arma e l’aroma

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Quando i (neo?)fascisti parlano di cultura, insorge in me una forte curiosità, così mi sono affrettato a leggere il programma di Casa Pound non appena l’ho trovato per caso in rete. E sono stato ripagato già alla quarta riga del paragrafo 12. “Per una cultura libera.” L’idea che la cultura sia un aroma contro la corruzione mi è parsa tanto (inaspettatamente) gentile quanto, al tempo stesso, flebile. Per dirla più chiaramente, solo una diafana, piccola maestra del primo Novecento avrebbe potuto parlare della cultura come aroma, mentre leggeva ai suoi scolari una poesia di Ada Negri (“Neve bella/ fatta a stella,/ bianca neve/ lieve lieve”…) ; solo quella candida maestra avrebbe potuto sperare che dalla cultura (la poesia, in quel caso) si sprigionasse un effluvio così intenso e avvolgente da indurre i corrotti a vergognarsi della loro bassezza, e quindi a pentirsi e magari anche ad autodenunciarsi. Poi mi è venuto in mente che forse si trattava di un banale refuso e che là dov’era scritto aroma dovesse intendersi arma, e i conti tornavano un po’ di più. Rimane da stabilire di quale arma si tratterebbe: bianca? da fuoco? o, per restare sul classico, qualcosa di più grezzo? Nonostante la sua probabile inefficacia, sarebbe ancora meglio l’aroma.

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Eva Illiouz, Le donne, sconfitte dalla rivoluzione sessuale? (“Le parole e le cose”)

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“Come il razzismo, il dominio degli uomini sulle donne è una forma di organizzazione che permette a un gruppo – in questo caso gli uomini – di beneficiare dei servizi di un altro gruppo – le donne – che sono state per molto tempo considerate inferiori. La differenza, tuttavia, è che le relazioni tra uomini e donne sono molto più attorcigliate di quelle tra neri e bianchi. La relazione di potere si intreccia con una relazione affettiva e sessuale che fa sì che gli uomini siano dipendenti da quelle che dominano.”

Leggi il resto dell’articolohttp://www.leparoleelecose.it/?p=31175#more-31175

QUOTIDIANA. L’Opera

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– Ti ho chiamato per dirti che non dovrei tardare molto.
(pausa) – …
– Mi hai aspettato?
– Lo saprai solo quando sarai qui, non ti pare?

Non la sopportava quando faceva la sibillina. Non era così scontato che lui tornasse, strano che non lo capisse.
Finita la telefonata, l’Opera si rimise in letto a tempo indeterminato. Nessuno sapeva se stesse aspettando o se si fosse abbandonata alle lenzuola in un mare di briciole. Mise su qualche chilo. Dopo alcuni mesi, sentì che oltre a tutto il resto anche il desiderio si andava squagliando. Non era più tanto contenta di farsi vedere così. Dal canto suo, lui, che presagiva ma non voleva dirselo, continuava a differire il ritorno.

in Quotidiana leggi anche:

Due ragazzi al tavolino di un bar
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/30/quotidiana-due-ragazzi-al-tavolino-di-un-bar/

Persone che raccontano
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/13/quotidiana-persone-che-raccontano/

Il metodo Pinter
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/20/quotidiana-il-metodo-pinter/

 

Il video della domenica. 500 anni di ritratti femminili

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www.stilearte.it/un-video-bellissimo-500-anni-di-ritratti-femminili-diventano-ununica-donna-in-movimento/

A parte una colonna sonora troppo compunta (quando si parla di bellezza bisogna trattenersi), il gioco delle continue metamorfosi è ben riuscito.

Krystyna Dąbrowska, La faccia del mio vicino (“Le parole e le cose”)

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a cura di Leonardo Masi
[Krystyna Dąbrowska (1979) è una delle più importanti poetesse polacche contemporanee. Con La faccia del mio vicino, tradotto da Leonardo Masi, ha vinto il Premio Valigie Rosse 2017. Pubblichiamo una scelta di testi e un estratto dalla prefazione di Leonardo Masi]

La faccia del mio vicino di casa

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La faccia del mio vicino di casa, un professore
a cui è morta la moglie,
è diventata all’improvviso nuda, ha perso ogni velo.
Quando l’ho incontrato nel cortile
e un po’ a sorpresa ha cominciato ad aprirsi,
a dire quante cose gli ricordano lei,
mi è sembrato di vedere la sua faccia per la prima volta.

Come quella casa di fronte –
fino a poco fa coperta da un enorme ippocastano
che poi una tempesta ha spezzato e lo si è dovuto abbattere.
E prima che l’abitudine ricresca sull’assenza
vedo le finestre della casa, la vita che avviene lì dentro.

leggi il resto: https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/1619d7ba225efe3fhttps://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/1619d7ba225efe3f

Il video della domenica. Riccardo Muti prova Il Trovatore

“C’è sempre un’eleganza che bisogna trovare… perché Verdi è l’autore più nobile che abbiamo avuto. Naturalmente va cantato con passione, ma sempre con estrema aristocrazia…” (Seguono alcuni esempi di modacci esecutivi verdiano che fanno ridere gli orchestrali).

Mauro Portello, La piccola cattiveria (“Doppiozero”)

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“Ma perché una persona ti dice che sei fuori orario con cattiveria e un’altra lo fa con simpatia e dolcezza? Può il semplice fatto di non conoscerti autorizzare moralmente un individuo a trattarti male mettendo in atto dei comportamenti insultanti?”

Continua a leggere: http://www.doppiozero.com/materiali/commenti/la-piccola-cattiveria

QUOTIDIANA. “Il metodo Pinter”

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Persone che s’iscrivono a un corso di drammaturgia di Harold Pinter incuranti del fatto che è morto da dieci anni. Lo sanno benissimo anche loro, non sono mica scemi, ma è un suo allievo che lo tiene, si capisce. Inglese, oppure americano, sul momento non ne ricordano il nome, ma non è importante: uno che ha lavorato tanti anni con lui, l’unico depositario del suo metodo. “Il metodo Pinter”. Mai saputo che questo metodo esistesse, dite voi; non ha importanza, nemmeno loro lo sapevano prima di leggere il post pubblicato dall’allievo depositario. Che non costava neanche tanto, per essere Pinter. Il corso (tre giorni di full immersion, tutto in inglese, o in americano, metà e metà, un misto) è stato straordinario, pazzesco: “Mentre lavoravamo, sapevamo che lui era lì nella palestra con noi. All’inizio pensavo che fosse una mia suggestione, poi ho chiesto anche agli altri. Lo sentivano tutti. Fisicamente. Proprio lui. Pinter.”

Ragazzi al bar
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/30/quotidiana-due-ragazzi-al-tavolino-di-un-bar/

Persone che raccontano
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/13/quotidiana-persone-che-raccontano/

Il metodo Pinter
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/20/quotidiana-il-metodo-pinter/

L’opera
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/27/quotidiana-lopera/