Galleria. Il salamino tuscolano

Erano le 13.50 quando Giorgio Manganelli rilesse l’incipit di quello che sarebbe stato uno dei suoi più lucidi saggi (ma forse in quel momento non poteva ancora rendersene conto), La letteratura come menzogna: “Qualche tempo fa, durante una discussione, qualcuno citò: «Finché c’è al mondo un bimbo che muore di fame, fare letteratura è immorale». Qualcun altro chiosò: «Allora, lo è sempre stato».
Era un attacco forte e quasi provocatorio, sul quale l’autore sostò fin verso le 14. Il prosieguo gli era chiaro, ma quando si accinse a scriverlo gli venne da pensare, per quelle strane e incomprensibili interferenze che spesso affliggono gli autori, allo stato del suo frigorifero; non era particolarmente miserevole, ma non andava oltre la solita ordinaria amministrazione. L’autore era combattuto fra due sentimenti opposti: da un lato temeva di perdere quel bello slancio iniziale, dall’altro gli pareva che due etti di salamino tuscolano abbinati un paio di carciofi alla giudia avrebbero propiziato quella sua fatica appena intrapresa. Fortunatamente, il pizzicarolo sotto casa era ancora aperto, e comunque non chiudeva mai del tutto, lasciava sempre la serranda a metà – era un po’ scomodo per la schiena, ma ne valeva la pena.

Nubi senza cielo (National Geografic Italia)

Bemdnaut Smilde crea nuvole nei luoghi in cui non si troverebbero in natura. Le sue installazioni durano cinque secondi – 10 al massimo – poi svaniscono.
Il suo progetto, Nimbus, indaga sull’effetto creato dalla visione di una nuvola in ambientazioni come l’interno di una chiesa, di un museo o di un castello. La brevità della scena ne acuisce l’intensità.

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T.S. Eliot, Attratti da questo amore, alla voce di questo richiamo

Alfred Kubin, L’ora della morte

Ciò che chiamiamo principio è spesso la fine
e finire non che è principiare.
La fine è donde si parte. Ed ogni frase
e proposizione giusta (dove ogni parola è a casa sua,
al suo posto per sorreggere le altre:
la parla né malsicura né pretenziosa,
d’un facile commercio tra il vecchio e il nuovo;
la parola corrente, esatta senza volgarità,
la parola scelta, precisa ma non pedantesca,
in copia perfetta che danzano insieme)
ogni frase e proposizione è una fine e un principio,
ogni poesia è un epitaffio. E qualsiasi azione
è un passo verso la mannaia, verso il fuoco, giù dentro la gola marina
o verso una pietra indecifrabile; e così è donde si parte.
Noi moriamo con i morenti:
ecco, essi se ne vanno, e noi con loro.
E nasciamo coi morti:
ecco, essi tornano, e ci portano con loro.
L’attimo della rosa e quello della pianta di tasso
sono d’uguale durata. Un popolo senza storia
non si redime dal tempo, perché la storia è un disegno intessuto
d’attimi senza tempo. Così, mentre la luce declina
nel vespro invernale, in una cappella solitaria
la storia è ora e tutta l’Inghilterra.
Con l’attrazione di questo Amore, e la voce di questo Richiamo
non tralasceremo l’esplorazione
e la fine di tutto il nostro esplorare
sarà di giungere donde partimmo
e conoscerne il luogo per la prima volta.
Al di là del cancello ignoto e rammemorato
quando ciò della terra rimane a scoprire
e quello che fu il principio;
alla sorgente del fiume interminabile
la voce della cascata nascosta
e i bambini nella pianta del melo
sconosciuti, perché non li cercammo
ma uditi, appena uditi, nella quiete
fra due onde del mare.
Presto ora, qui, ora, sempre –
una condizione di totale semplicità
(che non costa meno del tutto)
e tutto sarà bene e
ogni sorta di cosa sarà bene
quando le fiamme lingueggianti s’incurvano
nell’annodata corona di fuoco
e il fuoco e la rosa sono una cosa sola.

Traduzione di Emilio Cecchi

Roberta Errico, Più una società si allontana dalla verità più odierà quelli che la dicono, ci insegnò George Orwell (The Vision)

“È difficile non cogliere l’attualità delle opere di George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, e delle sue riflessioni su temi come la corruzione, il tradimento e più in generale gli orrori che può generare una società capitalista e individualista come quella in cui viviamo. L’odierno scenario della politica e della società civile, italiana e di altre democrazie occidentali, può trovare sufficienti corrispondenze, e trarre insegnamenti, in quanto raccontato da Orwell nel romanzo breve La fattoria degli animali del 1945.”

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https://thevision.com/cultura/george-orwell/



Mauro Piras. Condorcet, un manifesto per la scuola (Le parole e le cose)

La scuola è in crisi, sembra. Se ne parla solo in negativo: aggressioni a docenti, bullismo, tetti che crollano; oppure, più in generale, scarsi risultati degli studenti italiani, alti tassi di dispersione, bassi stipendi e bassa considerazione dei docenti. E così via. La percezione diffusa è che la scuola italiana sia travolta da un declino irresistibile. Le due interpretazioni più accreditate di questa crisi sono speculari: una è “non c’è più la scuola di una volta”; la seconda è “la scuola è sotto attacco”.

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Anna Irene Cesarano, Roland Barthes prevede l’oggi: Il fascismo della lingua (Wolf)

 ‘La lingua è fascista’. Così disse Roland Barthes (1915-1980), nella sua lezione inaugurale al Collège de France nel 1977: è fascista non perché impedisce di dire ma al contrario perché “obbliga a dire” (Colombo, 2013, p.139).Barthes si riferiva al sistema dei segni e alla sua costrizione, e per Michel Foucault a dire di sé – allargando il loro discorso vien da pensare in parallelo ai tempi d’oggi ed “al dire di sé sul web 2.0”.
Di certo non c’è mai stata epoca nella storia umana che abbia conosciuto una tale esplosione ed esposizione degli esseri umani alle relazioni comunicative (Colombo, 2013), come quella attuale. Una situazione iper-comunicativa che la società attuale vive e in parte soffre, che accentua alcune caratteristiche e peculiarità dei contenuti trasmessi, non sempre funzionali, ma sempre attinenti alla dimensione della “socievolezza”, così come diceva Simmel, ovvero quel tipo di relazione adatto a far provare piacere, più che a rendere utile la comunicazione.

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I cento anni di Ferlinghetti (Le parole e le cose)

Oggi Lawrence Ferlinghetti compie cento anni. Per omaggiarlo, pubblichiamo la nota che Marco Cassini ha scritto per Scoppi urla risate, la raccolta di poesie di Ferlinghetti appena pubblicata da Sur per la traduzione di Damiano Abeni, da cui sono tratte le due poesie in coda. 

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Mario Baudino, Scuola e Università, insegnate l’etimologia (La Stampa)

“Lo scrittore Marco Balzano ricorda un episodio di quando era al liceo: il professore spiegò alla classe distrattissima, che stava pensando a tutt’altro, come il termine latino homo abbia la stessa radice di humus, terra. Fu una rivelazione: da quel momento si scatenò un fuoco di fila di domande.
Balzano, vincitore di un Campiello, autore l’anno scorso di grande seguito col suo romanzo Resto qui (Einaudi), fa di mestiere l’insegnante, e non ha mai scordato quel che imparò da quel giorno. Ora lo ha riversato in un saggio di piacevole lettura, Le parole sono importanti (sempre uscito per Einaudi) dove lancia un appello: studiamo l’etimologia, è la scienza che permette in modo trasversale di approfondire storia, antropologia, letteratura, linguaggi, scienza.”

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https://www.lastampa.it/2019/03/15/cultura/scuola-e-universit-insegnate-letimologia-f8PFVKWYe4bJLVQSDK7d7H/pagina.html

Witold Gombrowicz, Ho tanta voglia di sfuggire alla vostra Arte

A parere di chi scrive, Ferdydurke è il romanzo più importante di Gombrowicz; nonostante si colleghi alla grande tradizione delì’antiromanzo, la forte carica progettuale dell’opera non esclude una scrittura immediata e urticante; il viaggio del protagonista trentenne in un collegio di adolescenti brufolosi, mostruosi e smorfiosi, nonché stupidamente tronfi della loro giovane età, è un’odissea che attraversa il mare della demenza umana, qui annaspano professori, educatori e artisti, classici compresi. Nell’ilare tragedia che Gombrowicz mette in scena, sprofondano anche gli Assoluti: l’Arte, il Bello, il Grande, ecc.
Un romanzo del 1937 che ha molto da dire ai nostri giorni insani.

Mio Dio, non mi vergogno di confessarlo, ho tanta voglia di sfuggire alla vostra Arte quanto a voi stessi, signori! Perché non voglio sopportarvi, voi e la vostra arte, le vostre concezioni e i vostri atteggiamenti estetici, e tutti i vostri cenacoli!
Sulla terra, infatti, signori, ci sono degli ambienti più o meno infamanti, vergognosi, umilianti; e la stupidità non è spartita con equità. Così, per esempio, il mondo dei barbieri mi sembra più esposto all’idiozia che il mondo dei ciabattini. Ma quanto accade negli ambienti artistici del globo batte tutti i record dell’idiozia e dell’infamia – a tal punto che un uomo di normale costituzione, equilibrato, non può non sudare di vergogna di fronte a quelle orge infantili e presuntuose. Oh! i canti sublimi che nessuno ascolta! Oh! i conciliaboli tra iniziati e il delirio frenetico nei concerti, e quelle iniziazioni intime, l’esaltazione, le discussioni e i volti stessi di quella gente quando declamano o ascoltano, celebrando nelle cappelle private il santo mistero del Bello!

  Witold Gombrowicz , Ferdidurke, Einaudi, traduzione di Sergio Miniussi

Paul Valéry, Emozione ed emozione

Sappiamo ciò che la maggior parte degli uomini prova più o meno intensamente davanti a uno spettacolo naturale. Il tramonto del sole, i chiari di luna, le foreste e il mare ci commuovono. I grandi eventi, i momenti critici della vita affettiva, i turbamenti dell’amore, l’evocazione della morte, sono altrettante occasioni o cause immediate di risonanze intime e più o meno coscienti.
Questo genere di emozioni si distingue da tutte le altre emozioni umane. Come? È attualmente l’oggetto della mia ricerca. Ciò che m’interessa è contrapporre il più nettamente possibile l’emozione poetica all’emozione ordinaria. È molto delicato operare una simile separazione perché essa non si realizza mai nei fatti. All’emozione poetica essenziale si mescolano sempre la tenerezza o la tristezza, il furore o la paura o la speranza; gli interessi e i singoli stati d’animo dell’individuo si combinano inevitabilmente con quella sensazione di universo che è caratteristica della poesia.

Paul Valéry, Proposito sulla poesia

Il video della domenica. Umberto Eco, inventiamo un linguaggio

Giuseppe D’Antonio, Galateo editoriale. Maiuscole, punteggiatura, possessivi (I libri degli altri)

“Un dattiloscritto formattato male e poco curato dal punto di vista morfosintattico è un pessimo biglietto da visita: font minuscole, interlinee strette, doppi spazi, apostrofi al posto degli accenti, orrori grammaticali rivelano sciatteria e ineleganza. Fedele all’idea che la forma sia sostanza, il Galateo editoriale vi condurrà attraverso il bon ton della formattazione e correzione testuale, affinché nessuno possa guardarvi dall’alto in basso.”

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https://ilibrideglialtri.com/category/rubriche/galateo-editoriale/

Un secolo di Bauhaus

Siamo circondati da oggetti dei quali, nella maggior parte dei casi, non conosciamo niente se non a mala pena la funzione. Non abbiamo idea della provenienza, della progettazione, del funzionamento di una quantità enorme di cose di cui si compone la nostra vita quotidiana. Eppure, gran parte dei gesti che compiamo ogni giorno sono accompagnati da qualche elettrodomestico, device, utensile che ce la rendono possibile: la mattina appena svegli prendiamo la caffettiera e come d’incanto si materializza nelle nostre tazze un caffè, accendiamo un fornello e il miracolo del fuoco prende luogo davanti ai nostri occhi, per non parlare poi dell’aura quasi magica che avvolge lo smartphone con cui leggiamo le notizie e scrolliamo i social, magari in bagno o mentre siamo sul bus. Diamo per scontato che queste cose siano sempre esistite, a meno che il nostro lavoro non sia appunto costruire o inventare oggetti, e ne facciamo un uso talmente spontaneo da averlo interiorizzato e da non considerarlo più un piccolo miracolo.

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https://thevision.com/architettura/bauhaus-produzione-attuale/


Francesca de Lena, Lasciate fare la poesia ai poeti (I libri degli altri)

“Uno dei commenti che scrivo più spesso ai margini di un romanzo da valutare o editare è: sta facendo poesia.
Se lo pronunciassi pubblicamente starei dicendo un’inesattezza anche abbastanza fastidiosa, perché nel mio lessico privato quella frase significa: “scrive belle parole a vuoto”, mentre la poesia è tutt’altro che questo, è anzi proprio il contrario di questo: la poesia carica le parole di significato.”

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