Inferno, Canto V – lettura in sedici lingue (video)

I

https://media.unito.it/?fbclid=IwAR0mtwAXJ834rmRqg_pqufRwwQyn6HmqJTnCBNbRLf430lIS4q1IYmjb1Sctaliano, Portoghese, Arabo, Inglese, Cinese, Russo, Francese, Polacco, Romeno, Tedesco, Serbo, Giapponese, Spagnolo peninsulare, Spagnolo d’Argentina, Catalano, Ungherese.
Un’esperienza di visione e di ascolto da non perdere.

Addio a Paolo Brunati, scrittore

Bisognava andarselo a cercare, il Brunati, mica si proponeva, tanto meno si promuoveva. Non “frequentava”, come si suol dire. O meglio, frequentava ambienti molto diversi da quelli in cui si coltivano relazioni e ci si compiace della comune appartenenza alla Società Letteraria. I suoi spazi erano le montagne, il mare e l’aria, nella quale un tempo aveva volato a bordo degli alianti. Scrittore-camminatore, sulla scia di un’alta tradizione, i taccuini erano i compagni con i quali si intratteneva durante le soste. Ne ha riempiti moltissimi, riserveranno delle sorprese all’editore che vorrà avventurarsi nella loro lettura: Colloqui con il pesce sapiente, che Miraggi editori ha provvidenzialmente pubblicato poco prima che Brunati se ne andasse possono essere un primo passo nell’esplorazione di un autore che ha vissuto per tanti anni nella Scrittura. La coltivava ogni giorno, intrattenendo con essa un rapporto scettico e spesso beffardo, ma necessario. Il giorno dell’uscita del libro, nel pieno della malattia che lo ha portato via, mi aveva confidato: “Mi piace questa mia metamorfosi cartacea”. “Come sei brunatiano”, gli avevo risposto. I suoi lettori sanno che cosa intendevo dire.

Sull’eterna giovinezza dei morti


Un morto si deve dire che non è più o bisogna dire che è ancora?
Io propendo per la seconda ipotesi, che sia ancora, Però un morto dura molto meno di un vivo per certe reazioni chimiche che gli si innescano dentro.
Ho letto che i morti, quasi immediatamente dopo morti, incominciano ad autodigerirsi, partendo, com’è giusto, dallo stomaco. Non vedono l’ora di mangiarsi, di andare a tavola. A causa di questo pasto la vita del morto dura molto meno di quella del vivo che si consuma invece all’esterno e può durare, quella umana, persino più di un secolo.
La vita dei morti invece di andare avanti arretra fino a ridursi all’osso. E quasi contemporaneamente, nei vivi, si ossifica il ricordo di loro (il ricordo è la parte impalpabile dei morti che rimane nei vivi, una sorta di loro anima terrena. C’è niente di più terreno dell’anima). Il morto diventa indolore e pulito. Non fosse per la quarantena in cui lo si tiene, rigorosamente separato dai vivi, lo si potrebbe dare in mano anche a un bambino, ci si potrebbe giocare o tenerlo come portafortuna, come soprammobile.
È insomma evidente che la morte non può cogliere che nel pieno della vita, di cui è un’improvvisa e rivoluzionaria trasformazione.
Ma è con le donne che la giovinezza dei morti appare in tutto il suo fulgore.
Credo abbia a che fare con la fisiologia del ricordo, dove le immagini ricordate rimangono fisse, e con il tabù ancestrale dell’incesto, ma  che una donna possa morir vecchia mi pare contro natura quanto un rapporto sessuale con una novantenne.
Le ragazze con cui ho giaciuto son morte? da anziane signore, da mogli e madri esemplari, da care nonnine?
La Morte sceglie soltanto donne giovani e leggiadre, e vecchie e laide lascia altrui.

Da Colloqui col pesce sapiente, Miraggi editori

Franca Mancinelli, L’invisibile come testo a fronte (Le parole e le cose)

“L’inchiostro è velenoso. Dalla sua radice si genera una pianta che può essere tossica, ma anche farmaco capace di curare, ricongiungendoci con ciò che sempre rinasce. Quando la radice dell’inchiostro non attinge agli strati primari, la scrittura si autogenera, prolifera come una pianta infestante, inutile e dannosa all’uomo. Come ogni sostanza tossica, si diffonde con grande facilità: i libri che la contengono occupano gli schermi di computer e tv, le pagine dei quotidiani.
La scrittura che è farmaco è una pianta piuttosto rara. Per riconoscerla è necessaria attenzione e quella dedizione, quel lento apprendistato che hanno i cercatori di funghi. Questa pianta apre a un’esperienza che trasforma noi stessi e la realtà, rendendoci a nostra volta artefici e tramiti della creazione. Per questa potenza che dona, non viene protetta né coltivata dalle istituzioni che detengono il sapere. Cresce in terreni marginali, connessi con gli strati più profondi, dove si deposita e rigenera un’antica originaria ricchezza, dove dormono i nostri antenati. Questa pianta si nutre della morte che si è fatta humus. Per le sue fibre non c’è fine che non sia inizio. Germoglia e dirama proprio in questo ritmo.” Leggi l’articolo: http://www.leparoleelecose.it/?p=40958

Il video della domenica. How to Be at Home. Un corto animato sulle difficoltà dell’isolamento (Artribune)

https://www.artribune.com/television/2020/11/video-how-to-be-at-home-corto-animato/

Un corto animato firmato da una poetessa e un filmmaker racconta con eleganza e lirismo un tema di grande attualità. Come mantenere la serenità e godere ancora della vita quando si è chiusi in casa? 

Eduardo De Filippo, Sto ‘ccà, dedicata alla moglie (con traduzione)

Sto ‘ccà

Sto ccà, Isabè, sto ccà…
Ch’è, nun me vide?
Già, nun me può vedé…
ma stongo ccà.
Sto mmiez’ ‘e libre,
mmiez’ ‘e ccarte antiche,
pe’ dint’ ‘e tteratore d’ ‘o cummò.
Me truove quann’ ‘o sole tras’ ‘e squinge
se mpizz’ ‘e taglio
e appiccia sti ccurnice
ndurate
argiento
grosse e piccerelle
‘e lignammo priggiato –
acero
noce
palissandro
mogano –
pareno fenestielle e fenestelle
aperte ncopp’ ‘o munno…
Me truove quann’ ‘o sole se fa russo
primmo ca se ne scenne aret’ ‘e pprete
ndurann’ ‘e rame ‘e ll’albere
e se mpizza
pe’ mmiez’ ‘e fronne,
pe se fa guardà.
Si no, me può truvà, scurato notte,
rint’ a cucina
p’arrangià caccosa:
na puntella ‘e furmaggio,
na nzalata…
chellu ppoco
ca te supponta ‘o stommeco
e te cucche.
Primmo d’ ‘a luce ‘e ll’alba
po’
me trouve a ttavulino,
c’ ‘a penna mmiez’ ‘ ddete
e ll’uocchie ncielo
pensanno a chello ca t’aggio cuntato
e ca nun aggio scritto
e ca
va trova
si nun è stato buono
ca se songo perduto sti penziere
distratte
e stanche d’essere penzate
che corrono pe’ ll’aria nzieme a me.
E si guarde pe’ ll’aria
po’ succedere
ca si ce stanno ‘e nnuvole
me truove.
‘O viento straccia ‘e nnuvole
e comme vene vene,
e può truva ciert’uoccie
ca te guardeno
sott’ ‘a na fronta larga larga
e luonga
e ddoje fosse scavate…
‘e può truvà.

Traduzione


Sono qui Isabella, sono qui
Non mi vedi?
Già non mi puoi vedere ma sono qui.
Sono tra i libri, tra le carte antiche, dentro i cassetti del comò.
Mi trovi quando il sole entra e accende le cornici dorate d’argento, grandi piccole di legno pregiato,noce aceto mogano e palissandro, sembrano finestrelle aperte sul mondo.
Mi trovi quando il sole diventa rosso e prima di tramontare indora i rami degli alberi e si inserisce tra le foglie per farsi guardare.
Altrimenti mi puoi trovare, quando si fa sera, in cucina mentre mi preparo qualcosa per riempire lo stomaco, un pizzico di formaggio e un po’ di insalata prima di addormentarmi
Poi mi trovi all’alba, seduto a tavolino con la penna tra le dita e gli occhi verso il cielo pensando a ciò che t ho raccontato e non ho scritto
E chissà se non sia stato un bene che si siano persi questi pensieri distratti che stanchi d esser pensati vagano per l’aria insieme a me
E se guardi per l’aria può succedere che mi trovi tra le nuvole e che il vento strappi le nuvole e tra esse tu trovi due occhi che ti guardano…

Edoardo Camassa, Quando la logica va in vacanza (Le parole e le cose)

Il termine “fallacia” può essere inteso in almeno due modi. In senso lato designa una qualsiasi idea, opinione o credenza sbagliata; per esempio che le donne non sappiano guidare o che rompere uno specchio porti sette anni di disgrazie. Come si vede, stando a questa prima accezione del termine, le fallacie si fondano sugli stereotipi, sulla superstizione o comunque su detti e proverbi popolari, e perciò non ambiscono in nessun modo a risultare convincenti. Ma le cose cambiano se ci spostiamo dal linguaggio comune al linguaggio filosofico-scientifico. In senso stretto, infatti, “fallacia” indica un’argomentazione o un ragionamento che sono logicamente viziati ma psicologicamente persuasivi; ciò può avvenire in modo consapevole e deliberato, quando vengono prodotti con l’intenzione di ingannare, e allora parleremo di sofismi, o inconsapevolmente, quando vengono prodotti senza volontà di inganno, e allora parleremo di paralogismi. In estrema sintesi, nella prospettiva della logica dell’argomentazione la fallacia è un ragionamento che ricorda un qualche tipo d’inferenza, ma che se sottoposto a un esame rigoroso si rivela scorr

Leggi l’intero articolo:
http://www.leparoleelecose.it/?p=39923

Gianfranco Marrone, Fisiologia dello scandalo (Doppiozero)

Che cos’è uno scandalo? Il termine suona oggi un po’ rétro, e questo echeggiare, tuttavia, ha le sue ragioni. Forse, viviamo nell’epoca del post-scandalo, quello in cui nessuno si scandalizza più (ma, attenzione, lo cantava Celentano già negli anni 60), e cioè in tempi in cui s’è introiettata un’indecenza che, divenendo pane quotidiano, non turba manco le anime più sensibili e leggiadre. Se tutto è scandaloso, nulla lo è. Leggi il seguito dell’articolo: http://www.doppiozero.com/materiali/fisionomia-dello-scandalo

Amedeo Balbi, La dittatura dell’incompetenza (Il Post)

“Dunning e Justin Kruger sono due psicologi della Cornell University che nel 1999, dopo una serie di studi, sono giunti a una conclusione che potremmo riassumere così: le persone incompetenti tendono a sopravvalutarsi, a sovrastimare le proprie capacità, ritenendole, nei casi più gravi, addirittura superiori alla media. Effetto Dunning-Kruger, si chiama. Ovvero: più uno non sa niente di un argomento, non ha vere capacità, più crede di saperla lunga.”,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

Leggi l’artic0lo:
https://www.ilpost.it/amedeobalbi/2013/04/17/la-dittatura-dellincompetenza/

Le figurine di Radiospazio. Inutilità dei poeti

So che cos’è un poeta, perché anch’io, se è lecito dirlo, lo sono. Per dirla in breve, un poeta è un essere assolutamente inservibile nel campo di qualunque attività seria. Non è necessario che possieda capacità straordinarie; potrebbe, anzi, essere lento e tardo di comprendonio, come sono sempre stato io. D’altronde il poeta non è che un ciarlatano rimasto fanciullo, incline alla dissolutezza, infame sotto ogni riguardo, un ciarlatano che non dovrebbe aspettarsi dalla società, come in fondo non si aspetta, altro che tacito disprezzo. Invece la società offre ai geni di questo tipo la possibilità di godere prestigio e di condurre vita di grandi gaudenti.
A me questo può andar bene, nel traggo dei vantaggi. Però non è giusto, perché si incoraggia il vizio e si mortifica la virtù.

Thomas Mann, Nello specchio

Video storico. Dada Grimaldi, la prima regista della televisione italiana

http://www.teche.rai.it/2021/03/dada-grimaldi-la-regista-della-televisione-italiana/

“I miei insegnanti al Corspo Sperimentalee erano importanti. Ho dovuto fare il corso di attrice perché allora le donne non potevano fare la regia.”

Il video della domenica. Umberto Eco, Perché i classici

“Perché è sopravvissuto Sofocle e non un altro? Perché era il più bravo^ Perché era il più ammanicato con gli organizzatori teatrali? Per caso? Perché le sue opere erano in quel posto che è bruciato? Non lo sappiamo. Se andava un poco più male non sopravviveva Dante perché nel ‘700 non lo voleva più vedere nessuno.”

Ferreira Gullar, Siamo al completo

Ferreira Gullar (São Luís10 settembre 1930 – Rio de Janeiro4 dicembre 2016)

Il prezzo dei fagioli
non è ammesso nella poesia. Il prezzo
del riso non è ammesso nella poesia.
Non sono ammessi nella poesia il gas
la luce il telefono
la speculazione
sul latte
sulla carne
sullo zucchero
sul pane

Il dipendente pubblico
non è ammesso nella poesia
con il suo stipendio da fame
la sua vita chiusa
negli archivi.

Così come non è ammesso nella poesia
l’operaio
che smeriglia il suo giorno d’acciaio
e carbone nel buio dell’officina

– perché la poesia, signori, è chiusa:
“siamo al completo”

Nella poesia è ammesso soltanto
l’uomo senza stomaco
la donna fatta di nuvole
la frutta senza prezzo.

Questa poesia, signori,
non fa né caldo
né freddo

Gabriele Panigada, Come difendersi dalle parole (e dalle persone) maiuscole (purpletude.com)

“La scrittura è un viaggio, e tu scrittore hai il dovere di spianare la strada al tuo lettore. E tu, lettore, hai il diritto di pretendere una strada che non sia accidentata. Romanzi o saggi, e-mail o post social non cambia: le lettere maiuscole possono rendere il “manto stradale” peggio dell’acciottolato di una mulattiera.”
Leggi l’intero articolo:
https://purpletude.com/comunicare/come-difendersi-dalle-parole-e-dalle-persone-maiuscole/

In differita la presentazione di “Colloqui con il pesce sapiente”, di Paolo Brunati

Per chi non ha potuto partecipare alla presentazione del libro di Brunati appena uscito, ecco il link della presentazione (con gli inevitabili inconvenienti tecnici)
https://www.youtube.com/watch?v=QdSX0B28Lk8

Carlo Maria Rabai, Il cinema di Fritz Lang è così visionario da essere attuale 130 anni dopo la sua nascita (The Vision)

“Berlino, 1933, pochi anni separano la Germania nazista dallo scoppio della guerra quando Fritz Lang varca la soglia del ministero della Propaganda, dove crede di essere stato convocato per rispondere di alcune frasi pronunciate dal diabolico Mabuse nel suo ultimo film, Il testamento del dottor Mabuse. Le frasi in questione sono slogan nazisti presi in prestito da Hitler in persona, automaticamente messo sullo stesso piano, dunque, di un personaggio votato al male, un geniale ipnotizzatore che punta a distruggere la società e fondare il suo “regno millenario del crimine”.

Leggi l’articolo:
https://thevision.com/intrattenimento/fritz-lang/