EVA FUTURA. Prima della prima (di questa sera)

Dal blog del TPE, i personaggi di Eva Futura si autoritraggono in poche parole, ma così poche che non ci si può distrarre neanche per un attimo.

image

http://fondazionetpe.it/pillole-di-eva-futura-alicia/

Schermata 2015-12-08 alle 09.45.56

http://fondazionetpe.it/pillole-di-eva-futura-sowana/

Schermata 2015-12-08 alle 09.43.30

http://fondazionetpe.it/pillole-di-eva-futura-edison/

coupone eva giovedì domenica

EVA NELLA METRO, molti anni dopo

imageIl métro di Parigi fu inaugurato in occasione dell’Expo 1900, quattordici anni dopo la pubblicazione di Eva futura. Fra i tanti temi che s’intrecciano nel romanzo di Villiers de L’Isle Adam sono centrali quelli del futuro e del progresso, disegnati con una penna sottile e beffarda. Lo striscione del nostro spettacolo che campeggia nelle stazioni della metro torinese sembra concludere oggi un percorso circolare allusivo e piacevolmente contraddittorio.

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Il black out rivelatore

image

http://fondazionetpe.it/spettacoli/eva-futura/

Durante le prove di ieri, non abbiamo potuto proiettare, per alcune ore, i video che abbiamo realizzato in chroma key, una decina di inserti che solo in un quattro momenti si combinano con gli attori: per lo più sono brevissime sequenze autonome dal punto di vista narrativo: potremmo definirli microracconti compiuti che fanno progredire l’azione di qualche centimetro, ma che non assolvono soltanto a questa funzione (nulla è puramente funzionale, su un palcoscenico): la loro natura fredda, altra, artificiosa (attori che diventano fantasmi di attori per riacquistare un attimo più tardi la loro compiutezza umana) dilata il tessuto scenico rendendo più elastica la scatola teatrale – è un aprire di tanto in tanto la finestra per respirare un’aria diversa, magari più freddina: si torna ritemprati alle proprie occupazioni, oppure, dipende dai temperamenti, si rimpiange quell’altrove che si è appena sbirciato e si pensa come sarebbe appagante un’Eva futura realizzata tutta in video con innumerevoli scenari colorati che si avvicendano grazie alla versatilità del chroma key.
Tornando alle prove di ieri, la notizia che per un paio d’ore non sarebbe stato possibile proiettare i video (ragioni tecniche) è stata accolta come un piccolo lutto, specialmente dagli attori – a me sembrava un fastidio, ma superabile: avremmo potuto provare le numerose scene senza video, mettere a fuoco alcuni passaggi non ancora ben risolti, insomma il lavoro non mancava. Ne abbiamo discusso per un paio d’ore, fino a quando la luce dei video non è ritornata, e come dopo un black out (di natura prevalentemente spirituale, direi) gli attori hanno battuto le mani, bimbi sottratti al buio, oppure privati ingiustamente di un giocattolo. In quel momento ho capito che lo spettacolo, ahimè, era pronto.

EVA FUTURA. Il mistero della donna perduta e irreperibile

32X45 locandina EVA FUTURA-2

http://fondazionetpe.it/spettacoli/eva-futura/

nuovo coupon eva

Questa icona che (forse) sta perseguitando gli amici del blog da qualche tempo è stata generata alcuni mesi fa dal connubio fra il fotogramma di un’attrice degli anni Cinquanta (forse), protagonista di un film fantascientifico e da un’immagine trovata in rete. Si può dire (certamente) che sia nata prima della stesura del copione, quindi molto prima di questo allestimento che stiamo portando a termine; ce lo possiamo immaginare –  questo mezzobusto di donna glaciale ma allusiva, determinata ma curiosa (ecc.) – seduto sul nulla di un copione ancora da scrivere e di uno spettacolo ancora da pensare. Di questa donna (di questa attrice) è stata perduta l’identità, nessuno degli addetti ai lavori ricorda chi sia. Forse qualche amico del blog l’ha vista per caso in una maratona cinematografica dedicata alla fantascienza rétro, ma se non riusciremo a identificarla non avrà molta importanza, la conserveremo come si fa con i fossili che affiorano durante le gite in montagna: tracce di individui non conoscibili ai quali dobbiamo qualcosa.

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Un trio di fantasmi

 

fantasmi

8 -13 dicembre Teatro Astra

http://fondazionetpe.it/spettacoli/eva-futura/

La fotografia, scattata durante una prova tecnica, non documenta un momento dello spettacolo ma rappresenta lo stato dei lavori in cui ci troviamo. I due personaggi sulla sinistra, Lord Ewald e la serva Molly, agiscono in un video realizzato col chroma  key; il personaggio sulla destra, Alicia Clary appare in semitrasparenza dietro uno specchio magico: un trio di fantasmi che fluttuano sulle pareti perimetrali della scena vuota. Fra un attimo entreranno in scena gli attori e scatterà un rapporto instabile fra il vivo e l’ectoplasma, fra la presenza e l’assenza. Su questo rapporto stiamo lavorando nell’ultima settimana di prove; sono giorni in cui all’etereo dei fantasmi si contrappone la fisicità della macchina scenica che deve essere messa a punto passaggio per passaggio.

(In scena, Rocco Rizzo, Anna Montalenti, Fiorenza Pieri)

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. La Costumiera

image

8 – 13 dicembre Teatro Astra

http://fondazionetpe.it/spettacoli/eva-futura/

 Stiamo per trasferirci nello spazio in cui si svolgerà lo spettacolo. Per ora, la scena e la platea si confondono spesso, e le fotografie creano curiose commistioni; qui, la costumista Augusta Tibaldeschi si occupa del giovane Lord Ewald (Rocco Rizzo) ancora fresco di scena. L’inquadratura e la natura stessa della fotografia, che è ingannatrice, provoca un istantaneo (chissà se casuale?) teatrino, e Augusta diventa per un attimo personaggio: di sapore, direi, goldoniano. Quando ho visto la foto, mi è sembrato che sottintendesse una battuta sul genere di: “Per un Cavaliere della sua qualità, non guardo a queste piccole cose. Di queste salviette ne ho parecchie, e le serberò per Vostra Signoria illustrissima.” La Costumiera.

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Romantico o Carattere, è solo questione di trucco

eva.promo.prova costumihttp://fondazionetpe.it/spettacoli/eva-futura/

In questi giorni di chroma key, compaiono i costumi e con essi il trucco. Augusta Tibaldeschi si chiude in camerino per lunghe sedute con le attrici. Gli attori, mezzi in costume, girellano come mariti che aspettano le mogli per la messa domenicale di mezzogiorno. Non sanno che fare, il trucco degli attori maschi è ai nostri giorni essenziale o addirittura inesistente. L’attesa favorisce le memorie.
Moltissimi anni fa, fui coautore di un progetto teatrale che poteva essere concepito solo nel clima scapestrato e temerario della neoavanguardia italiana: la riscrittura de I promessi sposi basata sulla seconda stesura del romanzo, Gli sposi promessi. Come si può immaginare, la compagnia era piuttosto numerosa, anche se inevitabilmente “sotto organico” rispetto all’innumerevole folla dei personaggi manzoniani.
La truccatrice arrivò tardi, giusto un’oretta prima dello spettacolo, ma era una donna molto pratica, aveva manipolato innumerevoli nasi antichi, coevi di Sergio Tofano e annerito centinaia di sopracciglia tentacolari come quelle di Memo Benassi. Gli attori le sfilavano davanti a passettini brevi, uno dietro l’altro, in atteggiamento da penitenti del Venerdì Santo, e come certe anziane devote che si dilungano su peccati immaginari, pretendevano di coinvolgere la Confessora in maniacali indagini sulla psicologia del loro personaggio; la Manipolante, naturalmente, non ci cadeva e prima ancora che aprissero bocca li metteva sotto la doccia scozzese di una domanda perentoria: “Romantico o Carattere?”. Sparato a bruciapelo, il quesito richiedeva una prontezza critica che non tutti possedevano. Per alcuni fu relativamente facile ascrivere Don Abbondio al Carattere e l’Innominato, con i suoi tormenti, al Romantico, ma quando venne il turno dei Bravi, l’attore che impersonava il Griso cadde nella perplessità: quella ghigna ammiccava al carattere ma contrastava col personaggio che non aveva nessuna traccia di comico. La faccenda rischiava di farsi lunga, non meno della fila dei postulanti, così l’esperta truccatrice decise un supplemento d’indagine risolutivo: “Insomma, chi è questo Griso?” “Un bandito.” “Allora è romantico. Avanti il prossimo.”

Il video della domenica. MARCO FERRERI, IL BANCHETTO DI PLATONE

Schermata 2015-11-18 alle 09.45.26https://www.youtube.com/watch?v=uhYWihYWk0E

Della parola amore la nostra quotidiana contemporaneità è piena, e, come spesso accade oggi, alla ripetitività si accompagna il progressivo svuotamento di senso. Così si perde ogni suggestione o corrispondenza non soltanto con la sua natura di sentimento, per diventare quasi una semplice etichetta “commerciale” buona ad ogni uso e consumo, ma soprattutto si perde progressivamente ogni contatto con la sua essenza profonda che va oltre la stessa singola relazione con la quale siamo ormai indotti ad identificarla. Per ritornare al fondo del suo significare sincero, alla matrice della sua potenza (si sarebbe detto un tempo) è quindi utile ed efficace riascoltare le parole dell’antico filosofo che legge dalle labbra della sacerdotessa Diotima l’origine e la natura di Eros da cui tutto è nato anche se sembriamo essercene dimenticati. Marco Ferreri in un suo film del 1989 ormai dimenticato (Il Banchetto di Platone) ci accompagna, con discrezione ed insieme con grandissima efficacia narrativa e drammaturgica, a scoprire “eros” non solo come sentimento ma soprattutto come energia che ci attraversa, motore intimo dell’umanità, prevalentemente declinato nella nostra contemporaneità in desiderio, ma che si concentra e quasi si esaurisce nella “ricerca” (di ciò che non si ha o non si ha più), come movimento insieme metafisico ed esistenziale, oltre che psicologico.

Maria Dolores Pesce

EVA FUTURA. Appunti dalle prove. Il difficile viaggio da Ovidio ai Baci Perugina.

eva blog azzurro carico

http://fondazionetpe.it/spettacoli/eva-futura/

In questo frammento di copione, i personaggi sono due: di Thomas Edison, si sa, è il famoso scienziato, inventore e imprenditore, padre della lampadina e di mille altre meraviglie che traghetteranno il XIX secolo nella modernità. Ewald (meglio: Lord Ewald) è un personaggio di forti radici letterarie con i piedi e il cuore ancora ben saldati nell’Ottocento; ama una giovane cantante bella quanto anafettiva, Miss Alicia Clary, dalla quale si attende palpiti che non verranno mai, ed è così romantico da pensare addirittura di tirarsi una pallottola in fronte per uscire dall’antico spasimo amoroso/esistenziale: “ego nec tecum nec sine te vivere possum”, un long seller immarcescibile che ha attraversato i secoli, da Ovidio ai Baci Perugina. Nel suo viaggio dal romanzo di Villiers de L’Isle Adam alla scena, questo Eva futura sceglie la strada del pastiche, in cui convivono linguaggi e registri diversi, spesso contrastanti, se non addirittura stridenti, che oscillano fra la commedia e il melodramma. Una parodia del romanzo, dunque? Forse, ma la parodia, a parte il suo intento giocoso, ha il pregio di mettere a nudo gli elementi di tenuta del romanzo originario. Il continuo mutare di angoli di prospettiva sta mettendo alla prova gli attori, che devono fare i conti con un continuo spaesamento: cadono le buone vecchie certezze della “psicologia del personaggio”, senza le quali l’unica navigazione possibile è quella a vista. Siamo a metà del guado. La riva d’approdo si intravede appena, e tornare indietro non si può.

 

Incominciamo? Incominciamo. EVA FUTURA, la nuova produzione di Radiospazio/TPE

eva con modellino

http://fondazionetpe.it/spettacoli/scheda/229/

Da dove s’incomincia a raccontare uno spettacolo che sta per nascere? Oggi pomeriggio faremo la prima lettura con gli attori. Una prima lettura viene come viene, come un neonato. E’ un organismo approssimativo e, diciamolo, bruttino, ma nel quale si vogliono leggere, per rincuorarsi, molte possibilità – ed è un bene che non sia gran che perché a volte vengono fuori certe prime letture tutte vigorose, supervitaminiche e con la faccia da pupi già formati, con i capelli addirittura, e superbe, anche, con l’aria di chiedere: “Dov’è il teatro?”:  se fosse per loro, andrebbero in scena così come sono, senza nemmeno togliersi il pannolino. Sono le peggiori, naturalmente, perché nascendo già così “imparate” non potranno altro che avvizzire nella loro pellicola di plastica, durante il mese di prove, senza essere mai cresciute, e debutteranno come certe signore rifatte e ripittate che fingono di avere il batticuore per l’emozione.
Dunque, della prima lettura vi diremo, forse e se ne varrà la pena. In questo mese di prove vi racconteremo dello spettacolo cercando di sottrarci (noi e voi) alla noia della trama. Oggi incominciamo dal modellino di Alice Delorenzi, bello e per ora enigmatico: mi piace l’idea di iniziare questo racconto con un cartoncino piegato, incollato e fotografato alla meno peggio, lì sul tavolo dove si trova. Siamo ai materiali preliminari: il cartone (del modellino) e la carta (del copione); è un momento sospeso, in cui tutto può essere ancora piegato, tagliato, modellato e riscritto, mentre prende forma, inesorabile, la scrittura più avventurosa, quella scenica.

 

Il video della domenica. Quando il gossip veste classico. CHRISTIAN PALLADINO – MIA SIGNORA (GUEST: SEN. STEFANIA PEZZOPANE E SIMONE COCCIA COLAIUTA)‬

pezzopanehttps://www.youtube.com/watch?v=9chSAahIkVk

“Torniamo all’antico, sarà un progresso”, così scrive Giuseppe Verdi il 5 gennaio del 1871 a Francesco Florimo, musicista amico di Bellini e wagneriano militante. La sfiducia di Verdi per gli spunti che la cronaca può offrire alla composizione di un melodramma è nota: “L’epoca attuale parla, si dimena, si affaccenda molto, produce poco e tende a fabbricarsi della musica nuova con della cipria e delle ossa da morto”, scrive a Tito Ricordi il 22 ottobre del 1862; tuttavia, ricorda il Maestro, la navigazione nel grande fiume della classicità non deve essere acritica: “Ma anche fra gli antichi bisogna scegliere, non tutto è bello”(lettera al senatore Giuseppe Piroli del 20 febbraio 1871).
Questo video di Christian Palladino sembra muoversi su una metodologia che ha del postverdiano: la scelta dell’argomento guarda al classico, La senatrice e l’ex spogliarellista è un soggetto ormai svincolato dal gossip: come accade alle falene di mezza età, le sue ali hanno perso la porporina frivola che lo faceva svolazzare nelle cronache rosa; reso maturo dal tempo, oggi rivela la sua robusta struttura mitologica che vive nel chiaroscuro delle contrapposizioni: notorietà/anonimato, donna matura/uomo giovane, ecc. – senza contare il riverbero che questa love story un po’ appannata continua a proiettare sull’attualità per via della sua componente politica, in sintonia col tam tam che risuona minaccioso sui media, giorno dopo giorno. La scelta di Palladino è sagace, ricorda quella del Rigoletto, che metteva in scena il malvagio duca di Mantova – del quale non importava niente a nessuno – per rimbalzare su una classe dirigente arrogante e proterva. E un altro e non meno prezioso riferimento si affaccia in questa breve opera: quello ai film “musicarelli” degli anni Sessanta, che sceneggiavano le canzoni di Gianni Morandi, Albano, Caterina Caselli, ecc. Ma questa rilettura ci sembra felicemente aggiornata, evita le lungaggini di quelle trame posticce e mette subito in tavola il boccon del prete: il nostro amore meraviglioso e pomellato è vittima di un male oscuro, (sicuramente un sortilegio degli invidiosi) ma infine le nostre mani si ricongiungono. Questo video può essere la primavera di una nuova, fortunata stagione come fu quella degli spaghetti western? Difficile dirlo. Palladino è pronto: a questo prototipo potrebbero far seguito delle coppie di sogno, ma per le quali bisognerebbe impegnarsi in un serratissimo casting: Renzi e un’anonima estetista fiorentina (sognando un impossibile Renzi/Boschi), Giorgia Meloni e Pietro Porretto (membro dei The Wise, bocciati a X Factor), e chissà quanti altri. C’è un ostacolo: riuscirebbe l’autore a trovare interpreti così disponibili e dotati come i due protagonisti di questo video? Recitare il proprio vivere,  e vivendo abbandonarsi voluttuosamente al bacio della telecamera non è una tecnica che si possa apprendere, forse è un dono inspiegabile e mostruoso come quello che la sorte elargisce ai contorsionisti, agli uomini pesce, ai corridori sul palo spalmato di grasso nautico e a tutte le creature misteriosamente generate dal brodo neoprimordiale dei talent.

Foto storiche. LA COCA COLA ARRIVA IN FRANCIA, 1950

unnamed

Non è un fotogramma di un film di Duvivier, come potrebbe sembrare: la foto ritrae quattro amici al bar, anzi nel bistrot di una cittadina della provincia francese, nel 1950. Stamattina, Bertrand se n’è uscito con un’altra delle sue trovate – è un tipo simpatico, Bertrand, ma come gestore è spietato: se sua madre fosse una bottiglia, la mescerebbe tranquillamente, bicchiere dopo bicchiere, agli ubriachi molesti che pretendono di bere ancora. Sì, ci sa fare, Bertrand: con la parlantina che si ritrova ti rifila quello che vuole lui; i quattro amici lo sanno ma stanno al gioco perché sono più di dieci anni che si ritrovano in quel locale; il vino è appena onesto ma costa poco, e le puttanate di Bertrand fanno proprio scompisciare, meglio che a teatro. Oggi ha detto: “E’ ora di cambiare, vecchi coglioni, bisogna mettersi al passo coi tempi!” E ha tirato fuori un bottiglione dal colore marrone. “Si chiama Coca cola”, ha declamato Bertrand, “e sta conquistando la Francia e il mondo”. Ai quattro amici, la parola conquista non è suonata tanto bene: l’ultima era stata quella di Hitler, qualche anno prima, ma si sono messi in fila al bancone, come dal dottore. Il più succube, quello che ha porto per primo il bicchiere, è  René (di cui si vede solo la mano); a Gaston, vedovo da due anni, non gliene frega niente di rinnovarsi: osserva le bollicine che saltellano nella broda marrone e pensa alle serate che ha passato con la sua Odette, loro due soli, coi figli grandi fuori dalle palle: loro due e una bottiglia, e non c’era mica da annoiarsi perché lei era rimasta una donnina vivace sino alla fine e dopo una bottiglia di vino frizzava ancora come una ventenne. Alain, il terzo, è uno di quegli uomini che credono ancora all’angelo custode o qualcosa di simile: attraversa la vita distrattamente, convinto che alla fine accadrà qualcosa che lo toglierà dai guai; gli amici lo prendono in giro per questa sua infantile, disarmante fiducia, anche perché la sua biografia sembra dimostrare il contrario, ma lui se la ridacchia: di conseguenza, non scamperà al suo bicchierone. L’ultimo del quartetto è Gérard, detto dagli altri Chéri, perché è il più giovane, porta un’assurda giacca bianca e guarda le donne elaborando complicate macchinazioni su come sedurle, tutte, dalla catechista alla moglie del medico; attonito, si sta chiedendo se sarebbe disposto a ingurgitare quel liquido minaccioso ma moderno per fare colpo su Jasmine, che lui tampina e dalla quale non viene minimamente filato. Leggermente in disparte, c’è l’uomo dal volto di pietra. Certo non fa parte del gruppo, lo dimostrano la sua espressione enigmatica e il cappello nero. Forse è straniero, certo è misterioso: nessuno lo ha mai visto prima, da queste parti. Sulla sua identità si possono solo formulare ipotesi. La più probabile è che sia il Mercato.

Altre foto storiche:

La figlia giovane
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2017/08/22/foto-storiche-la-figlia-giovane-1953/
La figlia tonda
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2017/07/22/foto-storiche-la-figlia-tonda-1951/
Due ragazze in pausa
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2017/07/12/foto-storiche-due-ragazze-in-pausa-1953/
“Quo vadis?” al cinema Eliseo
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2017/06/30/foto-storiche-quo-vadis-al-cinema-eliseo-1951/
Radioménage
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2017/03/08/foto-storiche-radiomenage-1953/
La fiera di Milano del 1953
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2016/09/20/foto-storiche-la-fiera-di-milano-del-1953/
La ragazza e i marinai
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2016/07/08/foto-storiche-la-ragazza-e-i-marinai/