Facebook e lo scricchiolio dei ricordi

Schermata 2016-03-22 alle 19.12.26

Questi ricordi che saltano fuori dalla scatola a molla sono sempre stonati, fuori tempo, come certi coatti estroversi. Dice: “E’ un algoritmo, cosa credi? Non esiste un tizio che tutte le mattine si sveglia con il proposito di perseguitarti”. La cosa non cambia. Una volta aperta la scatola, sei inchiodato al ricordo di giornata: in questo caso, di quattro anni fa. Non è un ricordo brutto, ma certo faticoso. Radiospazio era appena stato cacciato (diciamo allontanato, dissuaso dal proseguire i suoi spettacoli) dalla biblioteca della Facoltà di Lettere dell’Università di Torino (per eccesso di pubblico: un caso stravagante, per non dire unico). Il nostro spettacolo su Flaiano era quasi pronto e non avevamo un teatro in cui debuttare. Ma dovevamo. Chissà poi perché  “dovevamo”: non si poteva rimandare, non ricordo la ragione, ma non si poteva – le urgenze di quattro anni fa erano evidentemente improrogabili. Ci venne in soccorso il gallerista Allegretti (al quale sono e siamo ancora grati) che ci ospitò generosamente  nei suoi locali. Lo spettacolo scorreva anche se in un alveo del tutto inedito come quello di una galleria d’arte: nella bella sala quadrata recitavamo davanti a un’opera fotografica che rappresentava frammenti di giardini. Affascinante, ma poco in sintonia con la Roma flaianea degli anni Sessanta; le luci erano spot sparati negli occhi degli attori. Il pavimento, a listoni, scricchiolava. Sempre. Era un vecchio e nobile pavimento piemontese che avrebbe figurato benissimo in un thriller. Piemontese e fantasmatico, perché si faceva sentire anche durante lo spettacolo, mentre gli spettatori erano fermi e ben ordinati sulle loro sedie (d’epoca? forse sì). L’impressione era quella di recitare nel salotto di una zia tanto affabile quanto lontana da tutto ciò che assomiglia al teatro. Fu l’ultima replica di Radiospazio in un ambiente così estraneo: gli spettacoli seguenti approdarono al palcoscenico. Con svariate disavventure ma senza scricchiolii (almeno del pavimento).

SCIE CINICHE. La carica dei genitori

nuovi coniugi palermo

repubblic palermo

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/05/30/news/la_maestra_rimprovera_un_alunno_i_genitori_chiedono_34_mila_euro-16979411/

Sarà vero? Non può essere vero. Forse è vero. E se fosse vero?

 

 

 

 

SCIE CINICHE. 21 marzo, GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

scie con leopardi

Non era cinico, Leopardi, ma questo frammento dello Zibaldone figura benissimo, oggi, nelle nostre scie. Prepariamoci perché stiamo per essere assaliti da ostentazioni che confinano con la sfrontatezza. La programmazione di radio tre sarà contrappuntata, gr dopo gr, da letture di versi; qualche giornalista, in vena rapsodica, si abbandonerà a divagazioni sulla poesia come redenzione del mondo; attori in libera uscita verranno posti davanti a un microfono e con voci nasalizzanti leggeranno tutti i versi leggibili e illeggibili, da Saffo al recente vincitore del Premio PoetiKanten. Si evocherà Alda Merini. Si riaccenderà il match “Con la cultura si mangia/non si mangia”. Per un giorno, a dispetto del monito leopardiano, la Bellezza (del Verso) s’imprimerà, come la decalcomania di un chewing gum,  su innumerevoli fronti analfabete. A mezzanotte, con lo spirare degli ultimi rantoli poetici, tutti a letto, bisogna recuperare le forze per la prossima Giornata Mondiale.
A proposito, il prossimo appuntamento è con la Giornata Mondiale della Lotta coi Cuscini.
Ecco quanto scrivono gli organizzatori: Come ad Amsterdam inizia a Napoli l’appuntamento con la giornata mondiale della lotta dei cuscini in programma il giorno sabato 2 aprile a piazza Bellini. Sarà Vincenzo Bellini (proprio lui! N.d.R.) a fare da teatro alla battaglia a suon di cuscinate. Per partecipare alla lotta basterà osservare poche semplici regole: chiamare il maggior numero di amici e conoscenti, non indossare occhiali e oggetti di valore, portare il proprio cuscino da casa, combattere lealmente. Siete pronti a partecipare alla lotta più divertente dell’anno?

Il video della domenica. TONY RICHARDSON, TOM JONES (in taverna con la lussuria)

cena tom joneshttps://www.youtube.com/watch?v=oWEx40H3Qu8

Dal 1958 al 1962, Tony Richardson realizza quattro film di culto che diventano altrettante pietre miliari del nuovo cinema inglese e che al tempo stesso rappresentano una cerniera fra il linguaggio teatrale e quello cinematografico. Qualche titolo: I giovani arrabbiati, ispirato al famoso Look Back in Anger, di Osborne; Il grande peccato, riscrittura cinematografica di Santuario, di Faulkner; Sapore di miele, rielaborazione del dramma omonimo di Shelagh Delaney; Gioventù, amore e rabbia, scritto da Alan Sillitoe. Forse oggi alcuni di questi nomi dicono poco ai più giovani, ma Osborne, Delaney, Sillitoe, erano i drammaturghi bandiera di quella generazione che venne definita “degli arrabbiati” e il loro passaggio dal palcoscenico al set cinematografico fu un ingresso davvero fastoso negli anni Sessanta.
Nel 1963 (qui arriviamo al nostro video), Richardson volta pagina e si dedica a uno dei grandi romanzi della letteratura inglese del XVIII secolo, Tom Jones, di Fielding; la sceneggiatura di Osborne garantisce la continuità con la drammaturgia del nuovo teatro inglese. Da un capolavoro letterario nasce – caso molto raro – un capolavoro cinematografico. (A qualche cosa la scrittura serve – sembra un’osservazione lapalissiana ma non guasta ricordarlo a qualche attore presuntuoso). La chiave di lettura di cui si serve la coppia Richardson/Osborne è l’ironia – ma non quella a cui potrebbe pensare l’attore presuntuoso di cui sopra, fatta di ammiccamenti al pubblico – l’ironia, qui, nasce da un preliminare, metodologico distacco critico da cui il regista prende le mosse per imprimere alla narrazione minuscoli slittamenti, impercettibili sovratoni, piccole parentesi stranianti, lievi esagerazioni del trucco… La scrittura cinematografica poggia su un sistema di segni calibrati e leggermente devianti che l’attore in questione non coglierebbe mai (infatti la visione di questo film gli è sconsigliata).

Veniamo alla nostra sequenza, perché ci siamo troppo dilungati. Ma prima, una brevissima silloge sul romanzo di Fielding nel quale si racconta, con ritmo picaresco, l’educazione sentimentale del giovane Tom, trovatello accolto da una ricca famiglia inglese e poi cacciato di casa quando il suo ambiguo benefattore si accorge dell’amore del ragazzo per l’aristocratica Sophie destinata a un adeguato matrimonio.
La virtuosistica sequenza che vi proponiamo è interpretata dal grande Albert Finney e da una non meno brava Joyce Redman nei panni di una ninfa boschereccia raccolta da Tom durante le sue peregrinazioni e condotta a banchettare in taverna.

 

Chi l’avrebbe detto?

nuova bottiglia 9000
C’è chi ha fatto meglio, molto meglio, ma noi non gestiamo un movimento politico, non seguiamo l’evolversi dei media, non suggeriamo ricette di cucina. Tutto sommato, va bene così. Anzi, per non essere troppo compassati, diciamolo: proprio non ce lo aspettavamo che un giorno i nostri amici iscritti al blog sarebbero stati novemila (non c’erano aspettative di nessun genere, per  la verità). Ma le cifre, come si sa, danno alla testa, soprattutto agli astemi, e adesso di fronte a noi si erge un cattivo pensiero: e se un giorno arrivassimo alla cifra tonda di diecimila? Sempre senza accorgercene.

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalla prima. “Com’è andata ieri sera?”

imageLa domanda non è sempre di pura cortesia, spesso è sentita, talvolta nasce addirittura da una sollecitudine affettuosa: “Com’è andata ieri sera?”.
E’ andata bene. Immancabilmente bene. Da molti anni non si verificano quei teneri disastri scenici come nel film di Marcel Carné Les enfants du Paradis (crolli rovinosi delle quinte, improvvise amnesie degli attori, ecc.), dunque va sempre bene. Il clima che avvolge l’evento teatrale è sempre un ottimo clima: temperato, riscaldato da un sole mite, con qualche pioggia tiepida ma tanto impalpabile che sembra spruzzata da una bomboletta. In questo ambiente immutabile da vacanza garantita alle Seychelles viene da rimpiangere gli acquazzoni guastavacanze che squassavano l’Adriatico del dopoguerra sradicando i picchetti delle tende e costringendo mamme e bambini a correre via inciampando fra le pozzanghere con gli zoccoloni di legno.
Ci potrebbe essere solo un elemento perturbante, in questo clima eternamente uguale a se stesso: il critico, il buon vecchio critico tremolante e magari incazzoso, biascicante e rammemorante le grandi stagioni defunte che giammai ritorneranno. Sì, perché il teatro senza una goccia di morte è come certi cocktail senza angostura, come un battesimo senza una fata cattiva. Purtroppo, quei critici vagamente sinistri se ne sono andati con le loro grisaglie lise, e i loro successori sono impegnati altrove – ma bisogna dire che non è sempre un male.

PUCK E L’ALLODOLA. TRAILER, Un frammento della partita a due che si gioca questa sera

Schermata 2016-03-11 alle 09.49.10https://www.youtube.com/watch?v=eDH51sAQS-Q&feature=youtu.be

Video di Francesco Ghisi

Schermata 2016-03-09 alle 12.36.57

PUCK E L’ALLODOLA. Questa sera la prima. Ore 19

Schermata 2016-03-09 alle 12.36.57I nostri amici del blog hanno mostrato di gradire il coupon e noi volentieri ripubblichiamo.

(Prima di una prima è consuetudine tacere)

 

 

 

 

PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalle prove 5. Storia di un retropalco

Schermata 2016-03-10 alle 09.46.50

http://fondazionetpe.it/evento/puck-e-lallodola/2016-03-11/

Così, ma solo durante alcuni passaggi sporadici, appare il retropalco abitato da Puck, che solitamente non è così tenebroso. Questo retropalco ha una piccola storia. Fino a qualche giorno fa, se ne stava in piedi rigido, impettito e disadorno; quella nera armatura da cavaliere nero e spocchioso venata di catinelle chiare mi aveva tratto in inganno: ingenuamente, avevo scambiato quella nudità per rigore. Il rigore delle linee. La purezza delle nervature. L’asciuttezza della struttura. Stupidaggini (anzi mi verrebbe da dire: stupidaggini ideologiche) che fortunatamente sono state spazzate via dalla ramazza pragmatica del nostro omnitecnico Mauro Panizza il quale, dopo aver costruito quel piccolo monumento, mi disse, di passaggio: “Secondo me, un paio di luci da retropalco ci starebbero bene”. Da quel momento le cose precipitarono: una volta piazzate due luci che diffondevano la tristezza avvincente dei retropalchi, entrò in azione la nostra scenografa Barbara Tomada e arrivarono i costumi e le corde, poi gli ordini del giorni meticolosi e i costumi dimenticati da chissà chi, e tutto il resto.
Il retropalco, ora, appare un contenitore di storie, e quella di Puck sembra solo una scelta fra le tante che si potrebbero rappresentare.

Schermata 2016-03-09 alle 12.36.57

PUCK E L’ALLODOLA. Trailer. L’inizio dello spettacolo. Francesco e il senso.11 e 12 marzo Teatro Astra ore 19.

Schermata 2016-03-09 alle 09.34.36

Massimo Giovara, Puck
https://www.youtube.com/watch?v=y_m5W4THYxw&feature=youtu.be

Spedendomi il trailer, Francesco Ghisi, che ha registrato e montato questo frammento di spettacolo, mi ha scritto in accompagnamento: “Per essere un trailer, è un po’ lungo: cinque minuti, ma non potevo tagliare prima, si perdeva il senso del testo”. Il senso del testo. Santo cielo. Le forbici a sette lame dei montatori sbudellano e triturano il girato tentando di guadagnare qualche decimo per stare dentro ai quindici secondi tassativi dello spot e stiamo qui a parlare di “senso del testo”. Ma Francesco è un cuore sensibile. Forse a quell’età si è ancora pervasi del sentimento del senso. Forse fra qualche anno sulla sua moviola si ammucchieranno, oltre alle tazzine di caffè e alle buste di tabacco da rollare, parti sanguinolente di trailer che avevano l’unica colpa di essere troppo lunghi  rispetto alle aspettative del committente, e Francesco guarderà con distacco quei poveri mucchietti di senso mentre parla in contemporanea con i boss di due agenzie pubblicitarie rivali (un cellulare per orecchio); alla lunga, quei resti lo infastidiranno, e senza smettere di telefonare Francesco premerà un pulsante segreto celato in un portacenere; comparirà una ragazza flessuosa/vistosa dagli occhi meravigliosamente inespressivi, come quelli delle donnine di campagna che tiravano il collo ai polli mentre chiacchieravano con le altre comari; senza interrompere le telefonate, Francesco le farà un cenno, come a dire: “Porta via questa schifezza”; “Me ne occupo io”, mormorerà devotamente la ragazza, e con la pattumierina e la scopetta antisenso sgombrerà la scrivania.
Per adesso, il senso se lo tiene, Francesco. Di conseguenza il trailer è un po’ lungo, ma in fondo si tratta di cinque minuti.

sconto amici blog

Il video della domenica. FABRICE. O. JOUBERT, FRENCH ROAST

FRENCH ROASThttps://www.youtube.com/watch?v=OnwxsMRtquw

Comica con alcuni momenti che ricordano spunti del primo Chaplin (la scena delle frittelle). Striature gialle e una goccia, ma piccola, di morale (che non altera il gusto).

 

Domani incomincia l’AFTER SHAKESPEARE. NICOLA FANO, LA SIGNORA SHAKESPEARE

fano la signora shakespeare

http://fondazionetpe.it/after-shakespeare/

26 e 27 febbraio, Teatro Astra – Sala prove – ore 19

Ieri sera, al Circolo dei lettori di Torino, gli autori (tranne una, impegnata in teatro) hanno parlato dei loro testi: raccontandoli (più o meno diffusamente), svelandoli (con vari gradi di reticenza), rivelando antefatti, ecc. Ciascuno con la sua strategia personale, era inevitabile, perché in queste occasioni bisogna muoversi sul terreno in salita del dire e del non dire. Un fine psicologo – e almeno una c’era in sala – si sarà divertito a desumere dalle presentazione i caratteri dei cinque autori allineati frontalmente al pubblico.
Ma questi erano i preliminari rituali. Da domani sera s’incomincia. Pur essendo individualmente (e anche come Radiospazio) nell’impresa che sarà piuttosto lunga, siamo noi stessi curiosi di scoprire, spettacolo dopo spettacolo, i quadri di questa galleria post-shakespeariana. Al momento, sappiamo tutto (abbiamo letto i testi e ci stiamo lavorando) ma non sappiamo ancora niente del discorso globale; siamo come il montatore in moviola che sta lavorando sulle sequenze di un film: il senso del girato e del montato parziale incomincia a essere chiaro ma quello dell’intero film lo conosceremo solo alla fine (di aprile).
Un piccolo abstract de LA SIGNORA SHAKESPEARE:

William Shakespeare è appena morto e la sua vedova, Anne Hathaway, riceve la visita del notaio che le legge il testamento del marito. Anne scopre che il marito le ha lasciato solo “il secondo miglior letto di casa”. E che il marito non era un commerciante ma andava a Londra per scrivere e recitare teatro. E allora chiede di leggere i testi del marito dove scopre che William aveva davvero una strana idea delle donne.

Ma è, appunto, solo un abstract. Lo spettacolo bisogna vederlo. Un consiglio: puntate sulla replica del 27: la prima è esaurita.

Un quarto di secolo nel grembo della Terra. GASTON BACHELARD

25 anni sottosuolohttp://www.attivotv.it/un-uomo-passa-25-anni-sotto-terra/

Il signor Ra Paulette si è inabissato nel sottosuolo venticinque anni fa e ha incominciato a scavarlo, anzi a scolpirlo in forme fantasmagoriche. E’ una scelta di vita del tutto personale e in quanto tale si potrebbe non immischiarsene. La notizia, avvolta dall’inconfondibile sapore dell’Inutile che caratterizza tanta comunicazione della rete, rimanda tuttavia a una pagina del filosofo Gaston Bachelard (“La Terra e le fantasticherie della volontà”) di cui vi proponiamo un frammento. Ha a che fare con l’incessante lavorio del signor Ra Paulette?

L’essere umano che lascia gli uomini sul fondo sue fantasticherie, guarda infine le cose. Reso così alla natura, l’uomo è restituito alla sua potenza trasformatrice, alla sua capacità di trasformazione materiale; la condizione necessaria è che pervenga alla solitudine non ritirandosi dagli uomini, ma con le forze stesse del lavoro. Uno dei maggiori motivi d’interesse del romanzo Robinson Crusoe è il fatto che in esso si racconta una vita laboriosa, industriosa. Nella sua solitudine attiva, l’uomo vuole scavare la terra, sbalzare la pietra, tagliare il legno. Vuole lavorare la materia, trasformarla. Allora l’uomo non è più un semplice filosofo davanti all’universo, è una forza infaticabile contro l’universo, contro la sostanza delle cose.
Che un oggetto inerte, duro sia l’occasione per una rivalità non solo immediata ma soprattutto di una lotta cercata e rinnovata, è un’osservazione che si può fare se si dà un utensile a un bambino. L’utensile si caricherà subito di una potenzialità distruttrice, di un coefficiente d’aggressione contro la materia. Un utensile ha un coefficiente di vigore e un coefficiente di intelligenza. Le vere fantasticherie della volontà, pertanto, non si esauriscono nella contemplazione del fine, come accade al velleitario, al sognatore che non sperimenta l’eccitazione della materia effettiva, che non vive la dialettica della resistenza e dell’azione, che non accede all’istanza dinamica del contro. Le fantasticherie della volontà operaia amano sia i mezzi che i fini. Per essa, l’immaginazione dinamica ha una storia, si racconta delle storie.

Gaston Bachelard, La Terre et le rêveries de la volonté, José Corti

 

Il 24 febbraio, al Circolo dei lettori di Torino, appuntamento con l’After Shakespeare

shakespeare lettoriDunque incomincia la kermesse che celebrerà i quattrocento anni dalla morte di Shakespeare. Non siamo i soli a partecipare, naturalmente, ma pensiamo che il nostro progetto, curato da Nicola Fano, sarà un bello slalom fra le tematiche e i personaggi shakespeariani. Come scrive il curatore di After Shakespeare, “Il punto di vista scelto da Fondazione Teatro Piemonte Europa è obliquo: che cosa è cambiato, dopo Shakespeare grazie alla sua opera? Come è cambiato il teatro? Come il rapporto tra l’individuo e le proprie emozioni? E quello tra uomo e massa? O tra grande e piccola storia? Insomma: qual è stato (al di là del teatro in senso stretto) l’effetto di Shakespeare sul mondo in questi quattrocento anni? E, al contrario: come sarebbe stato il mondo se non ci fosse stato Shakespeare?”
In questa prospettiva obliqua (un po’ dietro le quinte e un po’ fra  le pieghe della Storia) si sono mossi 6 autori, che hanno scritto 6 spettacoli affidati a 3 registi e interpretati da 11 attori. Non sono cifre da kolossal ma la varietà di questa mini (ma non tanto) stagione shakespeariana è assicurata.
Ecco i titoli in ordine di programmazione; alcuni sono espliciti, per altri bisognerà fare qualche congettura, altri ancora sono indecifrabili, ma solo sulla carta:
LA SIGNORA SHAKESPEARE, di Nicola Fano, SALVATE DESDEMONA, di Lidia Ravera, PUCK E L’ALLODOLA, di Alberto Gozzi, TRIP IN THE BOTTOM, di Lia Tomatis, A LOSING SUITE, di Sergio Pierattini, LADY, di Donatella Musso.
Gli attori: Gisella Bein, Gianluigi Pizzetti, Selene Baiano, Alessandro Lussiana, Massimo Giovara, Eleni Molos, Gianluca Guastella, Alessandro Meringolo, Tatiana Lepore, Carlotta Viscovo, Maria José Revert.
Le scene e i costumi sono di Barbara Tomada

Ci saranno tutti, il 24 febbraio al Circolo dei lettori di Torino? Forse qualcuno mancherà perché impegnato nelle prove che si stanno svolgendo a un ritmo piuttosto serrato, ma saremo in molti a parlarvi di questo progetto che debutta il 26 febbraio.