Una coreografia che, volendo, è anche una piccola storia sul lasciarsi e il riprendersi.
Categoria: IL VIDEO DELLA DOMENICA
Il video della domenica. TANIA SIMEONS, BRAT. 2′.16″
https://www.youtube.com/watch?v=eYR5CnOIK_E
Piccola, ennesima variazione sul tema della rivolta degli oggetti, ma il corto si segnala soprattutto per la felice invenzione della monella (“Brat”), accattivante nel suo infantile sadismo.
Il video della domenica. TROPPO GRANDI (O TROPPO PICCOLI) PER ESSERE VERI
Ci siamo già occupati di Ron Mueck. Ciò che colpisce in questo documentario che lo racconta al lavoro non è solo il virtuosismo delle opere ma soprattutto l’alternanza delle dimensioni che oscillano fra un gigantesco iperbolico e un lillipuziano medio, insinuando nello spettatore (nel viaggiatore) un sano e filosofico spaesamento.
La seduzione delle patate fritte. ANDY WARHOL, THE NUDE RESTAURANT. Video 7′
https://www.youtube.com/watch?v=87uqMzj3lsI
In questo ristorante ovattato e un po’ tetro sono tutti nudi, i clienti e la cameriera. Sulla carta, può sembrare un omaggio, forse addirittura un po’ conformista, a quella retorica hippie (siamo negli anni ’60) secondo la quale nudità rima con spontaneità, autenticità, verità e che, rime a parte, libera il corpo dalla schiavitù degli abiti per usarlo come un grimaldello capace di scardinare le serrature della morale borghese. Il gioco, invece, è più complesso e si avvia subito, appena la cameriera, Brigid Berlin, una delle star di Warhol, incomincia a proporre il menu al cliente; i piatti sono di ordinaria routine, omelette, toast, frittelle, ma il sottotesto (come si diceva una volta) di natura erotica li avvolge nel grottesco, e la sensualità stralunata di Brigid aggiunge una pennellata di comicità surreale. Di che cosa si parla, in questo ristorante? Di cibo, di sesso, oppure del non senso che si nasconde, maligno, in essi?
Il video della domenica. Marco Belpoliti, LA MIA VITA DA ZUCCHINA
http://www.doppiozero.com/materiali/claude-barras-la-mia-vita-da-zucchinay
“Non perdetelo, non solo perché è bellissimo dal punto di vista estetico – dettagli curatissimi – ma perché è un modo per ritornare di colpo a quel periodo lontano, remoto, in cui eravamo bambini. Anche se non si smette neppure un momento di essere adulti guadandolo – come potrebbe essere altrimenti? –, ci sono attimi in cui la lama sottile del dolore s’infila tra costola e costola, una fitta alla stomaco, un dolore nel petto.”
Il film intero
Il video della domenica. Alberto Moravia, Viaggio al Congo. 1975. 5′

https://www.youtube.com/watch?v=CPM5kZIByQU
“L’africano non è l’altro, il diverso, il lontano dall’europeo, è semplicemente l’altra faccia dell’europeo, la sua metà alternativa e perduta. Tutti e due avrebbero fatto uno stesso individuo, una stessa persona se non ci fosse stata questa corsa al saccheggio dell’Africa, questa corsa al trattamento dell’Africa come se fosse stata una terra di nessuno.”
Il video della domenica. ALBERTO BURRI, LA VITA NELL’ARTE. 6’30”
“Il sacco. Il primo sacco che lui ha dipinto era perché appena finita la guerra, o probabilmente ancora in prigionia… aveva sotto mano un sacco di quelli sbrindellati, bucati, rotti, che lui ha cercato di far diventare una tela per dipingerci…”
“La realtà delle guerre: distruggono l’equilibrio, infatti nel dopoguerra non esiste una pittura tonale, e rimani in questo rapporto immediato con la superficie”.
Il video della domenica. Elio Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Gian Maria Volonté) 3’50”
“Repressione è civiltà”
Il video della domenica. Paolo Poli, Seguendo la flotta (2’45”)
Il video della domenica. Umberto Galimberti. La decadenza
Il video della domenica. Paul Auster, “4 3 2 1” e la politica (sottotitoli)

Paul Auster ci regala un dialogo appassionato tra la propria esistenza e quella di Archie, il personaggio principale del suo ultimo romanzo, “4 3 2 1”. In questo documentario lo scrittore ebreo americano passa in rassegna la sua vita e, con l’ausilio della moglie Siri Hustved, del regista Wim Wenders e dell’artista Sal Messer, affronta gli aspetti più politici della sua opera.
Il video della domenica. Fight club, le cose ti possiedono. 2’30”
Il video della domenica. Che fine ha fatto Mister Bean?
Maria Dolores Pesce, L’ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci

https://www.youtube.com/watch?v=gxmlLDpHkUw&t=252s
Io credo che la parabola di “Ultimo tango a Parigi”, forse l’opera più famosa e anche più bella del regista parmense scomparso oggi a Roma, sia stata segnata come un’ombra da un equivoco: quello che si trattava di liberazione sessuale, la stessa che riempiva le strade del ’68 facendosi o credendo di farsi veicolo di ogni singola personale liberazione all’interno della liberazione collettiva che si andava immaginando.
In realtà Bertolucci utilizzò termini e stigma di quella contemporaneità come sintassi per una esplorazione profonda nell’umanità dell’uomo e della donna che nella diversità e nell’esercizio nuovo della sessualità attingevano spazi e luoghi della loro anima prima sommersi, spazi che avevano a che fare con la loro essenzialità e naturalezza anche oltre il genere e la sessualità.
Bernardo Bertolucci nasce e si forma in una temperie culturale vivace e multiforme segnata dal padre Attilio, poeta di grande rilievo, e sviluppata a partire dal profondo rapporto con Pier Paolo Pasolini. Così è come se il film, che è al centro della sua parabola creativa, si costruisse tra letteratura e cinema attorno a suggestioni profonde e sotto traccia, dagli influssi di un opaco esistenzialismo ai suggerimenti e alle citazioni della nouvelle vague, senza dimenticare una dimensione di conflitto di classe mai esplicitato in tutto il film fino alla sua tragica conclusione (Jeanne uccide Paul con la pistola di ordinanza del padre militare dopo che lui le aveva rivelato la sua vita e condizione).
È un film su una possibilità che si andava sperimentando, quella di poter separare sesso e sentimento, non tra generi ma dentro ciascun genere, una possibilità che accendeva fantasie e speranze ma che, come il film anticipa, poteva nascondere la vertigine della perdita dell’identità e insieme la sua angosciosa impossibilità.
L’equivoco che sembrava aver condannato il film forse lo ha salvato per nostra fortuna, mantenendo acceso un faro anche nell’oscurità della censura.
Il video della domenica. Tableaux vivants. Caravaggio in 13 flash, 4′

https://www.youtube.com/watch?v=nIeyulbiB0A
C’è qualcosa di candido e al tempo stesso di spregiudicato in questo aggirarsi nella grande pittura per impadronirsene e in certo modo sceneggiarla, privandola del suo alone e della sua materia prima per ricondurla a un pronto uso tutto terrestre. Viene in mente quel vecchio gioco nel quale un estratto a sorte chiudeva gli occhi e, dopo una breve pausa, si voltava repentinamente per sorprendere gli altri giocatori che dovevano mostrarsi immobili, pietrificati, pena la squalifica (come si chiamava?, non ricordo). Ma in questi tableaux vivants il gioco mira in alto, anzi mira al Sublime, ben sapendo che lo potrà soltanto riecheggiare, magari in una sorta di involontaria parodia – la sorte comune a quasi tutti temerari che pretendono di misurarsi con l’arte.
01 – Il santo sepolcro
02 – Maria Maddalena in estasi
03 – Martirio di san Pietro
04 – La decapitazione di San Giovanni Battista
05 – Giuditta e Oloferne
06 – Flagellazione di Cristo
07 – Martirio di san Matteo
08 – Annunciazione
09 – Il riposo durante la fuga in Egitto
10 – Narciso
11 – La resurrezione di Lazzaro
12 – Estasi di san Francesco d’Assisi
13 – Bacco

