Il video della domenica. FRANCESCA FINI, TOUCHLESS, 4’40”

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https://www.youtube.com/watch?v=vxJb7f_Rej0

Che ne è stato dell’Incomunicabilità? Bisogna avere più di cinquant’anni per ricordarsene. Fra il 1961 e il 1964, Michelangelo Antonioni creò una trilogia ( L’avventura, La notte, L’eclisse) che divenne la bandiera e il tormento di una borghesia che per acculturarsi era disposta a sottoporsi a qualunque fatica, dunque anche alla visione di questi film che non amava (troppi silenzi, troppe ellissi, ritmo troppo lento) ma non si potevano non vedere, anche perché la fatica era premiata, dopo, nelle riunioni fra amici, durante le quali fiorivano discussioni tanto lunghe quanto approssimative.
Anche in questo video di Francesca Fini c’è qualcosa che potrebbe ricordare l’Incomunicabilità di Antonioni, ma molti anni sono passati; l’uomo e la donna giacciono inerti (più lui di lei, a dire il vero) e il ricordo del loro rapporto (ma forse è una fantasia possibile) trova nella manipolazione elettronica un pacato appagamento. 

Il video della domenica. LORENZO PAPACE e VINCENT PIANINA, GUSTAVE DORE’, L’IMAGINAIRE AU POUVOIR. Video, 4′

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Si nasconde ancora, nelle nostre case, La Divina commedia del Doré? Non saprei. Una volta si diceva: “del Dorè”, con una e così sguaiatamente aperta che ricordava la Madama Dorè della filastrocca, con tutte le sue belle figlie. Mi rendo conto che questi riferimenti hanno radici lontane nel tempo; probabilmente i lettori più giovani non hanno presente né la Madama, che è collaterale al discorso, né i libroni cui mi riferivo. Dicevo che se ne stavano nelle case e nessuno si ricordava di averli comprati, per la buona ragione che aveva provveduto qualcuno sempre irrimediabilmente morto in precedenza (un nonno, o forse un avo); d’altra parte, la prima edizione italiana dell’opera era del 1868 e c’è da credere che tutte le famiglie italiane dell’epoca si fossero affrettate ad acquistarne una per trasmetterla ai discendenti. Quelle Divine commedie erano, come tutte le altre, di Dante Alighieri, ma la loro paternità, nel parlare comune, era attribuita a Gustave Doré, e non era del tutto sbagliato perché le incisioni che le illustravano finivano per rubare la scena ai versi del poema; si trattava di raffigurazioni potenti (solitamente si usava questo aggettivo) e di solito piuttosto affollate: il Doré dava il suo meglio nelle scene di massa, là dove poteva disegnare cataste di dannati avvinghiate in grovigli di corpi inestricabili che pretendevano (riuscendoci) di essere i veri protagonisti. Su questa poderosa opera incisoria, due registi del cinema d’animazione, Lorenzo Papace e Vincent Pianina,  si sono esercitati con grande eleganza e malizia, ripercorrendo in pochi minuti il cammino ultraterreno di Dante e Virgilio del quale Doré finisce per essere ancora una volta il protagonista.

Il video della domenica. Esami di maturità 2015. NANNI MORETTI, ECCE BOMBO 1978. 2′

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Il video della domenica. NATALIA ST.CLAIR, LA NOTTE STELLATA DI VAN GOGH. 5′

la matematica di van gogh

http://www.3nz.it/4316/matematica-van-gogh/

“Quello di “turbolenza” è uno dei concetti in assoluto più difficili da comprendere in matematica. Una serie di studi hanno ora scoperto che, nel periodo in cui dipingeva confinato in manicomio, Vincent Van Gogh era riuscito a rappresentare esattamente un tipo di turbolenza fluida di cui gli scienziati sarebbero riusciti a ipotizzare le equazioni soltanto 60 anni più tardi.”
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Il video della domenica. Robinson in formato minikolossal. 4′

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https://youtu.be/Af4Tfiy35MA

Questo è un video che hanno visto in pochissimi e che nessun altro vedrà, a parte gli amici del nostro blog; lo ha realizzato Francesco Ghisi lo scorso anno per proiettarlo in occasione della conferenza stampa del Teatro Piemonte Europa, il nostro produttore. Ve lo proponiamo come invito allo spettacolo che debutta il 26 maggio a Torino.

nuovo coupon

Il video della domenica. KEIICHI TANAAMI, OH, YOKO!

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I due si conoscono il 7 novembre 1966, a una mostra d’arte. L’amore fra la giovane artista che espone le sue opere, Yoko Ono e il già famoso visitatore, John Lennon, scoppia, secondo i biografi, a prima vista. La notizia è di quelle che fanno il giro del mondo, anche senza la risonanza della rete. La storia d’amore si decanterà in numerosi e a volte clamorosi capitoli: le rotture coi rispettivi coniugi; l’incrinarsi del rapporto fra i Beatles (per colpa, appunto di Yoko, sostiene Paul); il sequestro di John da parte di Yoko che, si dice, gli impedisce di comparire in pubblico per anni…
Riletta a distanza di tempo, quella storia d’amore ha perso i caratteri di eccezionalità che i fan dei Beatles vollero attribuirle e appare fatalmente come un mito un po’ stanco. Lo celebra questo video di Keiichi Tanaami – Oh, Yoko!, (1973) – con un rituale pop irreprensibile e rigoroso come una messa cantata di Natale, con i chierichetti freschi di barbiere, in veste rossa e cotta bianca ornata di pizzo.

Il video della domenica. La coppia sottosopra. TIMOTHY RECKART, HEAD OVER HEELS

cortohttps://vimeo.com/54228768
 a cura di Francesco Ghisi

Lui se ne sta coi piedi per terra, lei li tiene ben saldi sul soffitto, a testa in giù. E’ inutile aggiungere che non ci sono molti contatti fra i due coniugi. Ma un giorno… un giorno l’incomunicabilità esce da questa pur trasparente metafora e succede qualcosa. 

Meno di un pesce rosso. LA COMPIACIUTA DOMENICA DEI MOSTRI

strageComplimenti, Elenora, hai fatto la spaccata. In una bella domenica di sole sei uscita dal tran tran anonimo e sonnolento di twitter; ora anche l’Huffington si occupa di te, e anche noi, nel nostro piccolo blog. Nella tua mini bio ti definisci “pensionata curiosa”, e uno pensa, che so?, che tu ti sia iscritta all’Università della terza età o a un corso di ceramica, o di egittologia… Invece la tua curiosità ha bisogno d’altro, di qualcosa di forte, e questa domenica finalmente è stata soddisfatta: una bella strage di 700 poveracci rallegra il tuo cuore come un dono inaspettato e “troppo bello per essere vero”. Peccato che tu sia un po’ pigra, altrimenti potresti fare un salto fin sul canale di Sicilia: vedresti da vicino il gonfiore dei corpi recuperati e, curiosa come sei, li ispezioneresti con l’occhialino per non perderti nemmeno un particolare di quello strazio. Ma forse no, tu preferisci godertelo, questo dono, senza scartare la confezione; te lo tieni stretto stretto come il bambino che apprezza più il gesto del donatore che il regalo stesso, felice che qualcuno abbia pensato a lui. La Sorte (già scritta) ha pensato a te, ti ha liberato di settecento esseri umani che sul nostro suolo ti avrebbero infastidito: meglio in fondo al mare, vero?, come i rifiuti tossici scaricati abusivamente. Goditi gli spot puntati su di te in questa domenica di sole, Eleonora, da domani tornerai nella tua miseria quotidiana un po’ più povera, consolata da altri squallidi tweetteriani che la pensano come te (per un attimo sei quasi una leader, ma è appena un attimo, credimi).
Visto che sei curiosa, dai un’occhiata a questo video:  ritrae un bimbo che bacia il suo amico pesce rosso appena morto prima di seppellirlo nel water e scoppiare in pianto. Non è tuo parente, credo.

bimbo pesce

http://www.huffingtonpost.it/2015/04/11/funerale-pesce-rosso_n_7045588.html

Il video della domenica. Accadde in metro. PHILIPPE ORREINDY J’ATTENDRAI LE SUIVANT (I’LL WAIT FOR THE NEXT ONE)‬

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a cura di Francesco Ghisi

Il ragazzo si presenta bene, ha l’aria mite, parla con sincerità – percepisce, per di più, uno stipendio che di questi tempi è interessante (2600 euro al mese). Espone il suo caso ai viaggiatori del metro: single e non rassegnato a passare le serate davanti alla tv o a trafficare sui social, cerca una compagna di età compresa fra i diciotto e i cinquantacinque anni. Se fra le presenti c’è una candidata, non ha che da scendere alla fermata successiva, lui la raggiungerà. La candidata c’è ma il finale non ve lo sveliamo, naturalmente.

Il video della domenica. Creature. CHRISTOPHER KEZELOS, THE MAKER, 4’50”

the maker

https://www.youtube.com/watch?v=YDXOioU_OKM&index=5&list=PLKfL6C98-BgEpe4h0JoM_89dhXgnQhlBm

Questo essere che vi sta fissando con i suoi occhi di vetro (e sul quale, a vostra volta, vi state interrogando) non sa com’è nato ma gli importa relativamente; da qualche parte deve esistere un creatore che l’ha assemblato, ma sarebbe una ricostruzione lunga, forse inutile: il tempo è poco, e l’essere ha una fretta terribile di generare un altro essere, un altro manufatto casalingo e casuale come lui. Ci si potrebbe chiedere perché il tempo sia poco e donde nasca quest’ansia impellente di riprodursi ma troppe domande spengono il racconto; The Maker, invece, chiede di essere visto con fiducia e persino con abbandono: è un breve viaggio che attraversa le regioni della paternità e della creazione artistica dominate dalla forza vitale della musica.

Il video della domenica. Un surrealista a New York. WALT DISNEY & SALVADOR DALI’, DESTINO. 6′

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Fu uno storico incontro, quello di Walt Disney e Salvador Dalì: il mago del cinema d’animazione, poeta delle immagini nonché grande imprenditore e il pittore surrealista che esprime, sulla tela, e nella vita, una teatralità estroversa, prorompente – ma anche accorto imprenditore di se stesso (Dalì). I due non faticarono a intendersi. Era il 1945, cinque anni prima Disney aveva realizzato e prodotto Fantasia che, traducendo in immagini Bach, Beethoven, Stravinskij, Ponchielli, aveva enormemente allargato il suo mercato dal mondo dell’intrattenimento infantile a quello dell’arte; con Dalì, si poteva replicare. Ma era, appunto, il 1945 e il dopoguerra si rivelò non meno difficile della guerra stessa, almeno sul piano economico. Il progetto fu accantonato. Molti anni dopo, nel 2001, lo resuscitò un erede di Walt Disney, ed eccolo: ci sono molti degli elementi che contraddistinguono la pittura di Dalì sui quali la colonna sonora di Armando Dominguez sparge  dosi generose di sciroppo musicale.

Il video della domenica. Nella rete dell’illusione. ANDREW WANG, DOLL FACE. 4′

drew wang. doll face

https://www.youtube.com/watch?v=zl6hNj1uOkY

La macchina, la mantide medium che ammalia e distrugge, il sogno illusorio della farfalla…  Virtuosismo e tensione nella breve opera di un giovane artista di grande talento.

Il video della domenica. PASOLINI, LA RICOTTA. Orson Welles. 5′

orson welleshttps://www.youtube.com/watch?v=YL1E9tYnyx0

a cura di Francesco Ghisi

Nella campagna romana, una troupe sta girando una molto pasoliniana Passione di Cristo: durante le pause, comparse sottoproletarie  si abbandonano a uno sgangherato twist; serpeggiano la fame e la morte. Al centro, un sofisticato gioco di specchi: Pasolini  crea un  alter ego registico palesemente cinico, altezzoso e crudele (Orson Welles) che tuttavia cita il Pasolini di Poesie in forma di rosa,  “Io sono una forza del Passato./Solo nella tradizione è il mio amore”: esemplare (e un po’ compiaciuta) messa in scena di una contraddizione, ma il compiacimento non è sempre un peccato.

Il video della domenica. Un muro dalle mille anime. BLU, MUTO a wall-painted animation

bluhttps://www.youtube.com/watch?v=uuGaqLT-gO4&list=PLE9E31C31CA2E4BE1

a cura di Francesco Ghisi

Sotto il laconico pseudonimo di Blu si nasconde un artista italiano noto in tutto il mondo, per il quale non si può usare il termine “graffitaro” col quale si classificano spregiativamente (e sbrigativamente) gli esponenti di questa difficile arte mescolandoli a tanti modesti imbrattamuri. Nel caso di Blu, poi, la pittura murale si fonde con l’animazione cinematografica elaborata a un livello raffinatissimo: è l’ennesima dimostrazione dei sorprendenti risultati che possono nascere dalla fusione di due linguaggi. 

Il video della domenica. Che cosa dovettero vedere le tre donne? MARCELL IVANYI, WIND

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http://www.mediacinema.org/files/52c0e0a89cb1c448001606decbc00b69-15.html
(a cura di Francesco Ghisi)

Sappiamo tutti che cos’è una panoramica cinematografica; a volte questo movimento di macchina è puramente funzionale per accompagnare un soggetto che vogliamo tenere in campo; altre volte è descrittiva, illustra, esplora dei soggetti che inizialmente non entrano nell’inquadratura; in generale, si tratta di un movimento morbido al quale alcuni preferiscono lo stacco, è una questione di stile, di gusto, di scelta narrativa. Questa panoramica dell’ ungherese Marcell Iványi inquadra inizialmente tre donne e si muove compiendo un cerchio di 360°. Al cinema, sei minuti (questa è la durata  della panoramica) possono essere tanti o pochi: in questo la lentezza della macchina sviluppa una forte tensione perché il nostro sguardo diventa quello delle tre donne e noi, come loro, alla fine del giro, siamo messi di fronte a una realtà che non avremmo mai voluto vedere.

P.S. dopo aver cliccato sul link, il video va cercato sulla pagina che appare. E’ il terzo, “Wind”