Il video della domenica. Il potere del gesto. YURI ANCARANI, IL CAPO. 2’52”

il capohttps://vimeo.com/108898457
a
 cura di Francesco Ghisi

Non fatevi ingannare dal torace nudo e dai pantaloni corti; la concentrazione, l’esattezza millimetrica, la perentorietà del gesto di questo “capo” non sono meno preziose di quelle di un direttore d’orchestra. Intorno a lui non c’è un auditorium ma il paesaggio delle Alpi Apuane e l’orchestra che dirige è costituita da grandi, pericolose macchine che scavano il marmo. Sull’asse gesto/rumore si gioca un concerto fragoroso e dissonante, dovuto a una semplice ed efficacissima intuizione di Yuri Ancarano, video artista e film maker molto più noto, ahinoi, all’estero che in Italia.

Il video della domenica. Fiamme di un inferno normale. SUPERFLEX, BURNING CAR.

burning car.Schermata 2014-10-18 alle 12.05.58

https://www.youtube.com/watch?v=lHAjVLHrVAo

Nel buio della notte, un’auto viene incendiata. È rilevante? Dipende: se intorno a questo evento c’è un racconto, lo è. Forse nell’abitacolo era seduto qualcuno; forse l’auto nascondeva documenti di straordinaria importanza; forse apparteneva a un magistrato in prima linea nella lotta contro la malavita.
Forse il racconto è ancora un altro, più complesso.
Superflex piazza la macchina da presa di fronte all’auto e registra. Se guardiamo questo video di forse il racconto nasce dentro di noi.
Forse non nasce perché non vogliamo investire qualche minuto del nostro tempo o perché abbiamo timore delle immagini che potrebbe generare la nostra mente; in questo caso rimane una semplice auto che brucia, a testimoniare la nostra assuefazione al silenzio di un inferno che è diventato abituale.

Il video della domenica. Cento storie in una stanza. ZBIGNIEW RYBCZYŃSKI, TANGO, 1980. 8′

Schermata 2015-01-21 alle 10.24.42http://vimeo.com/90339479
a cura di Francesco Ghisi

Cosa succede se una palla, calciata da un bimbo, entra in una stanza da una finestra lasciata aperta? L’incipit è banale ma lo sviluppo di questa breve storia è sorprendente. Zbigniew Rybczyński realizza un gioco di prestigio sorprendente, quello della contemporaneità dei racconti di cui sono portatori i personaggi che affollano la piccola stanzetta sulle note di un tango da cui è governata la loro assurda danza di vita.

* La definizione del video non è delle migliori ma ci sembra che sia ampiamente compensata dalla qualità dell’opera; abbiamo quindi scelto di pubblicarla ugualmente: questa versione è la migliore fra quelle reperibili in rete. 

August Strindberg, Danza di morte (frammento). 2’30”

danza di mortehttps://www.youtube.com/watch?v=4kVqmgjCCwQ

Edgar e Alice sono alle soglie del loro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Entrambi hanno fallito quelli che credevano essere gli obiettivi della loro vita: lui non è diventato maggiore, lei non è diventata attrice. Non rimane loro che il palcoscenico domestico per mettere in scena la loro feroce, rituale commedia.
Un frammento del capolavoro strindberghiano impreziosito da due grandi interpreti del ‘900, Lilla Brignone e Gianni Santuccio.

Il video della domenica. WES ANDERSON, HOTEL CHEVALIER

hotel chevalierhttps://www.youtube.com/watch?v=fjBAafy6cJo

La luce è giallo senape con riflessi oro antico, così come si addice a un albergo di alto livello ma il colore è carico, invadente, come lo è sempre il lusso quando pretende di essere anche di buon gusto. Per fortuna, sul finale si apre una finestra e irrompe il celeste di un giorno ancora bambino che avvolge una Parigi immobile nei pochi minuti di sonno prima del risveglio. Respiriamo, e con noi respirano anche i due attori di questa storia d’amore dai contorni incerti. C’è un uomo solo, asseragliato in una suite dell’hotel Chevalier, forse è fuggito da quella donna che gli telefona e che di lì a poco si ritaglia nel vano della porta. È una riconciliazione, il finale di un inseguimento, una resa dei conti?
Il video ha il fascino dei racconti sospesi (quando sono tagliati al punto giusto) e si avvale di due interpreti davvero notevoli come Jason Schwartzman e Natalie Portman, di una colonna sonora struggente (“Where Do You Go To”, di Peter Sarstedt) e di un ottimo direttore della fotografia ingiustamente non ricordato. 

P.S. Le didascalie in italiano lasciano a desiderare ma in rete non abbiamo trovato una versione migliore. La dicitura dei titoli di testa “Part 2” inganna: il video è compiutamente risolto.

Il video della domenica. SANDY WIDYANATA , PLASTIC – SHORT FILM. 7′

Schermata 2015-04-25 alle 18.28.08

httrp://youtu.be/UpJFE8UcFcU

Cosa c’è di più romantico – e di più banale – di una ragazza che si prepara per il primo appuntamento con l’uomo che ha sempre desiderato invano? Ma se la ragazza si pensa un po’ troppo in carne e sul suo naso spunta un brufolo aggressivo, l’euforia dei preparativi si trasforma in un’emergenza irrimediabile. Ci vorrebbe la bacchetta magica, che in questo short movie compare miracolosamente sotto forma di una crema di bellezza: grazie ad essa, la ragazza può modellare il suo corpo come desidera. Contrariamente a quanto si può pensare, ci dice la regista Sandy Widyanata, ciò non è un bene, e questo short movie ce  lo dimostra. Però c’è un lieto fine

Il video della domenica. ANDY WARHOL, The Cars: Hello Again [Music Video] (1984). 5′

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Quando Warhol registra questo video, la sua immagine turbina ormai da trent’anni nei poster, nei video e in tutti i media esistenti (chissà come avrebbe interpretato la rete, se non fosse morto, tre anni più tardi, nel 1987). Il mix di automobili, lingue e corpi femminili sui quali pulsa in sovrimpressione, come un’insegna, la parola Hallo! interpreta e sigilla gli anni Ottanta così come le sue Marilyn, i suoi Mao Tse-Tung, i suoi Che Guevara avevano contrassegnato in modo indelebile i Sessanta.

Il video della domenica. Marilyn in salsa giapponese. KEIICHI TANAAMI. GOOD-BY, MARILYN (1971)

Senza titolo

http://www.ubu.com/film/tanaami_marilyn.html

Fra le tante declinazioni del mito di Marilyn c’è anche quella di Keiichi Tanaami, grande artista multigenere, graphic designer, illustratore, videoartista che si affermò fin dagli anni ’60.
Good-by Marilyn nasce da una costola della pop art ma con un forte gusto della contaminazione; l’esecuzione in salsa giapponese della canzoncina che accompagna le immagini conferisce a questo piatto d’annata un forte retrogusto di ironia.
Il video ricorda indiscutibilmente Warhol e Tanaami paga il suo debito al Maestro del quale ebbe a dire: “Le sue strategie erano identiche quelle impiegate da agenzie di pubblicità. Ha usato icone contemporanee come motivi nelle sue opere e per altre sue imprese multimediali come film, giornali e gruppi rock. In altre parole, Warhol stava vendendo le sue opere al mercato dell’arte. Rimasi sconvolto da questa intuizione, era il modello su misura per me.”

Il video della domenica. Scene da un’apocalisse silenziosa. SUPERFLEX, “FLOODED MACDONALD’S”

Schermata 2014-12-04 alle 17.19.43

  https://www.youtube.com/watch?v=chQD0Bx7AkM

Il video della domenica. Mariangela Gualtieri, Ringraziare

Raccomandato:
• agli attori che dicono (recitano, interpretano, sospirano, propongono, espongono, declamano, leggono, soffrono, scandiscono, esprimono, decodificano) una poesia.

• a chi non legge poesia

• a chi la legge con i soli occhi

• a chi non si vergogna di leggerla ad alta voce, in camera sua.

(Riportiamo il testo per chi voglia seguire, come su uno spartito, l’esecuzione dell’autrice).

Ringraziare…

Ringraziare desidero il divino/ per la diversità delle creature/ che compongono questo singolare universo,/ per la ragione,/ che non cesserà di sognare/un qualche disegno del labirinto/ e l’uccello leggero che vola oltre, più in alto, più su./ Ringraziare desidero per l’amore,/ che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità,/ per il pane e il sale,/ per il mistero della rosa/ che prodiga colore e non lo vede./ Ringraziare desidero/ per l’arte dell’amicizia,/ per l’ultima giornata di Socrate,/ per le parole che in un crepuscolo furono dette/ da una croce all’altra,/ per i fiumi segreti e immemorabili/ che convergono in noi,/ per il mare, che è un deserto risplendente/ e una cifra di cose che non sappiamo/ per il prisma di cristallo e il peso di ottone,/ per le strisce della tigre,/ per l’odore medicinale degli eucaliptus,/ e la speranza, la fiducia, la lavanda./ Ringraziare desidero/ per il linguaggio, che può simulare la sapienza,/ per l’oblio, che annulla o modifica il passato,/ per la consuetudine,/ che ci ripete e ci conferma come uno specchio,/ per il mattino, che ci procura l’illusione di un inizio,/ per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,/ per il coraggio e la felicità degli altri,/ per la patria, sentita nei gelsomini/ per lo splendore del fuoco/ che nessun umano può guardare senza uno stupore antico/ e per il mare che è il più dolce fra tutti gli dei./ Ringraziare desidero perché/ sono tornate le lucciole,/ le nuvole disegnano,/ le albe spargono brillanti nei prati,/ e per noi/ per quando siamo ardenti e leggeri/ per quando siamo allegri e grati./ Io ringraziare desidero per la bellezza delle parole, natura astratta di dio/ per la lettura e la scrittura, che ci fanno sfiorare noi stessi e gli altri/ per la quiete della casa,/ per i bambini che sono nostre divinità domestiche/ per l’anima, perchè consola il mio girovagare errante,/ per il respiro che è un bene immenso,/ per il fatto di avere una sorella./ Io ringraziare desidero/ per tutti quelli che sono piccoli liberi e limpidi/ per le facce del mondo che sono varie/ per quando la notte si dorme abbracciati/ per quando siamo attenti e innamorati, fragili e confusi,/ cercatori indecisi./ Ringrazio dunque/ per i nostri maestri immensi/ per tutti i baci d’amore,/ e per l’amore che ci rende impavidi./ Per i nostri morti che fanno della morte un luogo abitato, / e per i nostri vivi, che rendono la vita uno specchio fatato./ Per i figli,/ col futuro negli occhi,/ perchè su questa terra esiste la musica,/ per la mano destra e la mano sinistra, e il loro intimo accordo/ per i gatti per i cani esseri fraterni carichi di mistero,/ per il silenzio che è la lezione più grande/ per il sole, nostro antenato./ Ringraziare desidero/ per Whitman,/ Presti e Francesco d’Assisi,/ che scrissero già questa poesia,/ per il fatto che questa poesia è inesauribile/ e si confonde con la somma delle creature/ e non arriverà mai all’ultimo verso/ e cambia secondo gli uomini./ Ringraziare desidero/ per i minuti che precedono il sonno,/ per il sonno e la morte,/ quei due tesori occulti,/ per gli intimi doni che non elenco,/ per la gran potenza d’antico amor/ per amor che muove il sole e l’altre stelle/ e muove tutto, in noi….

Il video della domenica. Uno svolazzo in bianco e nero. FRED ASTAIRE, BOJANGLES OF HARLEM FROM SWING TIME (1936). 2’50”

Questa breve sequenza è tratta da Swing Time, del 1936, interpretato da Fred Astaire e Ginger Rogers, regia di George Stevens. È un omaggio a Bill “Bojangles” Robinson (1878-1949), grande ballerino e attore nero di Hollywood, che conobbe tempi difficili prima di affermarsi. La musica dei neri, nonostante la ghettizzazione, otteneva sempre maggior consenso; di conseguenza molti cantanti e ballerini se ne impadronirono tingendosi la faccia, grotteschi ibridi che riflettevano un tragicomico corto circuito socio-culturale. Citando Bill Robinson, Fred Astaire si propone come il bianco-tinto-di nero che imita il nero-nero indossando un costume prevalentemente bianco sullo sfondo di tre ombre (ovviamente nere) che registrano i movimenti del suo corpo: un gioco di specchi leggermente vertiginoso.
Secondo le cronache, il virtuosistico frammento nacque da un errore di illuminazione che l’ingegnoso coreografo sfruttò immediatamente facendone il perno della sequenza.

Il video della domenica. Uno storico provino: JEAN PIERRE LEAUD/I QUATTROCENTO COLPI

È difficile immaginare qualcosa di più adolescenziale di un quattordicenne che si proclama disinvolto. Nel 1959, il piccolo Jean Pierre, classe 1944,  era evidentemente pronto per andare sul set. (Segue una  minuscola appendice a sorpresa).

Il video della domenica. Ermanno Olmi, Il posto

Schermata 2015-07-05 alle 16.51.36https://www.youtube.com/watch?v=PnDJM-RjMDA

Gli umili sono delicati, fragili, e non è bello approfittare della loro ingenuità per metterli in un film dove quasi sempre annegano nella melassa dei buoni sentimenti. Ermanno Olmi, lo sappiamo, è sempre stato attratto dagli umili e  questa sua propensione gli ha valso la fama di regista umanissimo, direi quasi fin troppo. Il posto (1961) è il suo secondo film. A quell’epoca il maestro bergamasco usava l’umanità col contagocce e soprattutto la correggeva con qualche porzione d’ironia (un ingrediente che rende tutto più digeribile). In questo film si racconta la piccola storia di due ragazzi, Domenico e Antonietta, che si conoscono durante le selezioni per un posto di lavoro nella Milano che già macinava il boom economico. 

Il video della domenica. ITO TAKASHI, GHOST. 5’39”

Ito Takashi è uno dei più interessanti registi sperimentali giapponesi. Il video è costruito sulla soggettiva di un personaggio che attraversa paesaggi urbani disabitati, appartamenti, camere immerse in luci artificiali. L’instabilità della macchina e l’irregolarità della ripresa che a tratti riproduce una primitiva camminata insinuano nello spettatore un dubbio fascinoso e inquietante: sono io questo fantasma?