Christian Raimo, La responsabilità di questo governo è tua (Minima&Moralia)

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“…Tutto un orgoglio del prendere in castagna, un l’avevo detto io, causato tutto da un immenso senso di colpa per non aver fatto nulla per non far accadere questo, un senso di colpa immerso nella tempesta assolutoria che permette di perseverare nell’inazione, perché qual era l’alternativa eh? chi potevi votare? a che santini rivolgerti? non era votare l’invotabile sinistra che non c’era, ma provare a farla una politica, e invece in vent’anni quello che ti fa sentire in colpa è che tu non hai mai partecipato a uno sciopero, mai fatto un’iscrizione al sindacato, l’hai sbertucciato lo sciopero, sbeffeggiato il sindacato, non hai mai ingaggiato una battaglia sindacale, una battaglia all’interno del sindacato, mai una battaglia in solidarietà ai lavoratori evidentemente massacrati dalla devastazione del welfare, mai letto un testo di politica, mai un picchetto, un volantinaggio, tante dichiarazione d’intenti, ma mai l’idea di un gesto simbolico…”

leggi il resto dell’articolohttp://www.minimaetmoralia.it/wp/la-responsabilita-politica-governo-tua/#comment-1967954

 

Il video della domenica. Petrolini, Nerone (con un bell’articolo di Beatrice Dondi su L’Espresso)

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https://www.youtube.com/watch?v=HMSKeDw_-yI

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http://espresso.repubblica.it/visioni/2018/06/11/news/bene-bravo-like-1.323487?ref=HEF_RULLO

 

Galleria. Il flipper

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Che non era poi una gran trovata, quella del flipper, che sembrava che Anatol (ma si può chiamare un bambino Anatol?) ci sapesse fare solo lui con le donne, che due o tre sue amiche c’erano state fin dalla prima sera e si erano trovate benissimo (ma che modo di esprimersi, neanche fossero andata dal parrucchiere). Guardava quella faccia da marpione triste e pensava che l’idea della sfida era molto volgare:
– Ce la giochiamo a flipper, sei d’accordo?
– Che cosa?
– Lo sai tu come lo so io.
– Ma cosa?!
– Si sa ma non si dice.
Che non era poi un gran partito, quell’Anatol, che faceva la guida perché ci aveva la parlantina, il berretto con la visiera (che gli stava anche bene, questo sì), ma non è che ci vuole tanto a far la guida, basta imparare qualche paginetta a memoria, e non è che si diventa ricchi, per quello che lei ne sapeva, metti pure le mance dei turisti, che è anche umiliante tendere la mano, che però lui diceva che non aveva bisogno di chiedere perché soprattutto alle signore veniva spontaneo, e qualcuna spaiata se la portava anche al Grand Hôtel du Palais Royal dove c’era un suo amico portiere di giorno che gli rimediava una camera gratis per qualche ora. Che non aveva capito proprio niente, se si vantava con lei di tutte quelle donne straniere, dalle tedesche alle cinesi, come se a una ragazza facesse piacere andare con uno che infila il suo coso in tutte le sconosciute che incontra. Che alla fine, per chiuderla lì,  lei gli dicevo: senti, non mi va di giocare flipper e faceva per alzarsi ma lui la fermava: hai ragione, così passiamo direttamente alla fase due – che allora lei non potevo far finta di non aver capito cosa intendeva, ma quelle parole “fase due” erano così innocenti, burocratiche quasi, come quando all’ufficio postale ti dicono: compili qui, qui e qui, che lei non poteva dargli uno schiaffo come se le avesse detto: andiamo a scopare, così si rimetteva a sedere mentre lui le diceva: dove credi che sia il Grand Hôtel du Palais Royal? E’ qui dietro, a cento metri neanche. Ci beviamo un drink. Aveva quel modo di girare le cose, forse perché era una guida, che uno pensava: finché si tratta di un drink non succede niente. Così lei si alzava e diceva: però ho solo mezz’ora. Ce la faremo bastare, diceva lui.

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Adam Phillips, Barbara Taylor, Sulla gentilezza (Internazionale)

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“La gentilezza, disse l’imperatore e filosofo Marco Aurelio, è la delizia più grande dell’umanità. Nel corso dei secoli altri pensatori e scrittori hanno espresso lo stesso parere. Oggi, invece, molte persone pensano che questa idea sia inverosimile o, quanto meno, molto sospetta. Nella nostra immagine degli esseri umani, la gentilezza non è un istinto naturale: siamo tutti pazzi, cattivi, pericolosi e profondamente competitivi. Le persone sono mosse dall’egoismo e gli slanci verso il prossimo sono forme di autoconservazione.”
Leggi il resto dell’articolohttps://www.internazionale.it/notizie/adam-phillips/2018/05/31/gentilezza

Céline sul métro. Gianluigi Pizzetti, Eleni Molos. Video integrale

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https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/14/celine-sul-metro-video-integrale/

leggi anche: Il timoniere gentile. Addio a Gianluigi Pizzetti: https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/12/il-timoniere-gentile-addio-a-gianluigi-pizzetti/

Céline sul métro, scheda dello spettacolo : https://radiospazioteatro.wordpress.com/category/il-repertorio/

Il timoniere gentile. Addio a Gianluigi Pizzetti

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Gli attori li conosci meglio quando le cose procedono nello smarrimento. Non parlo delle contrarietà che accompagnano le produzioni marginali, a quelle ti abitui presto e anzi, con una punta di (forzato) snobismo, impari a fregiartene come di una assurda medaglietta di latta; dico invece di quello smarrimento più sottile da cui sono colti i teatranti quando si accorgono che sta salendo la nebbia della solitudine. Si continua ad andare, naturalmente, mica ci si può fermare, ma dove si vada è meno chiaro di quando si è partiti; soprattutto, ed è ancora peggio, incomincia a venir meno il senso di ciò che si fa: con chi lo si condivide? Non c’è nessuno in vista, se non un pubblico molto ipotetico. Insomma, bisogna uscire dalla palude da soli, a braccia, afferrandosi per il codino e tirando con tutte le forze, secondo l’insegnamento del Barone di Münchhausen. A differenza del Barone, Gianluigi riusciva in questa difficile impresa senza sforzo (e, vista la sua bellissima calvizie, anche senza usare il codino); aveva fatto, e soprattutto vissuto, tanto teatro da poter attraversare la palude con una mite gentilezza che contagiava anche i suoi compagni. Teneva la rotta, sia dello spettacolo che dei rapporti, con l’istinto del timoniere, come gli dicevo ogni tanto inducendolo a schermirsi. Scherzavo e lo pensavo davvero. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui, lo scorso autunno, in un trittico di spettacoli (di cui trovate traccia nel nostro blog *); il terzo era una riscrittura dei Colloqui col professor Y, di Céline. Quando mandai il copione a Gianluigi, qualche mese prima delle prove, mi disse che sperava di essere all’altezza di un’impresa così difficile (la modestia era autentica): avrebbe studiato tutta l’estate, altrimenti non ne saremmo usciti. All’inizio delle prove eravamo preoccupati tutti e due per la medesima ragione: non è facile per un regista lavorare con un attore che ha mandato il testo a memoria; inevitabilmente, il copione si modella sulle intonazioni e sui ritmi del suo interprete come un abito su misura, e non è facile, poi, scucire e modularlo su un disegno registico. Il primo a rendersene conto era proprio Gianluigi, ma non c’era altra soluzione.
La prima prova fu un imprevedibile “Pizzetti show” (peccato non averlo registrato): il testo céliniano si sviluppava in combinazioni fantasiose e per me inaspettate, una vera riscrittura d’attore attraverso la quale mi sembrava di leggere spettacoli e personaggi molto nitidi e al tempo stesso non riconoscibili uno per uno: un background dell’attore e un angolo di storia del nostro fare teatro (più o meno) recente nel quale ritrovavo forme e attori scomparsi. Forse era semplicemente la Tradizione, ma senza la prosopopea che il termine spesso si porta dietro. Lo spettacolo sarebbe stato tutt’altra cosa, ma quel primo personale show, sul quale Gianluigi ragionava con lucidità e autoironia, fu un’ottima base di partenza: la sua intelligente disponibilità a mettere in discussione ciò che aveva costruito in solitudine  ci permise di realizzare una trasmutazione che non credevo possibile: il testo di Céline, così pericolosamente legato al personaggio dell’autore che agisce sulla scena (è imbarazzante: come parla Céline, come si muove?), si trasferì perfettamente in un Céline/Pizzetti, che era (fortunatamente) altro, autonomo. Alla mia riscrittura drammaturgica Gianluigi aveva sovrapposto la sua. Per dire meglio, era la sua storia d’attore che si riversava nel presente dello spettacolo, con la generosità e la consapevolezza laica e nobile dell’effimero che è connaturato a questo lavoro.

Vedi Céline sul métro, Video integrale
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/14/celine-sul-metro-video-integrale/

*https://radiospazioteatro.wordpress.com/2017/11/01/fellini-radioshow-questa-sera-il-debutto-si-replica-al-teatro-astra-fino-all8-di-ottobre/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2017/11/10/maison-savinio-debutta-questa-sera-alle-19-al-teatro-astra/

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Galleria. Il latte

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Una cosa alla volta, si diceva. Se lo ripeteva da quando era uscita di corsa: una alla volta, o mi scoppia la testa. Anzitutto il latte per i bambini. La cosa più importante. Non era vero, ma come madre sentiva in dovere di pensarlo: il latte per i bambini. Di cose importanti ce n’erano molte altre. Parlare con suo marito, ma anche con Bertrand. Le erano venuti in mente tutti e due nello stesso istante, da chi doveva incominciare? Forse non aveva importanza, perché il messaggio era lo stesso: “E’ finita”. Anche prendere il treno era molto importante, ma prima bisognava sapere per dove. Difficile, le cose non erano in sequenza e la testa incominciava a scricchiolare. Decise per Arles. Si chiese perché, ma si rispose che se incominciava a farsi delle domande perdeva il filo. Si disse allora: Carcassonne. Doveva lasciare una lettera? Che stupidaggine: se parlava con suo marito e con Bertrand era inutile. Però poteva essere la soluzione migliore: lasciare righe lasciate sul tavolo di cucina, e correre alla stazione. Adesso la lettera era in cima alla lista mentre le altre cose scappavano da tutte le parti. Una alla volta, ripeté. E ricominciò da capo, dal denaro per il biglietto.
Perché quel suo romanzo era così turbinoso e scomposto? Era stata la maledizione di sua madre? E già sua madre si era fatta largo fra le cose e si era seduta lassù in cima alla lista per guardarla meglio con quei suo occhi che erano stati sempre vuoti, anche da viva. Salmodiava dal naso: “Il latte per i bambini”. Se fosse stato possibile darle un pugno! Strinse più forte la bottiglia. 

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“Una vecchia signora col numero di Auschwitz sul braccio”. L’intervento di Liliana Segre al Senato. 5′

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/05/governo-il-primo-intervento-in-aula-di-liliana-segre-aiutiamo-gli-italiani-a-essere-vigili-acclamazione-unanime/4406044/

Una lezione lucida e pacata di fronte alla quale anche la canea ha taciuto e si è alzata in piedi (per imitazione, ma anche, forse, per un barlume di imbarazzo).

Vedi anche Liliana Segre, Intorno a me si vedono delle cose: https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/29/liliana-segre-intorno-a-me-si-vedono-delle-cose-45/

Daniela Brogi, “Dogman”, la verità dell’immaginazione

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“La paura di essere aggrediti: la scena iniziale di Dogman ci butta subito addosso a quest’emozione estrema, grazie al primo piano sul muso di un molossoide enorme (come quelli usati dalla malavita per i combattimenti), che ci guarda minaccioso, sopra un bancone metallico, ringhiando e mostrandoci le zanne, in un locale chiuso, semibuio, illuminato da una luce artificiale, dove la belva (che è davvero spaventosa, ma è tutta bianca, emana qualcosa di magico) sarà ammansita, a poco a poco e con paziente dolcezza, da un omino dalla voce sottile, che si rivolge ai cani chiamandoli «Amoòre» strascicando la emme su una “o” aperta fino all’impossibile, in una specie di abbraccio sonoro, e arrotando la erre, come per gioco, come se parlasse a un bambino. Siamo già entrati in un mondo fuori norma, dilatato, quasi fantasmatico, e il film ci sta mostrando dove andare,”

Lsggi il resto dell’articolo: http://www.doppiozero.com/materiali/dogman-e-la-verita-dellimmaginazione

 

Il video della domenica. Anna Ginsberg, What is beauty?

 

Schermata 2018-06-02 alle 18.54.59.pngCos’è questa forza che muove, obbliga e fa soffrire?
Cos’è questa forza che spinge all’uniformità?
Anna Ginsburg racconta una storia tramite immagini iconiche, simboliche ed invita a celebrare tutte le forme che una donna può avere.
https://www.collater.al/what-is-beauty-anna-ginsburg/

Galleria. La finestra delle ragazze

perché proprio con lui

Perché lo facevano proprio con lui, si chiedeva? E solamente con lui, (lo aveva confermato una piccola e discreta indagine fra i pochi che frequentava), e tutti i giorni alla stessa ora, quando rientrava a casa, sempre a quelle implacabili 19.30 che l’inerzia della sua vita gli somministrava. Gli sembrava incredibile che le ragazze della casa non avessero mai nessun cliente a quell’ora ed era ancor meno plausibile che alle 19.29 se lo levassero di dosso (“Scusami un attimo, tesoro, torno subito”) per correre alla finestra e dare il via, non appena lui fosse spuntato da dietro l’angolo, a quella girandola di bocche, lingue, sospiri vogliosi e crudeli parodie di rantoli erotici. Scartata l’ipotesi, puramente di scuola, che le ragazze lo desiderassero per davvero, la sua indole mite si rifiutava di pensare che fossero spinte da un’intima e gratuita malvagità. Finì per interpretare quell’avvilente berlina quotidiana come la bastonata del maestro zen allo scolaro grullo: indecifrabile ma ricca di ammaestramenti. Col tempo, smise di cercare una risposta e quel teatrino gli diventò necessario, un ricostituente che agiva anche quando era rientrato in casa per cucinarsi le solite due cose. Dopo cena, stravaccato sulla sua vecchia poltrona con gli occhi semichiusi, si fidanzava ora con questa ora con quella ragazza e i confusi sensi di colpa che accompagnavano quei tradimenti gli regalavano le delizie degli amori più veri. 

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Raoul Bruni, Il contro-Sessantotto di Luciano Bianciardi (Le parole e le cose)

 

02clt-1-1479733586657luciano-bianciardi-1032-1.jpg“Bianciardi riracconta le Cinque giornate di Milano, posticipandone le vicende di oltre un secolo, dal 1848 al 1959, attualizzando così quell’epopea risorgimentale, a cui aveva già dedicato molte opere, tra cui lo scoppiettante pastiche La battaglia soda. In Aprire il fuoco Bianciardi rilegge e riscrive le Cinque giornate come una prefigurazione delle rivolte studentesche del Sessantotto. In totale controtendenza rispetto allo storicismo della cultura italiana coeva, lo scrittore abbatte ogni diaframma cronologico tra passato e presente, facendo direttamente interagire figure eminenti della storia risorgimentale (come Correnti e Cattaneo), uomini contemporanei del mondo dello spettacolo o della cultura (Enzo Jannacci, Giorgio Bocca, Domenico Porzio, Ugo Tognazzi, ecc.) e personaggi inventati di sana pianta. La cronaca delle rivolte assume talvolta un tono satirico che fa pensare ai Paralipomeni di Leopardi. Riassumendo con ironia le tendenze delle varie correnti, Bianciardi parla di quella che aveva «scelto ad emblema e divisa la cosiddetta linea emme, cioè la lettera iniziale dei nomi dei teorici a cui essa parte si rifaceva, e cioè il Mazzini, il Marx, il Mao, il Min e il Marcuse. (Gli avversari ci mettevano anche, a beffa, il Mussolini)».”
leggi il resto dell’articolo: 
http://www.leparoleelecose.it/?p=32336#more-32336

Liliana Segre: “Intorno a me si vedono delle cose…” 45″

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https://www.facebook.com/rai3tv/videos/1652613941455045/UzpfSTEwMDAwMTkzNzUxMDMwMzoxOTU1MzE4NzYxMjA5MzU1/

Liliana Segre, numero di matricola 75190 (Auschwitz), da qualche anno racconta la sua storia, che è testimonianza della grande tragedia del Novecento, e lo fa con una pacatezza che diventa un prezioso strumento pedagogico di fronte alla canea dalla quale siamo straziati. Questa affascinante signora (e ottima narratrice orale) di ottantotto anni gira le scuole portando agli studenti il suo racconto che ha elaborato per molti anni nel silenzio. In questa breve dichiarazione, Liliana Segre ci confida una sua sensazione: si sta addensando qualcosa che non ha ancora forma né nome, ma che la signora ha purtroppo già conosciuto.

 

Galleria. Sorelle

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Adelina è fatta così, soprattutto il sabato pomeriggio. Durante gli altri giorni della settimana, qualche volta si riesce prenderla per il verso giusto ma il sabato è quasi impossibile. Incomincia a caricarsi verso le quattro e mezza. Entra ed esce per le stanze sbattendo le porte e imprecando fra sé fino a quando non le chiedo:
– Hai perso qualcosa?
– Non ho perso niente, è che in questa casa qualcuno sposta tutto, mette le mutande coi guanti, i guanti con le scarpe e le scarpe in cantina.
Viviamo insieme da molti anni, noi due sole, e ho imparato a non rispondere, perché non è questo il punto.
Il punto si palesa poco dopo le cinque, quando Adelina dice:

– Non so che intenzioni hai tu, ma io non voglio passare tutto il sabato in questa tomba.
– Va bene, usciamo.
– Non sei costretta, eh?
Uscire vuol dire sempre la stessa cosa, andare a sedersi su una delle panchine che costeggiano il corso; una volta, ma moltissimi anni fa, ci andavano le ragazze; fingevano di parlare fra loro e intanto facevano un po’ di vetrina per i maschi che passavano avanti e indietro. I maschi di allora sono in parte sposati e in parte trapassati, e quelli di oggi prendono i motorini per andare chissà dove, oppure si rintanano nei loro locali.
“Ormai, il corso è morto e defunto”, dice Adelina.
Questo povero corso cittadino non le aveva mai dato soddisfazione nemmeno quando era giovane: ogni tanto qualche ragazzo si fermava per attaccare discorso con lei, ma subito veniva congelato da un “Beh?” così sgradevole che lo faceva pedalare.
Invece io mio marito l’ho conosciuto proprio sul corso, come tutte. Quando ho detto a mia sorella che filavamo, ha risposto soltanto: “Contenta te… Ma già, tu sei di bocca buona”. A me fa malinconia venire qui, mi viene in mente che mio marito non c’è più da troppi anni, ma lei viene a vegliare il corso defunto tutti i sabati col piacere un po’ malato che si prova davanti al cadavere di un nemico.

In Galleria puoi leggere:
Quella certa apprensione.
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/20/galleria-quella-certa-apprensione/
I prototipi
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/13/galleria-i-prototipi/
La coiffure
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/06/galleria-la-coiffure/
A sipario chiuso
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/02/galleria-a-sipario-chiuso/ 
Il casco
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/25/galleria-il-casco/
Il maggiolino
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/09/galleria-il-maggiolino/
Il corvo
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/16/galleria-il-corvo/
Certe sere
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/23/galleria-certe-sere/
Domeniche al mare
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/03/02/galleria-domeniche-al-mare/
Il bacio rubato
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/15996
Un ménage
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/03/16/galleria-un-menage/
La finestra
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/15693
L’eccitazione dentro
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/16121
La ragazza con l’impermeabile
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/04/13/galleria-la-ragazza-con-limpermeabile/
L’apparizione
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/03/30/galleria-lapparizione/
Per mano
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/16148
Notturnino
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/04/27/galleria-notturnino/
Bellissimi
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/04/galleria-bellissimi/
Una tata
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/11/galleria-una-tata/
Il romanzo dello zio
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/18/galleria-il-romanzo-dello-zio/