Miłosz Czesław, Transitorio e irreale

Alzarsi al mattino e andare a lavorare, essere legato agli altri da sentimenti di amore, amicizia o avversione, e aver chiaro ogni momento che tutto ciò è transitorio e irreale. Poiché costante e reale era in lui soltanto una speranza, tanto possente che il mero vivere lo spazientiva. Ancora un attimo, un minuto appena, e l’avrebbe afferrata. Ma afferrato cosa? La formula magica in cui fosse racchiusa tutta la verità sull’esistenza. Si lavava i denti ed essa era lì lì; faceva la doccia e quasi stava per proferirla; se non fosse salito sull’autobus, forse gli si sarebbe rivelata; e così tutto il giorno. E quando si destava nel cuore della notte, sentiva che il sottile velo che lo separava da essa stava per cedere, ma proprio allora, così tutto proteso nello sforzo, si riassopiva.
Non guardava con favore a questa sua malattia. Riconosceva che avrebbe dovuto essere pienamente sé stesso qui e ora, sollecito con le persone care e attento a ciò che si aspettavano da lui. Proclamarle transitorie e irreali significava fare loro un torto, ma non poteva proprio rinunziare all’idea che, francamente, tempo per stare con loro non ne aveva.

Miłosz Czesław, Il cagnolino lungo la strada, Adelphi

Lascia un commento