
l’Inchiostro è la grande arma-missile in tutte le battaglie dei dotti. Esso è impiegato attraverso una sorta di macchine chiamate penne, un numero infinito delle quali viene scagliato contro il nemico dai prodi di ambo i lati con pari destrezza e violenza, neanche fosse un combattimento di Porcospini. Questo liquido maligno fu composto, dagli ingegneri che lo hanno inventato, di due ingredienti, Bile e Vetriolo, onde assecondare in certa misura oltre che fomentare il genio dei combattenti con la sua asprezza e velenosità. E così come i Greci, dopo un conflitto, quando non riuscivano a mettersi d’accordo su chi avesse vinto, solevano innalzare trofei da ambo i lati, la parte sconfitta accettando di sostenere le stesse spese per non perdere la faccia (lodevole e antica usanza, di recente felicemente ripresa nell’arte della guerra), così anche i Dotti, dopo una disputa accanita e cruenta, chiunque abbia avuto la peggio, appendono i loro trofei da ambo le parti. Questi trofei recano ampie iscrizioni con i meriti della causa; un resoconto pieno e imparziale della tale battaglia, e di come chiaramente la vittoria abbia arriso alla parte che li ha esposti. Al mondo questi sono noti sotto vari nomi: Dispute, Argomenti, Repliche, Brevi Considerazioni, Risposte, Ribattute, Annotazioni, Riflessioni, Obiezioni, Confutazioni. Per pochissimi giorni rimangono affissi in ogni luogo pubblico, da essi stessi o dai loro rappresentanti, affinché i passanti li contemplino, dopodiché i più importanti e grandi vengono spostati in certi magazzini che chiamano Biblioteche, dove rimangono in un quartiere loro assegnato, e da allora in avanti cominciano a essere chiamati Libri di Controversie.
Jonathan Swift, La battaglia dei libri, Gallucci, a cura di Masolino D’Amico, illustrazioni di Guido Scarabotto