Due gioielli di Palazzeschi (2 febbraio 1885 – 17 agosto 1974) a cinquant’anni dalla sua scomparsa

Piccolo gioiello sentimentale

Come a quella povera piccina piacevano i fiori! una cosa straordinaria!  
Ma non poteva averne che pochi e di rado: che infelicità! Quando ne sentiv parlare, la grossa madre sbuffava:
I fiori sono delle spese inutili. Una famiglia non può permettersi il lusso di gettar denaro in simili buggerate!
Per due belle rose sarebbe andata a letto senza cena.
Morì, la piccola sentimentale. Ora la madre le porta in cimitero, ogni settimana, i più bei fiori che si possano trovare, che si conoscano. E sospira. I suoi fiori! Come a quella povera piccina piacevano i fiori! Una cosa straordinaria

Piccolo gioiello gastronomico

La signora Baronessa, dopo aver spilluzzicato sopra un filetto di aringa affumicata, una fetta di jambon, un po’ di burro e caviale, qualche funghetto sott’olio e un carciofino, si dette a sorseggiare con inimitabile sapienza e invidiabile gusto, una tazza di squisito consommé. Gustò poi dello storione a lesso in salsa maionese ch’era una galanteria; e un rifreddo in bella vista composto di lepre e cacciagione diversa: quaglia, fagiano, pernice e fegato d’oca grasso tartufato che faceva venire l’acquolina in bocca a guardarlo. A tal punto non le spiacque una buona fetta di bue sanguinolento che si struggeva in bocca, inghirlandato di certi pisellini teneri crogiuolati nel prosciutto. Quindi dunque, con avvedutezza da maestra scelse il bel cosciotto di un tacchino arrosto che si sarebbe potuto mangiare con le labbra, e contornato di tartine con butirro triffola e fegato di maiale.
Infine, per aver trovato una mosca nella zuppa inglese… licenziò il cuoco.

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